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La collezione MAST e l’alfabeto della fotografia

La fotografia e l’industria sono un’accoppiata talmente ben assortita da condensare e individuare ruoli che si alternano e affiancano come protagonisti.

La Rivoluzione Industriale della seconda metà del 1700 segna profondi cambiamenti nel mondo del lavoro, della produzione e di conseguenza, nella società, nell’ambiente e nelle abitudini quotidiane.

La fotografia, figlia di quest’epoca di folli invenzioni, prende vita da complicati processi chimici, diventa strumento per documentare avvenimenti, per ricordare persone.

Agli esordi, fotografare era un lungo procedimento che richiedeva macchine ingombranti, poco trasportabili, molto appariscenti, quasi magiche. Il legno, il ferro, il vetro, il lampo del magnesio, le emulsioni e i reagenti, oggi, dopo quasi duecento anni di storia, hanno ceduto il posto ad oggetti piccoli, leggeri e molto maneggevoli, che nascondono il succedersi dei passaggi ma mostrano nell’immediato il risultato, così da poterlo controllare, modificare e inviare ovunque, all’istante.

La fotocamera del telefono cellulare ha reso tutti un po’ fotografi e ha portato alla ben nota massiccia proliferazione di immagini che l’artista olandese Erik Kessels ha rappresentato efficacemente con l’opera “Photography in Abundance”, del 2011: gli spettatori potevano camminare, fermarsi, immergersi in oltre un milione e mezzo di foto stampate da internet e riversate a terra, ad invadere le sale del FOAM di Amsterdam… era questo il numero stimato di foto archiviate sul portale Flicker in un solo giorno (molto interessante l’analisi del fenomeno definito postfotografia, nel libro “La furia delle immagini” del fotografo spagnolo Joan Fontcuberta).

Afferma Urs Stahel, curatore della Fondazione MAST (Bologna) e della mostra:

“Da una tale diffusione di questo mezzo, ci si aspetterebbe che le collezioni di fotografia industriale fossero molto più numerose di quanto in realtà siano”

Si dichiara molto stupito del contrario.

Quella del MAST, infatti, è una delle rarissime collezioni centrate su questo tema, sicuramente unica per importanza, varietà e dimensioni (conta oltre seimila opere), con una mission improntata sul welfare sociale.

Fin dai primi del ‘900, il Gruppo industriale noto come Coesia, ora guidato da Isabella Seràgnoli, ha raccolto e prodotto immagini, cataloghi, materiale filmato, negativi su vetro e con acquisizioni costanti, ha dato vita alla Collezione della Fondazione MAST, che comprende opere di grandi artisti, italiani e non, veri maestri della fotografia, ma anche di anonimi fotoamatori e documentaristi delle attività legate al mondo del lavoro, altrettanto degni di nota.

Nel tempo, poi, la Fondazione ha istituito un importante premio, ilMAST Photography Grant, a sostegno di progetti di giovani artisti, sempre con l’intento di promuovere educazione, cultura e ricerca.

Con la mostra The MAST Collection. A Visual Alphabet of Industry, Work and Technology, per la prima volta è esposto, in tutti gli spazi del museo, un corpus di oltre cinquecento opere che abbraccia tutta la storia della fotografia, dal XIX secolo ai giorni nostri, suddiviso in cinquantatré capitoli, che hanno come riferimento altrettanti vocaboli descrittivi di ogni sezione, in ordine alfabetico (da cui il titolo), dalla A di Abandoned e Architecture alla W di Waste, Water e Wealth.

La potenza e la ricchezza del progetto, anche in termini numerici, procurano una sorta di vertigine, un’ubriacatura di stimoli visivi e mentali, che merita più di una visita, per accostarsi, decifrare e comprendere i contenuti, per avviare un dialogo reale e profondo con la realtà e le opere, siano esse documentarie o concettuali.

Ciò non significa che sia una mostra di difficile accesso, anzi, ma molto articolata, che attraversando epoche e linguaggi diversi, cerca e incontra lo spettatore.

Proprio la narrazione è il punto centrale della Collezione, unica e sganciata da ogni logica di marketing: a fronte di una cura infinita dedicata a conservare e valorizzare le opere, nel massimo rispetto delle forme e dei contenuti, intende costruire occasioni di riflessione, avviare discussioni e raccontare storie di popoli, di uomini.

Due esempi fra tanti, quella di Josef Ganz ingegnere e progettista automobilistico, ebreo tedesco, al quale non è ancora stata riconosciuta pienamente la paternità d’invenzioni come il primo Maggiolino a causa della persecuzione nazista subita, che l’ha costretto a fuggire in vari paesi, fino all’Australia, dove morirà nel 1967, in grande povertà. La seconda storia che colpisce riguarda i tempi nostri, è Xerox, il lavoro di Madhuban Mitra e Manas Bhattacharya riferito ai numerosi negozi di copisteria, in India, che rappresentano spesso l’unico possibile accesso alla cultura, quando non si hanno denari sufficienti per acquistare i libri.

Allan Sekula, artista americano e teorico della fotografia, afferma che una collezione d’arte comincia a parlare solo quando le si pongono domande, quando le persone interrogano l’archivio che la contiene. In caso contrario, l’archivio resta in silenzio, ridotto a un doloroso, evidente mutismo.

Lo slancio che muove questa mostra e lo stimolo al dialogo, costituiscono un’eccezionale occasione da non lasciarsi sfuggire, un percorso definito ma aperto, come il sistema dell’alfabeto, che con un numero limitato di elementi, ci permette di scrivere di tutto e all’infinito.

Leggi anche: https://www.artapartofculture.net/2022/05/02/la-lunga-vita-del-mast/

Info mostra

  • The MAST Collection. A Visual Alphabet of Industry, Work and Technology
  • a cura di Urs Stahel
  • Fondazione MAST
  • Via Speranza, 42 – Bologna
  • Dal 10 febbraio – PROROGA al 28 agosto 2022.
  • Dal martedì alla domenica apertura dalle 10 alle 19 – Ingresso gratuito
  • La mostra è accompagnata da un opuscolo gratuito. È in lavorazione un progetto dedicato alla Collezione della Fondazione.
immagine per Cristina Villani
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Vive a Bologna, dove lavora come logopedista al Servizio di Neuropsichiatria Infantile occupandosi prevalentemente di disturbi della comunicazione, del linguaggio e dell'apprendimento, è appassionata da sempre di Arte, in qualunque forma si presenti. Da alcuni anni ha iniziato un percorso nel campo della fotografia

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