Cesare Leonardi e L’Architettura della Vita

E’ il 1957, siamo a Firenze, Facoltà di Architettura. Un giovane emiliano del secondo anno sta seguendo una lezione sul principio di resistenza per forma dei materiali. Mentre ascolta immagina un profilo, da un tratto continuo si delinea una sagoma, semplice eppure ha in sé tutto ciò che serve e la sua storia familiare gli fornisce gli strumenti della concretezza, che integra ora, con il sapere universitario.
Il nostro protagonista è Cesare Leonardi (Modena, 1935), al centro della grande retrospettiva dal titolo “L’Architettura della Vita”, che la sua città gli dedica, fino al 18 febbraio 2018, nelle due sedi di Palazzo Santa Margherita e Palazzina dei Giardini, a cura di Andrea Cavani e Giulio Orsini.

Leonardi, si diceva, in seguito alle suggestioni accademiche, prende una striscia di carta, ne incolla le due estremità, la schiaccia leggermente al centro e ottiene così il primo modello di Nastro, una poltrona che in un solo blocco riassume seduta, schienale, braccioli e assieme ad altre poltrone, tavolini, portaombrelli, lampade e oggetti usciti dallo studio suo e della collega Franca Stagi (Modena 1937-2008), lo porterà fino al MoMa di New York, al Victoria and Albert Museum di Londra, al Vitra Design Museum di Weil am Rhein.

In modo simile nasceranno, tra il 1967 e il ‘68, le poltrone Dondolo, Guscio (Eco) e altri complementi d’arredo che apriranno la strada ad una vera e propria sfida tra la progettazione e la realizzazione, tra l’idea e la concretezza. In quel periodo di boom economico sono largamente impiegate le materie plastiche, tutti vogliono il “pezzo” di moda e l’industria produce in serie. Anche Leonardi-Stagi utilizzano questi materiali, la vetroresina fa al caso loro, è adatta ai voli di fantasia, facilita la ripetizione e se stratificata ad hoc sostiene il corpo anche nei piani a sbalzo di Dondolo, un’unica linea che si ripiega su sé stessa.

Leonardi, però, continua a sperimentare anche con arnesi e congegni a lui familiari, quelli a disposizione di chi ha la mamma sarta, un nonno falegname e l’altro meccanico.

E’ così che arriva ad assemblare fari di automobili, forme che ricordano un vecchio trapano a mano per forare il legno (le lampade Jeep e Bowling); ispirandosi al sistema della stadia ripiegabile regola in altezza lo stelo della lampada Metro.

E’ un abilissimo disegnatore e in studio, con i collaboratori, realizza plastici e modelli come vere e proprie sculture, ottenuti da rilievi sul territorio talmente raffinati da prevedere e rappresentare con piccoli coni di legno colorato, gli effetti della luce nei vari momenti della giornata.

I disegni per il Centro Nuoto di Vignola sembrano un grande fumetto: a differenza di altri architetti, lui contempla la presenza delle persone e le pensa mentre svolgono attività, popolano gli spazi, giocano, usano le strutture e immagina scene dinamiche, animate, vive, pervase di ironia.

Il dover progettare uno spazio pubblico in forma di parco per la propria tesi di laurea, dà il via ad uno degli studi più approfonditi che si conoscano sugli alberi e la vegetazione in genere. Per oltre vent’anni gira tutta la penisola, nei giardini botanici, poi si spinge in Europa e in Sudamerica, per rincorrere le fioriture, le forme delle chiome nelle diverse stagioni, le influenze del paesaggio sulla vegetazione e viceversa.

Registra le variazioni dei colori delle piante, le fotografa poi le ridisegna minuziosamente, in scala 1:100 e raccoglie in schede descrittive tutte le informazioni su oltre 300 esemplari, che andranno a formare un’opera “L’Architettura degli Alberi” (Leonardi-Stagi 1982), ancora insostituibile per chi deve lavorare sul paesaggio.

Inventa la Struttura Reticolare Acentrata (S.R.A.), una rete sulla quale può indicare i passaggi e distribuire le essenze in modo da non interferire le une con le altre e la concretizza a Bosco Albergati, a Castelfranco Emilia.

Ma torniamo per un momento ai fasti degli anni ’60 e inizio ‘70: nel 1972 Dondolo dello studio Leonardi-Stagi è presente al MoMa di New York, all’esposizione “Italy: the New Domestic Landscape”, diventando il simbolo dell’intera rassegna. I due professionisti sono giovani, moderni, lanciati, famosi; niente sembra poterli fermare e invece la grande crisi economica del 1973 blocca la loro corsa.

Il prezzo del petrolio sale al punto da costringere le fabbriche ad interrompere la produzione che ne impiega i derivati. Per alcuni anni Leonardi lascia il design e avvia una riflessione personale sulla progettazione e sulla produzione industriale.

E così, ancora una volta, tornano in superficie gli antichi saperi, i gesti familiari, i materiali “poveri”, l’auto produzione.

La sfida riparte innanzitutto dalla definizione di limiti precisi: una tavola di abete, dipinta di giallo, spessa 27 mm, con misure standard (50×150 e multipli), usata nei cantieri edili per le cassematte del cemento armato. Da un modulo si ricavano tutti i pezzi per costruire un prototipo, senza fare scarti. Pare impossibile eppure è così che Leonardi ottiene centinaia di oggetti, fantasiosi ed utili, per sé, senza discussioni o compromessi con costruttori e committenti. Sono le sedie, i divani, i mobili, gli sgabelli della serie Solido, fissi o con ruote, indistruttibili, versatili, con i quali arreda la propria casa-studio e alcune delle residenze che progetta (per esempio casa Mescoli-Goich).

Il passaggio tra il prima e il dopo è perfettamente rappresentato nella sala d’ingresso alla Palazzina dei Giardini: Dondolo e Solido, una vicino all’altra; ma chi non ne conosce il percorso, difficilmente indovinerà la corretta successione temporale.

La grande capacità d’inventare, trovare soluzioni ingegnose, di “fare”, ci piace pensare derivi dai giochi infantili, in casa, nell’officina, in falegnameria, con forme di stoffa, gessi, fili, pezzi di legno o parti di veicoli, ingranaggi, lampade, viti e bulloni, lamiere piegate. La storia personale che torna e porta l’abilità degli strumenti, la rapidità di ideazione di chi ha manipolato e ha reso le proprie fantasie, oggetti concreti. Un’altra eredità preziosissima, che lo accompagna da sempre è la fotografia. Leonardi perde il padre quando ha solo tre anni, ma di questo conserva una macchina fotografica, una Kodak 6×9 con la quale, appena adolescente, comincia a scattare e a stampare in proprio. Sperimenta, annota, sovrappone, descrive, racconta con immagini che raramente vanno da sole. La sua produzione è realizzata quasi interamente in serie di foto, sia in bianco e nero che a colori, incollate su piani di legno. Per questa attività ottiene grandi riconoscimenti, come la partecipazione alla mostra “3 artistes de l’école de Modena.” allo spazio Olivetti di Parigi, nel 1978, a cura di Italo Zannier, assieme a Franco Fontana e Luigi Ghirri; su commissione realizza tra il 1983 e il 1985 un libro fotografico sul Duomo di Modena e uno sull’artigianato locale  (“La cultura del restauro a Modena. Rilevamento dei mestieri. 1991-1993”).

Ad accompagnare la mostra un catalogo che raccoglie immagini, testimonianze, interviste e il sunto del lavoro fotografico realizzato tra Aprile e Luglio 2017 dal fotografo Joseph Nemeth, nei parchi e negli edifici progettati da Cesare Leonardi e Franca Stagi. E’ un’attenta e delicata osservazione di come il tempo abbia attraversato gli spazi e una riflessione sul futuro di questo prezioso patrimonio artistico e culturale, in larga parte di proprietà pubblica, che è necessario tutelare, sia per l’intrinseca funzione identitaria, sia per non perdere uno dei più interessanti esempi di eccellenza, trasversalità e genialità nel progetto, al pari dei già famosi nomi della creatività e dell’arte italiana. In un articolo sull’Independent del 2008, il designer Ron Arad definisce Nastro come la “sedia perfetta”:

“E’ la sedia che tutti notano quando vengono a casa mia e mi fanno i complimenti per la sua bellezza. In realtà è l’unico pezzo che non ho disegnato io. Quando c’è un’idea così forte, un nastro continuo, il design è al servizio dell’idea, non il contrario”.

Ecco dunque che l’operazione portata avanti dall’associazione Archivio Cesare Leonardi per raccogliere e conservare i disegni, i modelli, i prototipi, le fotografie, le sculture e la biblioteca personale dell’architetto modenese, acquista fondamentale importanza, ottenendo anche la dichiarazione di grande interesse storico dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.

Nel mese di febbraio, la programmazione legata all’esposizione prevede le seguenti iniziative: Giovedì 8 febbraio Talk con Beppe Cottafavi e Ugo Cornia alle ore 17.00 a Palazzo Santa Margherita (sala grande), dedicato alla casa editrice digitale Il Dondolo, nata nel 2017 e il cui nome prende ispirazione dalla nota seduta. Ugo Cornia leggerà il suo racconto inedito scritto in occasione della mostra. Domenica 18 febbraio alle ore 17.00 finissage della mostra con il concerto Movimento in musica, musica in movimento 1968-2018 con Fabrizio Ottaviucci al pianoforte.

Info mostra

  • Cesare Leonardi. L’Architettura della Vita | A cura di Andrea Cavani e Giulio Orsini
  • sedi: Palazzo Santa Margherita – Corso Canalgrande 103; Palazzina dei Giardini – Corso Canalgrande – Modena
  • 15 settembre 2017 – 18 Febbraio 2018
  • orari: da mercoledì a venerdì 10.30-13/15-19  –  sabato, domeni e festivi 10.30-19 – ingresso gratuito
  • Catalogo Lazy Dog Press
  • Galleria Civica di Modena – tel. 059 2032911
  • www.galleriacivicadimodena.it; www.mostracesareleonardi.it; www.archivioleonardi.it

 

 

Cristina Villani

Cristina Villani

Vive a Bologna, dove lavora come logopedista al Servizio di Neuropsichiatria Infantile occupandosi prevalentemente di disturbi della comunicazione, del linguaggio e dell'apprendimento, è appassionata da sempre di Arte, in qualunque forma si presenti. Da alcuni anni ha iniziato un percorso nel campo della fotografia

Federica Casetti

Federica Casetti

Nata a Ferrara, a 5 anni realizza la sua prima casa delle bambole con spezzoni di travi in ferro; dal 1992 al 2006 vive a Venezia dove si laurea in architettura. Nel 2008 dopo un internship presso lo Studio Asymptote di New York rientra a Venezia, all' Università IUAV, dove lavora come assistente alla didattica nel corso di Architettura degli Interni. Attualmente è tornata a Ferrara dove prosegue l’attività di Architetto e Designer nel suo studio tra i tetti della città medioevale.

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