Ugo La Pietra. Istruzioni per abitare la città – Giuseppe Stampone. Perché il cielo è di tutti e la terra no?

Identità e memoria sono obiettivi comuni nel tentativo di interpretare, o meglio decodificare, uno spazio collettivo che è fisico e temporale. Ne sono consapevoli Ugo La Pietra (Bussi sul Tirino, Pescara 1938, vive e lavora a Milano) e Giuseppe Stampone (Cluses, Francia 1974, vive e lavora tra Roma e Bruxelles) che nel percorso espositivo curato da Italo Tomassoni, Giacinto Di Pietrantonio e Giancarlo Partenzi al CIAC Centro Italiano Arte Contemporanea di Foligno – Ugo La Pietra. Istruzioni per abitare la città / Giuseppe Stampone. Perché il cielo è di tutti e la terra no? (fino al 30 settembre 2018) – si osservano, si annusano, si fanno l’occhiolino.

Due artisti difficili che insistono sul valore del segno di cui si appropriano, giocandoci per restituirne una visione trasversale attraverso “una scrittura molto sofisticata”. Generazioni a confronto che si contendono un entusiasmo innato per la sperimentazione, considerato da entrambi il momento fondamentale di una ricerca che li porta a declinare il prevedibile e l’ordinario in una chiave che non è mai univoca.

Per La Pietra si è sempre trattato di indagare l’ambiente e il territorio con cui s’intersecano l’architettura e l’urbanistica. Architetto, designer, filmmaker, musicista, fumettista, docente è teorico disincantato, come vediamo dal volume che accompagna la mostra (Ugo La Pietra. Istruzioni per abitare la città 1966-2018, Viaindustriae publishing/ CIAC Centro Italiano Arte Contemporanea di Foligno), un vero e proprio vademecum per ricordare all’osservatore che “La città è fatta dai nostri comportamenti, dalle nostre scelte quotidiane, da come impostiamo il rapporto con l’ambiente che ci circonda. Attraverso la pratica consapevole della creatività è possibile trasformare, ancora prima dell’ambiente, i nostri rapporti con esso.” (Istruzione n° 22. La riappropriazione della città – 1977).

Di “istruzioni” nel volumetto ce ne sono parecchie (56), accompagnate da immagini fotografiche che documentano oltre cinquant’anni di attività. Percorsi anticonvenzionali che restituiscono le variabili di una quotidianità dinamica (che guarda anche alle periferie urbane senza preconcetti) attraverso la pratica costante del disegno, componente gestuale imprescindibile nel lavoro di La Pietra, che acquisisce tridimensionalità negli oggetti e nelle installazioni, negli arredi urbani e domestici.

In mostra è centrale la presenza dell’installazione Casa aperta, in cui la segnaletica invita a riflettere: “abitare è essere ovunque a casa propria”, così come in Riconversione progettuale ci sono elementi di arredo urbano che vengono riconvertiti in elementi di arredo domestico. Una poetica rappresentata anche attraverso i film Per oggi basta (1974), La riappropriazione della città (1977) e Interventi pubblici per la città di Milano (1979), proiettati per l’occasione.

L’improvvisazione è il fil rouge che attraversa tutta l’opera di questo inesauribile “ricercatore nelle arti visive” (già “operatore estetico”): arriva dalla musica jazz (fin dal ’56 egli suona il clarinetto), prima ancora che iniziasse a dipingere (nel ’61 espone con il Gruppo di Cenobio) e si laureasse in architettura (nel 1964 per accontentare suo padre).

Altrettanto importante è l’ideologia, strumento per modificare la società. Ma, come scrive Tomassoni:

“Ugo La Pietra condivide la spinta intellettuale delle nuove esigenze, e tuttavia non si chiude mai nel dogmatismo ortodosso dell’arte programmata e di gruppo. Evita di convertire l’indagine percettiva nelle astrazioni dell’oggetto estetico, convincendosi sempre più della necessità di ascrivere i suoi interventi esplorativi a un ambito che impegna la responsabilità individuale e non è limitato all’estetica.”

Intorno al concetto di arte partecipativa è concepito anche il lavoro di Giuseppe Stampone, definito da Giancarlo Partenzi “enfant terrible” dell’attuale scena artistica. di cui scrive:

“Da bravo amanuense contemporaneo copia (rigorosamente con la penna pic) immagini artistiche e non solo, tratte dagli sconfinati repertori del passato, ma anche dalle crescenti nuvole del web, le opere che magicamente ne scaturiscono dopo la fotocopiatura a mano, diventano concetti assoluti ed universali.”

Attingere all’esperienza “del fare” è importante per Stampone che procede creando nuovi archivi in cui si possa riflettere la contemporaneità. Archivi dinamici in transito da una dimensione “liquida” a un’altra “solida”, in cui la reiterazione del disegno (copia con la penna bic) che ha come punto di partenza l’immagine riproducibile presa da internet e decontestualizzata, proprio attraverso la dilatazione del tempo impiegato per ottenere le velature (o stratificazioni del tratto), restituisce l’unicità all’immagine stessa.

Afferma l’artista nell’intervista pubblicata nel catalogo:

“Rifaccio un Mao, una guerra, o altri drammi sociali del mondo. Non mi interessa confrontarmi con archivi storici, ne voglio creare dei nuovi attuali e contemporanei, archivi che raccontano il mio tempo, il mio vissuto e non quello di una generazione passata diversa dalla mia. Con questo voglio catalogare gli archivi contemporanei”,

La mostra Perché il cielo è di tutti e la terra no? è una mappatura (Stampone la chiama “architettura dell’intelligenza”) – come appare evidente in particolare in opere come Global Dictature / 1 (2012), Dittatura (2012) e P & W, Peace & War (2014) – in cui l’esperienza partecipativa trasforma l’io in noi senza annullare l’identità del singolo, attraverso gli strumenti della prospettiva e dell’alfabetizzazione.

Info

  • Ugo La Pietra. Istruzioni per abitare la città / Giuseppe Stampone. Perché il cielo è di tutti e la terra no?
  • A cura di Italo Tomassoni, Giacinto Di Pietrantonio e Giancarlo Partenzi
  • 24 marzo – 30 settembre 2018
  • CIAC Centro Italiano Arte Contemporanea
    Via del Campanile, 13 – Foligno
    tel. 0742 481222 –3408678214
    www.centroitalianoartecontemporanea.com
Manuela De Leonardis

Manuela De Leonardis

Manuela De Leonardis (Roma 1966), storico e critico d’arte scrive dal 2004 di arti visive su il manifesto/Alias e Exibart. Dal 2009 è redattore di art a part of cult(ure). E’ ideatrice e curatrice di Cake. La cultura del dessert tra tradizione Araba e Occidente (Postcart 2013), art & food book a sostegno di Bait al Karama. Con Postcart (collana postwords) ha pubblicato A tu per tu con i grandi fotografi - Vol. I (I edizione 2011; II edizione 2013), A tu per tu con i grandi fotografi e videoartisti - Vol. II (2012) e A tu per tu con gli artisti che usano la fotografia – Vol. III (2013).

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