Ogni volta che devo andare a Venezia immagino finalmente la città asfaltata, con i taxi su gomma, gli hotel rinnovati, le strade per chi deve fare strada e i canali trasformati in programmi televisivi. O viceversa.
Ci sono oltre 200 eventi tra Biennale, mostre collaterali, cocktail, feste, happening e talk, più qualche miliardo di turisti che affollano i vaporetti ma non guardano la città, né vedono la sezione aurea e l’estetica di pregio con cui è stata costruita; vedono solo sé stessi inquadrati nei propri selfie, nel vano tentativo di sentirsi vivi, presenti e importanti per chi non c’è, impazienti di postare il posto in cui hanno preso posto anche se non c’era posto. Sembra fatto apposta.

Ormai da anni la Biennale è uno show di mercato a spese dei contribuenti, e lo dico da uomo di mercato, oltre che da progettista, perché questa cosa la porterà al disastro, sia dal punto di vista del mercato stesso, che ha una radice culturale altrimenti è solo commercio, sia dal punto di vista dello sviluppo territoriale: una città che non è dei cittadini è solo un immenso hotel ma senz’anima, quindi non è interessante per chi l’anima la conserva e la protegge ogni giorno. Come dicevamo nel progetto IL FU TURISMO nel 2023, non c’è scampo per chi usa l’arte come orpello turistico da provincia dell’impero che, nel frattempo, evolve. I risultati culturali sono strettamente connessi a quelli economici di lunga durata, e la cultura vera, di qualità e di ricerca, produce benessere collettivo per lunghi anni, non per alcune stagioni, neanche per le pizzerie che di stagioni se ne intendono. Sai che pizza dover dividere ogni cosa con le cavallette quando, un tempo che FU, Marinetti e Soci trasmettevano molta più intelligenza con un cavalletto solo.
Superata la soglia psicologia di dover camminare senza farsi venire i calli, che tanto ci sono le Calle, io e il mio amico Ettore Alloggia, grandissimo collezionista, appassionato, preparato e con un bagaglio culturale molto più pesante di quello delle valigie, siamo arrivati a Venezia i giorni dell’Opening per addetti ai lavori, ma era pieno di turisti anche quel weekend, e allora abbiamo coniato il nostro nuovo slogan: più trulli, meno trolley.
Ci siamo divertiti, mica no, ma solo per merito delle mostre collaterali, sontuose installazioni con radici profondissime, le uniche che ti consentono di costruire un immaginario nuovissimo e perfettamente resistente al tempo.
A cominciare dalla mostra di Anish Kapoor a Palazzo Manfrin, commovente, meravigliosa e poetica, con decine di progetti di arte pubblica messi in opera oppure mai realizzati, proseguendo per quella di Arthur Jafa e Richard Prince da Fondazione Prada, è stato un susseguirsi di emozioni intelligenti e inedite; poi il Padiglione Etiopia, in zona San Marco, con Tegene Kunbi, Hernan Bas a Ca’ Pesaro, la collettiva The only true protest is Beauty alla Fondazione Dries Van Noten, Michael Armitage e Amar Kanwar a Palazzo Grassi e, dulcis in fundo, Lorna Simpson a Punta della Dogana. In coda all’articolo ci sono le Locandine, just in case.
La Biennale? Per fortuna la fanno ogni due anni, così i privati, quelli preparati sul serio, nel frattempo producono mostre e progetti che cambiano il mondo. Il nostro mondo, non quello degli arruffapopolo imperanti o dei politici da bar. C’è ancora gente che parla di patria e non sa che il coinvolgimento emotivo, l’unico che ha valore davvero e crea sentimenti di appartenenza immortali, si basa sulla cultura, non sulla propaganda. Perdere la dignità per una manciata di anni al potere è una cosa svilente e mortificante che non auguro a nessuno.
Insomma ai Giardini non ci sono nemmeno entrato, c’era sciopero. Dice, ma è una performance? No, era vero. Almeno avessero fatto uno striscione intelligente, tipo “noi dei Giardini vogliamo piantarla”. Invece niente, cori da stadio e cuori infranti. Pensate a che stadio siamo arrivati. La curva del declino è ormai in discesa libera.
L’Arsenale invece era un suk di artigianato di alto pregio ma senza una sostanza culturale degna di questo nome, perché ormai si mostra quello che si vende, mica quello che deve stimolare i neuroni: troppo difficile. Fatte salve alcune cose geniali: l’installazione di Alfredo Jaar, il Padiglione della Cina, quello dell’India, e le incredibili opere di Wangechi Mutu che, non caso, ci hanno lasciati senza parole.

Ormai c’è un muro altissimo tra la ricerca e la cosmetica, e chi si trova da questa parte, quella dell’impegno e del rigore, non avrà bisogno di calcio né di fosforo. Da sempre, per chi legge la storia, i barbari durano pochi decenni, poi la qualità torna al potere. Certo a volte viaggia in gondola, si tratta solo di saper scegliere il canale giusto.
Sulla 61a Biennale di Venezia:
- La legge istituzionale colonizza la sfera morale della 61a Biennale di Venezia
- Venezia. Biennale, pasticciacci, politica, opposizioni, occasione mancata e sguardo al ‘77
- Biennale di Venezia. Padiglione Italia 2026 e polemiche. La Critica ha replicato la dinamica che voleva smascherare
Nato Matera, laureato in Scienze politiche nel 1989, dal 1990 al 2000 è Direttore delle Risorse Umane in tre diverse multinazionali (Montedison, SNIA e Ace Int.l). Oggi è un Contemporary Art Consultant e Cultural Projects Curator,e si occupa di arte da parete e arte da processi: arte da collezione a beneficio di privati, appassionati e collezionisti, arte come pratica e approccio progettuale art thinking oriented per imprese di ogni genere, istituzioni e rigenerazione culturale, urbana e territoriale.
Come Art Consultant in_forma e supporta le scelte di collezionisti, acquirenti e appassionati di arte contemporanea nella selezione di opere d’arte di ricerca e di alta qualità, nell’analisi del miglior rapporto qualità prezzo e nella progettazione di intere collezioni, in Italia e nel mondo.
Come Co-Founder e Art Director di Art Thinking Project ETS si occupa di progettazione culturale a tutto tondo, ideazione e realizzazione di strategie, contenuti, interventi temporanei, installazioni permanenti, inserimento di arte e artisti a monte dei processi di ogni tipo di azienda e attività; di rigenerazione culturale e urbana di città, borghi, territori e paesaggio; di soluzioni inedite a ogni tipo di impresa, dall’ospitalità all’acciaio, dalla finanza all’agricoltura e oltre. Insieme al Network e ai Componenti del Comitato Tecnico Scientifico di ATP, si occupa anche di heritage management, architettura, design, economia della cultura, diritto societario e dell'arte.
È stato ideatore, promotore e co-autore del Manifesto Art Thinking siglato al MAXXI a Giugno 2019 insieme a scienziati, artisti, imprenditori, architetti, ingegneri e professionisti di ogni genere. Tra le altre cose ha ideato e curato la prima e la seconda edizione del Premio Terna per l’arte contemporanea (2008-2009). È stato membro della Commissione dei quattro esperti della Regione Puglia per il Piano strategico per la cultura (2016-2017: riallocazione di 480 MLN di Euro), ideatore e curatore del progetto Matera Alberga per Matera Capitale Europea della Cultura 2019, curatore di diversi progetti culturali per ENEL, Deutsche Bank, Helsinn, SAS Business Intelligence, UBI Banca, Bosch Security System, Fiera Milano, Macro Roma, MAXXI, Comune di Roma, Comune di Matera e altri.
Ha insegnato Organizzazione del Mercato dell’Arte e Progettazione culturale per i Master del Sole24Ore e della RUFA (Roma University of Art), e visiting professor di alcune università italiane e americane. Infine si occupa anche di education & edutainment; progetta e realizza workshop e webinBar sull’arte e la sua relazione con la psiche, sui benefici per l’intelligenza degli individui e la crescita e lo sviluppo di sistemi, territori e imprese. Scrive per art a part of cult(ure), magazine on line inserito nel Codex dell’ADI (Associazione Design Industriale) per le valenze culturali del format, dove cura una sua rubrica su arte, evoluzioni ibride e mostre nel mondo, chiamata I racconti del Cascino.

































