Come scrivo da sempre, la gente che non si occupa di arte e i non collezionisti, cioè gli appassionati che però non militano e non sono così altamente preparati come i collezionisti italiani senior, quando vedono mostre o progetti che rompono le normali categorie storiche tra arte classica e arte contemporanea la chiamano “contaminazione”. In realtà, si tratta di radici e matrici culturali uniche e condivise tra storia e presente. Non solo tutta l’arte è stata contemporanea, quindi, come il tempo andato, resta per sempre nell’immaginario e nella memoria, non è che sparisce, ma soprattutto ogni albero sano e forte produce dei rami, quindi le radici fanno parte di quell’albero, senza le quali semplicemente i rami nuovi non esisterebbero.

immagine per Opening Wangechi Mutu Galleria Borghese Roma. Foto F. Cascino
Opening Wangechi Mutu Galleria Borghese Roma. Foto F. Cascino

Noi non esisteremmo senza l’arte del passato, e gli artisti e le artiste più interessanti del nostro tempo attingono a quelle radici necessariamente. Più forti sono le culture di cui si sono nutriti, più potenti e informanti saranno le loro opere, senza per questo ripetere o scimmiottare la classicità, altrimenti si resta al palo, noi e loro.

Le sinapsi corrono enormi rischi a fermarsi al passato, è un tema neuronale, mica solo intellettuale. Se non c’è evoluzione c’è una malattia della mente chiamata modernismo.

Ovviamente, tutti parlano di evoluzione ma molti non sanno che questa passa necessariamente dalla rottura degli schemi prefissati o storicizzati. L’attuale tendenza a indagare le hidden cultures, le culture ignorate dal mainstream occidentale, ad esempio, di cui sono piene mostre e biennali in tutto il mondo, è necessaria, altrimenti il nostro sguardo sul mondo e quello su noi stessi è parziale, monco, impoverito dalla visione unica.

Ogni Paese ha avuto i suoi Raffaello, questo ormai è scontato, ed è lo stupore che ci informa, non un’emozione qualunque, non la retorica sulla bellezza né il romanticismo patriottico. Uno stupore colto e informato.

La mostra dell’artista kenyota e americana Wangechi Mutu alla Galleria Borghese, che ha aperto il 9 giugno a Roma e chiuderà il 14 settembre 2025, con un intervento anche all’American Academy di Via Masina 5, sul Gianicolo, porta con sé milioni di informazioni di nuova generazione, per noi occidentali che abbiamo ignorato le loro splendide culture e i loro miti, e si collega meravigliosamente ai capolavori storici della Galleria Borghese alla maniera delle grandi artiste universali: astrazioni, rimandi e immaginario di ricerca che partono dalle loro identità per connettersi con l’estetica delle nostre radici.

Basta guardare le immagini o, meglio, andare a visitarla. Rimarrete senza fiato e, cosa più importante, senza parole, perché le immagini delle sculture e dell’unica opera bidimensionale, allestite senza invadere le opere della Galleria, anzi esaltandole, vi porteranno nel mondo reale e regale della vita dei luoghi da cui proveniamo e a cui, molti potenti nel corso dei secoli, hanno rubato l’anima e la materia, incapaci come sono di amare senza violentare. A patto che sappiate usare il Terzo occhio, la ghiandola pineale, e non vi fermiate a quello che guardate ma impariate a vedere in modalità trascendente.

Le opere sono in aria, a terra e su alcuni piedistalli, all’ultimo piano c’è un’installazione meravigliosa che invece invade l’intero stanzone classico con forme che ricordano i palloni ante litteram, o quelli che i ragazzi del vecchio mondo povero facevano, e purtroppo ancora fanno in molte zone martoriate dalla povertà imposta da noi. Ma fate attenzione: la suggestione che trasmette al primo impatto è di grande eros, ma la denuncia che nasconde è tremenda, ed è giusto che lo sia.

Nel mondo occidentale, dove lo spreco e il lusso inutile e narcotizzante uccide i nostri sensi, noi abbiamo palloni perfetti di ogni forma, nelle terre dell’oro, dei diamanti e del rame che rubiamo loro, i ragazzi possono solo usare i materiale di scarto e riciclo e creare dei palloni irregolari.

Pensate il genio della Mutu: trasforma la povertà in armonia, potere e seduzione per farci capire che la vera bellezza, oltre la retorica modaiola ed effimera che ci ha rubato questo termine, è nell’intelligenza di queste persone che il riciclo e la sostenibilità la fanno da millenni. Altro che ESG (N.d.R.: Environmental, Social and Governance e si riferisce a una serie di standard utilizzati per misurare l’impatto sociale e ambientale di un’organizzazione).

All’ingresso si viene accolti da una scritta fatta con polvere di caffè e di tè che traduce una canzone di Bob Marley (War), elementi preziosi che crescono da loro e che noi usiamo da sempre senza nemmeno pensare a chi dobbiamo certi tesori, senza nemmeno vederli con il nostro Terzo occhio, allenamento a cui l’artista ci spinge per darci coscienza che le guerre a cui li sottoponiamo vengono dalla precisa volontà di rubargli le risorse naturali.

Nel giardino c’è una sirena nera che trasmette un eros inedito e irresistibile, mentre si gira nel museo si viene richiamati dalla delicatezza con cui la mostra è stata ideata e curata, dal dialogo estetico, non cosmetico, che artista e curatrice hanno messo in campo, ed è lì che si capisce una cosa vitale: non esiste intelligenza pragmatica, razionale o tecnologica che possa superare la seduzione geniale e stupefacente dell’arte di massima qualità.

La chiamo Intelligenza ARTEficiale e sarà sempre la mia guida primaria, quella con cui ho scoperto il mondo reale, quello invisibile e il mondo interiore con le sue connessioni all’enigma, unica vera via verso la luce disvelante della ricerca senza strade già tracciate da altri.

immagine per francesco cascino
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Nato Matera, laureato in Scienze politiche nel 1989, dal 1990 al 2000 è Direttore delle Risorse Umane in tre diverse multinazionali (Montedison, SNIA e Ace Int.l). Oggi è un Contemporary Art Consultant e Cultural Projects Curator,e si occupa di arte da parete e arte da processi: arte da collezione a beneficio di privati, appassionati e collezionisti, arte come pratica e approccio progettuale art thinking oriented per imprese di ogni genere, istituzioni e rigenerazione culturale, urbana e territoriale.

Come Art Consultant in_forma e supporta le scelte di collezionisti, acquirenti e appassionati di arte contemporanea nella selezione di opere d’arte di ricerca e di alta qualità, nell’analisi del miglior rapporto qualità prezzo e nella progettazione di intere collezioni, in Italia e nel mondo.

Come Co-Founder e Art Director di Art Thinking Project ETS si occupa di progettazione culturale a tutto tondo, ideazione e realizzazione di strategie, contenuti, interventi temporanei, installazioni permanenti, inserimento di arte e artisti a monte dei processi di ogni tipo di azienda e attività; di rigenerazione culturale e urbana di città, borghi, territori e paesaggio; di soluzioni inedite a ogni tipo di impresa, dall’ospitalità all’acciaio, dalla finanza all’agricoltura e oltre. Insieme al Network e ai Componenti del Comitato Tecnico Scientifico di ATP, si occupa anche di heritage management, architettura, design, economia della cultura, diritto societario e dell'arte.

È stato ideatore, promotore e co-autore del Manifesto Art Thinking siglato al MAXXI a Giugno 2019 insieme a scienziati, artisti, imprenditori, architetti, ingegneri e professionisti di ogni genere. Tra le altre cose ha ideato e curato la prima e la seconda edizione del Premio Terna per l’arte contemporanea (2008-2009). È stato membro della Commissione dei quattro esperti della Regione Puglia per il Piano strategico per la cultura (2016-2017: riallocazione di 480 MLN di Euro), ideatore e curatore del progetto Matera Alberga per Matera Capitale Europea della Cultura 2019, curatore di diversi progetti culturali per ENELDeutsche BankHelsinnSAS Business Intelligence, UBI Banca, Bosch Security System, Fiera Milano, Macro Roma, MAXXI, Comune di Roma, Comune di Matera e altri.

Ha insegnato Organizzazione del Mercato dell’Arte e Progettazione culturale per i Master del Sole24Ore e della RUFA (Roma University of Art), e visiting professor di alcune università italiane e americane. Infine si occupa anche di education & edutainment; progetta e realizza workshop e webinBar sull’arte e la sua relazione con la psiche, sui benefici per l’intelligenza degli individui e la crescita e lo sviluppo di sistemi, territori e imprese. Scrive per art a part of cult(ure), magazine on line inserito nel Codex dell’ADI (Associazione Design Industriale) per le valenze culturali del format, dove cura una sua rubrica su arte, evoluzioni ibride e mostre nel mondo, chiamata I racconti del Cascino.

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