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Serpentine Sibyls di Daniel Rothbart a Snug Harbor, Staten Island

di Manuela De Leonardis

Lo skyline di Manhattan lentamente si allontana, uno sguardo alla Statua della Libertà prima che il ferry gratuito approdi a Staten Island con il suo carico quotidiano di migliaia di turiste e turisti di ogni dove, ma anche di newyorkesi che vivono o lavorano in questo distretto, tra i cinque della città di New York insieme a Bronx, Queens, Manhattan e Brooklyn.

Un luogo denso di strati di storia, in parte dimenticata: dai Lenape, i nativi americani che abitavano qui all’arrivo di Giovanni da Verrazzano e poi di Henry Hudson, la colonizzazione olandese e, infine, nel 1664 gli inglesi che un secolo dopo, nel 1776, lo usarono come base durante la guerra d’indipendenza.

Inoltre, a Staten Island Giuseppe Garibaldi trascorse un periodo in esilio, tra il 1851 e il 1853: la casa dove visse è oggi un museo visitabile, il Garibaldi-Meucci Museum.

A circa tre chilometri dal terminal, sorge il grande complesso di Snug Harbor, fondato nel 1801 dal capitano Robert Richard Randall come rifugio per marinai che, dopo anni di abbandono, nel 1976 è stato salvato dalla distruzione, grazie anche all’impegno di Jacqueline Kennedy Onassis nel suo ruolo di rappresentante della Municipal Art Society.

Oggi è un hub polifunzionale con i suoi musei negli edifici neoclassici, il Newhouse Center for Contemporary Art che nel corso di cinquant’anni ha ospitato mostre di artiste artisti di grande fama (inclusi Yoko Ono, Bruce Nauman, Nam June Paik e Suzanne Lacy), music hall e un giardino vastissimo con diversi padiglioni, lo stagno e il complesso della Carl Grillo Glass House and Perennial Garden.

In questo contesto si colloca anche la mostra Serpentine Sibyls dell’artista visivo e scrittore statunitense Daniel Rothbart (Stanford, California 1966, vive e lavora tra Brooklyn e la contea di Columbia, New York), curata da Melissa West, direttrice e senior curator del Newhouse Center for Contemporary Art.

immagine per Serpentine Sibyls di Daniel Rothbart nello stagno, Snug Harbor (ph Manuela De Leonardis)
Serpentine Sibyls di Daniel Rothbart nello stagno, Snug Harbor (ph Manuela De Leonardis)
immagine per Serpentine Sibyls di Daniel Rothbart nello stagno, Snug Harbor (ph Manuela De Leonardis)
Serpentine Sibyls di Daniel Rothbart nello stagno, Snug Harbor (ph Manuela De Leonardis)

L’installazione site-specific galleggiante è all’interno delle acque dello stagno e delle due piscine della serra dell’orto botanico. Le sculture sono realizzate in alluminio e vetro (per la prima volta Rothbart ha usato anche il plexiglass colorato in una delle opere vicino alla serra); spiega l’artista:

 «sono forme biomorfiche, dunque possono anche suggerire l’aspetto di animali invertebrati, meduse, insetti, qualcosa del passato o forme di fantascienza che arrivano da un pianeta lontano».

Il tema è stato da lui già affrontato nel 2020 a Oakdale Lake Beach (Flotilla: A Floating Sculptural Installation in Oakdale Lake) e nel 2025, in occasione della partecipazione alla collettiva A Vision for the Future in Present Tense, curata da Juan Puntes e organizzata da WhiteBox come GreenBox@Le Petit Versailles, il giardino comunitario fondato nel 1966 dagli artisti Peter Cramer e Jack Waters tra Alphabet City e Lower East Side a Manhattan.

L’opera – come l’idea stessa che è alla base – può cambiare sempre, evolvere attraverso la sperimentazione che prevede anche il riutilizzo di materiali differenti che, come nel caso dell’alluminio, è lo stesso Rothbart a saldare nel suo laboratorio che si affaccia sul lago di Oakdale, sull’Hudson a nord della città di New York.

In Serpentine Sibyls le strutture metalliche abbracciano le sfere di vetro soffiato (ukidama), realizzate con il vetro riciclato (prevalentemente delle bottiglie di sake), che i pescatori giapponesi hanno utilizzato fino agli anni Settanta per tenere a galla le reti nell’Oceano Pacifico.

«Sono cresciuto sulla costa occidentale degli Stati Uniti, nell’Oregon, e di tanto in tanto uno di quei galleggianti da pesca in vetro arrivava sulle nostre rive, dopo aver attraversato l’oceano. Mi faceva pensare a 50 cc of Paris Air (Air de Paris) di Marcel Duchamp.»

Quanto al titolo dell’installazione, si riferisce alle figure mitologiche delle Sibille, profetesse di cui la Sibilla cumana è la più famosa sacerdotessa di Apollo, custode dell’oracolo di Cuma, che venivano consultate nei momenti di crisi.

Ma è anche un ricordo del lungo soggiorno napoletano di Daniel Rothbart, tra il 1990 e il 1993.

«A Napoli la natura è vista anche un po’ come qualcosa di minaccioso, in considerazione del rapporto complicato della città con il Vesuvio, con la possibilità costante di un’eruzione o di un terremoto. Mi piaceva anche l’idea di come la Sibilla, in qualche modo, potesse aiutarci ad affrontare il rapporto con la natura.»

Riflettendo proprio sull’equilibrio precario del rapporto uomo/natura, nell’accelerarsi della crisi dell’ambiente e dell’ecologia con le conseguenze drammatiche dei cambiamenti climatici, l’opera nel suo essere una sorta di organismo vivente ha i suoi meccanismi interni, i suoi tempi e una relazione assolutamente indipendente con l’ambiente circostante, con cui dialoga poeticamente.

«L’installazione cambia in continuazione, è uno specchio del tempo, del cielo, è molto sensibile al vento».

Ecco, allora, una tartaruga marina salire sulla sommità di una sfera di vetro, i pesci rossi che nuotano tra le ninfee bianche e gli elementi di alluminio su cui cominciano a crescere le alghe filamentose, i raggi del sole che filtrano attraverso le fronde, la superficie riflettente dell’acqua, il cinguettio degli uccelli: Serpentine Sibyls è un invito a percepire l’ambiente nelle sue sfumature cangianti, evocando la mitologia classica, eterna chiave di lettura per provare a leggere il presente.

Infomazioni: Serpentine Sibyls di Daniel Rothbart

fino al 28 settembre 2026
ingresso libero

Snug Harbor Cultural Center and Botanical Garden
1000 Richmond Terrace, Staten Island, NY, United States, 10301
snug-harbor.org
info@snug-harbor.org

L’artista
danielrothbart.org

immagine per Manuela de Leonardis
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Manuela De Leonardis (Roma 1966), storica dell’arte, giornalista e curatrice indipendente. Scrive di fotografia e arti visive sulle pagine culturali de il manifesto (e sui supplementi Alias, Alias Domenica e L’ExtraTerrestre), art a part of cult(ure), Il Fotografo, Exibart. È autrice dei libri A tu per tu con i grandi fotografi - Vol. I (Postcart 2011); A tu per tu con grandi fotografi e videoartisti - Vol. II (Postcart 2012); A tu per tu con gli artisti che usano la fotografia - Vol. III (Postcart 2013); A tu per tu. Fotografi a confronto - Vol. IV (Postcart 2017); Isernia. L’altra memoria (Volturnia Edizioni 2017); Il sangue delle donne. Tracce di rosso sul panno bianco (Postmedia Books 2019); Jack Sal. Chrom/A (Danilo Montanari Editore 2019).
Ha esplorato il rapporto arte/cibo pubblicando Kakushiaji, il gusto nascosto (Gangemi 2008), CAKE. La cultura del dessert tra tradizione Araba e Occidente (Postcart 2013), Taccuino Sannita. Ricette molisane degli anni Venti (Ali&No 2015), Jack Sal. Half Empty/Half Full - Food Culture Ritual (2019) e Ginger House (2019). Dal 2016 è nel comitato scientifico del festival Castelnuovo Fotografia, Castelnuovo di Porto, Roma.

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