BIAF 2019 Un Museo in vendita

BIAF (www.biaf.it ), acronimo di Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze, ha 60 anni e dalla Sala del Trono di Palazzo Corsini (XVII sec.), cosi come dal magazine-catalogo della 31° edizione, l’immagine di Fabrizio Moretti, segretario generale dal 2014, in amichevole sintonia col sindaco Dario Nardella, racconta un’Italia con una visione sinceramente ambiziosa, ancora scalpitante malgrado un quadro generale (politico-istituzionale ed economico) troppo imprevedibile.

Moretti, membro del comitato esecutivo del TEFAF di Maastricht (www.tefaf.com) e  neonominato nel Comitato Scientifico delle Gallerie degli Uffizi, pare concentrato almeno da qualche anno in un ruolo di ambasciatore del mondo delle gallerie presso sedi politiche od istituzionali di interfaccia culturale più che nell’attività di antiquario dei fondi oro in cui ha brillato fin da giovanissimo (a 27 anni era già Chevalier de l’Ordre des Art et des Lettres).

Quest’anno ha portato alla BIAF persino Galleria Continua, campione internazionale e scopritore di talenti contemporanei globali; il percorso tra i 77 partecipanti ha evidenziato sia esempi di forte coerenza interna sia di vivace contaminazione di linguaggi antichi e moderni (fino al 1990).

Per fare qualche esempio: al primo gruppo appartengono gallerie come Alberto Di Castro e Alessandra di Castro (tra finezze barocche e neoclassiche, tra cui spiccano, rispettivamente:  un tondo del Brescianino e – oltre la rarissima rosa papale cinquecentesca di Bulgari – un  incantevole cammeo-ritratto di Murat su bracciale del 1830, subito venduto e interdetto per i fotografi), Paolo Antonacci (Bugatti),  Antonacci-Lappiccirella (con Ippolito Caffi), Altomani ( non solo per il premiato San Giovanni Battista Rospigliosi),  Canesso (Licinio), Cesati (sculture e oggetti rari), Enrico Frascione (Del Mazziere), Giacometti (Ferrari), Lampronti (col suo vedutismo e molto altro alla Reggia di Caserta, qui si distingue con un notevole Giovanni Paolo Pannini),  Orsi (Moroni), Pratesi (ha prestato alla mostra di Palazzo Pitti una magnifica serie medicea di modelli per medaglie) Romigioli (Bottega di Botticelli), Salamon (Trittico Ringli), Carlo Virgilio.

All’altra area, conservando comunque la loro ben nota e forte personalità, vanno aderendo – col naturale e rapsodico (af)fluire tipico del mercato – Bartolozzi, Benappi-Mehringer, Botticelli Antichità, Campobasso (Volaire), Enrico Gallerie, Frascione, Lampertico, Longari Arte (Manzù), il Quadrifoglio (Goncharova e Agnetti), Robilant e Voena, Sperone, Tornabuoni, con effetti estetici di rispecchiamento ed armonia talvolta sorprendenti (v.  photogallery, es. Botticelli e Tornabuoni).

Di questo trend, specchio di una deriva culturale assai diffusa nel gusto, anche medio-alto,  che si è andato distaccando dalla conoscenza/studio del collezionista- connoisseur od aspirante tale, partecipano varie iniziative nelle vie Maggio, dei Fossi, Tornabuoni e Ponte Vecchio, che portano a Firenze il modello della Art Week ( www.biaf.it ). Coinvolti Musei, Fondazioni (www.robertocasamonti.com), molte Gallerie cittadine (36), aziende artigianali, brand e boutiques (30).  In Palazzo Corsini ci sono altri nuovi arrivi come Galleria Russo, dinamica galleria romana, Copetti di Udine, Poggiali (con una  monografica su Gilberto Zorio).

Con una scelta versatile tra Ottocento e Novecento si distinguono Ars900, Berardi (con Aristide Sartorio), Bottegantica (con Boldini, Mancini, etc.), Matteucci (con Zecchin),  Mottola (con Adolf Wildt),  Robertaebasta, in quota al modernismo , fino al post-war e oltre.

Vanno ricordati gli ottimi 9 del drappello stranieri per nazionalità (per sede societaria lo sono ormai anche altri 7 su 77) ovvero Dickinson (Canaletto, Guardi e Van Donghen), Elvira, Hall (bella selezione tra XIII e XVII, tra cui Van Baburen e (Pannini), Lullo-Pampoulides, Sismann, Sperone, Calisto  e Finer,  premiato per l’armatura del conte Galeazzo da Arco (di Missaglia).

Non si può fare a meno di sottolineare che questo gruppo di qualificati esponenti d’oltralpe (in particolare d’oltremanica…: Brexit incombe) cambia sempre molto: evidentemente amerebbero ampliare il loro fatturato in Italia, ma si trovano a desistere (in anni recenti hanno aderito Agnews, Beddington, Colnaghi, De Jonckeere, Kugel, Salis, Sarti, Tomasso, Wienerroither e Kohlbecker etc.).

Peccato. Sul tavolo, per tutti, problemi generali irrisolti, dalla contrazione del mercato italiano interno alle pesantezze burocratiche. Cui si potrebbe aggiungere un terremoto con epicentro britannico se fossero ripristinati i dazi per le esportazioni, in caso di no deal.  

Colpisce che alla Biennale di Firenze, storico appuntamento artistico nazionale del Bel Paese un quinto dei partecipanti siano stranieri o transfughi (16 su 77) e che quindi sembrino ridursi  gli italiani con sede peninsulare in grado di sostenerne costi e attese di redditività.

Mentre la straordinaria qualità della manifestazione, del suo contesto architettonico, urbano ed ambientale sarebbe in teoria una base di lancio ineguagliabile  per superare le grandi kermesses di TEFAF-Maastricht e ART-Basel, che tanto danno a quelle città per indotto e  ricadute economiche.

Solo una piccola rappresentanza delle gallerie qui citate partecipa alla trasferta americana di stagione del TEFAF  (www.tefaf.com/fairs/tefaf-new-york-fall, 1-5 novembre 2019) mentre non pochi si  ritrovano a Maastricht nel marzo 2020 (www.tefaf.com/fairs/tefaf-maastricht).

A Firenze non si sono visti i vertici del mondo politico e dei Ministeri, mentre hanno partecipato vari Soprintendenti e Direttori Museali (Polo Roma, Galleria Borghese, Uffizi, Reggia di Caserta, l’ex Ministro Paolucci, l’ ex Soprintendente Acidini) spesso ormai molto consapevoli del ruolo positivo giocato da Galleristi e Antiquari.

Confermato dalla qualità delle pubblicazioni firmate da specialisti esterni ed interni ad Università ed  Istituzioni di ricerca. Il sistema dell’arte, tra musei, mostre e mercato, conosce molte interrelazioni, che non sempre sono negative ed immorali.

Talvolta solo (mis)conosciute e un po’ misteriose. Casi storici?  Per esempio Johannes Vermeer o il cardinal Mazzarino (ne ha portato il ritratto di Pietro da Cortona proprio Moretti) tra i molti che hanno esercitato, oltre alle attività per cui sono più noti, rispettivamente anche come  mercante d’arte e promotore di vendite d’arte pubbliche.

Ben assegnati i diversi premi e  menzioni, che come sempre rappresentano una selezione estremamente ristretta tra ciò che sarebbe meritevole.

In attesa che tra i visitatori tornino le nuove Greta Garbo e Sofia Loren, tra le almeno 4500 opere esposte, oltre a quelle già citate, brillano o si notano, anche: un eccellente esempio della ritrattistica di Lavinia Fontana (da Lumina), il Daniele da Volterra comprato dagli Uffizi (Benappi-Mehringer), i Van den Abeele ed altri interni ad acquerello (da P. Antonacci), i Teodoro Duclère (da Gargiulo-Napoli). Tra i classici: la consolle in commesso fiorentino firmata da C. Calieri ( da Bartolozzi), il cassettone del Settecento veneziano (da Silva), .

Per i disegni, le carte e le arti grafiche: il Giardino inglese a Caserta di J.P. Hackert (Miriam di Penta), un delizioso  Giacinto Gigante (da Romano Fine Art), una Pavoncella di bottega del Pisanello (da Salomon).

Difficile superare i ricchi ed elegantissimi allestimenti di Pier Luigi Pizzi, per il gentile e bravo Corvino, obbligato a contestualizzare i lampadari anni Cinquanta di Carlo Scarpa (già al Teatro Comunale). Ha brillato comunque per l’eccellente scenografia degli arazzi multimaterici di San Patrignano.

Chi visita la Biennale non perda l’opportunità di vedere la deliziosa mostra sui Signorini, nell’eccezionalmente aperto e aggraziato Palazzo Antinori di Giuliano da Maiano (www.antinori.it/it/mostra-la-firenze-dei-signorini/, fino al 10 novembre) e quella sui Bronzi medicei a Palazzo Pitti  (  www.uffizi.it/eventi/plasmato-dal-fuoco, fino al 12 gennaio 2020).

Laura Traversi

Laura Traversi

Laura Traversi, laureata e specializzata in storia dell’arte all’ Università “La Sapienza” di Roma, ha svolto, tra 1989 e 2003, attività di studio, ricerca e didattica universitaria, come borsista, ricercatore e docente con il sostegno o presso i seguenti istituti, enti di ricerca e università: Accademia di San Luca, Comunità Francese del Belgio, CNR, ENEA, E.U-Unione Europea, Università Libera di Bruxelles, Università di Napoli-S.O Benincasa. Dal 2004 è docente di Storia del collezionismo presso l’Università degli Studi di Chieti-Università Telematica Leonardo da Vinci.
Ha pubblicato saggi ed articoli in riviste specialistiche italiane e straniere, atti di convegni in Italia e all’estero, opere enciclopediche, volumi collettivi, sui seguenti argomenti: ritrattistica e storia del collezionismo, pittura leonardesca, ebanisteria, medaglistica e scultura, materiali e tecniche artistiche, tecnologie scientifiche applicate allo studio delle opere d’arte.

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