Flying Photo Book Carpet #7. I giganti del mare, Federico Peliti, le Yokohama shashin, e Luigi Ontani

Viaggiatori di ieri, viaggiatori di oggi. “L’atto stesso del viaggiare contribuisce a creare una sensazione di benessere fisico e mentale, mentre la monotonia della stasi prolungata o del lavoro fisso tesse nel cervello delle trame che generano prostrazione e un senso di inadeguatezza personale”, scrive Bruce Chatwin in Che ci faccio qui? (1990). 

Il viaggio è movimento, respiro, condivisione, apertura, curiosità, innamoramento, creatività… Si viaggia anche con la fantasia, certamente, ma vivere in prima persona l’esperienza ha decisamente qualcosa in più. 

Viaggiano su questo “tappeto volante” libri che spaziano dall’India a Bali, dal Giappone all’Oceano Atlantico tra lentezza e velocità. Viaggi lenti come quelli che si facevano per mare a bordo delle grandi navi a cui è dedicato I giganti del mare. Viaggio nel Novecento: l’Italia dei transatlantici (Nomos Edizioni, 2020), secondo volume della collana Museo della Fotografia Sestini di Bergamo.

L’istituzione museale conserva tra i suoi fondi fotografici anche quelli dell’Agenzia Viaggi Lorandi, attiva a Bergamo a partire dalla fine degli anni ’20, le cui fotografie restituiscono l’epopea delle grandi navi italiane che dal porto di Genova partivano alla volta del Nuovo Mondo.

Tra queste anche il transatlantico Conte Biancamano, il Rex, il Conte di Savoia, l’Andrea Doria con il suo tragico destino (il 26 luglio 1956 viene speronata dalla nave svedese Stockholm al largo dell’isola di Nantucket, lungo la costa statunitense e dopo 11 ore cola a picco), il Giulio Cesare e anche le gemelle Michelangelo e Raffaello poste in disarmo nel 1975, quando è ormai evidente il cambiamento epocale dei mezzi di trasporto. 

In quei cinquant’anni di fermento, prima e dopo la guerra, la vivacità della vita a bordo è testimoniata proprio da quelle immagini fotografiche destinate ai potenziali viaggiatori facoltosi.

In prima classe il salone delle feste è qualcosa di principesco tra tappeti, sofà e lampadari di cristallo; oltre alla sala banchetti c’è la biblioteca, il fumoir e, per gli sportivi, sul ponte si gioca a minigolf, tennis, tiro al piattello e si nuota nella piscina del ponte lido.

Completamente diversa la scenografia per i viaggiatori di seconda e soprattutto terza classe, emigranti stipati in condizioni igienico-sanitarie al limite del disumano come canta Francesco De Gregori in Titanic: “La prima classe costa mille lire/ La seconda cento, la terza dolore e spavento/ E puzza di sudore dal boccaporto/ E odore di mare morto”. 

Una nave, per l’esattezza il vascello Osborne, figura anche tra le realizzazioni in zucchero di cui il piemontese Federico Peliti (1844-1914) fa dono al principe di Galles in occasione del suo arrivo in India a bordo dell’omonima imbarcazione.

La scultura di circa un metro e mezzo è il soggetto dell’albumina datata 1876, contemporanea alle altre stampe fotografiche che immortalano altrettante creazioni artificiose di Peliti, come fioriere e monumenti neogotici tutti scolpiti con lo zucchero come pure il celeberrimo Taj Mahal. 

A questa figura d’eccezione di viaggiatore-imprenditore-fotografo è dedicato il catalogo della mostra Federico Peliti. Un fotografo piemontese in India al tempo della regina Vittoria (Peliti Associati Cornerhouse, 1993), realizzata in occasione della donazione di una parte del fondo fotografico all’Istituto Nazionale per la Grafica di Roma. 

Giunto in India dopo aver studiato all’Accademia di Belle Arti di Torino e lanciatosi nell’attività di artista-pasticcere al seguito di Lord Mayo, apre successivamente la Confetteria Peliti, la cui fama va ben oltre la città di Calcutta, a cui affiancherà la caffetteria di Simla nella regione himalayana.

Manager lungimirante, oltre che chef raffinatissimo, Peliti si muove con disinvoltura nell’India coloniale organizzando banchetti reali, party e battute di caccia alla tigre.

Probabilmente durante le vacanze in Italia apprende l’arte fotografica da Felice Bardelli, una passione destinata a durare nel tempo: fotografa il suo mondo, le sue abitazioni, la famiglia, gli amici osservando sempre anche la gente del posto con autentico interesse di natura antropologica più che come “souvenir” da riportarsi in Europa. 

Nascono, invece, con questo intento le ottocentesche Yokohama shashin, fotografie colorate a mano dedicate alle tradizioni culturali e folkloristiche del Giappone, insieme a paesaggi e vedute, ad uso e consumo di un’industria turistica ante litteram.

Felice Beato, Raimund von Stillfried e Adolfo Farsari con il socio Kozaburo Tamamura sono tra i maggiori interpreti e promotori di questo esotismo che traduce una visione reale in immaginifica, a partire naturalmente dal profilo del monte Fuji.

Appassionata collezionista di foto della Scuola di Yokohama è l’artista Linda Fregni Nagler (Stoccolma 1976, vive e lavora a Milano) che nel volume Yama no Shashin (Humboldt Books, 2018), ), catalogo della mostra milanese, propone un lavoro di appropriazione, interiorizzazione e restituzione di queste immagini attraverso un gesto talvolta impercettibile.

La riflessione verte proprio sulle diverse e presunte verità della fotografia, sul concetto di messinscena, riproduzione e sui significati di cui è investita l’immagine fotografica. 

Infine, dal Giappone ci spostiamo a Bali con un libro altrettanto raffinato, a partire dalla copertina viola con le lettere impresse in oro – Ontani a Bali (Humboldt Books, 2016) – sulle tracce del Maestro Ontani nel momento conclusivo della realizzazione del carro allegorico ogoh ogoh destinato ad essere bruciato dopo la processione, durante la celebrazione del capodanno balinese (Nyepi), ovvero la giornata dedicata al silenzio e alla spiritualità.

La visionaria scrittura di Emanuele Trevi dialoga con le fotografie crepuscolari di Giovanna Silva nel racconto aromatizzato dall’arak: un diario di viaggio condiviso nel marzo 2014, lontano dalla prevedibilità dei cliché. 

Come in un duplice cameo appare anche la citazione delle foto anni ’30 degli antropologi Margaret Mead e Gregory Bateson (attraverso un libro scovato dallo stesso Ontani nella vetrina della libreria Ganesha Books e mostrato ai suoi ospiti) e poi il riferimento alle ragazze avvolte nei costumi tradizionali che “sembrano uscite fuori dal famoso libro di Cartier-Bresson Les Danses a Bali”.

Al ritmo del gamelan e con lo sguardo nutrito del verde vivissimo delle risaie, così come dal buio della notte, Trevi traccia anche il profilo dell’artista Luigi Ontani, tra i più grandi nella scena dell’arte contemporanea, che a Bali (come precedentemente in India) è fortemente ispirato dalla cultura mitologica e dall’uso della maschera. “Ontani, che nel frattempo è tornato ad accomodarsi su una specie di sedia da regista, sta incarnando alla perfezione un ruolo che ha molto del mago, del demiurgo gnostico, dell’architetto ariostesco di castelli sulle nuvole”.

immagine per Flying Photo Book Carpet 7
Flying Photo Book Carpet 7 (ph Manuela De Leonardis)

 

Marina Miraglia (a cura di), Federico Peliti. Un fotografo piemontese in India al tempo della regina Vittoria

  • Testi di Silvia Berselli, Maria Francesca Bonetti, Giulia Cucinella Briant, Maria Antonella Fusco, Marina Miraglia, Anna Onesti, Giovanna Pasquariello, Massimiliano Alessandro Polichetti, Lorenzo Scaramella
  • Peliti Associati Cornerhouse, 1993
  • Italiano
  • PP. 298 (fotografie b/n)
  • ISBN 9788885121348
  • € 39,25

Emanuele Trevi e Giovanna Silva, Ontani a Bali

  • Humboldt Books, 2016
  • Italiano 
  • Graphic design: Julia
  • PP. 136 (fotografie a colori)
  • ISBN 9788899385156
  • € 29,00

Linda Fregni Nagler, Yama no Shashin

  • Testi di Vincenzo de Bellis e Simone Menegoi
  • Humboldt Books, 2018
  • Italiano/Inglese
  • Graphic Design Federico Barbon / Typeface ‘Pathos’ by Federico Paviani
  • PP. 114 (fotografie a colori)
  • ISBN 9788899385569
  • € 29,00

Gaia Pasquale (a cura di), I giganti del mare. Viaggio nel Novecento: l’Italia dei transatlantici 

  • Testo di Jennifer Coffani
  • Nomos Edizioni, 2020
  • Italiano/Inglese
  • PP. 64 (fotografie b/n)
  • ISBN 9788894811971
  • € 10,00
Manuela De Leonardis

Manuela De Leonardis

Manuela De Leonardis (Roma 1966), storica dell’arte, giornalista e curatrice indipendente. Scrive di fotografia e arti visive sulle pagine culturali de il manifesto (e sui supplementi Alias, Alias Domenica e L’ExtraTerrestre), art a part of cult(ure), Il Fotografo, Exibart. È autrice dei libri A tu per tu con i grandi fotografi - Vol. I (Postcart 2011); A tu per tu con grandi fotografi e videoartisti - Vol. II (Postcart 2012); A tu per tu con gli artisti che usano la fotografia - Vol. III (Postcart 2013); A tu per tu. Fotografi a confronto - Vol. IV (Postcart 2017); Isernia. L’altra memoria (Volturnia Edizioni 2017); Il sangue delle donne. Tracce di rosso sul panno bianco (Postmedia Books 2019); Jack Sal. Chrom/A (Danilo Montanari Editore 2019).
Ha esplorato il rapporto arte/cibo pubblicando Kakushiaji, il gusto nascosto (Gangemi 2008), CAKE. La cultura del dessert tra tradizione Araba e Occidente (Postcart 2013), Taccuino Sannita. Ricette molisane degli anni Venti (Ali&No 2015), Jack Sal. Half Empty/Half Full - Food Culture Ritual (2019) e Ginger House (2019). Dal 2016 è nel comitato scientifico del festival Castelnuovo Fotografia, Castelnuovo di Porto, Roma.

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