Anime. Di luogo in luogo. Il cuore di Christian Boltanski omaggia Bologna

La prima, raccolta, sala del Museo di Arte Moderna di Bologna non è un’immagine, ma una pulsazione. E’ immersa in un’intima penombra e nel primo suono che l’uomo percepisce, il battito del cuore; alle pareti piccoli specchi neri rimandano frammenti di immagini che si fondono e scompaiono rapidamente.

Anime. Di luogo in luogo. Christian Boltanski. Entre temps_ 2 MAMbo Bologna – ph. Cristina Villani

E’ Coeur (Cuore): Christian Boltanski (Parigi, 1944) ha registrato il tracciato del proprio e ne fa dono a Bologna, la città che vent’anni fa lo ha ospitato al Museo di Villa delle Rose, con una mostra dal titolo Pentimenti e dieci anni dopo ha inaugurato il Museo per la Memoria di Ustica, dove si trova una delle opere più potenti dell’artista francese, per ricordare le vittime dell’omonima strage aerea (www.museomemoriaustica.it).

Il progetto, intitolato Anime. Di luogo in luogo, è così introdotto dal curatore Danilo Eccher:

un lavoro articolato e complesso, una lettura trasversale di linguaggi artistici diffusi su più luoghi, il MAMbo, la ex Polveriera Bunker al Parco della Lunetta Gamberini, il Museo di Ustica, l’Arena del Sole; da questi l’intervento si estende a tutta la città, seguendo le vie di Bologna che portano alle periferie con Billboards, un’istallazione diffusa, 30 cartelloni di grandi dimensioni, che riportano lo sguardo dei partigiani, tratto dalle foto del Sacrario dei Caduti per la Resistenza, in Piazza Nettuno. In autunno poi, Boltanski tornerà in veste di curatore per coinvolgere giovani artisti e persone comuni in un progetto intitolato Take me (I’m Yours), una performance che intende affrontare il tema del valore commerciale delle opere d’arte e infrangendo la regola del “vietato toccare”, lascerà libero spazio ai concetti di dono e baratto”.

Attraverso tutto il corpus di eventi, afferma Christian Boltanski:

“ho cercato di porre l’attenzione sulla memoria e le ferite che hanno segnato la città, evocandole solo con allusioni, perché preferisco creare una certa distanza con il dramma spesso presente nelle mie opere.

La prima sala contiene il battito del mio cuore e in trasparenza il mio volto di bambino che si trasforma con l’età: non darò troppe spiegazioni a ciò che ho creato, vorrei che ognuno vi leggesse una parte del proprio vissuto. Tengo però a dire che tra le opere recenti e quelle del passato, ogni volta cerco una sintesi che sarà poi irripetibile”.

Dal percorso espositivo che ha come fulcro il MAMbo, si accede all’essenza profonda dell’opera di Boltanski che permea la vita, le età e la poetica e dopo Coeur, Entre-Temps ci immette nella grande sala successiva, ridimensionata e ripartita in varie stanze eteree, dalle pareti di leggero tessuto bianco, che evocano un senso di sacralità, voluto dall’autore:

“questo spazio mi ha richiamato alla mente un luogo di meditazione, una chiesa: la Sala delle Ciminiere è la navata centrale, lateralmente piccoli spazi sembrano cappelle. L’atmosfera mi ha naturalmente portato ad interrogarmi sulla mia stessa vita e sulle preoccupazioni che il procedere con l’età porta con sé.”

La semioscurità, le luci a spot, i veli lasciano trasparire, ma annullano i contorni delle forme, delle opere e dei visitatori. Gli occhi stampati sul tessuto bianco (Regards) seguono ovunque e accompagnano ad incontrare presenze/assenze, forti anche se appena accennate, che raccontano in un sussurro, delicatamente, le loro storie e quella dell’artista, caratterizzata da articolati intrecci culturali e familiari.

Al centro domina l’opera Volver, che Eccher descrive così:

“l’enorme montagna d’oro, dal significato ambivalente, si presta a diversi livelli di lettura: a distanza ci appare come un monte dorato, un ricco orizzonte di bellezza e forza. Avvicinandosi però, l’oro si svela per quello che realmente è, l’insieme di innumerevoli coperte isotermiche usate per soccorrere e avvolgere i disperati, i naufraghi degli sbarchi, che arrivano sulle nostre coste dopo lunghe e dolorose navigazioni. Un cortocircuito tra superficiale bellezza e benessere e il dramma che vi si cela.”

Nella grande antologica sono esposte alcune delle opere più famose, espresse con vari linguaggi artistici, dalle istallazioni di Monuments, a Le Manteau (dai chiari riferimenti all’Olocausto), a Ombres, Départ/Arrivée,  alla videoistallazione Animitas (Blanc) realizzata in Canada: centinaia di campanelle di metallo appese ad immaginari fili d’erba, suonano mosse dal vento, seguendo un disegno che rappresenta la mappa celeste relativa alla data di nascita dello stesso artista. Sul davanti un tappeto di fiori, erba e frutta invita lo spettatore a sostare e meditare sull’esistenza e sugli inevitabili effetti del trascorrere del tempo.

Animitas è un poetico omaggio alle anime erranti, in primo luogo la sua e una raffinata riflessione sulle storie, sulla vita, sulla grande forza espressiva dell’arte, che Boltanski usa per raccontare se stesso:

“ognuno parte da ciò che conosce meglio, sé stesso, per poi aprirsi ad un messaggio universale.
Ho sempre avuto dell’artista l’immagine di una persona con uno specchio al posto del viso, dove gli altri possono osservarsi e conoscersi. E’ come se nel tempo continuassi a riproporre la stessa opera, un viaggio ripetutamente intrapreso, ma ogni volta in modo diverso… le stesse domande che tornano e ripropongo in vesti differenti. Il mio lavoro solleva interrogativi esistenziali, per i quali però non ho una risposta definitiva.”

Anime. Di luogo in luogo è un cammino da fare in solitaria, che emoziona e può turbare, ma dà la possibilità di entrare in risonanza e di comprendere a tratti Noi e Loro; gli specchi neri alle pareti, i giochi di ombre favoriscono l’introspezione, come spiega Eccher:

“Il vero soggetto della mostra –- è lo spettatore, che passa attraverso quei veli e riscopre la propria vita, si rispecchia in quegli sguardi lasciando emergere un’emozione che ha già dentro… vediamo noi stessi negli altri.”

Christian Boltanski ha dimostrato in più occasioni di essere un artista fuori dal comune: gran parte delle sue opere allo stato attuale sono distrutte. Per trasmettere conoscenza attraverso la propria arte privilegia l’esperienza, il “contatto” diretto dello spettatore, che assume una posizione attiva, a differenza di chi vede l’arte come un insieme di reliquie intoccabili. E proprio partendo da questa considerazione si comprende molto chiaramente il suo più recente interesse rivolto alle leggende e ai miti:

“ritengo le leggende più potenti degli oggetti. La prossima opera che realizzerò sarà un’istallazione nel nord della Patagonia: grandi dispositivi simili a strumenti a fiato, nascosti alla vista, attraversati dal vento produrranno un suono simile al verso delle balene, con le quali intendo mettermi in contatto.

Sarà in un luogo deserto e segreto ma mi piace pensare che quando tutto questo sarà dimenticato, nascerà una storia fantastica e si narrerà di un uomo che comunicava con le balene.”

Ecco la grande forza di questa mostra e del pensiero che la sostiene: offre l’opportunità di incontrare le parti più segrete e profonde delle nostre vite, le più vere, le storie che non stanno sui libri e per questo transitorie e impalpabili, le nostre tante anime.

Info mostra

  • Christian Boltanski. Anime. Di luogo in luogo
  • A cura di Danilo Eccher
  • 26 giugno – 12 novembre 2017
  • Bologna, varie sedi:
    A proposito di Ustica
    Istallazione permanente – Museo per la Memoria di Ustica | Via di Saliceto 3/22
  • Billboards
    Progetto di arte pubblica su cartelloni pubblicitari – Zone periferiche della città
  • Anime. Di luogo in luogo
    Mostra antologica – MAMbo | Via Don Minzoni 14
  • Réserve
    Istallazione – Ex polveriera bunker Giardino Lunetta Gamberini | Via Pellizza da Volpedo
  • Da Settembre:
  • Take Me (I’m Yours)
    Progetto speciale – Ex parcheggio Giuriolo | Via Giuriolo
  • Informazioni e prenotazioni al Dipartimento Educativo MAMbo – tel. 051 6496628
  • Mail: mamboedu@comune.bologna.it
  • Catalogo: Instant Book_9 Christian Boltanski – A cura di Danilo Eccher
  • Sito web: www.mambo-bologna.org
Cristina Villani

Cristina Villani

Vive a Bologna, dove lavora come logopedista al Servizio di Neuropsichiatria Infantile occupandosi prevalentemente di disturbi della comunicazione, del linguaggio e dell'apprendimento, è appassionata da sempre di Arte, in qualunque forma si presenti. Da alcuni anni ha iniziato un percorso nel campo della fotografia

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