MAST di Bologna premia lo sguardo dei giovani fotografi sul lavoro

“Non è un paese per vecchi”, sentenzia il titolo del tragico romanzo di Cormack McCarthy, ma anche per i giovani le prospettive non sono rosee, aggiungiamo noi, constatando l’esiguo numero delle reali occasioni offerte ai giovani artisti (e non solo a loro).

Non sono rari i concorsi, le millantate opportunità che mirano principalmente ad incassare quote d’adesione o richieste di prestazioni professionali non retribuite, a fronte di vacue offerte di miope visibilità.

Un’eccezione a questo triste rito è rappresentata dal Mast Foundation for Photography Grant, la selezione biennale per giovani fotografi nata nel 2007 (precedentemente GD4PHOTOART), giunta quest’anno alla quinta edizione.

Promossa dall’azienda bolognese G.D., del gruppo COESIA, strettamente legata alle attività del MAST (Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia), si prefigge lo scopo di sostenere i talenti emergenti della fotografia internazionale – afferma Isabella Seràgnoli, Presidente della Fondazione MAST – e acquisire nel tempo una raccolta di visioni contemporanee sul lavoro, in particolare sul tema “Industria, Società e Territorio”.

L’iniziativa ha preso avvio quando ancora il grande progetto della Fondazione MAST che comprende anche l’imponente edificio che la ospita (inaugurato nel 2013), era in divenire.

I partecipanti (tutti under 40) sono invitati da un gruppo internazionale di esperti che sceglie e premia quattro proposte e tra questi la giuria, composta tra gli altri, dalla stessa Isabella Seràgnoli, Quentin Bajac (MOMA – NY), Giovannna Calvenzi (Consulente per l’immagine di Mondadori – Milano), Pippo Ciorra (MAXXI – Roma), François Hebel (Direttore Artistico di Foto/Industria e della Fondazione Cartier-Bresson) designa un vincitore che potrà contare sul premio in denaro come riconoscimento per il lavoro svolto e su una borsa di studio per un’opera futura.

Si insiste, fin dalla prima edizione, sulla valorizzazione della ricerca svolta dai giovani artisti, preziosa fonte di sguardi e spunti inediti sull’evoluzione e le problematiche del mondo industriale e in senso più esteso, del lavoro, stravolto da velocissime trasformazioni che a ricaduta, coinvolgono l’ambiente, la società, tutti noi.

E’ la conferma, ancora una volta (e non è mai sufficiente) di quanto il contributo dell’arte sia vitale per sostenere il pensiero critico, stimolare la riflessione e veicolare informazioni, condizioni necessarie al vivere civile.

Fra trentacinque candidati, i quattro protagonisti di quest’ultima edizione, Sara Cwynar (Vancouver, Canada,1985), Sohei Nishino (Hyogo, Giappone,1982), Mari Bastashewski (San Pietroburgo, Russia, 1980) e Cristòbal Olivares (Santiago del Cile, 1988), propongono, continua Seràgnoli,

“progetti complessi, realizzati con media e modalità espositive eterogenee (stampe, collage, wallpaper, documenti cartacei, video), che riflettono esattamente la complessità del nostro tempo e ci spingono ad interrogarci sul mondo in cui viviamo.

Il valore dell’iniziativa viene sottolineato anche da Urs Stahel, curatore della MAST Photogallery e dell’esposizione, che pone l’attenzione sui risvolti negativi delle scarse informazioni che ci giungono a proposito delle continue scoperte scientifiche e delle innovazioni nel settore del lavoro.

Di conseguenza il premio rappresenta il tentativo di rendere queste realtà più accessibili attraverso il medium rappresentato dalle immagini, veicolo di comprensione ed elemento essenziale per aprire il dibattito sul tema e formare cittadini adulti, consapevoli e responsabili in una società libera e democratica.

Quest’anno il premio è assegnato ex equo a Sara Cwynar e Sohei Nishino.

Due dei quattro progetti si concentrano su tematiche prettamente sociali come l’inquinamento delle falde acquifere (con Emergency Managers, Bastashevski indaga le cause e gli effetti del disastro ecologico verificatosi nel 2013-’14 nella città americana di Flint, nei pressi di Detroit, nelle acque del cui fiume omonimo sono state riversate grandi quantità di piombo e altre sostanze tossiche, causando gravi problemi di salute alla popolazione, in particolare alla parte più debole e meno abbiente, ma lauti guadagni per compagnie che producono acqua in bottiglia e vantaggi economici per politici e amministratori corrotti) e l’emigrazione forzata, la fuga dal proprio Paese (con The Desert Olivares testimonia la vicenda dei dominicani che, rincorrendo speranze di un’esistenza migliore, tentano di raggiungere il Cile, divenendo così preda di trafficanti e criminalità, subiscono violenze e abusi che spesso terminano con la morte o la sparizione), entrambe condizioni che mettono in grave pericolo la sopravvivenza delle comunità.

Altro genere di viaggio è quello del giapponese Sohei Nishino lungo il fiume Po (The Po): dalla sorgente al delta incontra le storie e l’anima delle persone che lo vivono, i luoghi che lo caratterizzano e ci consegna migliaia di foto scattate in analogico e in bianco e nero, ritagliate e giustapposte come pennellate sulla tela, intrise di struggente poesia, che in alcuni frammenti ricordano il documentario di Michelangelo Antonioni, “Gente del Po”.

I modelli imposti al mondo femminile, gli standard tesi ad uniformare la personale percezione del colore, i compromessi, la voce di filosofi ed artisti sulla teoria del colore, la bellezza e le concessioni al mercato sono invece gl’argomenti di Colour Factory della canadese Sara Cwynar, un video e una serie di immagini realizzate nelle industrie cosmetiche e nei luoghi della produzione commerciale. Le suggestioni di quest’opera inducono a chiedersi a quali illusioni percettive siamo soggetti e quali inquietanti dinamiche di potere si nascondano dietro a tutto ciò.

Molto più, dunque, di un semplice concorso fotografico o di un pretesto per riempire le pareti di un museo, ancora una volta l’arte diviene la base per conoscere e per alimentare il pensiero e anche se a piccoli passi, per ritrovare il coraggio e la vitalità necessari a investire sul futuro, in aperto contrasto con la crisi generalizzata che minaccia le nostre esistenze.

Alla home page aziendale di G.D. troviamo una frase che se messa in pratica, può rappresentare un ottimo suggerimento:

“La logica ti porterà da A a B.
L’immaginazione ti porterà ovunque”
(Albert Einstein)

Info

  • MAST FOUNDATION FOR PHOTOGRAPHY GRANT
  • Via Speranza, 42 – Bologna
  • Dal 31 Gennaio 2018 al 1 Maggio 2018
  • Martedì – Domenica 10/19
  • Ingresso gratuito
  • www.mast.org
Cristina Villani

Cristina Villani

Vive a Bologna, dove lavora come logopedista al Servizio di Neuropsichiatria Infantile occupandosi prevalentemente di disturbi della comunicazione, del linguaggio e dell'apprendimento, è appassionata da sempre di Arte, in qualunque forma si presenti. Da alcuni anni ha iniziato un percorso nel campo della fotografia

Federica Casetti

Federica Casetti

Nata a Ferrara, a 5 anni realizza la sua prima casa delle bambole con spezzoni di travi in ferro; dal 1992 al 2006 vive a Venezia dove si laurea in architettura. Nel 2008 dopo un internship presso lo Studio Asymptote di New York rientra a Venezia, all' Università IUAV, dove lavora come assistente alla didattica nel corso di Architettura degli Interni. Attualmente è tornata a Ferrara dove prosegue l’attività di Architetto e Designer nel suo studio tra i tetti della città medioevale.

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