L’ultimo libro di Emmanuele Carrère Yoga (Adelphi 2021) è la storia della sua recente depressione e dei tentativi di uscirne.
Il suo intento iniziale era scrivere un saggio sulla meditazione, ma trovarsi in un momento così difficile della sua vita ne fa nascere una mescolanza particolare e piuttosto originale tra il parlare di se stesso e l’esposizione di dubbi, contraddizioni, su quello che spera possano essere i rimedi e le cure.
Il modo di affrontare il tema è estremamente serio ma non manca mai la sua consueta autoironia anche nelle pagine più tragiche.
Inizia cercando sollievo e risposte nello yoga e nella meditazione. Poi approda a percorsi di cura più tradizionali e medicalizzati, compreso il ricorso a pesanti psicofarmaci e il ricovero in una clinica psichiatrica, per finire con un’esperienza di insegnante di un laboratorio di scrittura a dei giovani profughi nell’isola di Leros in Grecia.
Le considerazioni sulla meditazione e sullo yoga sono una continua alternanza delle sue posizioni antitetiche eppure compatibili, che sintetizza molto bene nei due capitoli dal titolo “è complicato” e quello successivo “è semplice”.
Nel breve capitolo “è complicato” cita alcuni autorevoli maestri che sostengono che: «per iniziare a meditare ci vogliono almeno 10 anni di pratica assidua.(…) Se non hai fatto questo lungo lavoro preparatorio puoi passare migliaia di ore seduto su uno zafu (il panchetto dove ci si siede per meditare) a concentrarti sulla respirazione o sullo spazio tra le sopracciglia, tanto varrebbe che schiacciassi un pisolino».
Nel capitolo successivo dice: «dall’alto della mia infima esperienza penso che si possa arrivare alla meditazione attraverso un sentiero meno impervio, un sentiero banalissimo, accessibile a tutti, e che la tecnica per imboccarlo si impari in cinque minuti. Consiste nel sedersi e stare per un certo tempo immobili e in silenzio. Tutto quello che accade nel lasso di tempo in cui stiamo seduti, immobili e in silenzio, è meditazione».
Può essere vero l’uno, l’altro, o tutti e due i metodi. I dubbi, i tentativi, le contraddizioni lo accompagnano sempre e le mostra con una trasparenza disarmante. Sono riflessioni che abbiamo fatto forse tutti quando il bisogno e il malessere ci attanagliano.
Ma la sua ricerca comunque gli somiglia, cerca cose nelle quali si può ritrovare e rispecchiare, cose che in parte già conosce abbastanza approfonditamente. I dubbi sono onesti, come se ne volesse discutere con chi lo legge, pronto a rivederne le matrici, mai saccente o supponente.
Non perde mai la lucidità. Il lettore lo accompagna passo passo in questo percorso pieno di riflessioni, incontri, citazioni letterarie, riferimenti di storia recente. Ne risulta un misto tra un romanzo autobiografico e un saggio, modalità che ha già usato in altri suoi libri.

Non sono una giornalista né, tanto meno, una scrittrice. Sono una fisioterapista in pensione con la grande passione della lettura che mi guida da quando ero bambina.
L’idea di questa rubrica nasce dal mio desiderio di condividere. Se un libro mi piace o mi colpisce particolarmente, cerco di raccontarlo affinché anche gli altri possano provare le mie stesse emozioni. Non amo, invece, parlare dei libri che non mi sono piaciuti. Preferisco pensare che non sono nelle mie corde, o che li ho letti nel momento sbagliato.









2 risposte
Certamente sì, la meditazione è un percorso che poi si dirama in tante strade, non sempre quelle che ci avevano indotto ad apprendere questa pratica.
Da insegnante di meditazione mi metto in dubbio e mi chiedo: può essere insegnata? Non credo. Forse la postura o la quotidianità (poco in realtà, i frutti segreti sono legati a ciascun individuo, si disvelano praticando e non possiedono una connotazione). La ripetizione di un’azione conduce comunque ad acquisire dimestichezza con quella scimmia pazza della nostra mente. Mentre l’illuminazione è fugace, se si manifesta, oppure non accade, ma non può essere considerato il fine del cimento.
Ho apprezzato molto il consiglio letterario, grazie.
Grazie a te Iolanda per lo spunto riflessivo. Concordo con quello che dici e che è un po’ l’essenza di quello che per me è stato motivo dell’interesse per le pratiche di meditazione e contemporaneamente di perplessità. Forse si può insegnare ed imparare solo quello che siamo già pronti a recepire. Non so se hai già letto il libro, mi piacerebbe molto scambiarci qualche impressione dopo.