«Lo assalì ancora il senso di pietà che i sogni gli avevano lasciato, per quelle storie così turpi da rendere quasi impossibile distinguere le vittime dai carnefici. Pensò che non esiste il singolo delitto, la singola colpa. Esiste il male, che trascina con sé quanto di più abietto è insito nella condizione umana, e fermarlo è impossibile con il solo senso di giustizia. Occorre di più, occorre scavare nei recessi più profondi della psiche, trovare le ragioni per le quali dacché esiste il mondo esiste con l’uomo l’aberrazione e la violenza».
Sono amare e giuste le parole, contenute nel romanzo giallo L’ultima notte (Les Flaneurs Edizioni) di Giuseppe Scaglione. Un’opera che tratta di argomenti delicati, tra i quali vi sono il mondo abietto degli usurai e quello, ancora più spregevole, della prostituzione minorile.
L’autore ci immerge in una storia oscura in cui un solo omicidio apre le porte a una serie di verità atroci che hanno a che fare col raggiro di persone già allo stremo, e di violenza su vittime innocenti.
Ambientato a Bari nella settimana di ferragosto, il romanzo ci porta all’interno di un comando di Polizia e ci fa partecipare alle indagini e agli interrogatori di un gruppo di agenti coordinati dal commissario capo Andrea Lamparelli, determinati a far luce su una vicenda dai risvolti decisamente intricati.
La vittima dell’omicidio è un avvocato, tale Cesare De Biase, che fin da subito non appare innocente agli occhi di Andrea; è come se un’aura di malvagità ne avvolgesse il cadavere – «Prese dal fascicolo la foto di Cesare De Biase e la posò davanti a sé, sulla scrivania. Scrutò il volto, i lineamenti, l’espressione, gli occhi. Era stato l’incarnazione del male, un complesso sistema di illimitate malvagità che alla fine l’avevano composto interamente, sostituendo a uno a uno gli organi interni. Il male era diventato la sua intima essenza, e costituiva in ogni sua parte tutta la persona».
De Biase era stato infatti una pedina importante per le attività illecite degli usurai, invischiato in raggiri edilizi e in aste giudiziarie pilotate.
Mentre Andrea ripercorre i luoghi di Bari in cui aveva trascorso l’infanzia – era tornato a vivere lì dopo venticinque anni di assenza – e mentre frequenta una donna, Antonella, grazie alla quale sembra ritrovare l’animo leggero del sé adolescente, si trova suo malgrado a gestire un caso che deflagra tra le sue mani, e che allarga la sua portata esplosiva anche in altri ambienti legati a quel mostro famelico chiamato pedofilia.
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Isabella Molonia, è una giornalista pubblicista siciliana, ha una laurea triennale in Scienze della Comunicazione e un biennio specialistico in Metodi e linguaggi del giornalismo. In questi anni ha inoltre collaborato con diverse realtà editoriali locali. Attualmente collabora con il gruppo editoriale Citynews. Alla formazione universitaria ha associato quella musicale conseguendo una laurea triennale in Canto Jazz presso il Conservatorio A. Corelli e una laurea specialistica in Discipline musicali indirizzo Interpretativo-Compositivo Jazz.








