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IndipendenteMente #71. Il movimento del ritorno di Irene Gianeselli. Storia di tormento e di rinascita.

di Isabella Molonia

Il movimento del ritorno di Irene Gianeselli (Les Flâneurs Edizioni) è un romanzo poetico e struggente, abitato da personaggi tormentati in cerca di una svolta, o di un nuovo inizio.
Due uomini e due donne i cui destini sono intrecciati; personaggi che a mala pena si sfiorano nel corso del loro cammino, non rendendosi conto del peso che assumono nella vita degli altri.

In dialoghi brillanti e in profonde riflessioni sul senso dell’esistenza, si snoda una storia che parla di ognuno di noi, smarriti in una vita che quasi mai offre le risposte alle nostre domande, che non offre consolazione ma solo nuove sfide e nuove possibili cadute.

Lo sa bene Tancredi, che sui dilemmi dell’umanità ci ha costruito una professione: in teatro egli cerca di risolvere l’equazione impossibile dell’esistenza, mentre si strugge per un mestiere a cui non riesce più a dare tutto sé stesso – «Io vivo con il terrore di essere stantio. Di essere accartocciato su me stesso».

Tancredi si sente un pessimo attore fuori dal teatro e forse anche sul palcoscenico; d’altro canto, però, rivendica per sé il diritto di sbagliare – «La mia vita è un continuo inciampare in me stesso, benedetti i passi falsi e le cadute: esiste l’errore, esiste. Datemi almeno la libertà di fallire».

Arcangelo non ha tempo invece per i dubbi amletici che attanagliano Tancredi: a settant’anni gestisce la sua solitudine riempendola di pensieri, e così facendo affolla le sue giornate, altrimenti vuote; non ha un’idea edificante dell’umanità, e cerca ogni giorno la bella Maddalena per porle i suoi quesiti, per esprimere la sua verità – «Gli uomini a stento riescono a reggersi in piedi e anche l’uomo più intelligente, il più bello, il più fedele e onesto a sé, il più sincero, il più attento, anche un uomo con tutte queste qualità insieme non avrà altro destino se non quello di farsi corrompere, corrompere dal bello come dal brutto, dalla benedizione di essere amato come dalla maledizione di sentirsi abbandonato. Gli uomini sono fragili, meglio non riporre in loro troppe certezze».

Maddalena lo ascolta e replica alle sue invettive, ma è lontana; la giovane ha un destino che l’aspetta, che freme per mostrarle la nuova via. Una strada difficile, come lo è quella di Veronica, la figlia di Arcangelo, che deve conoscere presto il dolore della perdita e il sapore acre dell’abbandono.

Grazie a questi indimenticabili personaggi si traccia una rotta, in principio confusa, poi sempre più chiara; una mappa dettagliata per il ritorno.

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Isabella Molonia, è una giornalista pubblicista siciliana, ha una laurea triennale in Scienze della Comunicazione e un biennio specialistico in Metodi e linguaggi del giornalismo. In questi anni ha inoltre collaborato con diverse realtà editoriali locali. Attualmente collabora con il gruppo editoriale Citynews. Alla formazione universitaria ha associato quella musicale conseguendo una laurea triennale in Canto Jazz presso il Conservatorio A. Corelli e una laurea specialistica in Discipline musicali indirizzo Interpretativo-Compositivo Jazz.

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