di

Roma nel Medioevo: capire attraverso i dipinti dei Santi Quattro Coronati. Intervista ad Andreina Draghi

La basilica dei Santi Quattro Coronati è uno dei luoghi più affascinanti di Roma, oltre che del medioevo. Arrivandovi dalla tumultuosa città circostante, tra il Colosseo e la basilica di San Giovanni, può essere difficile leggerne il significato, sebbene si imponga subito come una misteriosa sopravvivenza delle fortificazioni frequenti nel medioevo anche per gli edifici di culto. Il cosiddetto incastellamento non riguardò infatti solo i borghi collinari, ma anche monasteri e loro annessi, nelle aree urbane. Questo complesso fortificato, su preesistenze romane, include un’ abside del IV secolo (via dei Querceti), mura paleocristiane, una torre campanaria e il cortile nel luogo del quadriportico paleocristiano, creato per la chiesa carolingia (nel IX secolo, sotto Leone IV), tracce di mura merlate e di un cammino di ronda. Che non bastarono a difenderla durante il sacco dei Normanni (Roberto il Guiscardo, 1084), cui seguì la ricostruzione dell’ epoca di Pasquale II (1099-1118).

Ancora oggi, il rituale d’insediamento del nuovo papa prevede il passaggio nell’area dei Santi Quattro di un millenario percorso pontificale dal Vaticano al Laterano, avente una preziosa memoria negli affreschi “da manuale” lì conservati, nella cappella di San Silvestro (rif. Actus Sylvestri, V sec. d.C. sulla vita leggendaria dell’imperatore Costantino). Vi si vede l’imperatore Costantino che scorta a piedi il cavallo bianco di papa Silvestro, riconducendolo a Roma dopo l’ auto-isolamento anti-persecuzioni sul Monte Soratte. Si tratta di un evento-cardine, emblema dell’ alleanza o della “cessione” di poteri tra impero romano e chiesa di Cristo, così come l’ episodio della donazione degli attributi imperiali (Constitutum Costantini), ovvero il phrygium -poi divenuto la tiara papale- e il sinichio od ombrellino rituale, il peculiare gonfalone o bandiera che, se aperto, segnala la presenza del papa.

Molti hanno visto il celebre apocrifo della Constitutum Constantini, (IX sec.) uscito dall’Archivio Segreto Vaticano per la mostra LUX in ARCANA (www.luxinarcana.org) ai Musei Capitolini, ma non v’è dubbio che l’altro testo fondamentale sulla trasmissione del potere temporale da Costantino al papa di Roma sia costituito proprio dai dipinti della cappella di San Silvestro. Il palazzo che li ospita fu utilizzato nel Duecento da personaggi come Carlo d’Angiò (1265) e Benedetto Caetani (poi Bonifacio VIII) nonché, nel 1433, per il banchetto dell’incoronazione dell’imperatore Sigismondo IV. Dal 1560 è sede delle monache Agostiniane che decidono della sua accessibilità.

Dopo i restauri di Antonio Muñoz (1912-1914), in anni più recenti (1997-2006) l’area è stata luogo di un ritrovamento sensazionale, capace di portare l’intera generazione dei medievisti attualmente sul campo a riesaminare molte precedenti acquisizioni, soprattutto sulla cultura artistica della Roma duecentesca.

La recente pubblicazione dell’agile volumetto divulgativo Il Palazzo cardinalizio dei Santi Quattro a Roma (SKIRA-Crediop, Euro 9) permette a tutti gli appassionati un’aggiornata immersione nella millenaria storia della città, ed è stata l’ occasione per intervistare la Dottoressa Andreina Draghi, responsabile delle ricerche e del restauro, curato da Francesca Matera.

Dottoressa, ci racconta ancora una volta l’intuizione (1989), l’emozione della scoperta e la temporanea riapertura nel 2006 (dopo 9 anni di restauri, cominciati nel 1997)?

“L’intuizione che la grande aula potesse essere affrescata è dovuta agli anni di lavoro trascorsi nel complesso dei Santi Quattro. Mi sembrava inusuale che un ciclo così importante – per i suoi aspetti storici e politici – come le Storie di Costantino e Silvestro avesse una posizione decentrata e costituisse un documento isolato. Durante il restauro degli affreschi situati nella chiesa, la badessa del monastero, Madre Rita Mancini, mi invitò a un sopralluogo negli ambienti del convento e, alla vista del magnifico spazio della sala, situata proprio sopra la cappella di San Silvestro, pensai che probabilmente al di sotto degli strati di intonaco potessero celarsi altri dipinti. Così programmai alcuni tasselli di descialbo (n. d. R.: il descialbo, nel restauro artistico, consiste nella rimozione accurata di tutti gli strati di scialbo – colore o pittura – sovrammessi a una pittura o a un intonaco antico): ad ogni saggio corrispondeva un’ immagine. La sorpresa fu enorme. Ricordo lo sgomento. A cantiere appena avviato, il descialbo è solo molto parziale, quasi tutta l’ immagine non è visibile e questo non consente di valutare nemmeno la portata del contributo scientifico che si potrà dare. Il descialbo si conduce sempre dall’alto verso il basso, parete dopo parete. Dunque, le immagini emergevano settore per settore, e in base ai finanziamenti erogati. Terminata una sezione, se ne poteva avere una lettura, ma mancava quella delle porzioni laterali.Quindi, dal punto di vista scientifico, il lavoro è stato molto faticoso. Subivamo una grande pressione, anche perché avevamo deciso di condurre tutto l’ intervento di restauro col bisturi. Francesca Matera aveva solo 2 assistenti (per 350 mq di pareti). Solo nella volta, la presenza di grandi lacune aveva consentito di capire che si poteva intervenire col micro-trapano. Alla difficoltà del cantiere si aggiungeva la pressione esercitata dall’imminenza del Giubileo del 2000, di cui quel ritrovamento sarebbe potuto diventare una perla. Riuscimmo ad evitare di essere triturati dalle scadenze e dal meccanismo dell’ Anno Giubilare.
Accanto a tutto questo, c’era la gioia della scoperta e l’ entrata in un mondo enciclopedico.
Sono stati 9 anni che hanno riempito la vita di entrambe. Guardando chi restaura talvolta mi capita di notare quanto il loro operare abbia in comune con quello di chi li ha preceduti sui ponteggi, secoli prima.”

Lei ha suggerito che l’Aula Gotica – definita la Cappella Sistina del Medioevo – fosse luogo di amministrazione della giustizia, anche in relazione all’identità del committente, Stefano Conti.

“Siamo in un palazzo cardinalizio. La funzione dell’edificio non era solo residenziale, ma anche politica. Nelle chiese di S. Clemente e S.Agnese sono di recente emersi lacerti di affreschi, ma la loro frammentazione impedisce di ricostruire il contesto originale. Ai Santi Quattro, la fortuna è stata data dalla loro estensione e dal loro perfetto stato di conservazione. Nessun intervento successivo al XIII secolo ne ha alterato l’insieme, né prima né dopo l’insediamento delle monache di clausura Agostiniane, che dopo 500 anni ancora manutengono l’edificio.
Una lapide nella Cappella di S.Silvestro incardina gli affreschi a date (1246) e committenza precise, ovvero a quella di Stefano Conti, vicario del pontefice quando era a a Lione, per il Concilio in cui fu destituito Federico II. Il ruolo di Stefano Conti è fondamentale per capire questo palazzo. Era uditore papale, giurista di fiducia dei papi, ovvero un alto funzionario della corte e del tribunale curiale. Fu una figura di grande mediatore, tanto che quando divenne vicario della città di Roma, Federico II ne era contento. In realtà fu uno strenuo difensore del primato della chiesa romana. Nella stanza del Calendario, che precede quella di San Silvestro, Stefano Conti inserisce il nome di suo padre, Riccardo Conti, accanto a quello del pontefice Benedetto II. E’ un segnale della continuità, della prospettiva storica, in cui pone se medesimo, contribuendo all’affermazione della Santa Sede, della casata Conti e sottraendo al contempo il nome del padre all’oblio.
I Conti erano una famiglia feudale radicata nella parte sud della città. Nel palazzo dei Santi Quattro non vi è nulla che non sia stato meditato, nel solco di una tradizione figurativa consolidata. Vi troviamo la celebrazione dell’Ecclesia storica, nella sala del Calendario, e poi la ratifica del potere temporale della Chiesa, nella cappella di S.Silvestro, che continua fino all’Aula sovrastante.”

I noti affreschi della Cappella di San Silvestro alludono al conflitto per il primato tra Impero e Papato, tra Regno e Sacerdozio, tra sovranità temporale e spirituale. Furono realizzati proprio negli anni in cui Federico II di Svevia minacciava di ristabilire la capitale dell’ impero a Roma. Gregorio IX si difese contrastandolo come Anticristo e draco magnus e nella lotta nessuno risparmiò colpi mortali, devastazioni, assedi e torture all’avversario storico.

“Piuttosto che su singoli cruenti episodi del conflitto mi concentrerei sul Constitutum Constantini, e sul fatto che il battesimo di Costantino sia stato volutamente alterato nella narrazione storica, nel tramandare il suo significato. E’ indicativo della lotta tra potere spirituale e potere temporale. Costantino era filo-ariano, ricevette il battesimo da Eusebio e ciò viene volutamente cancellato. Il battesimo di Costantino viene codificato dalla Chiesa nella forma ortodossa, per immersione nella piscina con il vescovo.Così avviene anche per il Constitutum, attraverso il testo di riferimento -in modo filologico, l’esegesi arriva dopo- si dimostra e comunica il concetto-base della continuità del passaggio del potere temporale dall’Impero al Papato. La falsità del Constitutum erà già nota nell’XI secolo, ben prima che Lorenzo Valla ne facesse oggetto dei suoi studi. Ma ciò che conta è la tradizione storica e la ratifica di essa in continuità con il lascito di Pietro, Paolo e dei profeti, che sancisce la correttezza dell’esercizio del potere temporale della Chiesa. All’inizio è una storia, una raffigurazione storica e politica. Poi diventa un percorso spirituale, individuale, comunque governato dalla chiesa.”

Nei ben 350 mq riemersi (850 in origine) si susseguono i Vizi, i Mesi, le Arti, le Stagioni con i Venti, un Paesaggio marino, lo Zodiaco, le Costellazioni, Particolarmente interessanti sono le scene di vita quotidiana all’interno dei Mesi.

“Il Calendario si inserisce in una tradizione iconografica molto diffusa, che negli ultimi venti anni ha visto aggiungersi Roma e il centro Italia ai più noti esempi padani e alpini (da Antelami a Parma al Castello del Buonconsiglio di Trento). Nell’Aula attraverso le raffigurazioni dei Mesi, le Arti, le Stagioni, attraverso Re Salomone, le Virtù e i Vizi si dipana un sapere enciclopedico, universale. Solo in secondo luogo il significato conduce verso un un percorso individuale, di cristianità, comunque indirizzato dalla chiesa. Che inizia con l’Ortodossia e finisce con la Giusta Emulazione, lungo le tappe cardine del percorso del buon cristiano, ancora oggi. Lo contraddistingue una sorta di schema ad X, in cui si incrociano le Virtù con un personaggio esemplare nel loro esercizio sulle spalle e, in basso, le due figure opposte del Vizio e del suo rappresentante negativo terreno : per es. la Pazienza con Giobbe e l’Umiltà con re David, l’Ipocrisia con il Fariseo e l’Odio con Nerone, Maometto e Daniele in antitesi, con riferimento alla lussuria e alla sobrietà).”

Ricapitolando: la cappella di San Silvestro fu costruita nel 1246 dal cardinale Stefano, titolare di S. Maria in Trastevere (oggi è amministrata dall’Università dei Marmorari, che ne è proprietaria dal sec. XVI). Questo cardinale di famiglia papale (nipote di Innocenzo III), residente nel palazzo adiacente la basilica, era originario di Anagni, i cui celebri affreschi (1231) rappresentano ad oggi l’ antecedente immediato delle pitture scoperte ai Santi Quattro. Il cosiddetto Terzo maestro di Anagni ha lavorato anche qui, prima dell’ attività romana di Cavallini e assisiate di Cimabue. Avete indicato che stilisticamente il ciclo è collocabile tra il Sacro Speco di Subiaco ( 1228), gli affreschi di Anagni ( 1231) e l’opera di Pietro Cavallini. Inoltre, nel 1272 Cimabue fu a Roma e…

“…potrebbe averlo visto prima di andare ad Assisi. Ma la cosa più importante è che questo nuovo ciclo dell’ Aula Gotica – riferibile alla stessa committenza e agli stessi anni – ha mostrato il ruolo fondamentale della tradizione classica anche per il Duecento romano. Fin qui a Roma vi era un buco nero, un anello mancante. Per il Duecento ci si riferiva solitamente al classicismo federiciano, alle arti promosse nel suo regno da Federico II di Svevia, a Nicola Pisano tra Toscana e Puglie. Nell’Aula Gotica dei Santi Quattro abbiamo una strettissima relazione tra immagini e testo scritto, e con ciò una testimonianza della circolarità e internazionalità della cultura romana, con paralleli a Chartres e in testi letterari condivisi col Nord Europa. Ciò emerge prepotentemente e sarà oggetto di studio per anni a venire. Sono forti anche l’ influenza di Giunta Pisano – che sappiamo poter essere stato a Roma –e, nelle decorazioni architettoniche una matrice meridionale, legata ai mosaici di Monreale (John Mitchell). Alcune figurazioni dei Mesi sono vagamente antelamiche. Invece, per il fregio a racemi della cappella di San Silvestro non ci sono riferimenti, appare all’improvviso. Evidentemente, ci sono ancora molti anelli mancanti… in questa catena.”

Il ruolo di cerniera con quanto si conosceva sin qui sulla pittura romana del primo Duecento ha aggiornato la visione storica di una pittura romana appiattita o arenata sulla tradizione bizantina, soprattutto rispetto a Firenze e alla Toscana?

“Sì, certamente lo ha aggiornato. Si è trattato di un grande cantiere (solo l’Aula Gotica misura poco meno di 18x12metri), modello per il Sancta Sanctorum e la basilica di Assisi, un cantiere pervaso da un costante richiamo alla tradizione classica. Un cantiere impegnativo anche economicamente: ciò è confermato dall’uso del pregiato lapislazzuli per certi blu e dell’azzurrite per gli sfondi. E’ stato un cantiere molto progettato, come indicato da una molteplicità di accertati rilievi tecnici: i segni dei graticci, la battitura del filo, l’uso del sesto per centrare le scene, delle sagome per normare la rappresentazione. Gli affreschi sono databili, nel loro complesso, tra 1240 e 1255 circa. Sono infatti successivi alla canonizzazione di Elisabetta d’Ungheria (1235), riferibili alla citata lapide apposta da Stefano (1246) e al restauro del 1255, stilisticamente affine ai dipinti della chiesa dei Santi Giovanni e Paolo.”

I Santi Quattro continuano ad essere solo parzialmente visitabili, dopo cospicui investimenti pubblici: tutto il complesso è un prezioso palinsesto medievale, dalle tante diverse facies murarie, al pavimento cosmatesco, agli affreschi medievali con Cristo giudice e alle Vite di Costantino e San Silvestro fino agli straordinari affreschi dell’Aula Gotica.

“Sì purtroppo la sala non è ancora visibile. Forse lo sarà a partire dagli ultimi mesi del 2013.
Va considerato che ogni spazio aperto al pubblico diventa uno spazio sottratto alla vita quotidiana del monastero: l’Aula gotica era usata come stireria prima della scoperta e la vicina Sala delle Pentafore è oggi adibita a biblioteca e sala -riunioni. Pur essendo in numero molto ridotto, le monache di clausura si dedicano alla formazione e ospitano molte suore esterne, per esempio filippine. Noi secolari abbiamo una concezione dello spazio diversa da chi abita quei luoghi, siamo abituati a vivere benissimo in pochi metri quadrati, le monache custodiscono quei luoghi da 5 secoli. Siamo certi che esistano altri dipinti: li abbiamo trovati; in un ambiente adiacente, ad esempio, è apparso un bellissimo uccello come quello della Sala Gotica… li abbiamo già pubblicati, per lasciare aperta la strada a chi verrà dopo di noi…”

Riaccende l’ attenzione su questo tesoro della cultura medievale la recente guida breve: Il palazzo cardinalizio dei Santi Quattro, Milano, 2012, curato da Andreina Draghi ed edito da SKIRA, col sostegno finanziario di Dexia CrediOp (Avv. Daniela Condò). Essa fa seguito e divulga quanto più  estesamente contenuto nella monografia sul ciclo: Gli affreschi dell’Ala Gotica nel Monastero dei SS. Quattro Coronati. Una storia ritrovata, con un’introduzione di Francesco Gandolfo, Milano, Skira,  2006, col sostegno di Dexia CrediOp (Avv.D.Condò).

Il cursore diretto sulle immagini visualizzerà le didascalie; cliccare sulle stesse per ingrandire.

2 commenti

clicca qui per inviare un commento

teniamo a bada lo spam * Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.

  • Complimenti per l’ottima presentazione della basilica dei Quattro Santi Coronati e del suo ciclo di pitture del Duecento (per certi versi molto simili ai mosaici di San Marco). Grazie per l’informazione.

  • Il Papa vuole i conventi per gli immigrati e spero anche per noi che non siamo disperati ma interessati ad ammirare tali bellezze.
    Battutacce a parte desideravo un articolo del genere per gli affreschi dei S. Quattro Coronati che solo tu potevi fare. Complimenti

La frase della settimana…

Loading

Archivi PDF

Gli articoli non più online li trovi negli Archivi:
Articoli in PDF per mese