(Buone) notizie da Arte Generali?

C’è una sfida, o meglio un grande progetto con le sue (pre)visioni nel lancio di Arte Generali, neonata unità operativa con cui il colosso assicurativo italiano (61 milioni di clienti in 50 paesi e 71000 dipendenti), dopo una fase di sperimentazione in Germania, dalla Torre Storta di Zaha Hadid (Milano, piazza delle Tre Torri 1) si propone di conquistare un posto di primo piano nella protezione, assicurazione, riassicurazione delle opere d’arte.

Per collezionisti e musei importanti, ma anche piccoli o di minima dimensione (da 100.000 a 450 milioni di dollari) e con strumenti più economici, friendly, semplificati nelle procedure di attivazione della copertura a garanzia di trasporti, danni, furti etc., a partire da una app(plicazione) progettata per superare le barriere della strumentazione convenzionale propria sin qui del settore.

L’Italia qui brillava per la sua assenza, a fronte di competitors come la francese Axa-Art (da cui provengono il CEO Bonnet e Jean Gazançon, CEO Arte Generali) malgrado Generali sia la prima realtà europea per raccolta premi (66 miliardi).

Arte Generali ha l’ambizione di creare un’offerta competitiva, pur se di nicchia (20 milioni previsti), ritenuta perfettamente propria del Dna di questo gruppo storico (170 anni, dal 1831), presto (in 3-5 anni) e bene. Colmando uno spazio bizzarramente trascurato nel Bel Paese. Andando a cercare nella nicchia di quelle migliaia di proprietari che non esprimono nemmeno compiutamente una domanda che ormai necessita innovazione e adeguamento tecnologico (a partire da smartphone e blockchain).  

Arte Generali intende offrire ai suoi clienti un accesso personalizzato e immediato, agevole ed economico, alla protezione, prevenzione e a molti servizi integrati, ovvero assistenza per restauro, imballaggio, trasporto e custodia, valutazioni online (stima da remoto) sempre aggiornate.

Per fare breccia in un comparto trascurato sin qui, il fotografo Oliviero Toscani, già attivo per il gruppo (Genertel), ha proposto al CEO Bonnet di coinvolgere Maurizio Cattelan quale testimonial della campagna di lancio. E’ successo che il discolo professionista dell’art system, durante la conferenza stampa, è rimasto muto uditore nell’ultima fila dell’Auditorium.

Zompettava dalla gigantografia col WC-refurtiva (di cui non si sa più nulla), quasi in costume adamitico, ma al tavolo degli oratori ufficiali non è assurto, sfoderando a latere un aplomb da gentiluomo nel rapporto con impiegati, addetti dell’informazione e non; bilanciato e attento a non svuotare di senso presenza e parola e confermando una sensibilità quasi animalesca nell’evitare le trappole e i rischi dell’autocelebrazione per un non- pittore, non-scultore e non-artista, come si auto-proclama; soprattutto quando un altro testimonial della fama di Toscani lo (ri)chiama al ruolo e gli funge da spalla, dimagrito e rilassato.

Ma a microfoni spenti, Cattelan, tra firme timbrate e foto-ricordo regalate di/a tutti i presenti (by Stefano Beggiato = atelier di Oliviero Toscani), si concede riflessioni e spunti in brain-storming con chiunque ne abbia voglia. 

L’ingresso ufficiale del  player assicurativo italiano globale Generali nell’hortus conclusus dell’arte si profila come una buona notizia, testimoniando concretamente che c’è chi scommette sulla crescita del comparto: mirando a clienti corporate e istituzioni museali tedesche (entro fine 2019), e, a seguire, in Francia, Italia, Austria, Svizzera, Spagna, Emirati Arabi Uniti e Hong Kong.

Il lancio  arriva a Milano in rapida successione con l’altro lato della medaglia Generali, svelato a Roma: con la riapertura dell’ elegante Palazzo Bonaparte – architetto Antonio De Rossi già residenza dell’imperial madre Letizia, (1818-1836) e sede romana del “Corriere della Sera” – dove sono esposti gli Impressionisti segreti  (fino a marzo 2020: articolo  qui pubblicato), tutti provenienti da collezioni private.

Nell’infilata delle nove stanze del piano nobile, una ricca serie di paesaggi, vedute urbane, marine, ritratti, suddivisi per temi ed artisti, esaltano la sobrietà di questo quasi dimenticato gioiellino sei-settecentesco, strategicamente ubicato – come balconcino coperto (bussolotto) e splendida altana testimoniano – tra Palazzo Venezia e Palazzo Doria Pamphili.

Restaurato e attrezzato come spazio capitolino di Generali Valore Cultura, attiva da tempo in molte partnership culturali. Tra i dipinti più belli (v. photogallery), citiamo opere di Gustave Caillebotte, Paul Gauguin, Eva Gonzalez, Achille Laugé, Claude Monet, Berthe Morisot, Camille Pissarro, Pierre-Auguste Renoir, Paul Signac, Alfred Sisley.

Nel buen retiro di Letizia, salotto di eminenze ed aristocratici, che sopravvisse ben 15 anni al figlio arbitro tra due secoli (cit. Manzoni), tre secoli di storia architettonica si armonizzano nella fusione di finezze berniniane, borrominiane, neoclassiche,  volute dalla famiglia ligure d’Aste (1657-77) e  dai Bonaparte – Letizia e Luciano fino all’erede conte Primoli – la cui eredità è confluita nel Museo Napoleonico di Roma, (http://www.museonapoleonico.it/ visibile con tutti i Musei di Roma Capitale ai 5 Euro l’anno della MIC Card, http://www.museiincomuneroma.it/it/infopage/mic-card). 

In Palazzo Bonaparte spiccano il canoviano gesso monumentale di Napoleone come Marte vincitore, che replica splendidamente il bronzo di Brera (dal marmo portato a Londra-Wellington House, da colui che sconfisse N. a Waterloo) e i  caminetti anch’essi canoviani. La dimensione della mostra (50 opere su tela di altissimo livello) e la limpidezza di  apparati e  catalogo, really affordable, sembrano molto graditi al numeroso pubblico del sabato mattina.

La formula è sperimentata in molte iniziative di Arthemisia, l’operatore culturale già attivo sull’altro lato di Piazza Venezia, nel Vittoriano, oltre che in tante altre sedi espositive italiane e qui sposato a Generali.

www.artegenerali.com

Info mostra Impressionisti Segreti, a cura di Marianne Mathieu e ClaireDurand-Ruel; catalogo Arthemisia Books – Palazzo Bonaparte – Spazio Generali Valore Cultura, Piazza Venezia, 5 (angolo Via del Corso), Roma, fino all’8 marzo 2020

Laura Traversi

Laura Traversi

Laureata e specializzata in storia dell’arte all’Università “La Sapienza” di Roma, ha svolto, tra 1989 e 2010, attività di studio, ricerca e didattica universitaria, come borsista, ricercatore e docente con il sostegno o presso i seguenti istituti, enti di ricerca e università: Accademia di San Luca, Comunità Francese del Belgio, CNR, ENEA, MIUR-Ministero della Ricerca, E.U-Unione Europea, Università Libera di Bruxelles, Università di Napoli-S.O Benincasa, Università degli Studi di Chieti-Università Telematica Leonardo da Vinci. Dal 2010 è CTU-Consulente Tecnico ed Esperto del Tribunale Civile e Penale di Roma. È autrice di articoli divulgativi e/o di approfondimento per vari giornali/ rubriche di settore e docente della 24Ore Business School.

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