A un anno di distanza dalla disastrosa alluvione che ha colpito il territorio emiliano – romagnolo, sono numerose le iniziative volte a ricordare gli avvenimenti e le storie di quei giorni di maggio. Tra queste, la mostra Romagna Sfigurata, 30 immagini dall’importante valore artistico, documentano l’impatto ambientale delle frane e del dissesto idrogeologico, rivelando evidenti e in alcuni casi irreversibili, modifiche del paesaggio agrario e boschivo.
L’esposizione nelle sale del Palazzo del Monte di Pietà a Forlì è frutto di un progetto promosso dalla Associazione Nuova Civiltà delle Macchine, sulla base di un’idea sviluppata dalla fotografa Silvia Camporesi con l’architetto paesaggista Sauro Turroni, consulente scientifico e curatore della mostra, che così commenta la preparazione e i mesi di lavoro che il progetto ha richiesto:
“La frase di Mao Anche una lunga marcia inizia con un passo, rappresenta bene la situazione che abbiamo affrontato nei giorni immediatamente successivi all’alluvione che ha colpito la nostra zona, proprio un anno fa.
È necessario fissare la memoria di ciò che concretamente è stato fatto, dello spalare il fango, per esempio, per cercare di salvare le persone, le cose, il nostro patrimonio e poi per documentare, testimoniare, mantenere vivo il ricordo.
In quei momenti abbiamo dedicato la medesima attenzione a tutti i nostri beni culturali, ampliando il significato del termine, che per noi include gli antichi volumi della biblioteca, le opere d’arte, ma anche il territorio e chi lo vive.”
Un evento tragico, catastrofico, può bloccare, congelare…
“Essere stati da subito presenti e attivi è solo l’inizio, il primo passo, appunto e sappiamo bene di avere ancora un lungo lavoro da fare, che ci impegnerà per decine di anni.
Il progetto artistico Romagna Sfigurata ci ha fornito il modo migliore per raccontare, ad esmpio, lo stato in cui abbiamo ritrovato i libri nelle sale della Biblioteca Diocesana invasa dall’acqua, il grande lavoro svolto dai ragazzi, i famosi “angeli del fango”, che hanno aiutato a recuperare i testi antichi e proprio a loro è dedicata una parte della mostra.
Un’altra sezione ci restituisce la visione degli effetti dell’inaudita violenza che ha colpito il nostro territorio, cosa che ci ha costretti ad un contatto diretto con i luoghi, a percorrere tra molte difficoltà le zone interessate, entrandovi concretamente.
Questi eventi, che sono pur sempre naturali, hanno cancellato vite, distrutto colline, campi, messo in grave difficoltà la popolazione, le attività economiche.
In tutto ciò, la sensibilità artistica di Silvia Camporesi ci consente di fissare nel tempo la vicenda, ci offre una chiave di lettura che attiva in modo efficace la capacità di comprendere le storie e gli avvenimenti.
A questo proposito, ci è sembrato necessario affiancare alla mostra un Convegno per discutere e riflettere con docenti universitari, studiosi, paesaggisti, geografi, geologi e storici dell’arte e con il loro aiuto, analizzare l’accaduto, le cause e l’impronta lasciata sul paesaggio, poiché ci pare doveroso cercare di evitare che queste tragedie possano verificarsi di nuovo.”
L’artista forlivese Silvia Camporesi si è trovata direttamente coinvolta in quanto accaduto nella propria città e il ricorso al mezzo artistico, nella narrazione di quei mesi, è stato il percorso più naturale e diretto:
“In questi mesi di lavoro, grazie al contributo fondamentale dei geologi che ci hanno accompagnati e permesso di identificare le frane, ho imparato anche a distinguerne i diversi tipi, crolli, scivolamenti, erosioni, etc.
Il dato incredibile, raccolto in un’area relativa a circa 50/60 Comuni, è che ne sono state contate circa 81.000.
Il mio lavoro artistico degli ultimi dieci anni riguarda in gran parte il paesaggio, per cui, in occasione dell’alluvione che ha colpito in modo importante anche la mia città, Forlì, ho sentito la necessità, pur non essendo una fotografa documentaria, di applicare il mio immaginario artistico alla realtà che ho incontrato uscendo da casa.
Non ho cercato una “stretta” documentazione, ma un racconto personale che potesse restituire ciò che vedevo.
Dall’incontro con Sauro Turroni e col Responsabile della Biblioteca del Seminario Vescovile di Forlì, Mons. Livio Corazza, è nata la parte di progetto sul recupero dei libri danneggiati dall’acqua e dal fango, esposto in una delle sezioni di Romagna Sfigurata.
Abbiamo poi pensato, con Turroni, di proseguire il lavoro ed esplorare il paesaggio interessato dall’alluvione ma, inizialmente, se si escludono alcuni riferimenti di posizioni su mappe e carte, non sapevamo bene come procedere, data anche la situazione in costante mutamento, il territorio completamente stravolto dagli eventi e le condizioni atmosferiche a volte avverse.
Accadeva spesso che ci perdessimo, siamo rimasti bloccati dal ghiaccio, dalla neve. Sono scesa in fondo ad una frana per alcuni scatti e sono stata recuperata solo grazie a funi che fortunatamente avevamo con noi.
Molte delle situazioni affrontate sono state impegnative e complicate da tanti punti di vista.
La vera svolta è avvenuta grazie all’aiuto e al supporto tecnico del gruppo di geologi della Regione: solo dopo che si sono uniti a noi e ci hanno affiancati costantemente, con la loro competenza e la conoscenza dei luoghi, siamo riusciti a raggiungere zone del territorio difficilmente accessibili in altro modo, rese irriconoscibili dagli effetti legati all’alluvione.
Come artista e fotografa, la grande difficoltà che ho dovuto affrontare ha riguardato il voler raccontare una situazione di fatto infotografabile.
Le frane stesse sono infotografabili. Nel senso che ogni frana è unica e non ha punti di riferimento: gli alberi sono stati sradicati, si sono formati laghi, vallate, canyon, che è difficile quantificare nelle dimensioni e ritrovare nei confini.
Solo entrando, fisicamente, nelle frane riuscivamo a renderci conto di quanto fossero estese. E nel contatto così ravvicinato col paesaggio, succedeva che ci sfuggisse la parola “bello!”, pur mantenendo molto forte e presente la vicinanza con chi quei luoghi li abita o ha dovuto lasciarli, avendo perduto tutto.
Sappiamo bene quanto ciò sia controverso e contraddittorio, ma il territorio, così stravolto, mostrava parti mai viste prima, con tutto il fascino degli eventi naturali, l’armonia che ne consegue.”
Quindi come fotografare questi luoghi, così impregnati di ciò che è accaduto un anno esatto fa?
“Non potendo raccontarli con un’immagine, ho spostato la mia scelta sui dettagli, focalizzando un particolare che fosse il centro della storia.
Per esempio, ai piedi di una frana, abbiamo trovato un albero di Natale creato da un nonno e un nipote con materiale di recupero e palloncini colorati e l’ho fotografato per la narrazione che porta con sé.
In un’altra foto, secondo me la più drammatica della serie, un albero in un campo è ancora magicamente saldo al proprio posto, nei pressi di un’abitazione della quale resta solo un cumulo di macerie.
Il nostro lavoro ha interessato un territorio molto ampio che va da Rimini alla provincia di Bologna: pur avendo esplorato “solo” un centinaio di frane, solo una piccola parte del disastro avvenuto, abbiamo avuto la cognizione della dimensione del fenomeno.
La riflessione su quanto fatto mi ha portata a realizzare che questo sia, in assoluto, il più complicato lavoro mai svolto e anche per questo, la mia gratitudine va a Sauro Turroni e alle persone che ci hanno affiancati.”
Quasi in parallelo e in continuità con Romagna Sfigurata, un secondo lavoro fotografico riguarda ancora una volta gli avvenimenti di maggio dello scorso anno, relativi in particolare alla città di Forlì, riassunti nella mostra Fragile Sublime ed esposti dal 17 maggio al 20 luglio presso la Fondazione “Dino Zoli” a Forlì.
Dice Silvia Camporesi:
“Il giorno successivo all’alluvione, non avendo subito danni, mi sono chiesta cosa fare. Sono una fotografa, ma non una reporter, come avrei dovuto comportarmi di fronte all’accaduto?
Non ho avuto dubbi: dovevo vedere. Così appena è stato possibile sono uscita e quel che ho visto è stato atroce e bellissimo insieme. Con una tuta da pesca mi sono addentrata nel parco urbano, da sola in mezzo a una enorme quantità di acqua e di fango.
Sapevo che quel che facevo comportava un alto rischio, ma era troppo grande il desiderio di vedere, puntare gli occhi su qualcosa di assoluto, unico. Il parco era un lago fermo, silenzioso, dove tutto quello che eravamo abituati a vedere normalmente era scomparso.
Eppure si trattava di una visione sublime, perché la natura si riprende, trova la sua strada per riemergere.
Oggi il parco è tornato quasi alla normalità, gli animali hanno ripreso a circolare; gli alberi sono rifioriti ma portano ancora le macchie del fango ed enormi cumuli di terra giacciono un po’ ovunque”.
Scrive Nadia Stefanel, curatrice della mostra Fragile Sublime e direttrice della Fondazione Dino Zoli:
“In questa serie di fotografie inedite – l’artista suggerisce una bellezza così profonda e tuttavia così delicata della Natura che potrebbe frantumarsi sotto il peso della sua stessa maestosità.
Questa giustapposizione invita a una contemplazione più profonda dei modi in cui gli aspetti sublimi della vita e della natura, spesso vasti, incommensurabili, potenti e travolgenti, possano essere nello stesso tempo permeati da quella sensazione di imperfezione, dal conflitto fra sensibilità e ragione, fino ad arrivare alla comprensione della loro stessa fragilità.
Un momento straziante, ma allo stesso tempo effimero e sublime, che l’occhio di Silvia Camporesi è riuscito a catturare, fissandolo nella memoria collettiva, per sempre”.
Per la prima volta nel percorso di Silvia Camporesi, le fotografie sono stampate su tessuto per conferire un aspetto materico all’immagine.

Info mostre
Romagna Sfigurata | Silvia Camporesi
- A cura di Sauro Turroni
- 4 maggio – 16 giugno 2024
- Palazzo del Monte di Pietà – Corso Garibaldi, 37, Forlì
- Ingresso libero
- www.nuovaciviltadellemacchine.it/eventi-climatici_romagna-sfigurata/
L’esposizione, che vivrà una seconda tappa a settembre 2024 alla Galleria dell’Immagine a Rimini, sarà accompagnata da un volume che conterrà, oltre alle fotografie di Silvia Camporesi, i contributi di Sauro Turroni e di Franco Farinelli, uno dei più illustri geografi italiani.
Silvia Camporesi | Fragile Sublime
- A cura di Nadia Stefanel
- 17 maggio – 20 luglio 2024
- Fondazione Dino Zoli – Viale Bologna 288, Forlì
- +39 0543 755770 – info@fondazionedinozoli.com
- fondazionedinozoli.com
Vive a Bologna, dove lavora come logopedista al Servizio di Neuropsichiatria Infantile occupandosi prevalentemente di disturbi della comunicazione, del linguaggio e dell'apprendimento, è appassionata da sempre di Arte, in qualunque forma si presenti. Da alcuni anni ha iniziato un percorso nel campo della fotografia






















