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Roma sottemporanea, una mappa di avanguardie capitali.

Cominciamo dall’inizio, in ogni senso.
Roma
è una città mal governata da almeno 20 anni eppure sempre presente nell’immaginario collettivo mondiale come poche altre realtà, e questo solo per meriti non nostri. Per colpa nostra, invece, è tristemente assente dalla scena sperimentale di alto livello per quel che attiene la ricerca e le avanguardie culturali. Unica eccezione sono le nicchie della creatività musicale e dell’arte contemporanea, in una situazione dove il resto fa da preludio alla decadenza. Un campo di battaglia fatto di capitalismo relazionale al contrario; più falliscono, più li premiano. La capitale culturale del mondo è fuori dal Comune.

Per capire bene il gap di velocità tra politica e società bisogna sapere che in ogni città rilevante, e in ogni capitale europea, c’è almeno un distretto culturale, un’area di grandi dimensioni rigenerata da degrado o da archeologia industriale da cui, dopo riqualificazione e riprogettazione dei palinsesti espositivo educativi temporanei e permanenti, dipartono laboratori evolutivi di produzione delle attività legate al sapere basati sul rapporto tra cultura, produzione, commercio, economia, educazione, formazione e tempo libero.

Luoghi di rigenerazione culturale, appunto, come prevede il PNRR del 2022, realizzati agli inizi degli anni Duemila (!!!) dove trovare connessioni e sinergie h24 e 7/7 e dove teatro, danza, cinema, arte e impresa ritrovano la loro matrice comune; non un’alleanza strumentale e senza radici ma una condivisa pratica immaginifica che produce modi e mondi che prima c’erano ma non si vedevano; inediti, preziosi, seducenti e necessari.

In contesti così, come fossimo nelle case di ringhiera milanesi o nelle botteghe rinascimentali fiorentine, i ragazzi crescono sani, agli anziani viene ridato il loro ruolo vitale e sociale, e la loro relazione con il resto del mondo diventa un enorme tesoro, per sé stessi e per gli altri.

Il lavoro e i lavori si rinnovano, il quartiere si arricchisce e così tutto il tessuto urbano, in primis le imprese, che inventano economie neuronali di nuova generazione.

Roma un luogo così non ce l’ha, eppure dovrebbe essere un distretto culturale a cielo aperto per natura, invece l’hanno trasformata in una fornace di talenti ed emozioni spenta e in disuso, buona solo per turisti no alpitour.

Una sorta di cartolina novecentesca che genera solo nostalgia, selfie e profumo immaginario di pasta alla carbonara.

Un degrado ormai noto a tutti, inarrestabile, ineluttabile, non percepito da una classe politica conservatrice, convinta che il lamento degli intellettuali sia fuori luogo, e quello del popolo una litania fisiologica che si può anche non ascoltare.

Del patrimonio artistico cosa ne facciamo? Lo vendiamo ai turisti, e lo neghiamo ai cittadini.

Quelle forme però, dall’archeologia diffusa allo straordinario modernismo architettonico dei quartieri, il più raffinato e amato al mondo, sono nate per ospitare in armonia milioni di abitanti, artigiani, artisti, investitori e viaggiatori, e lo hanno fatto nel migliore dei modi, attraendo idee e imprese da tutto il mondo per millenni.

Non la suggestione effimera degli eventi ma il nutrimento continuo e quotidiano di anima e mente.

Noi però sappiamo bene come le valenze culturali ed economiche dell’arte possano essere operative, concrete, tangibili e fertilizzanti, mica roba per teorici.

Tenendo conto che ogni investitore internazionale chiede all’Italia arte e cultura, si rileva con facilità l’assoluta urgenza di ridare la progettualità culturale e le strategie di sviluppo territoriale agli operatori competenti e titolati, togliendola agli amici degli amici. Fatta eccezione per pochissimi grandi dirigenti ministeriali che invece le cose le sanno, le fanno e soprattutto le lasciano fare agli esperti.

Osanna.

Per esempio all’EUR, un luogo di potente armonia e seducente metafisica, unico al mondo e lasciato nell’oblio per motivi ideologici, ci sono 7 musei di rilevanza nazionale (concentrati nello stesso quartiere, un fatto dal potenziale strategico della massima importanza) e una serie di spazi e monumenti di altissima qualità architettonica, antropologica, culturale e ricettiva.

Tra questi: il Palazzo dei Congressi progettato da Adalberto Libera nel 1938 (il più bel centro congressi del mondo); e il Palazzo della Civiltà italiana, progettato da Guerrini, Lapadula e Romano nel 1936, anche noto come Colosseo quadrato; un’opera d’arte ospitale e ospitante che però non produce cultura evolutiva come invece dovrebbe e potrebbe. Più molti altri edifici storici, spazi e musei straordinari.

Tra i musei dell’EUR spicca il Museo Pigorini, appena ribattezzato Museo delle Civiltà (ex MuCiv), che accoglie tesori e capolavori identitari, sacrali e artistici che spaziano dall’archeologia della preistoria e della protostoria fino alle antichissime tradizioni popolari e all’arte orientale del passato.

Provenienti dai 5 continenti.

Il Museo si trova sulla magnifica piazza Marconi, in prossimità di spazi sepolti da degrado, transenne e immondizia e che i proprietari istituzionali degli edifici non curano da anni.

Il tutto tra due straordinari mosaici di Depero e di Prampolini nascosti dagli eterni lavori in corso, celati malamente da plastica che odora di insipienza. Cercatelo e visitatelo, visto che dite di avere a cuore la conoscenza.

In questo incredibile luogo di cultura vera si apprende come l’uomo, la donna e i fluidi, da sempre, si esprimono e creano arte che comprende. Forme espressive, estetica e rappresentazioni che ci aiutano a capire la vita, ad accoglierne i semi istitutivi e intuitivi nascosti alla vista, intangibili eppure fondamentali; identità e memoria che generano diversità fertili, feconde e fondative.

Contro la burocrazia italiana, feconda a nessuno.

Ogni maschera africana, ogni piroga oceanica, ogni amigdala paleolitica racconta la storia e gli usi di quei popoli, e di come ci abbiano lasciato il mondo intatto e vivibile proprio perché estetica e funzione non sono mai stati disgiunti, mentre noi il mondo lo distruggiamo.

Il riciclo e la parsimonia sono valori che arrivano da quelle civiltà, non dalle mode del momento. La trasmissione di questi antichissimi e attualissimi saperi arriva dall’arte e la nostra mente ne accoglie le informazioni nel grembo incantato del proprio immaginario, in modo che la pratica delle mille attività umane produca poi la quotidianità, quello che noi chiamiamo tempo.

E il tempo non è lineare né circolare come vogliono i sistemi commerciali: è la sedimentazione di tutte le cose che abbiamo fatto per arrivare qui e ora.

Ora.

La direzione del Museo delle Civiltà, ex Pigorini, è affidata ad Andrea Viliani, un critico, storico e curatore che ha fatto la storia, insieme a Pierpaolo Forte, quando lui era il direttore/curatore e Forte il presidente del MADRE di Napoli, salvando quartieri napoletani dal degrado e neuroni dalla noia come mai nessuno prima. Né dopo.

Il Museo, con la visione futuribile del Direttore e un magnifico staff appassionato, sta rinascendo a nuova vita, i capolavori sono visibili ma bistrattati da allestimenti ottocenteschi che saranno rinnovati pian piano quando arriveranno i finanziamenti.

Inoltre, Viliani da ottimo e pluridecorato curatore di contemporaneo e di ricerca, sta pensando a percorsi educativi ed espositivi ideati insieme ai migliori artisti viventi, in modo che l’arte porti in emersione proprio le valenze dell’arte di ogni tempo senza più categorie né distinzioni cronologiche.

Roma, con l’EUR e la sua storia, il suo presente e una migliore comprensione del suo futuro, attraverso questa cerniera cognitivo immaginifica e con la partecipazione dei cittadini, dovrebbe tornare a essere il modello di città d’arte, di artigianato e di eccellenze che il mondo ancora ricorda. E ama. Un unicum di colli e mare riuniti che finalmente ricucirà le varie identità romane.

Solo così rinascerà davvero, dopo tanti comizi andati a vuoto e dopo l’imbarazzante fallimento de La Nuvola di Fuffas che ha portato il dissesto nelle casse dell’Ente EUR e prodotto uno sfregio inutile e dannoso in uno scenario metafisico da sogno.

Voi questo patrimonio dovete difenderlo, altrimenti finirà anche questo matrimonio, perché non esiste valore senza coinvolgimento collettivo e individuale.

Quando gli artisti contemporanei sono chiamati alla emersione delle valenze reali dell’archeologia, come oggi accade solo per iniziativa privata da ForoF, uno spazio di elaborazione e dialogo tra passato e presente sito proprio al Foro Traiano, le persone si immedesimano e ne comprendono il significato e il valore perché sono comprese dall’opera e nell’opera.

Gli artisti hanno fatto la civiltà, come giustamente dice Maria Licata, curatrice del ForoF stesso, a ben vedere, perciò bisognerà che ingegneri, consiglieri e capi ufficio se ne facciano una regione, se non vogliono lasciare solo poster ai posteri, contrariamente a quanto facevano i loro predecessori. Quando non c’erano gli assessori.

Art Walking, esplorazione delle complessità culturali.

Da molti anni esploro luoghi geniali insieme ad amici, partner e aziende, facendolo in modalità psicogeografica, alla maniera di Baudelaire, dei Dada, dei Lettristi e di Richard Long. Lo facciamo per comprendere il senso delle urgenze espressive che hanno portato valore per secoli, il che vuol dire attualizzarne il portato e farlo diventare dispositivo di attivazione emotivo culturale utile al nostro quotidiano.

Per questo sono convinto che camminare per Roma alla ricerca della ricerca porti allargamento dei confini ed esplorazione dei limiti. Lo chiamiamo Art Walking ed è un cammino lungo percorsi e stratificazioni storico creative di grande insegnamento.

Se andate al ForoF, fino al 15 luglio 2022 potete vedere LOVOTIC dei Soundwalk Collective, una mostra visionaria che lega millenni di produzione artistica a ricerca tecnoculturale di nuovissima generazione; ascolterete la loro musica progettata sulle voci e i rumori del mercato di Traiano, e seguirete i percorsi installativi fatti di immagini, suoni e dispositivi sensoriali.

Comprenderete molto più a fondo la classicità, i perché delle forme, i come dei processi e il senso dell’arte antica che diventerà utile per noi contemporanei. Un regalo prezioso per Roma martoriata dal turismo inutile e dal passatismo di facciata.

Molti dimenticano che si chiamano città d’arte perché le hanno fatte gli artisti, e non per i turisti ma per gli abitanti, quelli che pagano le tasse sul territorio.

Ecco perché si vive molto meglio quando l’Art Thinking interviene negli spazi e nella progettazione urbana e territoriale. Da ForoF tutto questo emerge chiaramente, nonostante metà delle installazioni siano sotterranee.

Eccola, la Roma sottemporanea: i cui semi ancora vivono sotto il rumore degli autobus e dei loro autisti, mentre gli artisti danno forma agli amori della Roma antica, restituendo a noi il senso di quel vivere. Questo succede quando alla futurability si uniscono visione, amore, passione e competenze.

Questi luoghi ibridi deformattano categorie obsolete – quelle che fermano il sangue della conoscenza evolutiva – per ridare vita alla libera circolazione di globuli esplorativi che si comportano da avanguardie paleofuturiste e scoprono i veri legami tra storia e presente. Memoria attiva, monumento in movimento, ricerca della felicittà.

Altro esempio di laboratorio culturale sperimentale aperto al pubblico, dove l’elaborazione e la ricerca fuori dagli standard sono la normalità futurista, è, a Trastevere, Studio33, un luogo unico al mondo dove la musica e il suono raggiungono il massimo livello di qualità tecnica ed espressiva e dove tutti quelli che vivono di audiofilia possono trovare la pace dei sensi.

In tutti i sensi. In uno dei quartieri simbolo della vecchia Roma la ricerca su musica identitaria e suoni dell’universo trova la sua meravigliosa alcova.

E che dire del MAXXI, l’ammiraglia romana della ricerca di massima qualità, guidata da Bartolomeo Pietromarchi e Hou Hanrou, due curatori d’eccezione che dialogano tra loro e con il territorio esattamente come si dovrebbe, dove il 25 maggio ha aperto la mostra What a wonderful world, a cura di Pietromarchi e di uno straordinario team curatoriale composto di persone interne e arricchito dalla preziosa collaborazione di HER – She loves data; opere della vecchia e della nuova collezione che indagano le complessità dell’ecosistema digitale e relazionale attuale per aumentare l’intelligenza emotiva e riportare la tecnologia nell’alveo in cui è nata: quello della strumentazione utile alle persone, non viceversa.

Un’indagine quanto mai necessaria, fatta di strumentazione emotivo culturale che attraversa la coscienza e risveglia la lucidità richiesta dai difficili tempi che viviamo. Artisti scienziati hanno costruito un percorso assolutamente meraviglioso e imperdibile.

Al MAXXI è di scena ogni giorno il più alto e continuo livello di sperimentazione d’Italia per un museo nazionale, dove tradizione e futuro sono indagati da tecnologia e arte alleate per comprendere meglio la nostra psiche, l’anima e i bisogni primari: quelli di coltivare intelligenza e ricercare soluzioni innovative ai problemi e alle questioni più rilevanti.

Nel frattempo, a Londra apre la Queen Elizabeth Tube, linea di metropolitana da 100 km e 41 fermate. A parte l’omaggio alla Regina, l’arte regna ovunque, dentro e fuori le fermate. Solo Napoli ha fatto meglio di Londra, Zurigo e altre città intelligenti ed evolute. Napoli e le sue fermate della metropolitana più bella e intelligente, trasmissiva, informante e seducente del mondo.

Mi chiedo, ci chiediamo: Roma, le sue catacombe, i parchi, le strade, i ponti, le piazze, quando le riconsegnerà ad artisti e curatori titolati che sappiano risvegliare l’homo symbolicus che vive in ogni persona, per ripristinare estetica, soluzioni, funzione, seduzione e armonia che l’hanno resa così potente e attraente nei millenni?

Di questi tempi ricordarlo è vitale: le armi sono il potere degli impotenti, le arti sono la proiezione delle persone intelligenti e danno forma alla nostra capacità di formare il tempo.

immagine per francesco cascino
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Nato Matera, laureato in Scienze politiche nel 1989, dal 1990 al 2000 è Direttore delle Risorse Umane in tre diverse multinazionali (Montedison, SNIA e Ace Int.l). Oggi è un Contemporary Art Consultant e Cultural Projects Curator,e si occupa di arte da parete e arte da processi: arte da collezione a beneficio di privati, appassionati e collezionisti, arte come pratica e approccio progettuale art thinking oriented per imprese di ogni genere, istituzioni e rigenerazione culturale, urbana e territoriale.

Come Art Consultant in_forma e supporta le scelte di collezionisti, acquirenti e appassionati di arte contemporanea nella selezione di opere d’arte di ricerca e di alta qualità, nell’analisi del miglior rapporto qualità prezzo e nella progettazione di intere collezioni, in Italia e nel mondo.

Come Co-Founder e Art Director di Art Thinking Project ETS si occupa di progettazione culturale a tutto tondo, ideazione e realizzazione di strategie, contenuti, interventi temporanei, installazioni permanenti, inserimento di arte e artisti a monte dei processi di ogni tipo di azienda e attività; di rigenerazione culturale e urbana di città, borghi, territori e paesaggio; di soluzioni inedite a ogni tipo di impresa, dall’ospitalità all’acciaio, dalla finanza all’agricoltura e oltre. Insieme al Network e ai Componenti del Comitato Tecnico Scientifico di ATP, si occupa anche di heritage management, architettura, design, economia della cultura, diritto societario e dell'arte.

È stato ideatore, promotore e co-autore del Manifesto Art Thinking siglato al MAXXI a Giugno 2019 insieme a scienziati, artisti, imprenditori, architetti, ingegneri e professionisti di ogni genere. Tra le altre cose ha ideato e curato la prima e la seconda edizione del Premio Terna per l’arte contemporanea (2008-2009). È stato membro della Commissione dei quattro esperti della Regione Puglia per il Piano strategico per la cultura (2016-2017: riallocazione di 480 MLN di Euro), ideatore e curatore del progetto Matera Alberga per Matera Capitale Europea della Cultura 2019, curatore di diversi progetti culturali per ENELDeutsche BankHelsinnSAS Business Intelligence, UBI Banca, Bosch Security System, Fiera Milano, Macro Roma, MAXXI, Comune di Roma, Comune di Matera e altri.

Ha insegnato Organizzazione del Mercato dell’Arte e Progettazione culturale per i Master del Sole24Ore e della RUFA (Roma University of Art), e visiting professor di alcune università italiane e americane. Infine si occupa anche di education & edutainment; progetta e realizza workshop e webinBar sull’arte e la sua relazione con la psiche, sui benefici per l’intelligenza degli individui e la crescita e lo sviluppo di sistemi, territori e imprese. Scrive per art a part of cult(ure), magazine on line inserito nel Codex dell’ADI (Associazione Design Industriale) per le valenze culturali del format, dove cura una sua rubrica su arte, evoluzioni ibride e mostre nel mondo, chiamata I racconti del Cascino.

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