Venezia 2016. Reporting From the Front: La biennale di Architettura di Alejandro Aravena

La notizia si è diramata: è l’architetto cileno Alejandro Aravena (Santiago del Cile – 1967) il Direttore del Settore Architettura scelto dal CdA della Biennale di Venezia, presieduto da Paolo Baratta con lo specifico compito di curare la 15. Mostra Internazionale di Architettura dal titolo REPORTING FROM THE FRONT che si terrà dal prossimo 28 maggio al 27 novembre. Bene. Ma come sarà strutturata la sua kermesse?

Formerà un unico percorso espositivo dal Padiglione Centrale (Giardini) all’Arsenale, con 62 presenze nazionali, 88 progetti provenienti da 37 paesi. Tra questi, 50 sono alla loro prima partecipazione e 33 gli architetti under 40. Presenti per la prima volta Filippine, Kazakistan, Nigeria, Seychelles e Yemen.

Il Padiglione Italia alle Tese delle Vergini in Arsenale, sostenuto e promosso dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Direzione Generale Arte e Architettura Contemporanee e Periferie Urbane, sarà curato dal team composto da Massimo Lepore, Simone Sfriso, Raul Pantaleo TAMassociati.

Sono tre i Progetti Speciali: uno consiste nell’esposizione curata dall’architetto Stefano Recalcati, dal titolo Reporting from Marghera and Other Waterfronts, analizzerà nella sede espositiva di Forte Marghera (Mestre, Venezia) progetti significativi di rigenerazione urbana di porti industriali, contribuendo a stimolare una riflessione sulla riconversione produttiva di Porto Marghera.

L’accordo di collaborazione con il Victoria and Albert Museum di Londra che troverà un suo primo passo nel padiglione delle arti applicate alle Sale d’Armi dell’Arsenale, con il titolo A World of Fragile Parts, a cura di Brendan Cormier. Questo il secondo progetto.

Infine, il terzo: in previsione della conferenza mondiale delle Nazioni Unite – Habitat III, che si terrà a Quito in Equador nel mese di ottobre 2016 e nel contesto del programma Urban Age, organizzato congiuntamente dalla London School of Economics e dalla Alfred Herrhausen Society –, la Biennale allestirà, sempre alle Sale d’Armi, un padiglione dedicato ai temi dell’urbanizzazione Report from Cities: Conflicts of an Urban Age con particolare attenzione al rapporto tra spazi pubblici e spazi privati, curato da Ricky Burdett.

Interessante la sfida messa in campo dal curatore e da tutto il circuito della Biennale, successiva all’edizione enciclopedica di Rem Koolhaas; a tal proposito, afferma il Presidente Paolo Baratta:

“interamente dedicata alla ricerca personale del curatore sugli elementi costitutivi della disciplina; si ritiene ora di dover dar vita a una Biennale che convochi gli architetti ed approfondisca l’indagine sulla frontiera delle realizzazioni che dimostrano la vitalità dell’architettura, frontiera che attraversa varie parti del mondo e vede l’architettura impegnata a dare precise risposte a precise domande. Una Biennale per reagire allo scollamento tra architettura e società civile, che nel corso degli ultimi decenni ha portato da un lato alla spettacolarizzazione dell’architettura e dall’altro alla rinuncia della stessa”.

Alejandro Aravena dunque si occuperà di architettura e società e per esemplificare le linee guida di questa edizione, porta come immagine ufficiale una foto scattata da Bruce Chatwin nel deserto di Nazca, in Perù e commenta:

“una donna, l’archeologa tedesca Maria Reiche, ritratta di spalle, in piedi in cima a una scala di alluminio, nel mezzo del deserto, guarda dall’alto le famose linee di Nazca.

Questa immagine sintetizza bene lo spirito che abbiamo voluto dare: chi rimane a terra vede solo ciò che sta intorno, ovvero terra e pietre. La donna, salendo sulla scala, acquisisce uno sguardo più ampio e le stesse pietre, i segni sul terreno, diventano figure, un albero, un uccello, un fiore, un giaguaro. Esattamente l’approccio che vorremmo per questa Biennale, cioè ascoltare, dare voce a chi accedendo ad una prospettiva diversa dalla nostra, riesce a vedere un significato a noi escluso, lo condivide, sia in termini di esperienze vissute sia nell’anticipazione di futuri quesiti e ci aiuta così a ordinare le informazioni in chiave di progetto, non solo di analisi.

Una Biennale serve anche a farci capire lo stato d’avanzamento dell’architettura, disciplina non fine a se stessa, ma mezzo attraverso il quale si cerca di migliorare la qualità di vita delle persone. La vita oscilla tra condizioni molto concrete e specifiche, come combattere il freddo, avere un luogo in cui stare, la densità abitativa, etc. fino a dimensioni più intangibili, filosofiche, quindi la ricerca di soluzioni deve spaziare in tutti questi campi.

Vorremmo incentrare i lavori della quindicesima Biennale principalmente su due argomenti.

Si tende a dare all’architettura una valenza prettamente artistica, culturale, perdendo di vista le componenti politiche, economiche, sociali ed ambientali. Noi abbiamo incluso anche queste, riconoscendo a ognuna un proprio grado di rilevanza e di urgenza, il che porterà arricchimento all’architettura stessa, allargando lo sguardo senza dover scegliere tra arte, cultura o bisogni di base, considerando tutto ciò come una dimensione alla quale l’architettura può dare un contributo.

Uguale valore, per noi, ha la condivisione di tutte le più svariate esperienze, anche in tema di multidisciplinarietà.

Prima di cercare risposte, pensiamo sia importante chiarire molto bene le domande, accordarci sul tipo di questioni da affrontare anche con chi non si occupa direttamente di architettura. I temi che abbiamo messo in campo sono riassunti al massimo per evitare di perderci in inutili discussioni teoriche e sono la segregazione, le disuguaglianze, le periferie, l’accesso a strutture igienico-sanitarie, i disastri naturali, la carenza di alloggi, la migrazione, l’informalità, la criminalità, il traffico, lo spreco, l’inquinamento e la partecipazione delle comunità.

Tutti conosciamo e combattiamo queste battaglie che riguardano il futuro nostro e dell’ambiente costruito e che possiamo vincere solo con un lavoro congiunto, accettando i rischi e la parzialità delle soluzioni, cercando di essere pertinenti ed efficaci.

Essendo alla mia prima esperienza come curatore, non ho niente da abbattere prima di cominciare a costruire e questa ignoranza se usata rigorosamente, ha il vantaggio di non avere pregiudizi.

La misura del successo del progetto non sarà il numero dei visitatori, ma riuscire a  concentrare il dibattito su problemi complessi che paradossalmente, richiedono grande sintesi. La complessità è data dalle varie forze che modellano il costruito, la politica, le leggi, i regolamenti, ma anche l’economia, la società, l’ambiente, oltre all’estetica.  L’architettura dà forma ai luoghi in cui viviamo e una delle sue grandi potenzialità è mostrare le cose chiaramente in chiave di proposta per migliorarne le condizioni.

Abbiamo bisogno di strumenti per rispondere alle nuove domande e REPORTING FROM THE FRONT si riferisce proprio a questo, alla condivisione che spero avvenga fra i vari partecipanti, delle riflessioni derivate dalle esperienze”.

Conclude Paolo Baratta:

“siamo un organismo che deve rinfocolare e stimolare i visitatori, siano essi un sindaco o un ragazzo di otto anni, a pensare che ci siano alternative, che sia possibile uscire dal conformismo rinunciatario e desiderare il cambiamento, divenuto realtà in alcuni luoghi. Scopo della Biennale è anche portare a conoscenza i risultati raggiunti e i metodi applicati, nella speranza di riattizzare il desiderio di fare architettura.”

Info

  • 15. Mostra Internazionale di Architettura
  • Reporting from the Front
  • 28 maggio > 27 novembre 2016
  • Biglietteria
  • Sedi, date e orari di apertura
  • Venezia, Giardini e Arsenale. 28 maggio> 27 novembre 2016
  • Orario: 10.00 – 18.00
  • Orario: 10.00 – 20.00 sede Arsenale – venerdì e sabato fino al 24 settembre
  • Chiuso il lunedì (escluso lunedì 30 maggio, 5 settembre, 31 ottobre e 21 novembre 2016)
  •  Catalogo Marsilio Editori
  • Sito web www.labiennale.org
  • Hashtag ufficiale: #BiennaleArchitettura2016
  • promozione@labiennale.org – Tel. 041 5218 828
  • (lun>ven 10-13 e 14-17.30; sab 10-13)
Cristina Villani

Cristina Villani

Vive a Bologna, dove lavora come logopedista al Servizio di Neuropsichiatria Infantile occupandosi prevalentemente di disturbi della comunicazione, del linguaggio e dell'apprendimento, è appassionata da sempre di Arte, in qualunque forma si presenti. Da alcuni anni ha iniziato un percorso nel campo della fotografia

Federica Casetti

Federica Casetti

Nata a Ferrara, a 5 anni realizza la sua prima casa delle bambole con spezzoni di travi in ferro; dal 1992 al 2006 vive a Venezia dove si laurea in architettura. Nel 2008 dopo un internship presso lo Studio Asymptote di New York rientra a Venezia, all' Università IUAV, dove lavora come assistente alla didattica nel corso di Architettura degli Interni. Attualmente è tornata a Ferrara dove prosegue l’attività di Architetto e Designer nel suo studio tra i tetti della città medioevale.

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