Aggiunge libertà e scioglie le limitazioni: l’arte nella visione di Adelita Husni-Bey

Per molti artisti l’opera d’arte finale, il momento in cui la si espone, è solo l’ultimo atto di un percorso iniziato molto prima. Per Adelita Husni-Bey (Milano, 1985) ciò è particolarmente evidente.

Nota a livello internazionale, presente nelle più importanti istituzioni museali, conduce workshop e seminari presso numerose accademie e ha rappresentato l’Italia alla Biennale d’Arte di Venezia nel 2017: risulta però arduo classificarla, poiché ricorre a tutti i media che un artista ha a disposizione, istallazione, teatro, scrittura, video, scultura, pittura, fotografia, performance, per affrontare le tematiche politiche e sociali centrali nella propria indagine e sollecitare visioni multiple.

Alla Galleria Civica di Modena, nella sede della Palazzina dei Giardini, fino al 26 agosto, a cura di Diana Baldon e Serena Goldoni è in mostra Adunanza, sunto dell’eterogeneo lavoro degli ultimi dieci anni.

Attraversando le sale espositive che fanno parte della Fondazione Modena Arti Visive, si incontra una moltitudine di protagonisti, di effettivi co-autori (infatti per accordi contrattuali condividono i proventi) di ogni età e provenienza, impegnati nella ricerca alla base della poetica della giovane artista italo-libanese.

Le opere, pur sostenute da una componente istintuale molto forte, per potersi dichiarare completamente necessitano di un coinvolgimento diretto dello spettatore. Se ciò non avviene, si rischia di fermarsi alla superficie, di precludersi la componente più densa. Lecito domandarsi quanto ciò sia arte.

La risposta viene dalla stessa Husni-Bey e ci pare del tutto soddisfacente: è arte e veicola gli esiti del processo critico collettivo, rendendoli disponibili al visitatore, che diviene a sua volta soggetto attivo quando arricchisce il lavoro con un ulteriore pezzo di significato.

L’artista apre la propria visione all’esterno, avvalendosi spesso della partecipazione di comunità diverse di persone, alle quali rivolge un preciso interrogativo da analizzare, una situazione da sperimentare, discutere, incarnare, in pratica da vivere. Le tracce del percorso, i materiali, le immagini, le parole, sono raccolte e riportate poi al pubblico.

Alla base di questa impostazione sta la formazione personale dell’artista, gli studi di sociologia, l’interesse per l’educazione e l’applicazione di tecniche ispirate, tra le altre, alla pedagogia anarco-collettivista, al teatro, alla scrittura creativa.

Ad un gruppo di ragazzi dai 7 ai 10 anni dell’Ecole Vitruve di Parigi, un istituto elementare che opera secondo modelli sperimentali, ha chiesto di costruire in autogestione, un’isola deserta nel salone della scuola. Le registrazioni dei processi decisionali, delle discussioni e delle dinamiche di collaborazione dei bambini sono diventate la video istallazione “Postcards from the Desert Island”, del 2011.

Altro lavoro esposto a Modena è After the Finish Line, del 2015, un filmato girato a San Francisco nel quale assistiamo alle riflessioni di giovani atleti americani che si sono infortunati nel corso della carriera. L’artista crea un parallelo tra lo stato di perfezione fisica prima e di dolore poi e gli effetti della crisi economica americana: in entrambe le condizioni la rottura, il crollo, è intervenuto dopo prolungate ed eccessive pressioni, la competizione sportiva è metafora del capitalismo, poiché entrambi spingono all’estremo chi li pratica.

Le numerose realizzazioni pittoriche riconducono alla principale espressione artistica di Adelita Husni-Bey, in particolare The Sleepers del 2012, una tela di grande forza evocativa che ritrae un gruppo di professionisti in camicia bianca, seduti in riunione attorno al tavolo occupato da documenti sparsi, tutti profondamente addormentati… è il sonno della politica, la resa di chi ci dovrebbe rappresentare e difendere?

Sono molti gli argomenti al centro dell’analisi artistica, il potere, la responsabilità, l’economia, la società, il dolore. È quest’ultimo il terreno su cui Husni-Bey ha creato una delle opere esposte, Encounters on Pain: durante un incontro individuale alcuni soggetti riflettono sull’esperienza di stress fisico e psicologico assieme all’artista, che ne delinea il profilo del corpo, segna con il colore rosso i punti che procurano malessere e scrive le parole più significative. Il progetto è in continua espansione e intende formare una sorta di archivio delle esperienze dolorose.

Perfetta sintesi dell’attuale condizione socio-politica internazionale, sono gli “Esercizi d’interpretazione” del 2011: tre disegni di ponti crollati che un esperto ha analizzato attraverso calcoli e formule. La struttura architettonica potente e fragile allo stesso tempo, unisce e separa, se manca, rimanda all’instabilità e alla fallibilità, ma per come viene trattata, anche alla ricerca del senso e magari di una soluzione razionale e salvifica.

ADELITA HUSNI-BEY
ADUNANZA

Cristina Villani

Cristina Villani

Vive a Bologna, dove lavora come logopedista al Servizio di Neuropsichiatria Infantile occupandosi prevalentemente di disturbi della comunicazione, del linguaggio e dell'apprendimento, è appassionata da sempre di Arte, in qualunque forma si presenti. Da alcuni anni ha iniziato un percorso nel campo della fotografia

Federica Casetti

Federica Casetti

Nata a Ferrara, a 5 anni realizza la sua prima casa delle bambole con spezzoni di travi in ferro; dal 1992 al 2006 vive a Venezia dove si laurea in architettura. Nel 2008 dopo un internship presso lo Studio Asymptote di New York rientra a Venezia, all' Università IUAV, dove lavora come assistente alla didattica nel corso di Architettura degli Interni. Attualmente è tornata a Ferrara dove prosegue l’attività di Architetto e Designer nel suo studio tra i tetti della città medioevale.

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