FotoIndustria 2017 – al MAST di Bologna 14 mostre e un viaggio nello spazio, nel tempo e nel lavoro

La storia che intendiamo raccontarvi ha inizio nel 1968, il 25 ottobre. Siamo nel periodo caldo delle esplorazioni spaziali. USA e URSS si contendono primati a suon di sperimentazioni estreme, gare che devono convincere il mondo intero della super-potenza del vincitore. La supremazia tecnologica acquisisce un ruolo geopolitico e strategico che non ammette fallimenti.

Gli errori, invece, sono inevitabili per entrambe le parti.

La missione della prima nave spaziale sovietica Soyuz era da poco terminata con un disastro: rientrando nell’atmosfera terrestre, il malfunzionamento del paracadute che doveva frenarla, la fece precipitare e l’impatto col suolo la distrusse, uccidendo anche il pilota, Vladimir Komarov.

Come evitare il disonore? Con una seconda impresa, ancora più spettacolare della prima. Ben due navicelle, pilotate da Ivan Istochnikov e dalla cagnetta Kloka (nella Soyuz 2) e da Georgij Beregovoj (nella Soyuz 3), vengono lanciate e nello spazio e una volta accoppiate dovranno scambiarsi gli equipaggi in esterno.

Ma di nuovo l’imprevedibile infrange i sogni gloriosi della grande Russia: una tempesta solare interrompe le comunicazioni e le delicate manovre, così la Soyuz 2 rientra misteriosamente vuota, dopo esser stata colpita da un meteorite.

Per rimediare all’ulteriore fiasco l’agenzia spaziale cambia la versione ufficiale: la navicella era partita già vuota, Istochnikov e Kloka vanno cancellati e annullate tutte le tracce della loro esistenza, Ivan letteralmente scompare dalle cronache, dai giornali, dai documenti, dalla storia familiare e lavorativa.

Il segreto è salvo fino al 1993, quando un giornalista americano a un’asta trova cimeli e testimonianze sulla vicenda del cosmonauta fantasma, materiale che consente di ricostruire nei particolari la biografia del mancato eroe russo, con foto di famiglia e di repertorio, oggetti, vestiario e immagini della missione, addirittura una parte del meteorite e gli ossi per Kloka.

Nasce così “Sputnik: l’odissea del Soyuz 2”, una mostra ospitata dal 1997 nei musei di astronomia e astrofisica e nelle collezioni a tema spaziale di tutto il mondo.

Il curatore e ricercatore scientifico del progetto è Joan Fontcuberta (Barcellona, 1955), fotografo e divulgatore famoso per le proprie opere controverse, ironiche e destabilizzanti.

Presente a Bologna per Foto/Industria, prestigiosa iniziativa biennale della Fondazione MAST. di Isabella Seràgnoli, intitolata Etica ed Estetica al Lavoro, definisce innanzi tutto la propria posizione nell’ambito artistico:

“sono un artista, ma soprattutto un attivista della fotografia, mezzo particolarmente interessante per la molteplicità di usi che offre. Non considero le foto semplici oggetti da appendere alla parete, dalla mera funzione decorativa, sono invece un convinto sostenitore della fotografia militante, che induce alla riflessione.”

Molto interessante è anche la sua visione storica e metodologica sull’immagine e sull’uso che se ne può fare:

“la fotografia non è un mezzo innocente o innocuo, ma uno strumento molto potente. Nata nel IXX secolo, figlia della rivoluzione industriale e scientifica, intrinsecamente racchiude in sé i concetti di archivio, memoria, testimonianza.

Nei due secoli della propria storia, la fotografia ha assunto il ruolo speciale di trasposizione della verità, documentazione, focalizzazione dello sguardo su un preciso target voluto dallo stesso fotografo, una sorta di oculista che corregge applicando lenti a seconda della necessità e di ciò che vuole far vedere o nascondere, di come intende presentarci la realtà.”

Il discorso si complica, quindi cerchiamo di capire come sia possibile mettere insieme le avventure spaziali, il lavoro dei fotografi e il progetto del MAST, che alla terza edizione, è già uno dei più attesi avvenimenti culturali a livello nazionale e mantiene come tema centrale il mondo del lavoro, esplorato nelle sue infinite articolazioni, in un programma serrato e ricco che prevede iniziative e occasioni di incontro con i protagonisti coinvolti.

Sono ben 14 le mostre della biennale bolognese, a cura di François Hébel (per Alexander Rodchenko, Josef Koudelka, Lee Friedlander, The Walther Collection, Mitch Epstein, Mathieu Bernard-Reymond, Vincent Fournier, Joan Fontcuberta, Mårten Lange, Yukichi Watabe, John Myers, Michele Borzoni, Mimmo Jodice) e di Urs Stahel per Carlo Valsecchi e Thomas Ruff.

Il tutto proposto in altrettante sedi, musei, residenze private, fondazioni, etc. in parte note e in parte non accessibili al pubblico se non in occasioni speciali, fino al 19 novembre (fino al 14 gennaio 2018 “Macchina&Energia” di Thomas Ruff alla Photo Gallery del MAST).

Joan Fontcuberta persegue in concreto le intenzioni dichiarate da Hébel alla presentazione, che afferma:

“il focus dell’intera manifestazione, alla quale ogni artista porta un proprio personale contributo, è sostanzialmente centrato su Identità e Illusione e proprio quest’ultima sta alla base di molti dei lavori scelti, oltre alla storia e all’evoluzione della fotografia nel tempo”.

L’artista spagnolo, perfettamente in tema, riprende l’argomento e lo sviluppa:

“fondamentalmente i miei progetti costituiscono un’analisi, un approfondimento sul principio di autorità che riconosciamo al mezzo fotografico come espressione totale di verità.

Perché pensiamo che una foto sia davvero una testimonianza, perché ci fidiamo delle immagini fotografiche che sono sempre un’interpretazione della realtà, non la realtà stessa?

M’interessa invece mettere in guardia dalle trappole che quest’eccessiva fiducia può creare, attivare l’attenzione, intendo insomma istillare il dubbio, favorire lo scetticismo ed elaborare difese contro gli inganni, gli stratagemmi che intervengono nell’uso delle immagini da parte dei media, dell’informazione, degli apparati di potere, che a volte riescono persino a riscrivere la storia.”

Con raffinata ironia e profonda consapevolezza del valore del proprio operato, ancora attualissimo a vent’anni dalla prima pubblicazione, accompagnandoci al termine del percorso espositivo, Joan Fontcuberta ne svela in parte il mistero:

“Questo mio lavoro, risultato di lunghe e difficili ricerche, è stato ospitato in vari musei a tema scientifico e accolto e riproposto da molte parti della stampa e non, come fatto realmente accaduto.

Ho ricevuto persino la protesta ufficiale dell’ambasciatore russo che visitando la mostra nel ‘97 a Madrid, la ritenne offensiva e denigratoria nei confronti della gloriosa storia sovietica.

Questo fa riflettere perché ciò che viene esibito come espressamente fantascientifico, l’attraversamento di generi veicolato tramite dichiarata finzione, come un film, difficilmente viene ostacolato, mentre se per gli stessi contenuti si usa un contesto espositivo connotato da supporto scientifico, si creano confusione e disturbo, infastidisce e destabilizza il fatto di aver creduto ad eventi che poi si sono rivelati non veri.

Nell’introduzione, io assumo il personaggio del curatore, non dell’artista; mi nascondo, lasciando però indizi molto evidenti della mia presenza, infatti sono io ad interpretare il personaggio di Ivan, che porta anche il mio nome e cognome tradotto in russo (Ivan Istochnikov = Joan Fontcuberta = Giovanni Fontanacoperta).

L’intero progetto dimostra quanto sia semplice, con un po’ di creatività, un computer, una macchina fotografica, realizzare un lavoro tale da stravolgere la realtà in modo profondamente credibile: si pensi quindi a cosa possano fare i governi e i centri di potere con la tecnologia e le risorse a disposizione”.

Usciamo dalla mostra con un sorriso, molta gratitudine e una sottile ma persistente preoccupazione e lasciamo al pubblico il piacere di scoprire tutto ciò che Foto/Industria può offrire.

In occasione dell’apertura di Foto/Industria, è stata inaugurata la nuova acquisizione della Fondazione MAST., la scultura Reach, alla presenza dell’autore, Anish Kapoor (Mumbai, 1954), che rispondendo alla richiesta di un intervento pensato appositamente per il museo bolognese, ha creato un arco d’acciaio a superficie perfettamente specchiata, che riflette la città e il cielo, uno strumento per moltiplicare i punti di vista su territori diversi e contraddittori, che invita al gioco, alla scoperta delle sensazioni, da sempre al centro della poetica dell’artista.

Al Livello 0 del MAST. La mostra Luoghi d’Origine – Monumenti per il XXI secolo di modelli e maquette dei più famosi progetti di Kapoor (fino al 14 gennaio 2018).

Info mostra

  • Foto/Industria 2017
  • Catalogo Electa a cura di F.Hébel
  • Sedi varie: www.fotoindustria.it/luoghi/
  • Gli artisti presenti: www.fotoindustria.it/fotografi/
  • Gli eventi: www.fotoindustria.it/eventi/
  • Accesso libero dal Martedì alla Domenica dalle 10 alle 19, con Badge. Il badge di Foto/Industria dà diritto all’accesso gratuito alle 14 sedi espositive e su prenotazione, agli eventi in programma al MAST durante la Biennale.
    Inoltre garantisce una riduzione sul costo del catalogo ufficiale, prezzi speciali presso i ristoranti Gourmet Partner e l’iscrizione alla newsletter della Fondazione MAST, per essere aggiornati su tutte le attività future.
  • Il badge può essere ottenuto gratuitamente registrandosi e ritirandolo presso TUTTE LE SEDI DELLE MOSTRE e presso INFOPOINT PIAZZA NETTUNO (angolo Via Rizzoli, Bologna)
  • Fondazione MAST  – via Speranza, 42 – 40133 Bologna info@fondazionemast.org
Cristina Villani

Cristina Villani

Vive a Bologna, dove lavora come logopedista al Servizio di Neuropsichiatria Infantile occupandosi prevalentemente di disturbi della comunicazione, del linguaggio e dell'apprendimento, è appassionata da sempre di Arte, in qualunque forma si presenti. Da alcuni anni ha iniziato un percorso nel campo della fotografia

Federica Casetti

Federica Casetti

Nata a Ferrara, a 5 anni realizza la sua prima casa delle bambole con spezzoni di travi in ferro; dal 1992 al 2006 vive a Venezia dove si laurea in architettura. Nel 2008 dopo un internship presso lo Studio Asymptote di New York rientra a Venezia, all' Università IUAV, dove lavora come assistente alla didattica nel corso di Architettura degli Interni. Attualmente è tornata a Ferrara dove prosegue l’attività di Architetto e Designer nel suo studio tra i tetti della città medioevale.

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