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Il grande viaggio di Giuseppe Cederna. Il destino della salvezza

di Rita Baghino

Giuseppe Cederna appartiene ad una famiglia conosciuta. Suo padre Antonio ha dedicato tutta la vita alla conservazione del patrimonio ambientale italiano, alla difesa dei centri storici, alla costituzione del parco archeologico dell’Appia antica, presso il quale è custodito il suo archivio. Fu tra i fondatori di Italia nostra. La zia Camilla è stata una importante giornalista e scrittrice.

Il grande viaggio (Universale Economica Feltrinelli 2004) inizia quando Giuseppe, scrittore e attore, nell’ottobre del 1999 si incontra in un ristorante romano con 4 amici e insieme, decidono di partire per il nord est dell’India, verso le sorgenti del Gange.

immagine copertina per Il grande viaggio di Giuseppe CedernaPiù tardi li avrebbe raggiunti un’amica con la quale erano già stati in Ladakh 15 mesi prima, ora impegnata in una missione umanitaria in Kossovo per il World Food Programme. Quella sera salutano l’amica dandole già un appuntamento preciso in un hotel di Delhi due mesi più tardi.

Vogliono camminare, dormire all’aperto, vedere le grandi montagne. Si preparano minuziosamente con cartine, itinerari, letteratura, libri di altri viaggiatori. Uno di loro c’è già stato da adolescente con i genitori.

Per gli indiani questo rappresenta un viaggio importante, un vero e proprio pellegrinaggio.

Arrivano a Delhi, e puntuali ecco le prime impressioni, i primi incontri, le prime insanabili contraddizioni tipiche dei luoghi dove la miseria si mescola alla dignità, la religione al bisogno di tutto, il misticismo al realismo. « Tutto e il suo contrario in India spesso viaggiano insieme» cita l’autore.

E subito è un continuo districarsi tra l’essere percepiti come turisti anche se turista non si sentono. «Ci aspettano i bambini. Escono la sera come pipistrelli e vanno a caccia di quelli come noi (…) Ti seguono, ma se vai via veloce rinunciano per paura di perdere altri clienti e tornano indietro (…) Con meno di un dollaro ci sentiamo buoni».

Il racconto diventa un diario di viaggio. Kim, il protagonista del romanzo di Kipling li accompagna idealmente. La maggior parte dei ragazzi europei del 900 lo ha letto.

Un uomo con il quale si ferma a lungo a parlare gli dice: «In Kim noi percepiamo un razzismo che ci addolora e ci infastidisce. Quella non è la nostra vita e dunque non ci ritroviamo. Ma a te Kim ha fatto venire voglia di conoscere l’India. Troverai il tuo Kim e sarà più vero di quello di Kipling».

Visitano la tomba di Gandhi, si addentrano nel labirinto dei negozi, entrano in una libreria, arrivano alla stazione. Osservano il traffico incredibile, i rumori, gli odori. Le scimmie.

Inizia il viaggio vero e proprio. Incontrano i primi villaggi, iniziano a salire. Antonio si immerge nel percorso che è intenso spiritualmente e faticoso fisicamente. Il corpo e la mente si riconciliano, si sovrappongono, esattamente come è giusto che sia.

Affiorano assonanze e ricordi: il padre, il fratello, la casa di Roma, le montagne della Valtellina. C’è un legame sotterraneo che connette tutto.

Continuano a salire e si fermano nei villaggi per riposare e passare la notte. In questi villaggi sono spesso assenti i giovani. La maggior parte di loro hanno deciso di partire per trovare altre opportunità. Molti le troveranno nell’esercito e torneranno solo per le vacanze.

Qualcun altro sogna e investe speranze in progetti nel luogo un cui è nato, ma è difficile; una strada nuova che  porterà i turisti, una stazione sciistica, alberghi, parcheggi, muri di cemento. Sono ancora le contraddizioni a rubare la scena.

Antonio Cederna pensa: «sono qui. Sono stato ospitato. Ho chiesto ai figli di Dasarath di portarmi sulla loro montagna e li pagherò per questo. Sono la prova che la loro vita potrebbe migliorare  e soffro all’idea che altri possano fare come me. Sono un turista. Ma non ho nessuna fiducia nel turismo. Potrei aiutarli. Sono un traditore».

La sera prima di addormentarsi, attorno al fuoco si raccontano storie. La mattina presto si riparte accompagnati dalle guide locali. «Il viaggio tra le montagne diventa una meditazione ambulante sulle forme e il significato dell’esistenza. Su quel sogno ad occhi aperti che chiamiamo mondo».

Così si continua tra ricordi personali, intimi, sogni, incubi, incontri, paesaggi incantevoli e il fascino, ma anche l’inquietudine di una cultura che fatica a separare (sarebbe giusto farlo?) la religione dalla vita, il misticismo dalla realtà. Camminano e “cercano”. A volte è chiarissimo cosa, a volte  meno.

Cederna chiede ad una ragazza che ha scelto quei luoghi per “ritirarsi” dal mondo: «non senti la mancanza del mondo? Gli amici, un cinema, le scarpe nuove, il campanello di una sveglia, una lettera d’amore, un appuntamento?»
«No» risponde lei. «Quando sono qui non sento nessuna mancanza. Il mondo è qui».

Dopo qualche giorno entreranno nel terreno della battaglia contro le dighe. Le grandi dighe spingono le comunità locali ad abbandonare l’agricoltura tradizionale rendendole dipendenti dall’acqua fornita dai canali.

Più di centomila persone dovranno andarsene. Arrivano di notte a smantellare le rocce, ma c’è sempre qualcuno che li blocca sdraiandosi per terra. Non vogliono che si scavi cosi vicino alla sorgente. Non vogliono che si alteri l’equilibrio che conoscono così bene.

Il viaggio si avvia alla fine. In un villaggio sulla via del ritorno si offre finalmente la possibilità di telefonare a casa. Manca solo qualche giorno all’appuntamento con l’amica che deve raggiungerli.

La madre gli dà al telefono una notizia che cambierà completamente il senso di questo viaggio. Dopo non molto tempo Cederna dovrà fare ancora i conti con altre assenze, e continuerà a cercare di dare un senso all’esistenza nostra e delle persone a noi care. Questo viaggio ne diventerà simbolo e metafora.

«Non è sufficiente amare per garantire sempre  e comunque la salvezza delle persone a noi vicine. Ci sono vite che non sono (…) destinate alla salvezza. Anime così profonde che è impossibile scrutarle fino al loro fondo. Anime che crescono nel mistero di se stesse sino al compimento di un destino che sfugge a qualunque interpretazione esterna, anche a quella di uno sguardo amorevolissimo».

immagine per Rita Baghino
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Non sono una giornalista né, tanto meno, una scrittrice. Sono una fisioterapista in pensione con la grande passione della lettura che mi guida da quando ero bambina.
L’idea di questa rubrica nasce dal mio desiderio di condividere. Se un libro mi piace o mi colpisce particolarmente, cerco di raccontarlo affinché anche gli altri possano provare le mie stesse emozioni. Non amo, invece, parlare dei libri che non mi sono piaciuti. Preferisco pensare che non sono nelle mie corde, o che li ho letti nel momento sbagliato.

2 risposte

  1. bella scelta, x me tra i più bei libri di viaggio in india , recenti si intende, che mi è capitato di leggere al ritorno di un mio viaggio in quella terra. sarei tentato di rileggerlo ma ho l’impressione che l’india sia talmente cambiata in questi vent’anni che il libro mi parlerebbe di un mondo che forse non c’è piu , mentre a quell’epoca sarei partito subito x cercare quello spirito in quell’itinerario.
    ciao grazie Aurelio

  2. Grazie a te. La tua domanda è più che legittima. Credo che il viaggio di Cederna sia nato da un’esigenza interiore, e mi piace pensare che qualcosa di quel mondo esista ancora. I paesi grandi come l’India hanno tante facce diverse… e una domanda che mi faccio spesso è se quei cambiamenti di cui tu parli corrispondono ad un miglioramento o ad un peggioramento della qualità della vita di chi ci vive…

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