La 19a Biennale di Architettura di Venezia dell’architetto ed ingegnere Carlo Ratti (in corso fino al 23 novembre) si presenta nel segno della varietà, sia nei partecipanti, cresciuti fino a 762 con 66 nazionalità tra Giardini, Arsenale e padiglioni urbani, sia nelle proposte.

Senza perdersi in intellettualismi sulle forme di intelligenza considerate nella curatela (naturale, artificiale e collettiva), quello che colpisce positivamente sono le partecipazioni di paesi che davvero affrontano sfide climatiche molto serie.

Ed anche ritrovare alla Biennale un inventario di strategie di coloro che devono gestire costi energetici in crescita, come i centri urbani e dunque anche i più classici siti residenziali, dai centri storici alle periferie, dai giardini terrazzati del palazzo Acros a Fukuoka (Giappone, di Emilio Ambasz e associati, 1995) ai tetti di Parigi alla partecipazione ad Home di 100 studenti e creativi (Australia).

Casi di “riallineamento e adattamento climatico” davvero affascinanti.

Da secoli, se non da millenni, alcune aree del pianeta hanno perfezionato strategie di raccolta e sfruttamento delle risorse idriche ed alimentari da cui tutti possiamo trarre lezioni importanti.

Se Israele, che non partecipa a questa edizione, così come la Russia, ha impressionato sempre riuscendo a coltivare arance nel deserto, è con gli arabi che in Sicilia sono arrivati gli agrumi e sono stati creati i più celebri  giardini medievali di Palermo.  Nel XVI secolo poi, gli ebrei in fuga dalla Spagna si sono rifugiati in tanti proprio in Sicilia (e poi a Livorno).

Quindi non dovrebbe sorprendere che il Bahrain vinca il Leone d’oro con Canicola, che Oman ed Emirati Arabi Uniti investano nei padiglioni di Venezia, portandoci allestimenti affascinanti per coltivare pomodori e papaya nel deserto o per refrigerare con impatto ambientale quasi nullo case ed edifici pubblici (casi di raffrescamento geotermico).

 

Venice Biennale 2025. Arsenale. Bahrain Pavillon Heatwave
Venice Biennale 2025 EAU Pavillon

 

Molte delle loro riflessioni, che discendono da tradizioni millenarie, possono indicarci tecniche e strumenti di adattamento ai contesti ambientali più severi a cui anche certe nostre regioni devono (o dovevano già in passato) far fronte, senza aspettare oltre.

Venice Biennale 2025 Marocco Pavillon

L’Italia è piena di aree in cui l’assenza di grandi ed abbondanti risorse idriche obbliga a tecniche agricole di canalizzazione e raccolta delle acque. Dalla Reggia di Caserta alla stessa Roma, una parte importante del flusso idrico capitolino è tributaria degli acquedotti antichi, in larga parte ancora  efficienti. Spesso è la manutenzione delle tubazioni ciò che genera più sprechi.

A Venezia, USA e Gran Bretagna non smettono di sorprendere, cambiando sempre temi ed invenzioni. Quest’anno con allestimenti ludici, fatti per il relax e la riflessione sui materiali edili e sul senso della partecipazione alla Biennale di Architettura. Quello USA è incentrato sul Portico/Porch come luogo conviviale aperto all’esterno.

Biennale di Architettura di Venezia 2025. Il Padiglione USA come Portico

Un altro padiglione nazionale ricco di proposte stimolanti è quello della Spagna, ai Giardini, con materiali riciclati in loco di Housing sociale in cui si riutilizzano materiali di scarto, come l’arenaria riciclata.

Tra gli esempi di recupero storico e restauro architettonico, quello dell’Arsenale veneziano di Candia/Creta, ad Heraklion e Chania, e quello della Turchia che combina tecniche tradizionali e materiali innovativi. Ola Office for Living Architecture, così come Vector Architects, dedicano molta attenzione alle strutture arboree e al loro potenziale architettonico.

Biennale di Architettura di Venezia 2025. Arsenale. Vector Architects. Indice degli alberi

Il Padiglione Italia, come al solito, raccoglie contributi da ogni area accademica e del MIC. Assemblandoli in un percorso itinerante lungo tutto il Padiglione molto dispersivo, ricorda i “manifesti″ a latere dei Convegni, per intenderci quelli messi su per far partecipare tutti i collaboratori mentre il capo e i professori che contano si confrontano sul palco degli oratori.

Giusto vicino a Cina e Giardino delle Vergini, ovvero all’uscita, gli eredi del Celeste Impero estraggono dal cappello anche casi di recupero di antichi villaggi quasi abbandonati, di cui si mostrano, in Arsenale, materiali, tecniche costruttive e progetti in corso di realizzazione.

Venice Biennale China Pavillon

Tra le aree ad alta intensità techno, all’inizio delle Corderie dell’Arsenale, i progetti per la robotizzazione e alcuni umanoidi cinesi ma soprattutto qualche caso impressionante nella  progettazione/costruzione di stazioni orbitali intorno alla terra luna e su Marte con un progetto di basi e città sottomarine, fino a 10.000 abitanti, dentro un cratere, coperte di acqua e  sabbia, con palestre ed ospedale integrati.

Venice Biennale 2025. Arsenale L’umanoide cinese.

Sogni? Però si scoprono contributi da ogni laboratorio globale come anche progetti già noti tipo il cane robot usato per terremoti e alluvioni.

Tra tanti, interessante la giacca FOG-X utilizzabile per la raccolta di acqua potabile da nebbia o acqua piovana. Molti sono i progetti che canalizzano la crescita spontanea di elementi naturali, massimizzandone l’energia, come i tessuti Interwoven. 

Venice Biennale 2025. Arsenale FOG – X by Pavels Eldstrom

La stessa laguna, e Venezia, al centro di essa, ma tutto il sistema di barene, lidi, mostra non pochi punti di contatto con sistemi di confine dal delicato equilibrio climatico ed ambientale, come Floating Ecosystem e altri sistemi galleggianti dall’Ecuador al Perù, per case e villaggi, tra palafitte ed enormi liane ad esempio di canapa, di cui, come per la banana, si analizza la filiera tradizionale.

Venice Biennale 2025 Perù Pavillon. Sistema costruttivo Lago Titicaca

Sorprendente caduta di scientificità nel padiglione Austria, in cui Roma viene presentata come centro di degrado e crudeli sgomberi alla cieca.    

Invece, se abbiamo fatto il Mose a Venezia, malgrado sprechi e squilibri di cui la cittadinanza non ha colpe, e quest’opera gigantesca ha prodotto comunque esiti utili ad arginare il drammatico fenomeno delle acque alte, sarà ben possibile applicare estesamente i tanti virtuosi esempi di gestione inventariati da Ratti nella sua Biennale.

Come al solito, costerebbero poco e genererebbero molti vantaggi, perché è davvero un inventario di casi virtuosi, come lo era stato nel 2014 quella di  Rem Koolhaas, a tratti enciclopedica e piena di buona volontà. Ma fu ascoltato?

Questa è la domanda che, al di là del colore di appartenenza, dobbiamo farci da cittadini. Se ce la faremo in tanti e non ci dimenticheremo chi ha risposto davvero nella pratica, faremo passi avanti.

Venice Biennale 2025. Canada Pavillon
immagine per Laura Traversi
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Laureata e specializzata in storia dell’arte all’Università “La Sapienza” di Roma, ha svolto, tra 1989 e 2010, attività di studio, ricerca e didattica universitaria, come borsista, ricercatore e docente con il sostegno o presso i seguenti istituti, enti di ricerca e università: Accademia di San Luca, Comunità Francese del Belgio, CNR, ENEA, MIUR-Ministero della Ricerca, E.U-Unione Europea, Università Libera di Bruxelles, Università di Napoli-S.O Benincasa, Università degli Studi di Chieti-Università Telematica Leonardo da Vinci. Dal 2010 è CTU-Consulente Tecnico ed Esperto del Tribunale Civile e Penale di Roma. È autrice di articoli divulgativi e/o di approfondimento per vari giornali/ rubriche di settore e docente della 24Ore Business School.

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