“Percorrere questi lunghi tunnel fa diventare la mostra un’esperienza fantastica”, afferma James Putnam, curatore dell’antologica Wallace Chan: Vessels of Other Worlds al Long Museum (West Bund) di Shanghai (fino al 25 ottobre).
“La rende un po’ più – come dire – drammatica, più simile a uno spettacolo teatrale. L’artista vuole dimostrare che il materiale stesso possiede una sorta di energia. Sebbene sia solido diventa quasi liquido. Credo che questo si percepisca.
Insomma, è come se fosse sospeso. Una caratteristica ricorrente in tutta la sua opera, anche nei gioielli. Sì, lui crede davvero che tutti questi materiali, persino la pietra, abbiano una sorta di energia intrinseca.”

Secondo capitolo della mostra inaugurata nella suggestiva Cappella della Pietà a Venezia, durante l’apertura ufficiale della 61. Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia – preceduta dal site-specific Wallace Chan: Mythos alla Scala Contarini del Bovolo – questa del Long Museum invita lo spettatore ad un attraversamento dell’intero percorso artistico di Wallace Chan (Fuzhou, Cina 1956, vive e lavora tra Hong Kong e Sanxiang, Cina), accompagnato dal catalogo pubblicato da Skira.

Aperto nel 2014 dai collezionisti Liu Yiqian e Wang Wei, lo spazio espositivo di 33mila metri quadrati che sorge lungo la banchina del fiume Huangpu (il progetto è dell’architetto cinese Liu Yi-chun dell’Atelier Deshaus) contribuisce a enfatizzare il senso di meraviglia suscitato dalla maestosità delle opere, in particolare le tre sculture del progetto Vessels of Other Worlds: Birth, Growth e Rebirth, che raggiungono altezze comprese tra i sette e i dieci metri.


Ogni elemento che le compone – anche il minimo dettaglio – è fondamentale nella definizione dell’equilibrio formale del tutto. I temi esistenziali del ciclo della vita, riflesso dell’anelito ad una profonda ricerca interiore, vengono affrontati dall’artista attraverso una visione caleidoscopia e specchiante in cui il titanio (anche colorato) è combinato con l’acciaio e altri materiali.
Chan, come spiega il curatore, è l’unico artista ad usare il titanio, un materiale leggero ma fortissimo, che però è molto difficile da lavorare. In altre opere recenti il dialogo di questo metallo (utilizzato prevalentemente nell’industria aerospaziale) è con l’ossidiana (A Dialogue Between Materials and Phenomena), oppure con il ferro come nell’installazione immersiva A Dialogue Between Materials and Space realizzata nel 2021 ed esposta al Fondaco Marcello di Venezia.
L’armonia – la corrispondenza tra pieni e vuoti, positivo e negativo, luci e ombre – è per Wallace Chan alla base di una ricerca rigorosa in cui l’approccio tecnico è rilevante quanto quello concettuale. Ma è anche una filosofia di vita, come viene sottolineato nel cortometraggio Totem diretto dall’artista multidisciplinare Javier Ideami, declinata attraverso la sperimentazione a partire dal 1973, quando l’artista – appena sedicenne – debuttava come intagliatore di pietre preziose.

Creatore di gioielli e artista autodidatta (le sue opere fanno parte di collezioni quali lo Shanghai Museum, Victoria & Albert Museum di Londra, Long Museum di Shanghai, Museum of Fine Arts di Boston, British Museum di Londra, Capital Museum di Beijing), Chan è l’inventore di numerose tecniche innovative, tra cui la “Wallace Cut”, l’uso del titanio anche nella creazione dei gioielli e la “porcellana Wallace Chan”.
Nel passaggio dal micro al macro e viceversa, è proprio la scala a tradurre la riflessione sull’appartenenza dell’essere umano al cosmo, sul senso della trascendenza, sul radicamento, sulla resilienza, nonché sulla percezione del sé e sulla consapevolezza.
Quanto alla componente narrativa, evoca, appunto, storie che appartengono alla ciclicità della vita, con i due estremi di vita e morte che, come insegna la filosofia zen, non sono in contrapposizione ma si rincorrono in un flusso continuo.
Nel percorso espositivo del Long Museum, il corridoio con il suo pavimento stratigrafico è, poi, l’omaggio a tutti gli strumenti che l’artista utilizza nel suo studio a Ping Nan Village, Sanxiang (provincia del Guangdong), per realizzare ogni singolo elemento delle sue opere.

Dichiara Wallace Chan:
“Presenze immense emergono dall’invisibile e dal minuto. Le stelle nascono dalle particelle; montagne e fiumi si accumulano dalla polvere; la vita cresce dalle cellule. Anche le mie opere vengono lentamente costruite fino a diventare qualcosa di più grande di me stesso”
Informazioni: Wallace Chan: Vessels of Other Worlds
- Long Museum (West Bund)
3398 Longteng Avenue, Xuhui District, Shanghai
Tel 021-64227636
info@thelongmuseum.org
thelongmuseum.org
L’artista
Manuela De Leonardis (Roma 1966), storica dell’arte, giornalista e curatrice indipendente. Scrive di fotografia e arti visive sulle pagine culturali de il manifesto (e sui supplementi Alias, Alias Domenica e L’ExtraTerrestre), art a part of cult(ure), Il Fotografo, Exibart. È autrice dei libri A tu per tu con i grandi fotografi - Vol. I (Postcart 2011); A tu per tu con grandi fotografi e videoartisti - Vol. II (Postcart 2012); A tu per tu con gli artisti che usano la fotografia - Vol. III (Postcart 2013); A tu per tu. Fotografi a confronto - Vol. IV (Postcart 2017); Isernia. L’altra memoria (Volturnia Edizioni 2017); Il sangue delle donne. Tracce di rosso sul panno bianco (Postmedia Books 2019); Jack Sal. Chrom/A (Danilo Montanari Editore 2019).
Ha esplorato il rapporto arte/cibo pubblicando Kakushiaji, il gusto nascosto (Gangemi 2008), CAKE. La cultura del dessert tra tradizione Araba e Occidente (Postcart 2013), Taccuino Sannita. Ricette molisane degli anni Venti (Ali&No 2015), Jack Sal. Half Empty/Half Full - Food Culture Ritual (2019) e Ginger House (2019). Dal 2016 è nel comitato scientifico del festival Castelnuovo Fotografia, Castelnuovo di Porto, Roma.




















