Tirava un’aria insieme frizzante e prudente all’apertura di ArteFiera di Bologna (51° edizione) malgrado l’attuale contrazione del mercato, dal contemporaneo all’antico. Peccato per la grande delusione sull’IVA che in Italia, unica tra i grandi protagonisti dell’arte, resta ancorata ad un’aliquota del 22% terribilmente alta rispetto a quelle adottate ad inizio 2025 negli altri paesi UE (Francia 5,5 %, Germania: 7%). Alta, dicevamo, perché l’attuale fiscalità italiana prevede un’aliquota Iva ridotta del 10% solo per le cessioni dall’ autore/artista o dai suoi eredi e per le importazioni dall’estero.

Cosa significa in concreto?
Riassumiamo come lo spiegano Sirio Ortolani (Presidente ANGAMC-Associazione Gallerie di Arte Moderna e Contemporanea), Alessandra Di Castro (Presidente del Gruppo Apollo) e Bruno Botticelli (presidente AAI) nel talk alla 38° edizione di Modena Antiquaria, ovvero che, soprattutto nel globalizzato mondo del contemporaneo: “lo stesso artista potrebbe costare per il pubblico fino al 17- 15 % in più da noi che all’estero” aumentando il notorio gap del nostro fragile mercato dell’arte interno, con la sua pregiata filiera di artigiani, restauratori, trasportatori, fotografi, grafici, editori, addetti diversi, spesso malpagati, rispetto ai ben più solidi contesti europei ed anglosassoni.
Tanto le Associazioni Nazionali che tutte le gallerie dentro e fuori Arte Fiera sono svantaggiate dal fatto che un’opera a valore 100, può costare 105.5 a Parigi, 107 a Berlino e 122 a Milano, per effetto del fallito allineamento della voce IVA a quello che, dopo Brexit e la Direttiva EU 522/2922, gli altri hanno già scelto.
Carlo Milano, italiano di Londra (Callisto Fine Art) dice:
“C’è un’occasione storica, proprio ora che Londra sta perdendo colpi, con Brexit e l’inasprimento delle tasse. L’Italia ha un potenziale altissimo… ma restiamo con la soglia per l’autodichiarazione a 13.500 €, attestati di libera circolazione a 50 e non 70 anni.”
L’Italia è in ritardo nel trarre vantaggio dalla possibilità per gli Stati EU (dal 1gennaio 2025) di inserire tra i beni e servizi ad aliquota ridotta anche gli oggetti d’arte e d’antiquariato. Nonostante cultura, turismo e filiere connesse alle arti siano naturalmente integrabili all’ aumentata attrazione della penisola per gli investimenti esteri. Fanno eco le parole di Ortolani:
“Anche lo stato perde in tasse e redditi da lavoro se non c’è uno sviluppo integrato” e richiama la necessità che il governo risponda velocemente all’ allarme del settore. Il mercato dell’arte non è distinto dalla cultura. Presente e futuro della cultura artistica passano molto dalle gallerie, che sono intermediari tra artisti, pubblico, accademie d’arte (es. Masters), musei, giornali, editori d’arte, restauratori, mestieri artigiani…”
Se si inceppa ancora di più il motore del mercato e delle gallerie, molti tra giovani artisti e addetti ai lavori sostenuti dalle gallerie migreranno o abbandoneranno le loro attività, come già successo per tante botteghe nei decenni successivi al Giubileo del 2000.
Aspettando ancora (tempo limite massimo: 31 dicembre 2025), tutti concordano però che, in nome della concorrenza e della competitività, l’Italia debba trovare una soluzione all’ attuale impasse normativa, che si andrebbe a sommare alla stagnazione incombente su un mercato dell’arte peninsulare, perennemente fragile. Sebbene di nicchia, è una filiera che vale quasi 4 miliardi di euro (dati Nomisma- Intesa San Paolo) e fino a 50.000 lavoratori.
Tornando ad Arte Fiera e alle sue 176 gallerie, l’offerta negli stand ha visto ulteriormente aumentata la quota del Contemporaneo e della Fotografia rispetto allo storicizzato e al primo Novecento, con varie opere di grandi dimensioni ma anche un’ampia selezione per tutti gli stadi del collezionismo, giovane per età e portafoglio. In breve: da 100 euro a 3 milioni e oltre. Giganteggiavano Aldo Mondino, da Biasutti e Biasutti, Santo Ficara (anche da Litografia Bulla), Ai Weiwei (Galleria Continua), Manuel Felisi (Galleria Russo).
Bello e competente il pubblico (tra i VIP non mancano mai Patrizia Sandretto Re Rebaudengo e Luca Cordero di Montezemolo). Vendite tutto sommato incoraggianti: ad esempio da Campaiola, con opere di Pino Pascali (anche da Tornabuoni) e Mario Ceroli (range generale: €10/200mila) e buona accoglienza per lavori anni ‘60-‘70 del Gruppo Tempo3 di Genova (es. Rocco Borella) da Matteo Bellenghi. Da Eddart un raffinato solo show di Mimmo Rotella entro € 10/70mila.
Ben riuscito lo stand di Glauco Cavaciuti, che ha fruttato alcune vendite già dall’apertura. Anche da Torbandena il range delle proposte resta contenuto tra €30/120mila, a parte un Picasso del 1967. Notati un Georges Mathieu e un Fausto Melotti (1/99 a 95mila) da Galleria Tonelli.

Le scelte e le vendite da Tornabuoni hanno confermato il trend, con cessioni su Dorazio, Casorati, Parmeggiani di medio impegno economico. Opere d’eccellenza: Alberto Biasi (Tornabuoni), Nunzio (2019) da Mazzoleni, quasi tutto da Galleria Continua.
Altri stand molto curati: Ferrarini Arte, Cardelli e Fontana (con Gualtiero Nativi e Mario Radice) e qualcuno anche nella collaterale Booming, diretta da Simona Gavioli in Corte degli Isolani.
Tra i ripescaggi: Roberto Crippa (Di Paolo Arte, Galleria Giraldi) e Umberto Mastroianni (Costa Arte Contemporanea).
Per il Futurismo erano da vedere la Fondazione Cirulli – Pad.26 – i Giacomo Balla da Russo, Galleria De Bonis e Secci. Per gli stranieri Conrad Marca Relli (da Open Art), Joe Tilson (da Menhir Art Gallery), alcuni pregiati Mark Tobey (Glauco Cavaciuti). Nella scultura una deliziosa e piccolissima Figura femminile di Marino Marini (1950, € 100 mila) che non pubblichiamo a causa dell’obbligo-diritti SIAE (Open Art).

Lasciando la direzione di Artefiera, il curatore Simone Menegoi, cui succede il collega Davide Ferri, si è tolto un paio di sassolini dalle scarpe ricordando, alla fine dei suoi 7 anni e 2 mandati (2019- 2025) il numero delle “gallerie di ArteFiera presenti anche ad ArtBasel, nella main section Galleries, ovvero il benchmark delle fiere mondiali: sono cresciute da 4 a 14 e lì le italiane sono meno di 20 in totale. E c’è un main sponsor in BPER Banca”. Nonostante tutte le crisi, a Bologna si espone e vende, restando fedeli alla vocazione didattica e popolare.

In città, oltre all’appena inaugurato padiglione di Mario Cucinella nel parco della Montagnola, per il programma di ART CITY, sono da citare soprattutto Le Porte della Città, che ha provato a ricucire la memoria della demolita cinta muraria medievale associando ad ognuno dei 10 ingressi monumentali un intervento di un artista del Contemporaneo. Operazione indebolita, purtroppo, dall’ineguale e inadeguato stato di conservazione e recupero degli antichi gates urbani. Quanto sembrano lontani gli anni dei grandi restauri, da Palazzo Pepoli a Palazzo Fava!

Laureata e specializzata in storia dell’arte all’Università “La Sapienza” di Roma, ha svolto, tra 1989 e 2010, attività di studio, ricerca e didattica universitaria, come borsista, ricercatore e docente con il sostegno o presso i seguenti istituti, enti di ricerca e università: Accademia di San Luca, Comunità Francese del Belgio, CNR, ENEA, MIUR-Ministero della Ricerca, E.U-Unione Europea, Università Libera di Bruxelles, Università di Napoli-S.O Benincasa, Università degli Studi di Chieti-Università Telematica Leonardo da Vinci. Dal 2010 è CTU-Consulente Tecnico ed Esperto del Tribunale Civile e Penale di Roma. È autrice di articoli divulgativi e/o di approfondimento per vari giornali/ rubriche di settore e docente della 24Ore Business School.




















