Noi che operiamo come mediatori culturali ed economici nell’arte contemporanea, e come curatori nella progettazione culturale per imprese e istituzioni, non abbiamo niente da insegnare a chi, distante anni luce dalla reale importanza dell’esperienza visiva, sensoriale, cognitiva ed emotiva dell’arte, si fregia di vivere nel Paese di Leonardo da Vinci ma scambia cosmetica per estetica. E vive nel passato, ammalando mente e corpo che invece sono progettati per evolvere ogni 5 minuti, letteralmente.
Però possiamo educare, e molti di noi lo fanno, presi da empatia e naturale disposizione allo scambio, mettendo in opera quella relazione aperta e senza perimetri dove ogni attimo si scoprono risorse interiori inespresse grazie a chi ne sa più di te. Educare vuol dire estrarre da noi quello che sappiamo ma non siamo in grado di vedere, usare o esperire. Dal verbo educere. Un valore su cui gli orientali costruiscono imperi da millenni; il rapporto maestro allievo.
In Occidente il livello di complessi di inferiorità della classe dirigente, generato e alimentato dal modello gerarchico, patriarcale e coloniale millenario, ormai ha superato i livelli di guardia da anni, pur essendoci stata la rivoluzione sessuale e culturale degli anni ’70.
Io c’ero, so di cosa parlo, e so bene, avendo studiato la Storia, che ogni sistema di potere incapace di sentire la propria appartenenza emotiva al mondo usa la restaurazione per reprimere le libertà sessuali, erotiche, relazionali e persino professionali che i giovani e le persone libere provano a vivere, rompendo la schiavitù dalle coercizioni da caserma degli ultimi 30 anni.
Ma la politica è furba, la politica complessata e impreparata sulle evoluzioni del mondo deve vivere costruendo una narrazione legata al comando, alla leadership di cartone che indica la Via mentre non vede la Luce.
Il gap di velocità tra politica e società civile, soprattutto quella colta che frequenta le arti e se ne nutre, è enorme, abissale, impossibile da colmare ormai. Volete vivere così anche voi? Chiedo per una moltitudine di amici.
Qui ormai tutti credono di sapere già ogni cosa: “My wife doesn’t need Google, she knows everything” recita una riuscitissima maglietta ironica che si vende ai turisti a caccia di souvenir facilmente rinvenibili anche a casa loro. Ma la realtà che si nasconde questa banale supponenza è il timore di non sapere, di sfigurare, e la debolezza del potere è quella di essere messo in discussione, perché quando sorride vacuamente per successi privi di valore vuol dire che il potere nasconde insicurezza e ignoranza.
Se il potere è verbo e non sostantivo, invece, ascolta, accoglie, impara ogni giorno e dappertutto. Come accade negli ambienti dell’arte di ricerca, i dispositivi estetici che aumentano la percezione e l’intelligenza emotiva, quindi solo quelli dei grandi artisti e delle grandi artiste, possono essere messi ovunque, dai supermercati ai musei: ricordo ancora la mia prima installazione di opere a tema in un bar di Milano: i soloni dell’arte moderna, e anche i gerarchi delle torri d’avorio del Contemporaneo, mi dissero che l’arte non si mette nei bar.
Era il 2003… e io risposi che l’arte prende dalla strada e dalle persone, e alla strada e alle persone deve restituire. Oggi lo fanno tutti, persino negli hotel dove, prima di realizzare Matera Alberga, mi dettero tutti del pazzo. Provai a spiegare che l’hotel è simbolo di accoglienza, un valore atavico, universale e senza il quale si muore, ma niente. Oggi hanno capito, mi pare, ma nel 2013 ci fu poca accoglienza se non da parte degli albergatori materani, delle gallerie che mi supportarono e dei loro straordinari artisti visionari.
D’altronde siamo il Paese dell’arte perché l’arte da noi è ovunque, dai ponti alle strade, dai palazzi ai quartieri; certo non oggi. Oggi i complessati al potere, tutti, nessuno escluso, preferiscono farvi vivere nella disarmonia, in modo che quell’autonomia intellettiva e intellettuale che generano le città d’arte rinascimentali, o ancora più antiche, non disturbi il sonno della ragione in cui vi precipitano l’effimero, la moda, i geometri palazzinari al posto della geometria aurea di Pitagora.
Perché, come sanno tutti perché ormai la scienza l’ha dimostrato, e come noi che lavoriamo con gli artisti sappiamo dalla notte dei tempi, le forme intelligenti dell’arte di ricerca dialogano con i nostri sensi in modalità energetica; mandano segnali, ricevono segnali, sono ricetrasmittenti di informazioni sensoriali fondamentali per scoprire nuovi mondi e nuovi modi.
Le città d’arte come i Sassi di Matera le hanno fatte artisti ante litteram, e così i nostri borghi della aree interne, o Venezia, Roma, Napoli, Firenze.
C’è ancora gente che crede che città d’arte voglia dire piena di monumenti, e fanno i ministri o i sindaci; mi chiedo e gli chiedo quali tracce indelebili lasceranno ai posteri se scelgono di vivere di poster e campagne elettorali permanenti. Quali segni e quali sogni avranno generato, quale memoria resterà di presuntuosi vacui e retrogradi che credono di poter fare tutto quando invece Draghi gli ha ben spiegato che la rigenerazione urbana si fa con l’arte, non con l’edilizia, cioè prima indagando i bisogni dei territori con artisti e curatori titolati, poi inserendo arte e architettura nell’edilizia di nuova generazione, che poi è il metodo che ha usato tutta la vecchia generazione, basta guardarsi intorno.
Voi la chiamate bellezza ma si chiama arte, estetica, eros, energia, attrazione, richiamo, enigma. Tutti elementi che ci tengono in vita da millenni, altro che le delibere.
Per fare un esempio vi racconto, per immagini e parole, quello che hanno organizzato l’1 e il 2 Settembre 2024 a Benevento, città capitale del Sannio dove la Via Appia, Regina viarum, diventa Appia Traianea, dove l’archeologia dei sanniti innerva monti e tradizioni di un sapore unico e potente, quello sì per davvero, altro che i comizi dei complessati, e dove l’arte contemporanea è già protagonista e speriamo lo diventi ancor di più, con la sana partecipazione di cittadini, imprese, artigiani, commercianti, agricoltori e soprattutto giovani e giovanissimi, gli unici che non si fanno fermare lo sviluppo dalle narrazioni retoriche e velenose della bellezza fine a sé stessa.
Lì c’è ancora una buona politica che sa ascoltare gli esperti e non si fa prendere dalla paura infantile di farsi fare ombra da quelli bravi; non tutti, ovviamente, ma alcuni sanno davvero aprire la mente e il cuore al nuovo che avanza.
All’interno delle diverse iniziative legate all’evento Benevento Città Spettacolo, 5 giorni di arte, teatro, musica e cultura diffusa e partecipata, Domenica 1° Settembre abbiamo visitato la splendida mostra di Pasquale Palmieri nel Chiostro di Santa Sofia al Museo del Sannio; Palmieri è architetto e fotografo, e si vede.
La coniugazione tra arte e architettura ha dato vita e forma alle città d’arte, anche quando non si chiamavano così, e la Civiltà rupestre ci ha consegnato un mondo bellissimo e intatto proprio per questo; usavano l’armonia, non le procedure.
Subito dopo siamo andati a Vico Noce per l’evento Il bello d’ogn’arte, un vicolo che insiste lì a due passi, tra Il Giardino del Mago di Riccardo Dalisi e l’Hortus Conclusus di Mimmo Paladino, due luoghi unici al mondo trasformati da questi due grandi artisti in installazioni di arte ambientale contemporanea di massima eccellenza, due luoghi che speriamo di portare a luoghi di aggregazione e cultura attiva quotidiana per cittadini e viaggiatori di ogni età perché, come vedete dalle foto, l’iniziativa Il Bello d’ogn’arte, voluta e costruita da Giuseppe Chiusolo insieme agli artisti e ad alcuni imprenditori illuminati del luogo, ha portato migliaia di cittadini a ritrovarsi nelle strade per tutto il weekend.
Inutile che io faccia retorica su quanto sia emozionante e nutriente incontrarsi nelle proprie piazze per stare insieme davanti a cose intelligenti per parlare di cose intelligenti, incontrando persone intelligenti. È un valore concreto e impagabile, i nostri avi ci sono cresciuti. E si vede cosa ci hanno lasciato; mica interviste preconfezionate e piene di ego senza nessun eco.
L’evento nel bellissimo Vico Noce, stradina che porta all’Hortus Conclusus dove c’è anche un’installazione di Mendini, come se non bastasse, ha riportato gli artisti locali ad esporre in un meraviglioso vicolo che porta il nome dell’albero delle streghe, il Noce, dedicato alle streghe di Benevento, non a caso donne libere e visionarie di cui c’è sempre più bisogno in un mare di uomini che fanno la guerra invece che l’amore.
Poi dice che il Sannio non strega.
Migliaia di persone sono passate nel vicolo per 5 giorni (e notti) per incontrarsi, conoscere meglio gli artisti del territorio e parlare di arte e comunità, cosa che poi noi abbiamo fatto anche con un talk tra l’Assessora alla Cultura di Benevento Antonella Polcini Tartaglia e il sottoscritto, presso la piazzetta di Vico Noce alle 19 di Lunedì 2 Settembre.
Come vedete dalle foto, la partecipazione è stata qualitativa, numerosissima, appassionata e attenta, come sempre a Benevento quando si parla di cultura e arte per i cittadini e non come orpello decorativo.
Il Sannio è una terra bellissima fatta di persone accoglienti e culture magnifiche, e non tutti lo sannio.
Come ho detto durante il talk, gli artisti sono i veri testimonial del nostro tempo e delle nostre vite, delle imprese, degli artigiani, del commercio, delle attività umane e delle emozioni, e noi ce la mettiamo tutta, da 20 anni, per supportare l’aumento di offerta culturale delle città e dei territori, prima di tutto a beneficio dei cittadini che sono quelli che pagano le tasse nei e per i loro luoghi.
Ci sono passioni che muovono il mondo e non possono essere fermate.
Tutto il resto è minoranza, in ogni senso.
Nato Matera, laureato in Scienze politiche nel 1989, dal 1990 al 2000 è Direttore delle Risorse Umane in tre diverse multinazionali (Montedison, SNIA e Ace Int.l). Oggi è un Contemporary Art Consultant e Cultural Projects Curator,e si occupa di arte da parete e arte da processi: arte da collezione a beneficio di privati, appassionati e collezionisti, arte come pratica e approccio progettuale art thinking oriented per imprese di ogni genere, istituzioni e rigenerazione culturale, urbana e territoriale.
Come Art Consultant in_forma e supporta le scelte di collezionisti, acquirenti e appassionati di arte contemporanea nella selezione di opere d’arte di ricerca e di alta qualità, nell’analisi del miglior rapporto qualità prezzo e nella progettazione di intere collezioni, in Italia e nel mondo.
Come Co-Founder e Art Director di Art Thinking Project ETS si occupa di progettazione culturale a tutto tondo, ideazione e realizzazione di strategie, contenuti, interventi temporanei, installazioni permanenti, inserimento di arte e artisti a monte dei processi di ogni tipo di azienda e attività; di rigenerazione culturale e urbana di città, borghi, territori e paesaggio; di soluzioni inedite a ogni tipo di impresa, dall’ospitalità all’acciaio, dalla finanza all’agricoltura e oltre. Insieme al Network e ai Componenti del Comitato Tecnico Scientifico di ATP, si occupa anche di heritage management, architettura, design, economia della cultura, diritto societario e dell'arte.
È stato ideatore, promotore e co-autore del Manifesto Art Thinking siglato al MAXXI a Giugno 2019 insieme a scienziati, artisti, imprenditori, architetti, ingegneri e professionisti di ogni genere. Tra le altre cose ha ideato e curato la prima e la seconda edizione del Premio Terna per l’arte contemporanea (2008-2009). È stato membro della Commissione dei quattro esperti della Regione Puglia per il Piano strategico per la cultura (2016-2017: riallocazione di 480 MLN di Euro), ideatore e curatore del progetto Matera Alberga per Matera Capitale Europea della Cultura 2019, curatore di diversi progetti culturali per ENEL, Deutsche Bank, Helsinn, SAS Business Intelligence, UBI Banca, Bosch Security System, Fiera Milano, Macro Roma, MAXXI, Comune di Roma, Comune di Matera e altri.
Ha insegnato Organizzazione del Mercato dell’Arte e Progettazione culturale per i Master del Sole24Ore e della RUFA (Roma University of Art), e visiting professor di alcune università italiane e americane. Infine si occupa anche di education & edutainment; progetta e realizza workshop e webinBar sull’arte e la sua relazione con la psiche, sui benefici per l’intelligenza degli individui e la crescita e lo sviluppo di sistemi, territori e imprese. Scrive per art a part of cult(ure), magazine on line inserito nel Codex dell’ADI (Associazione Design Industriale) per le valenze culturali del format, dove cura una sua rubrica su arte, evoluzioni ibride e mostre nel mondo, chiamata I racconti del Cascino.






























2 risposte
Grazie Francesco, articolo interessante con riferimenti attenti e sapienti.
La prima cosa che ho letto oggi, è stata intelligente.
Speriamo porti bene :))
Grazie Paola! Che bel messaggio!