ArteFiera 2018 in dettaglio ed euro e mostre in città. Perché non mancare Bologna

Eccellente fiera nazionale, con un’identità definita e circoscritta: qualità molto elevata, tra contemporaneo e storicizzato, internazionalità legata ai nomi d’oltreconfine garantiti dalle grandi gallerie, comunque all’altezza degli appuntamenti di Art Basel e Frieze, e che meno hanno sofferto dei decenni di combattimento trascorsi nell’ agone del mercato artistico interno. Reggono egregiamente  la competizione sulla qualità delle proposte anche gallerie fuori del palcoscenico più performante dell’ Art Market globale. Questa resta ArteFiera di Bologna nel 2018, con 152 espositori, da tempo il maggiore fatturato fieristico nazionale  di settore), luogo di incontro per il collezionismo italiano che non compra solo a Londra o Basilea per poi depositare nei caveaux o nei porti franchi ma vuole gustare il rapporto col gallerista o mercante competente più vicino, o la presenza degli artisti negli stand.

Spiccano i  Solo show (28) allestiti – immaginiamo con quanto lavoro – da diversi  galleristi, tra cui citiamo in sintesi: Artea (Marcello Morandini), Campaiola (Giuseppe Capogrossi), Caldirola (Paolo Grassino), Copetti (Mirko Basaldella), Poleschi (Giuseppe Pinelli),  Galleria Russo (Duilio Cambellotti), Z20 Sara Zanin (Beatrice Pediconi) spinti a ciò anche dalla direzione di Angela Vettese, al secondo anno.

I loro stand hanno creato delle vere e proprie monografiche,  forse piccole rispetto ad una mostra istituzionale, ma visibilmente amorevoli  ed ambiziose, tanto che raggiungono – crediamo– l’esito di far davvero meglio (ri)conoscere gli artisti cui sono dedicate. Bravi, davvero.

Da Contini UK un  magnifico allestimento tutto su Robert Indiana, con alcune tele e sculture da 100.000 € ma anche multipli da 100 €. Altri assolo di particolare evidenza vengono intonati per Manolo Valdes (da Contini-Venezia)Piermattei Edoardo (Thomas Brambilla). Professionali, ma senza sorprese: Turi Simeti (Dep Art), Gian Paolo Barbieri (foto divi italiani, 29 Arts in progress).

Poi si devono citare (s)oggettivamente le opere di artisti come Joe Tilson (Antonio Verolino, magnifici tappeto ed arazzo a € 35.000 e 80.000),  Maria Lai (Galleria Morone), Paolo Ciregia (l’Elefante Arte Contemporanea), Valerio Berruti (Marco Rossi Contemporanea), Antonio Trotta (Bonelli-Milano), Daniel Spoerri (Boxart, con un grande pezzo storico a solo € 25.000!), Greg Bogin (artesilva), David Reimondo (Mazzoleni), Tommaso Ottieri ( Forni), Massimo Giannoni e Stefan Hoenerloh (Rubin), Max Bergquist (Marignana).

Ottima selezione anche da gallerie come Granelli (T.Festa, H.Nagasawa, R.Ranaldi, G.Spagnulo) e Tonelli (Fontana), o meno st(r)a(r)note come ad es. Kanalidarte-Brescia (Biasi, Willi Siber, Fontana, C.A.Quin, Vasarely, Grignani).

Per il talento, e l’incanto che ne scaturisce, gli artisti: Matteo Massagrande (Punto sull’Arte), Alessandra Giovannoni  (Galleria Francesca Antonini), Ana Kapor, Riccardo De Marchi (E3 arte contemporanea), Liu Boling (Boxart).

Per il piacere e la cura(tela) dell’ allestimento dai galleristi: Canepaneri, Primo Marella (Abdoulaye Konaté, K.Sugiyama,S.Xinning, Elio Marchegiani, grande internazionalità a prezzi interessanti), Galleria Tega, Studio Guastalla, Rosso Vermiglione (con G. Laveri e le sue ceramiche “di successo”, a partire da € 1200).

Tra le opere di grandi nomi comunque (s)oggettivamente notate: gli italiani Leoncillo (da Lampertico), Alberto Savinio (1930, da Mazzoleni), Piero D’Orazio (Deniarte) e gli stranieri Georges Mathieu e Hans Hartung (Dellupi), Peter Halley (Flora Bigai), Jan Davenport (Tega), Julio Larraz (Contini-Venezia), Shōzō Shimamoto (da ABC Arte, a 220.000 €), Vasarely (da Kanalidarte), Tano Festa (Granelli). Per finire con Morandi e Mirò (da Torbandena).

Gli artisti molto rappresentati negli stand? Carla Accardi, Afro, Getulio Alviani, Agostino Bonalumi, Pier Paolo Calzolari, Capogrossi, Enrico Castellani, Giorgio De Chirico, Piero D’Orazio, Tano Festa, Lucio Fontana,  Hans Hartung, Pino Pinelli, Mario Schifano, Giulio Turcato,  Piero Gilardi.

Piaciute le opere di Matt Phillips (da Raffaelli-Trento), Sergio Fermariello (Tonelli, Trisorio), Simafra (Russo), Michal Maku (Paci Contemporary), Bertozzi e Casoni e Antonio Trotta (Bonelli), Medhat Shafik (Marcorossi), Perino e Vele (Anna Marra), Francis Celentano e Franck Malina (RCM Galerie), Alessandro Papetti, Luca Pignatelli e Fabio Viale (Poggiali), Migliazza (L’Ariete), Giorgio Tonelli (Forni), Clara Brörmann (Federica Schiavo), Faig Ahmed (Limits), Eugenio Tibaldi (Umberto Di Marino), Ivan Barlafonte (da Michela Rizzo).

Sempre più corazzate le “macchine da guerra” della Galleria dello Scudo (con Marco Gastini, Vedova, Consagra, Afro), di Tornabuoni (con Campigli, Casorati, Tozzi), Contini (Julio Larraz, Manolo Valdes, Igor Mitoraj) e di Galleria Continua (Ahmed Mater, Giovanni Ozzola) che prosegue sulla sua strada.

Sul guado di un apparente eclettismo contemporaneo, si trovano, con pratiche tecniche ed esiti diversi, sia un Matteo Bergamasco (abc-arte e Bonelli) che i Vedova-Mazzei. Testimoniano il quasi incredibile fluire di temi e memorie demonizzati fino all’ altroieri? La caduta di ogni vecchio tabù anti-figurazione di  fronte ad una libera ispirazione artistica? Dietro i rassicuranti acquerelli del duo incombono i drammi odierni (es. Floating human shit searching the perfect storm in Mediterranean Sea, alla Galleria Di Marino).

Per la fotografia, quest’anno non isolata in una sezione dedicata, ma diffusa, abbiamo notato particolarmente: Francesco Jodice e Francesca Grilli (Umberto Di  Marino), Massimo Vitali, Andrea Chiesi, Gian Paolo Barbieri e Giacomo Costa (Guidi e Schoen), Armin Linke (Vistamare), Raffaela Mariniello e Lucio Romano (Studio Trisorio), Gianni Pettena (Bonelli)  Giuseppe Ripa (Romberg), Carlo Benvenuto (Mazzoli).

Nelle stesse gallerie opere affascinanti di Eugenio Espinoza, Eugenio Tibaldi. Si notano anche Goran Trbuliak (P420),  Marcia Kure (Nigeria, Officine dell’ immagine)Giulia Marchi (Materia). Tanti altri validi possono essere sfuggiti al cronista e ce ne si scusa.

Viceversa, esiste un’area grigia, in cui sicuramente albergano anche artisti ed opere non prive di significato, che non “bucano” la scena,  paiono vegetare su un minimalismo e un citazionismo post-concettuale quasi trasparente, facile da dimenticare.

Si passa oltre e, forse è inevitabile che ognuno ami o scelga, selezioni ed escluda.  Ma l’appeal dell’evento ne risente, anche al paragone di Fiere generaliste come il BRAFA, in corso alle stesse date, o il MIART in ascesa.

La risonanza degli eventi dell’Art Market italiano è buona (anche Art Verona risulta in crescita), ma sotto-proporzionata  rispetto al peso specifico dei nostri artisti moderni e viventi, alla passione e allo studio di tanti addetti. Si pensi al ruolo e ai prezzi del MAC-Movimento d’Arte Concreta (es. Atanasio Soldati, Manlio Rho, ecc. da Cardelli e Fontana).

La vitalità sempre in potenza e lo  sforzo di sopravvivenza di molti operatori in un’area poco strutturata rispetto a Germania, Olanda, Belgio, Gran Bretagna, è premiato meglio negli acquisti esteri. I nostri giovani (artisti, curatori, conservatori, galleristi e mercanti) e meno giovani hanno una speranza di prosperità (è legittimo, no?) soprattutto o solo se emigrano?

Per quanto ancora saremo tutti stretti nella  morsa di una fiscalità -cieca per i redditi bassi, iniqua per quelli medi e minacciosa per parte di quelli alti- che si ricorda poco e male che arte (lat. ars, artis= dalla radice ar: adattare, fare, produrre)  per quasi tutti coloro che la praticano non è lusso, ma fare, trasformare, creare.

Solo alla fine di un percorso, più o meno lungo e per i più fortunati, diventa uno stratosferico emblema di status. Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di un prodotto culturale  (come un libro o una poesia, per i quali esiste un’ IVA al 4%!). E’ evidente a molti che sarebbe fondamentale  praticare condizioni speciali durante le fiere di settore per dare uno scivolo ai compratori stranieri e nazionali.

Si aggiungano pochi dati concreti a beneficio di chi ne ha voglia: in Gran Bretagna la soglia di reddito a partire dalla quale i molti esercitanti  libera professione  devono aprire  partita IVA è di 85.000 £ (e non 5000 € lordi), si pagano le tasse a partire da 11.500 £ (e non 8000 € ). Le tasse ammontano al 20% tra 11.000 e 45.000£ e diventano il 40% tra 45.000 e 150.000£, ma si scarica ogni tipo di costo professionale (bollette incluse).

Tornando a Bologna, la collaterale  Set Up è migrata (con 39 espositori, di cui 27 gallerie italiane, 7 straniere e 5 editori) nell’antico Palazzo Pallavicini, smarcandosi  dallo spettrale contenitore dell’ Autostazione.

Dello straniante mix complessivo -stavolta il tema dato era L’Attesa – ci limitiamo a segnalare alcuni artisti e qualche prezzo, che giustificano curiosità e caccia al talento: Elisa Baldissera (Eggers 2.0) riassume gli elementi del suo lavoro recente in uno scafandro da palombaro. Delicata Federica Giulianini (da Vibra, a partire da 250€ e 450). Nella cappella di Palazzo abbiamo notato Solomostry (Martina’s Gallery, con prezzi che vanno dai 100 € delle serigrafie ai 1700-3300 €). Notevole la fotografa Carla Andadre (Fundacion De la Fuente).

L’artista che impressiona di più è però la trentenne iraniana Saba Masoumian.  I suoi micro-ambienti, patinati da ruggini e perdite idriche (bagni centenari, modellini in scala, racchiusi in box da parete), sono  degradati nello spazio-tempo ma non  sporchi, specchi di vita, sangue e misteri onirici (costano da 2100 a 3500 €, presso Saaci e Villa Contemporanea).

Calda atmosfera per giovani e sempre giovani (con crêpes alla Nutella) nel Salone del Podestà di Palazzo Re Enzo (P.zza Maggiore)  con Fruit 2018 Fair Independent Art Book Fair (alla 6° edizione) dedicata a grafica e mondi della carta (dalla matita al libro d’artista).

Da vedere:

l’eccezionale la mostra al MAMBO-Museo di Arte Moderna di Bologna (fino al 13 maggio), per la quale i dirigenti ed  organizzatori bolognesi  e i curatori (E. Petrova e J. Kiblitsky per il  Museo di Stato di San Pietroburgo)  sono riusciti a far arrivare dalla Russia una serie straordinaria di capolavori ed opere storiche (anni ’70) di Natan Altman, Natalia Goncharova, Kazimir Malevich, Vasilij Kandinsky, Marc Chagall, Valentin Serov, Aleksandr Rodčenko. (www.mambo-bologna.org);

tutto México (La mostra sospesa: www.artapartofculture.net/2018/02/11/exposicion-pendiente-dei-muralisti-messicani) a Palazzo Fava (fino al 18 febbraio ) una delle 5 sedi della bella rete Museale Genus Bononiae. José Clemente Orozco, Diego Rivera e David Alfaro Siqueiros di nuovo sugli scudi in una stagione in  cui il rosso e il nero delle rivoluzioni mondiali del Novecento tornano, artisticamente parlando, sul palcoscenico istituzionale bolognese. Probabilmente la parte più interessante della mostra è costituita proprio dalle opere meno conosciute dei tre protagonisti della rivoluzione muralista messicana: certi  dipinti dei primi anni rurali o francesi o comunque  modernisti e vagamente borghesi. Molto belli, bilanciano le  troppo viste masse ondeggianti degli anni ruggenti:

al MAST-Manifattura Arti, Sperimentazione e Tecnologia sempre raccomandabile un passaggio, in particolare per  Sohei Niscimo, colla premiata opera sul Fiume Po, e per la super-intrigante mostra dei modellini di Anish Kapoor  (www.mast.org).

E ancora:

la raccolta, sebbene conti 60 opere, pregiata nelle presenze e nella sede di S.Maria della Vita, mostra su René Paresce e gli  Italiens de Paris  (Severini, Savinio, De Chirico, Campigli, De Pisis e Tozzi) che condivisero, negli anni Venti-Trenta un linguaggio post-cubista e post-futurista, tra Metafisica, Classicismo e nuove strade, rispetto ai percorsi francesi post-impressionisti e surrealisti.

Infine:

la mostra su Luigi Busi(1837-1884), a Palazzo d’Accursio (fino al 18 marzo) della quale vanno citati innanzitutto i deliziosi dipinti giovanili del Collegio Venturoli, alcuni madreperlacei ritratti femminili, il Tasso a S. Onofrio, le vivaci scene di vita familiare ottocentesca.

ArteFiera 2018 sito web

  • REVOLUTIJA da Chagall a Malevich da Repin a Kandinsky.
    Sede: MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna. Fino al 13 maggio 2018
  • México – La Mostra Sospesa – Orozco, Rivera, Siqueiros.
    Sede: Palazzo Fava. Via Manzoni 2 Bologna. Fino al 18 febbraio
  • René Paresce. Italiani a Parigi. Campigli, de Chirico, de Pisis, Savinio, Severini, Tozzi.
    Sede: Santa Maria della Vita. Via Clavature, 10- Bologna. Fino al 25 febbraio.
  • Luigi Busi. L’eleganza del vero 1837-1884, promossa dall’Associazione Bologna per le Arti.
    Sede: Palazzo d’Accursio, Bologna.  Fino al 18 marzo 2018.   Info:  www.bolognaperlearti.it
Laura Traversi

Laura Traversi

Laura Traversi, laureata e specializzata in storia dell’arte all’ Università “La Sapienza” di Roma, ha svolto, tra 1989 e 2003, attività di studio, ricerca e didattica universitaria, come borsista, ricercatore e docente con il sostegno o presso i seguenti istituti, enti di ricerca e università: Accademia di San Luca, Comunità Francese del Belgio, CNR, ENEA, E.U-Unione Europea, Università Libera di Bruxelles, Università di Napoli-S.O Benincasa. Dal 2004 è docente di Storia del collezionismo presso l’Università degli Studi di Chieti-Università Telematica Leonardo da Vinci.
Ha pubblicato saggi ed articoli in riviste specialistiche italiane e straniere, atti di convegni in Italia e all’estero, opere enciclopediche, volumi collettivi, sui seguenti argomenti: ritrattistica e storia del collezionismo, pittura leonardesca, ebanisteria, medaglistica e scultura, materiali e tecniche artistiche, tecnologie scientifiche applicate allo studio delle opere d’arte.

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