Keep on movin’, la mostra in corso alla Fondazione Morra Greco di Napoli, è una selezione delle opere della collezione di Maurizio Morra Greco, medico, collezionista, operatore culturale, mecenate con grande sensibilità al bene pubblico, costruita per mettere in discussione le conseguenze del pensiero prevalente e delle strutture di potere che influenzano non solo le nostre opinioni ma soprattutto la nostra psiche. Per questo motivo è di una importanza capitale.
La mostra ha chiuso il 30 novembre 2022 ma la collezione resta e la Fondazione prosegue le sue attività senza sosta, tra mostre, progetti ed education al massimo livello di impegno e qualità. Ad esempio ha appena organizzato il più importante evento al modo legato all’education museale che proseguirà per molti anni: EDI.
Lo scorso ottobre 150 musei di tutto il mondo – dal MoMA al Pompidou, dalla Tate al Reina Sofia – sono stati ospitati per quattro giorni dalla Fondazione, in collaborazione con la Regione Campania e alcuni partner d’eccezione, per riflettere insieme sulle modalità di education che l’arte e le strutture che la ospitano sono chiamati a progettare in un momento in cui imprese e cittadini ne hanno un bisogno assoluto.
Ed è di questo che vogliamo parlare: collezionare è un atto pubblico e come molte cose di nicchia, che noi vorremmo fossero invece di massa, viene fatto percepire a miliardi di persone come un fatto avulso dalla vita e dalla realtà quotidiana. Come se collezionare fosse un hobby, una passione, un investimento, un modo di eludere il fisco o un vezzo intellettuale invece che una pratica antichissima che ha salvato la memoria visiva del mondo, l’unica oggettiva e affidabile più di molte informazioni scritte e orali. Come se non potesse essere tutte queste cose insieme se usassimo l’intelligenza e provassimo a costruire valore da ogni cosa che ne contiene un elevato componente.
Se possiamo comprendere il passato dalle opere di Raffaello e Michelangelo lo dobbiamo ai collezionisti. Se possiamo fruire di milioni di oggetti decorati e impreziositi dalle mani di persone semplici fino a quelle di chi poi è diventato artista vero e proprio, consentendo a noi di indagare i perché e i come di usi, costumi e consuetudini millenarie, lo dobbiamo a storici dell’arte, curatori, operatori museali, antropologi e collezionisti che invece di farne oggetti da mostrare li hanno trasformati in dispositivi viventi utili a dimostrare quali dinamiche innervano l’anima e la mente. E quali stimoli muovono la nostra vita.
L’arte è questione psichica. Non a caso amore e psiche danno vita al mito che racconta storia e storie che nessun cronista sarebbe mai in grado di rendere percettibili con i sensi, gli unici strumenti emotivi che non sbagliano mai e che decodificano, attraverso la propria personale capacità di intuire, enigmi utili distinguendoli doverosamente dalle informazioni accademiche inutili.
Come diciamo sempre: tutto quello che ci tiene in vita è invisibile. E per chi avesse bisogno delle prove scientifiche come della mamma che lo accompagna a scuola, perché non si fida dei propri sensi e del proprio sesto senso, anche la scienza ha appena dimostrato che siamo ricoperti di neuroni; ogni millimetro di pelle, muscoli, organi e tendini è ricoperto di neuroni, quindi, come gli artisti ci dicono da 60mila anni, il gomito pensa, le mani pensano, i timpani pensano, il cuore pensa. Solo che non pensa in modalità razionale, perché biologicamente noi non nasciamo con la razionalità; quella che chiamiamo ragione è la paura, la prudenza che si sviluppa dopo ogni esperienza negativa.
La paura su cui si fondano, appunto, tutti i sistemi di potere che blaterano di pragmatismo, ordine e pulizia poi annegano ogni differenza nel sangue, proibiscono invece di educare, rubano libertà, vietano e comandano invece di governare, impongono leggi e procedure pur rifacendosi agli slogan sulla libertà. Come se in Italia fossimo così incapaci da aver bisogno di 300mila leggi. Il modello anglosassone sta facendo dei danni assurdi ma nessuno si sogna di discuterlo: troppi film hanno influenzato la psiche, appunto.
Le persone libere, quelle che la paura la controllano e usano pensare quotidianamente con l’arte, lo chiamino art thinking, embodied education, design thinking, music thinking o tutto insieme poco importa, si ricollegano alla vera natura umana e vedono. Semplicemente vedono. Come diceva Bruno Munari: il pensiero pensa ma l’immaginazione vede. E per poter vedere oltre il guardare consentito dalle interdizioni che chiamano realtà bisogna saper usare la ghiandola pineale, il terzo occhio, l’istinto informato. Se un gomito pensa non vuol dire che sa far di calcolo come uno scolaretto ma sa calcolare come un animale che vede, prevede e provvede per istinto, cioè imparare dal suo rapporto col mondo visibile e invisibile. E così vale per tutto. L’arte ci insegna lo sguardo.
Per tornare alla mostra della collezione Morra Greco a Napoli, bisogna ricordare che l’impianto narrativo è centrato appunto sulla scomposizione di certezze costruite per inibire soluzioni facili a portata di mano e costruire marketing buono a vendere verità costose.
La ricostruzione curatoriale riporta il terzo occhio a ragionare come sa fare meglio, con la visione; un ottavo senso, non a caso infinito, che vede anche quello che non è davanti agli occhi ma esiste. Solo che non esiste dove l’hanno collocato i sistemi positivisti e pragmatisti, buoni solo per sudditi e follower obbedienti alle logiche della paura e della prudenza, valenze che non hanno mai generato né valore né calore, colore, amore o stupore; esiste invece nel mondo e nel modo che noi sentiamo e che ci procura emozione al posto di mozione, informazione invece che formazione, percezione invece che perdizione nei meandri delle cose reali invece che nei vicoli poetici della genesi e del loro funzionamento.
Un collezionismo così colto, militante, impegnato e trasmissivo è diventato urgente. Con il pragmatismo al potere ormai da tre secoli ci siamo dimenticati dei bambini e di essere stati bambini.
La competizione che genera umiliazione, la sconfitta che produce vergogna, la mortificazione che diventa educativa, nelle scuole come nelle famiglie, sono diventati valori fondanti, slogan da sempliciotti sottosviluppati che della scienza prendono solo quello che gli conviene e dimenticano che gli psicologi da anni segnalano che ogni malattia, ogni suicidio, ogni sottovalutazione di sé, ogni anoressia, paura, terrore o psicosi sono figli di questa sottocultura genitoriale del primo della classe, della gerarchia non come sana organizzazione del lavoro ma come rivalsa delle proprie incapacità affettive ed emotive a spese di chi non sapresti controllare con l’amore, incapace come sei di amare, parlare, ascoltare e comprendere.
Quando non sai comprendere preferisci prendere; è più facile, costa meno coraggio, basta una divisa e un grado per risolvere cose di cui non saresti in grado di occuparti.
Da millenni l’arte mette in scena relazioni diverse basate sul dialogo e l’ascolto, da millenni spiega che il bene e il male esistono e coesistono. Caravaggio docet. Questo dualismo non si risolve con l’ordine imposto ma con la comprensione di quanto sia connaturato alla biologia, sulla cui cosa non ci sono opinioni se non quelle dell’arroganza incompetente, quella che pretende di conoscere complessità che non studia, che non approfondisce e che non capisce. Salvo poi lamentarsi del disordine causato dall’ignoranza stessa.
Ironia della sorte, il popolo ascolta le grida di chi impone ordine e disciplina ma non controlla mai se sogni, bisogni e desideri, propri e altrui, ricevano le risposte giuste. L’importante è avere un solo colpevole, un solo modo di risolvere problemi, un solo comandante e un solo nemico. Ma ogni volta che il mondo evolve, l’arte risolve. Perché la soluzione è l’enigma, la domanda, il dubbio, non la certezza incrollabile tipica degli insicuri.
E perché lo dice meglio.
Per esempio, la Fondazione Morra Greco, quando al Museo MADRE c’era Pierpaolo Forte come Presidente, in una inedita quanto benefica coniugazione tra museo regionale e struttura privata, ha fortemente contribuito a risanare i quartieri limitrofi alle due strutture, trasformandole da luoghi espositivi in organismi laboratoriali collettivi e coinvolgenti in cui alcuni artisti, su tutti Christian Leperino alla Sanità, un sacerdote, le associazioni e le persone comuni hanno partecipato alla comprensione dei problemi del territorio e quindi alla soluzione resa più facile dall’emersione di sogni, bisogni e desideri.
Oggi Sanità e Borgo dei Vergini sono rinati, la rigenerazione, come ogni forma di progettazione, è prima umana e camminarci oggi vuol dire sentire e risentire quella straordinaria umanità fatta di economie neuronali, finanziarie, artigianali, commerciali e pulsanti di gioia; un elemento imprescindibile per ogni crescita territoriale, economica e industriale.
Perché l’arte non solo lo dice meglio ma disegna gli elementi invisibili del mondo, del problema, della malattia sociale e così porta in emersione la strumentazione culturale e imprenditoriale delle opportunità interdette a chi usa solo la prudenza, il timore di sbagliare, il calcolo aritmetico che nega il ritmo vitale di cui siamo fatti.
Che poi è la stessa materia di cui sono fatti l’arte e il mondo.
Info Keep on Movin’. Storie dalla collezione Morra Greco
- Kai Althoff \ John Bock \ Cezary Bodzianowski \ Keren Cytter \ Sam Durant \ Petra Feriancová \ Piero Golia \ Renato Leotta \ Jonathan Monk \ Július Koller \ Manfred Pernice \ Giulia Piscitelli \ Eva Rothschild \ Lorenzo Scotto Di Luzio \ Andreas Slominski \ Katja Strunz \ Eric Wesley \ Cathy Wilkes
- a cura di Giulia Pollicita
- Fondazione Morra Greco
- Palazzo Caracciolo di Avellino, Largo Proprio di Avellino, Napoli
- T. + 39 081 19349740 – E. info@fondazionemorragreco.com
- ingresso libero
- Per info e prenotazioni rsvp@fondazionemorragreco.com
Nato Matera, laureato in Scienze politiche nel 1989, dal 1990 al 2000 è Direttore delle Risorse Umane in tre diverse multinazionali (Montedison, SNIA e Ace Int.l). Oggi è un Contemporary Art Consultant e Cultural Projects Curator,e si occupa di arte da parete e arte da processi: arte da collezione a beneficio di privati, appassionati e collezionisti, arte come pratica e approccio progettuale art thinking oriented per imprese di ogni genere, istituzioni e rigenerazione culturale, urbana e territoriale.
Come Art Consultant in_forma e supporta le scelte di collezionisti, acquirenti e appassionati di arte contemporanea nella selezione di opere d’arte di ricerca e di alta qualità, nell’analisi del miglior rapporto qualità prezzo e nella progettazione di intere collezioni, in Italia e nel mondo.
Come Co-Founder e Art Director di Art Thinking Project ETS si occupa di progettazione culturale a tutto tondo, ideazione e realizzazione di strategie, contenuti, interventi temporanei, installazioni permanenti, inserimento di arte e artisti a monte dei processi di ogni tipo di azienda e attività; di rigenerazione culturale e urbana di città, borghi, territori e paesaggio; di soluzioni inedite a ogni tipo di impresa, dall’ospitalità all’acciaio, dalla finanza all’agricoltura e oltre. Insieme al Network e ai Componenti del Comitato Tecnico Scientifico di ATP, si occupa anche di heritage management, architettura, design, economia della cultura, diritto societario e dell'arte.
È stato ideatore, promotore e co-autore del Manifesto Art Thinking siglato al MAXXI a Giugno 2019 insieme a scienziati, artisti, imprenditori, architetti, ingegneri e professionisti di ogni genere. Tra le altre cose ha ideato e curato la prima e la seconda edizione del Premio Terna per l’arte contemporanea (2008-2009). È stato membro della Commissione dei quattro esperti della Regione Puglia per il Piano strategico per la cultura (2016-2017: riallocazione di 480 MLN di Euro), ideatore e curatore del progetto Matera Alberga per Matera Capitale Europea della Cultura 2019, curatore di diversi progetti culturali per ENEL, Deutsche Bank, Helsinn, SAS Business Intelligence, UBI Banca, Bosch Security System, Fiera Milano, Macro Roma, MAXXI, Comune di Roma, Comune di Matera e altri.
Ha insegnato Organizzazione del Mercato dell’Arte e Progettazione culturale per i Master del Sole24Ore e della RUFA (Roma University of Art), e visiting professor di alcune università italiane e americane. Infine si occupa anche di education & edutainment; progetta e realizza workshop e webinBar sull’arte e la sua relazione con la psiche, sui benefici per l’intelligenza degli individui e la crescita e lo sviluppo di sistemi, territori e imprese. Scrive per art a part of cult(ure), magazine on line inserito nel Codex dell’ADI (Associazione Design Industriale) per le valenze culturali del format, dove cura una sua rubrica su arte, evoluzioni ibride e mostre nel mondo, chiamata I racconti del Cascino.























