Ho casualmente ripreso tra le mani il libro Curarsi con i libri, rimedi letterari per ogni malanno di Ella Berthoud e Susan Elderkin, edito da Sellerio nel 2016, e mi sono resa conto che lo avevo sottovalutato. Probabilmente la lettura della prefazione di Fabio Stassi, che forse non avevo letto con attenzione la volta precedente, mi ha aiutato ad apprezzarlo di più.

La prefazione inizia citando Susan Sontag e molto prima di lei Lucrezio, che invitano a non esercitare riflessioni particolari sulla malattia facendo “pericolose fantasie di responsabilità”.
La malattia è sicuramente molto spesso al centro di narrazioni letterarie, al punto di poter affermare che la lettura, o come viene qui definita la “biblioterapia”, può essere un validissimo rimedio.
Come ogni affezione che si rispetti, la lettura si trasmette per contagio e usa come veicolo di contaminazione l’amicizia e l’entusiasmo. Chi indica ad un amico un libro per uscire da un momento difficile ha già fatto a suo modo una diagnosi ed ha trovato il rimedio.
È un libro divertente e serissimo insieme, che offre un punto di vista insolito sia sulla malattia che sulla lettura. Grazie a questa edizione sapientemente arricchita e riadattata in un modo “tutto italiano” da Stassi, possiamo percorrere un viaggio “nel cuore infermo” della nostra nazione insieme agli scrittori citati, ai non citati e a quelli futuri. Partendo da questi assunti, già scoperti dalla perspicacia della cultura greca, si può affermare che la lettura cura, consola, lenisce.
Il libro si presenta come un dizionario che elenca malattie organiche e non organiche, tratti della personalità, stati d’animo, in ordine alfabetico, partendo da “abbandono” per arrivare a “xenofobia”. Per ogni voce ci sono delle ricette che consistono in tre, quattro o più titoli pronti per sanarci. All’interno della spiegazione, ironica e profonda, spesso la voce ci richiama ad altre voci da cercare in seguito, esattamente come accade nei dizionari enciclopedici.
Le due autrici Ella Berthoud e Susan Elderkin, sono inglesi, amiche fin da giovanissime. Entrambe studentesse della facoltà di lettere a Cambridge, si prestavano libri a vicenda, commentandoli e saggiandone le proprietà taumaturgiche. Ella è diventata una pittrice ed insegnante d’arte, e Susan una scrittrice. Nel 2008 hanno fondato un servizio di biblioterapia presso la School of life di Londra.
Le voci sono alcune centinaia, ed è stato davvero difficile scegliere quali mi hanno colpito di più, anche perché la scelta è assolutamente soggettiva e variabile in base al momento che il lettore si trova ad affrontare.
La voce “adolescenza” ad esempio, esordisce consigliando di smettere di pensare che quella burrasca di incredibili e rapidi cambiamenti del corpo e della psiche riguardi solo noi. Il giovane Holden di Salinger ci è già passato, e ci potrebbe portare in salvo facendoci capire che per questa fase della vita non esiste una cura: bisogna solo aspettare che passi. Ma può anche capitare come al protagonista di Dietro la porta di Giorgio Bassani, che resti il periodo più infelice della propria vita lasciando una ferita insanabile.
Le autrici consigliano di fare, con gli amici o senza, le cose più stupide e folli che l’adolescenza consiglia. Da grandi ci si potrà guardare indietro e riderne o inorridirne. In ogni caso questo libro avrà aiutato a si sentirsi meno soli.
La voce “adulterio” non poteva non riportare a Madame Bovary e ad Anna Karenina. Con ironico disincanto le autrici dicono che le relazioni di solito finiscono più o meno tutte allo stesso modo; iniziano a vacillare «quando il vecchio io e le vecchie abitudini recuperano terreno». Emma Bovary ed Anna Karenina offrono soluzioni diverse: Emma si lascia adulare dai clichè piuttosto scontati del mediocre Rodolphe, Anna pagherà il prezzo altissimo del senso di colpa e della perdita di stima verso se stessa.
Il libro Non vale la pena di John Coates e L’estate senza uomini di Siri Hustvedt affrontano la stanchezza della vita di coppia in modi ulteriormente differenti. Nel primo la donna “tradita” scopre con stupore di sentirsi sollevata. Nel secondo, la drammatica scelta del marito della protagonista di lasciarla per una donna più giovane, fa maturare in lei la consapevolezza di poter vivere in modo soddisfacente con altre donne anche loro prive di partner maschili.
Ho apprezzato moltissimo la scelta de Il vecchio e il mare di Hemingway per affrontare il tema della rabbia. Il vecchio Santiago per 84 giorni consecutivi non prende un solo pesce, non prova rabbia, né tanto meno prova rancore nei confronti di Manolin, il ragazzo imbarcato con lui che decide di tentare la fortuna su un’altra imbarcazione. Quando il vecchio finalmente prende un pesce grandissimo, non lo molla e si lascia trascinare fino a ferirsi seriamente la mano. Secondo le autrici, questa storia ci insegnerà la nobile accettazione del presente, senza lasciare spazio ad altro. Il consiglio è tenere questo libro in vista nel nostro scaffale. Ogni volta che ci arrabbieremo penseremo al vecchio sfortunato e ritroveremo la calma.
La voce “Smettere di fumare” non poteva non menzionare il capitolo “L’ultima sigaretta” de La coscienza di Zeno di Italo Svevo. Attraverso quelle pagine si scopre il meccanismo della dipendenza anche se non si è mai stati fumatori o bevitori. Si viene rapidamente conquistati e sedotti da quella inettitudine e dal vizio irriducibile di procrastinare, fino a scoprire che dietro Zeno forse c’è una personalità più complessa e per niente ingenua. Natura morta con Picchio di Tom Robbins invece parte dalla famosa immagine del cammello del pacchetto delle sigarette Camel per imbastire una storia surreale che renderà quelle sigarette assolutamente intoccabili.
La trama dei romanzi consigliati da Curarsi con i libri però in realtà ci riguarda poco. Non è da quella che arriverà il sollievo. Quello che conquista di questo libro-dizionario è l’umorismo elegante, che ci fa osservare noi stessi un po’ da fuori, e vederci da fuori può servire a non perdere il senso della misura quando siamo emotivamente troppo coinvolti in qualcosa.
Letto al momento giusto un libro può cambiarci la vita. Rileggerlo tempo dopo a volte non ci fa ritrovare nessuna traccia di quell’importanza datagli. Questa ed altre sono la prova che la letteratura è un rimedio non solo per “quel” lettore, ma per quel lettore il “quel” momento.
La tentazione leggendo questo libro è di segnarsi i libri letti o peggio, quelli che ci verrà voglia di leggere: lo sconsiglio, sono tanti, troppi. Una buona idea può essere tenerlo sul comodino, e dopo averlo letto, continuare a consultarlo ogni volta che avvertiamo un piccolo sintomo che vorremmo condividere con qualcuno che in quel momento non è presente.
È una lettura che riporta ad un rimedio semplice ed un po’ trascurato; è l’amico che ascolta e racconta, che offre il conforto dell’empatia e dell’immedesimazione, che capisce e non giudica, che si sforza di essere sopra le parti senza essere estraneo come un terapeuta. È un libro che aiuta a mantenere un equilibrio tra quello che avremmo voluto essere e quello che siamo, ricordandoci sempre che tutto quello che ci accade è sicuramente già accaduto a tanti altri prima di noi.
Concludo con una magnifica assunzione di responsabilità sempre rubata all’introduzione di Stassi: «nella nostra epoca, molto più fragile di quanto voglia apparire, non c’è niente di più anticonformista e sovversivo che sentirsi bene e contrastare la resa senza condizioni al malessere universale con un ostinato elogio della speranza, della sensualità, dell’humor. In una parola della letteratura».
Non sono una giornalista né, tanto meno, una scrittrice. Sono una fisioterapista in pensione con la grande passione della lettura che mi guida da quando ero bambina.
L’idea di questa rubrica nasce dal mio desiderio di condividere. Se un libro mi piace o mi colpisce particolarmente, cerco di raccontarlo affinché anche gli altri possano provare le mie stesse emozioni. Non amo, invece, parlare dei libri che non mi sono piaciuti. Preferisco pensare che non sono nelle mie corde, o che li ho letti nel momento sbagliato.
