Il dramma interiore di Gillo Dorfles

A distanza di due anni dalla mostra di Milano, a Palazzo Reale, dopo l’inaugurazione del novembre scorso con cinque uffici stampa scatenati e una scelta ma non alluvionale presenza di giornalisti,  resta aperta ancora fino al 17 aprile – al Macro romano dei fondi a singhiozzo – la mostra evento di Gillo Dorfles, il critico del secolo, la centenaria mente italiana del contemporaneo.

Oltre a molti dipinti già presentati a Milano, tra le novità inedite – a lungo invisibili anche per questo intramontabile maestro – vanno citate le ceramiche e le sculture, tra cui un notevole autoritratto che potrebbe da solo rischiarare le incerte penne di  storici e scrivani delle arti sul senso delle creazioni di questo “genio intellettuale”. Si, perché di fronte alla produzione d’artista del grande intellettuale cadono le categorie critiche, i ruoli si confondono e la massima ambizione di questo lucido decano è  di  “essere considerato come pittore”.

E’ come se – postosi dinanzi allo spazio dell’uomo faber – cadessero, prima di tutto per lui, le categorie strutturanti della cultura artistica e critico-letteraria: prospettiva, disegno, contrasti cromatici, segno. Tutti paiono ri-emergere da profondità grumose ed inconsce, paiono incontrare casualmente il supporto prescelto e sembra così anche per il lavoro dei compagni di strada del nostro più indipendente intellettuale: quelli del  MAC, da Atanasio Soldati a Bruno Munari, e anche  degli astrattisti comaschi da Manlio Rho a Mario Radice, ed oltre fino all’ organicismo di Mirò, prima di tutto.

Dorfles, proprio lui che ha insegnato così bene che la comunicazione in arte richiede penetrarne e (ri)conoscerne i codici, pare rigettare ogni forma strutturata o strutturabile in logiche leggibili o spiegabili, che siano  le leggi della percezione visiva od altro ancora.

“Sono verde” commenta vagamente sorpreso davanti ad un monitor. “Bellissimo, sembri un marziano” gli rispondono. Quasi emblematica questa conversazione – colta al volo – rappresentativa della sua originalità e alterità rispetto ad ogni suo mentore o corteggiatore.

Gillo resta sempre in piedi quando lo intervistano, mitteleuropeo, esemplare e mai convenzionale. Rispettoso dei ruoli, altrui e propri. Educatissimo e sincero, interessante e nuovo. Anche quando l’ evento rischia un filo di retorica, recupera in icasticità il  prezzo anche involontariamente dovuto alla celebrità. Lui esiste, non (r)esiste da 105 anni -come qualcuno sarebbe portato a pensare- ed oggi sorprende tutti. Dorfles ha conosciuto tutto del Novecento, come racconta il volume Gli artisti che ho incontrato curato da Luigi Sansone. Questo maestro magro e lentigginoso più di un adolescente è circondato dal meritato affetto di moltissimi -anche il nostro- come quando raccontò, nel suo flat milanese degli anni quaranta, la sua ginnastica “sulle scale”, all’indietro.

Ha (r)esistito anche alla pressione della mostra milanese, cui molte energie erano state dedicate, e al moderato successo commerciale conosciuto dalla sua pittura. Rivedere tanti lavori, provenienti da molte collezioni private ed anche dalla sua personale, è un omaggio doppio all’uomo e all’intellettuale che avrebbe l’ambizione di piacere come pittore.

Possiede sempre la sua grazia speciale, legata alla totale chiarezza del pensiero.

E se la vicinanza di tanti giovanottoni attempati fa affiorare un po’ incongruamente il ricordo di Tiziano col suo  Ritratto di papa Paolo III Farnese coi nipoti, c’è da ringraziare quegli specialisti ed amici che lo curano e accudiscono come figli fedeli. L’allestimento è bello e raccolto -rispetto alla più fredda e ufficiale dimensione della mostra meneghina. Con scaramanzia, perché la apprezza, e senza confonderla colla superstizione, teniamocelo stretto questo personaggio ancora così grande, nel XXI secolo. Ne abbiamo bisogno, non ne abbiamo altri.

Info mostra

  • Gillo Dorfles. Essere nel tempo
  • A cura di Achille Bonito Oliva
  • Museo MACRO, Roma
  • fino al  17 aprile 2016.
  • http://www.museomacro.org/mostre_ed_eventi/mostre/gillo_dorfles_essere_nel_tempo
  • Ogni prima domenica del mese, ingresso gratuito per tutti i residenti a Roma Capitale e nell’area della Città Metropolitana (mediante esibizione di valido documento che ne attesti la residenza). Biglietto cumulativo MACRO Via Nizza + MACRO Testaccio (valido 7 gg. per 1 solo ingresso a sito)
  • Main Sponsor: ILLY. Sponsor tecnici: Caimi, Faber Castell. iGuzzini, Kartell, Trenitalia. Media Partner: Corriere della Sera, RAI. Con il sostegno di Henraux Spa, Fondazione Henraux

 

Laura Traversi

Laura Traversi

Laura Traversi, laureata e specializzata in storia dell’arte all’ Università “La Sapienza” di Roma, ha svolto, tra 1989 e 2003, attività di studio, ricerca e didattica universitaria, come borsista, ricercatore e docente con il sostegno o presso i seguenti istituti, enti di ricerca e università: Accademia di San Luca, Comunità Francese del Belgio, CNR, ENEA, E.U-Unione Europea, Università Libera di Bruxelles, Università di Napoli-S.O Benincasa. Dal 2004 è docente di Storia del collezionismo presso l’Università degli Studi di Chieti-Università Telematica Leonardo da Vinci.
Ha pubblicato saggi ed articoli in riviste specialistiche italiane e straniere, atti di convegni in Italia e all’estero, opere enciclopediche, volumi collettivi, sui seguenti argomenti: ritrattistica e storia del collezionismo, pittura leonardesca, ebanisteria, medaglistica e scultura, materiali e tecniche artistiche, tecnologie scientifiche applicate allo studio delle opere d’arte.

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