ultimi articoli dell'autore

Artefiera di Bologna 2022 a mente ferma. Dove andare.

di Laura Traversi

Ad Artefiera 2022, una 45° edizione quasi estiva, hanno partecipato 142 gallerie e gli umori, inizialmente differenziati, in chiusura si sono trasformati in un coro: tramontata in larga parte l’allegria per il ritorno di un appuntamento rimandato per due inverni.

Molte le assenze, solo parzialmente compensate dall’impegno di chi non ha rinunciato. L’appuntamento di Bologna, sin da prima dell’era Evangelisti (Silvia, la dinamica ex Direttrice praticamente nata tra gli Stand) si  è sempre distinto per la sua identità binaria, con  uno zoccolo duro di storicizzato italiano e straniero in parallelo ad una quota di contemporary variabile, solitamente importante, questa volta  molto ridotta ma non domata, in particolare per chi ha più fegato o creatività (Tiziana Di Caro, P420) o una dimensione internazionale che aiuta, come Mazzoleni (Londra-Torino) e Primo  Marella (Milano).

Mazzoleni, reduce da un Tefaf-New York dagli esiti non scontati, racconta:

“Portare un dipinto dalla Cina costa 4 volte più di prima, fino a 10.000 euro”.

Nonostante ciò, ha presentato un riuscito mix di artisti: dai classici Fontana, Burri e Vasarely fino a David Reimondo e Andrea Francolino.

Anche Primo Marella ha riportato disagi nella catena di approvvigionamento, con 3 opere bloccate in Cina. Da lui è stata forte la quota di africani, dallo Zimbawe al Mali (es. Abdoulaye Konaté); mi dice:

“Si vanno a cercare e trattare direttamente nel continente black”.

In aggiunta al Far East, Giappone incluso, di cui fa sempre parte l’ammirato Kenji Sugiyama, con Cell, ovvero sculture – formate da un cannocchiale prospettico – che emergono, come sul piano di una reflex, grazie ad uno specchio a 45°.

Nella Main Section, per lo storicizzato: Balla, Casorati, De Chirico, Morandi, Severini.

Nel Post-War: Carla Accardi, Alighiero Boetti, Agostino Bonalumi, Enrico Castellani, Lucio Fontana, Mimmo Rotella, Paolo Scheggi, Victor Vasarely.

Tra le variazioni sui temi moderni: notevole selezione di arazzi da Antonio Verolino, con “pezzi unici” di Alexander Calder, Sonia Delaunay, Vasarely, nel range 80-90.000 € (si tratta di piccole serie di 5/6 pezzi e due prove d’artista).

Un altro bellissimo tappeto/arazzo di Gianni Pettena era alla Galleria Bonelli.

(Ri)notati anche gli omini di Pino Pascali (da Campaiola, nel range 55/75.000), un inedito totem in legno di balsa di Mirko Basaldella (Copetti), i Campigli (da Bottegantica) e i futuristi, a partire da Giacomo Balla,  in compagnia del secondo futurismo e aeropittura  di Tato (Galleria Russo) o degli aeropittori (tra cui Uberto Bonetti, da Lattuada Gallery) rispetto ai quali si segnala la mostra Dall’alto. Aeropittura futurista in corso presso il Labirinto di Franco Maria Ricci (fino al 3 luglio).

Degli artisti visti a Venezia da poco o pochissimo, presenti Michelangelo Pistoletto, Sandro Parmeggiani (Poggiali) e Arcangelo Sassolino (Repetto).

Chi si aspettava una maggiore presenza di donne, dopo la Biennale veneziana di C.Alemani, avrà notato che invece che il trend a Bologna non è filtrato.  Ma sono state presentate belle opere di Carla Badiali (da Cardelli e Fontana), di Bice Lazzari, Franca Maranò e Greta Schödl (da Richard Saltoun).  Oltre all’Accardi (Cavaciuti), da segnalare buoni pezzi di Grazia Varisco (da Ca’ di Fra’ e da M77).  Tra gli stand più piccoli notato Valmore con un bel focus sull’Arte cinetica di Joël Stein. Bello il Neon di Maurizio Nannucci (da Astuni).

Per il XXI secolo opere pregevoli da Tiziana di Caro (Stanislao Di Giugno, nel range 2.5/4.000€), da P420 (Merlin Jones), da Francesca Minini (Flavio Favelli), da Antonini Arte Contemporanea (Enrico Tealdi).

Forte presenza della cosiddetta Scuola romana degli anni Sessanta e dopo, con Valerio Adami, ma soprattutto molto Schifano, sia tra gli stand che fuori, ad esempio colla storia raccontata dal collezionista Marco Chigi dentro una vecchia manifattura di dolci del bolognese (S. Lazzaro di Savena). Vi ha creato KNoon (dal bolognese “capanun“), spazio in cui (dopo Jimmy Durham e Claudio Verna) ospita una parte degli Schifano già di Mazzoli (era il 1980, ne fece 100 in 20 giorni). Nuovo invece il murale di Andrea M. Corvino, alias Lol63, nato in Sudafrica, con Lascia che ti porti dove ho perso l’innocenza. Sebbene sia fuori Bologna (S. Lazzaro di Savena) è inserito in Art City, la rassegna-contenitore che, in formato ridotto, è ancora nelle piazze e nei palazzi storici, soprattutto con performances, che non rappresentano però l’apice del memorabile.

A Piazza Maggiore Tino Sehgal (Leone d’Oro alla Biennale di Venezia 2013) e a Palazzo d’Accursio Emergency Break di Kipras Dubauskas. Performativo anche l’intervento di Benni Bosetto alla Pinacoteca Nazionale e a Palazzo De’ Toschi (Sala Convegni Banca di Bologna). Alla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, nei sotterranei di Palazzo Bentivoglio la performance di Andreas Angelidakis. Performance anche al Padiglione de l’Esprit Nouveau (progetto di Le Corbusier) dedicata a Giulia Niccolai, e al Centro di Ricerca Musicale-Teatro San Leonardo con  Zhōuwéi Network di Emilia Tapprest.

Al MAMbo, nella Sala delle Ciminiere e a Palazzo De’Toschi (Sala Convegni-Banca di Bologna) , Fronte e retro  (a cura di L. Balbi e D. Ferri) tutta dedicata a  Italo Zuffi.

Nei Musei, la presenza del pubblico è apparsa tiepida, come le proposte, rispetto agli anni precedenti. Tra le installazioni, quella del cubano Carlos Garaicoa all’Oratorio di San Filippo Neri (a cura di M. Pozzati) è stata promossa dalla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna in collaborazione con Galleria Continua.

Deve essere sottolineata l’insoddisfazione di molti dealers, a rischio di essere schiacciati tra la debolezza del mercato interno italiano, con un collezionismo costretto alla finestra dalle montanti incertezze generali, e la maggiore competitività di piazze meglio attrezzate per il dopo-Brexit, come la Francia.

La preview di Bologna non aveva la solita energia. Il flusso dei collezionisti appariva almeno dimezzato, sia dentro che fuori della fiera, anche per effetto di inefficienze organizzative, legate in parte alla sovrapposizione con altri eventi fieristici. Meglio il secondo giorno, con non pochi ospiti USA, favoriti dal dollaro quasi a parità con l’euro, e premi moltiplicati per numero, ma non per aiuti proporzionali agli artisti. Occhio dunque ai montanti venti di crisi, che andrebbero affrontati con risolutezza, aiutando immediatamente il lavoro e la tenacia attraverso semplificazioni e riduzione del peso della burocrazia: troppi, altrimenti i rischi all’orizzonte, con pesanti prospettive per l’occupazione e la redditività del settore. Non a caso, Fiere di Bologna ha diminuito del 40% il costo degli stand (non solo per problemi di allestimento).

Soprattutto nel contemporaneo, molti si avvicinano all’ arte per scopi largamente speculativi. All’inizio si trovano ad acquisire beni d’arte (in previsione magari di rivenderli, presto o tardi) la cui valorizzazione (ap)pare divertente e qualificante.  Ma esclusività e premiante accesso ad essa, non facilmente si coniugano con monetizzazione e professionalità.  Lo si è visto anche in casi di acquisizioni d’ arte per gruppi bancari e assicurativi. Bologna con la sua Artefiera dovrebbe costruire un’alternativa a questo sonnifero culturale, ne avrebbe il patrimonio genetico insieme a centri urbani come Milano, Torino, Venezia, Roma, Napoli e Palermo. Intanto è diventata una meta turistica di massa, con effetti evidenti tra i portici, invasi ovunque da tavolini e comitive al traino di una bandierina. Mentre, nella crescita culturale ormai i casi non si contano più: Brescia, Ferrara, Forlì, Padova, Rovereto, Rovigo (qui, in corso una bellissima mostra su Kandinsky https://www.palazzoroverella.com/mostra/kandinskij-opera-1900-1940/), Udine. Per non parlare di Basel e Maastricht.  La provincia è sempre più spesso laboratorio di sperimentazione.

Non è il momento di essere pigri o rinunciatari, anche se le difficoltà sono grandi. E’ il momento di FARE e INNOVARE.

 

immagine per Laura Traversi
+ ARTICOLI

Laureata e specializzata in storia dell’arte all’Università “La Sapienza” di Roma, ha svolto, tra 1989 e 2010, attività di studio, ricerca e didattica universitaria, come borsista, ricercatore e docente con il sostegno o presso i seguenti istituti, enti di ricerca e università: Accademia di San Luca, Comunità Francese del Belgio, CNR, ENEA, MIUR-Ministero della Ricerca, E.U-Unione Europea, Università Libera di Bruxelles, Università di Napoli-S.O Benincasa, Università degli Studi di Chieti-Università Telematica Leonardo da Vinci. Dal 2010 è CTU-Consulente Tecnico ed Esperto del Tribunale Civile e Penale di Roma. È autrice di articoli divulgativi e/o di approfondimento per vari giornali/ rubriche di settore e docente della 24Ore Business School.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *