Malgrado incertezze dilaganti e prezzi proibitivi di soggiorno al milanese Salone del Mobile 2025, alla 63a edizione, le presenze straniere hanno costituito il 68 % del totale di 302.548, in linea con la Biennale Euroluce 2023. L’Italia resta un paese conveniente per viaggiare e comprare.
Cresciuti gli espositori -2103 da 37 paesi- che secondo le rilevazioni statistiche (dati: Native Strategy su 475 espositori) pensano di tornare in altissima percentuale (94%). Un chiaro segnale del successo del ciclopico evento di Milano e Rho Fiera, nato nel 1961 come una locale Fiera Campionaria.
Tutto il territorio partecipa della settimana del Salone, compresi sempre più siti, piazze, palazzi, cortili ed ora anche appartamenti di charme. A cui noi abbiamo voluto aggiungere la visita a qualche museo e galleria d’arte che di innovazione, gusto e cultura se ne intendono.
Per la produzione italiana quello europeo è il primo mercato unico mondiale (circa 10 miliardi di euro nel 2024, 51% del totale). Tra delegazioni ed operatori esteri rafforzata la presenza di Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Giappone e Corea del Sud.
Cresciuta la presenza di studenti così come il numero di giovani partecipanti al Salone Satellite (700 contro i 600 del 2024) e si avverte sempre più l’ importanza d’ innovazione creativa poiché in alcuni settori, ad esempio quello degli imbottiti, il rischio appiattimento è abbastanza evidente.
È come se molti si allineassero agli stessi modelli e nessuno sa dire se sia il “gusto” ad influenzare il marketing o le aziende o il contrario.
Viceversa la stuzzicante promessa di Villa Héritage del francese Pierre-Yves Rochon di evidenziare come creatività e innovazione poggino sulle spalle del patrimonio creativo passato sembra essersi arenata in una riproposizione zoppa di lussuosi interni anni ottanta-novanta.

Rispetto all’importanza e varietà dei suoi progetti -dai Four Seasons di mezzo globo al Waldorf Astoria New York– sembrava di trovarsi in un albergo congelato da 50 anni o di sfogliare vecchie pagine dell’opulenta estetica dei trionfanti anni Ottanta, nel frattempo totalmente aggiornata, come si vede nel sito di “AD”, rivista simbolo di quegli anni.
Come mai l’attesa ispirazione della Villa di Rochon in RhoFiera sia virata in una siffatta simulazione non è dato comprendere. Per carità: l’allestimento non manca di qualità materiche impeccabili, ma è un’occasione persa per noi del pubblico a vantaggio di un arredare in cui prevale un fasto esibizionistico un po’ datato.
Strano, perché arte ed artisti, case antiche e contemporanee, musei e strade potrebbero stimolare un “mix and match” più interessante e portare a modalità di far incontrare, arredare e quindi vivere: che lo stesso Rochon pratica senza cadere in quei divani transatlantico o canotti di salvataggio tanto diffusi, adatti soprattutto per dormire o rannicchiarsi.
Ad Euroluce continuano le novità, tra le quali abbiamo notato Fly di Ferruccio Laviani per Kartell, poi la scultura-nuvola Maap in Tyvek, materiale più versatile della carta, che può arrivare fino a quattro metri concepita da Erwan Bouroullec per Flos. Inoltre Genesis di Gianluca Regazzo e SuperWire di Formafantasma, soprattutto nella versione da tavolo. Queste ultime tutte da Flos. Ma si potrebbe continuare all’infinito. Ad esempio con Skyfall di Jan Pawels da Terzani o Multidot e di Brian Sironi da Martinelli Luce.

L’importanza del contract, ovvero delle commesse medio-grandi, mentre la vendita al dettaglio (retail) si contrae, si riflette sia a Rho che nel Fuorisalone tanto per i produttori storici come Molteni quanto, nell’illuminazione, come ad esempio da Zafferano con la serie Ocean per MSC Crociere o da Unopiù, con l’outdoor per le cantine Feudi di San Gregorio.
Tra le riedizioni più amate la lampada Luce (1994/2000) di Ferruccio Laviani e quella di Joe Colombo per Kartell, i nuovi colori di Pipistrello (1965) di Gae Aulenti da Martinelli Luce, Monk (1973) di Afra e Tobia Scarpa per Molteni, Snoopy (1967) dei fratelli Castiglioni per Flos e la poltrona di Giò Ponti D.154.2. Solo per pochi (100 esemplari) Stele 1 di Arnaldo Pomodoro (2002) da Venini. E si potrebbe continuare, ma i limiti di spazio non consentono di citare tutti i meritevoli.

Più che ciclopico il Fuorisalone, con 1066 eventi e un indotto ancora in crescita, oltre i 278 milioni di euro. Vi si incrociano prodotti straordinari da Flexform, che ha allestito in modo fantastico col suo outdoor il Chiostro Sant’Angelo. Infinita ormai la serie di cortili e giardini attrezzati con sedute anfibie, adatte sia ad esterni che interni.

Poi c’è Molteni (con le sue Unifor, Dada e Citterio) che ha creato un “urban pavillon” di 7 piani, imperdibile per le future visite milanesi, in Via Manzoni, già eclettica residenza tra neorinascimento e liberty, ora trasformata dal fiammingo Vincent Van Duysen. Molteni ha attrezzato di belle e confortevoli sedute anche le sale del dirimpettaio, il glorioso Museo Poldi Pezzoli, che sta ospitando una mostra di Andrea Solario, grande pittore tra Rinascimento e Leonardo.
Da Boffi De Padova (arricchita delle pareti ADL) tante nuove proposte tra cui restano ai vertici degli imbottiti (ci dispiace per gli altri) la splendida poltrona Louisiana (1993) e il divano Raffles (1988) di Vico Magistretti. Da Frau per il 2025 si fa notare il duo con pelle fantasia Ultime notizie di Piero Fornasetti composto da poltrona 1919 e baule-bar (Jean Marie Massaud, 2007). Da Foscarini sempre molte belle lampade tra cui la Lumière da tavolo o comodino (produzione Foscarini rivisit.).

Per qualità vanno citati vari prodotti sotto i marchi Fendi Casa che tengono alta la bandiera di quella commistione di artigianalità e pianificazione industriale che è ancora, almeno in parte, l’arredo Made in Italy.
Per tutti il divano F-stripes di Ludovica Serafini+Roberto Palomba (2024). E, nel mondo del metacrilato ma non solo, la corazzata Kartell, coi progetti di Philippe Starck, Piero Lissoni e Ferruccio Laviani… ma anche altri sprazzi di genio dalla Coupole di Fabio Novembre (incantevole, ma a cosa ti servirà?). Reggono il confronto con le ultime novità la virgola in cristallo Taj di Ferruccio Laviani (2012) proprio per Kartell, la sedia da safari Twain (2016) da Magis di Costantino Grcic e la lampada portatile Bellhop per Flos, disegnata da Edward Barber & Jay Osgerby (2018).

A Rho, a stuzzicare o fare concorrenza all’eleganza e alle icone del design italiano, abbiamo incrociato gli arredi lignei di GoEs, produttore della Bosnia Erzegovina.
Iniezioni di energia anche dagli incontri con gli artigiani di Serapian, a Villa Mozart, e colle molteplici risorse creative del Salone Satellite. Noi abbiamo notato i tavoli meccanici o espandibili di Assaf Kimmel Studio prodotti da Alessandra Messali, i lavori di Sebastian Angeles, le lampade di Fiumine, Kumo, Shoma Furui, e di Haruka Mitani.
Tra le installazioni più ammirate in città la biblioteca rotante o Library of lights di Es Devlin nel cortile dell’Accademia di Brera e la cascata per Grohe di Joanna Vasconcelos a Palazzo Senato.
Laureata e specializzata in storia dell’arte all’Università “La Sapienza” di Roma, ha svolto, tra 1989 e 2010, attività di studio, ricerca e didattica universitaria, come borsista, ricercatore e docente con il sostegno o presso i seguenti istituti, enti di ricerca e università: Accademia di San Luca, Comunità Francese del Belgio, CNR, ENEA, MIUR-Ministero della Ricerca, E.U-Unione Europea, Università Libera di Bruxelles, Università di Napoli-S.O Benincasa, Università degli Studi di Chieti-Università Telematica Leonardo da Vinci. Dal 2010 è CTU-Consulente Tecnico ed Esperto del Tribunale Civile e Penale di Roma. È autrice di articoli divulgativi e/o di approfondimento per vari giornali/ rubriche di settore e docente della 24Ore Business School.










