Natura e Politiche. Thomas Struth al MAST di Bologna con Nature & Politics

Nature & Politics, la nuova mostra al MAST di Bologna, è una personale del fotografo Thomas Struth, nato nel 1954 a Geldern, non lontano da Düsseldorf, la città dove ha frequentato l’Accademia d’Arte, studiando prima pittura con Gerhard Richter e poi, dal 1976, fotografia con Bernd e Hilla Becher.

Natura e Politica sono i temi al centro della serie iniziata nel 2007 da Struth; osservando le 25 fotografie di grande formato, esposte a cura di Urs Stahel, non è semplice coglierne il nesso con il titolo ma, come in un piatto ben bilanciato negli ingredienti, se ne percepisce costantemente la presenza.

Conviene, allora, partire dalle definizioni dei due termini che Treccani riporta:

natura s. f. [lat. natūra, der. di natus, part. pass. di nasci «nascere»]. – 1. Il sistema totale degli esseri viventi, animali e vegetali, e delle cose inanimate, che presentano un ordine, realizzano dei tipi (creano dei gruppi, insiemi di elementi simili) e si formano secondo leggi. 2. Con riferimento a uomini, animali o cose, condizione o modo di essere originario, primitivo, intrinseco e che costituisce carattere fondamentale e stabile di una collettività o di un determinato tipo.

polìtica s. f. [femm. sostantivato dell’agg. politico (sottint. arte); cfr. gr. πολιτική (τέχνη)]. – La scienza e l’arte di governare, cioè la teoria e la pratica che hanno per oggetto la costituzione, l’organizzazione, l’amministrazione dello stato e la direzione della vita pubblica.

Ecco allora che emerge, in una commistione destabilizzante di ordine e caos, il dialogo complicato tra questi elementi: le opere di Struth sono intrise di politica, si colgono in trasparenza i giochi di potere, gli interessi economici che soffocano la natura, il pianeta, noi stessi, sempre più confusi e imbrigliati, come i metaforici grovigli di cavi di alcune foto presenti nella mostra al MAST, impossibili da districare.

Lo conferma Struth, incontrando il pubblico:

“Fare una foto, per me, è un processo intenzionale fin dal primo momento. Ho sempre un’idea di partenza. Molte mie riflessioni per esempio, sono nate in seguito alle sorti della conferenza sul clima che si è tenuta a Copenaghen nel 2009, purtroppo un’occasione persa, conclusa senza alcun accordo. Mi ha fatto molto arrabbiare l’incapacità di giungere a una decisione e ad azioni concrete per affrontare i problemi causati dall’inquinamento eccessivo o dal traffico in costante aumento. Non possiamo continuare a sacrificare il nostro patrimonio naturale, la vita delle nostre comunità, nella speranza che la sola tecnologia possa, un giorno, porre soluzione a tutto questo.”

A questa introduzione, l’artista aggiunge:

“Ho molte perplessità sull’operato dei politici, mentre nutro grande stima e interesse nei confronti degli scienziati e del loro impegno, perché dimostrano di essere in grado di collaborare per giungere attraverso la ricerca a risultati che ci consentano di progredire.”

Le immagini, infatti, mostrano l’attività che si svolge nei maggiori centri mondiali dove la sperimentazione viene promossa ai massimi livelli, con eccezionali macchinari che se osservati attentamente, ci appaiono come opere d’arte, come vertiginose sculture.

I protagonisti ritratti diventano allora laboratori di ricerca spaziale, impianti nucleari, sale operatorie, piattaforme di perforazione, luoghi che hanno il potere di trasformare la società, edifici strategici sostanzialmente preclusi al pubblico.

Tutto questo affascina profondamente il fotografo tedesco:

“Mi piace pensarmi come uno strumento utile a mostrare ciò che solitamente non si vede e invece dovrebbe essere ammirato per lo straordinario potenziale.”

Nelle foto di Struth, il grande formato disegna vere e proprie mappe visive della realtà e permette una notevole vicinanza con il soggetto, tanto da proiettarci dentro all’immagine.  Ma come si arriva a questo risultato?

“La costruzione dello scatto è fondamentale e mi obbliga a continue scelte: fotografare è fare un discorso, quindi devo organizzare l’immagine in funzione di questo. Devo inserire i dettagli utili alla mia narrazione, valutando attentamente anche cosa escludere, perché per esempio sposterebbe l’attenzione dello spettatore su qualcosa che non mi interessa. La definizione del margine della foto e degli elementi che la compongono direziona lo sguardo dello spettatore. Cerco di assumere il punto di vista di chi guarda per comprendere cosa arriva delle mie opere e per evitare di imporre interpretazioni, poiché vorrei che il mio pubblico procedesse con una lettura autonoma e per lo stesso motivo non amo apporre didascalie.”

Di strettissima attualità quindi i temi sottostanti le opere di Thomas Struth, certo non arte fine a sé stessa, limitata all’aspetto estetico: la sua abilità sta nella maestria di creare imponenti e poetiche immagini, perfette tecnicamente ed esteticamente, ma soprattutto efficaci per parlare allo spettatore del valore della vita, dell’uomo con i propri limiti, della lotta tra vittorie e sconfitte, del tempo preziosissimo che ci resta per salvare l’ambiente e dell’inquietudine che inevitabilmente accompagna il potere e la potenza.

Un’assunzione di responsabilità che l’arte può sostenere:

“Ho avuto il vantaggio di studiare con grandi maestri, modelli straordinari come Gerhard Richter, che fin dall’inizio mi hanno ispirato anche in termini di onestà intellettuale. Noi artisti, secondo me, abbiamo l’obbligo di essere rigorosi e critici, lavorare tanto, metterci in discussione, riflettere, non essere mai del tutto soddisfatti. Il materiale artistico è vivo, quindi in continua evoluzione”.

Il lavoro di Thomas Struth si svolge in serie; tra le più famose, presenti nei maggiori musei e collezioni di tutto il mondo, ricordiamo “Paradise”, che ci mostra una natura fascinosa e impenetrabile, “Family Portraits” (tra tutti quello alla Regina Elisabetta II e consorte), “Museum Photographs” (serie ispirata al lungo soggiorno in Italia), “Unconscious Places”, l’indagine iniziata a New York negli anni ‘70, sull’ambiente costruito.

Info

  • Thomas Struth: Nature & Politics
  • A cura di Urs Stahel
  • MAST.PHOTOGALLERY
  • Bologna, Via Speranza 42
  • dal 2 febbraio 2019 al 22 aprile 2019
  • www.mast.org
Cristina Villani

Cristina Villani

Vive a Bologna, dove lavora come logopedista al Servizio di Neuropsichiatria Infantile occupandosi prevalentemente di disturbi della comunicazione, del linguaggio e dell'apprendimento, è appassionata da sempre di Arte, in qualunque forma si presenti. Da alcuni anni ha iniziato un percorso nel campo della fotografia

Federica Casetti

Federica Casetti

Nata a Ferrara, a 5 anni realizza la sua prima casa delle bambole con spezzoni di travi in ferro; dal 1992 al 2006 vive a Venezia dove si laurea in architettura. Nel 2008 dopo un internship presso lo Studio Asymptote di New York rientra a Venezia, all' Università IUAV, dove lavora come assistente alla didattica nel corso di Architettura degli Interni. Attualmente è tornata a Ferrara dove prosegue l’attività di Architetto e Designer nel suo studio tra i tetti della città medioevale.

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