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In Groenlandia. Daniela Tommasini nel Paese capace di passare in un attimo dal sole alla bufera

di Rita Baghino

Questo libro di Daniela Tommasini dal titolo In Groenlandia. La terra del nulla e del tutto: un diario d’amore, edito da Ponte alle Grazie nel 2026, è una sorta di diario di viaggio dell’autrice, spalmato in un arco di tempo di poco più di venti anni.

immagine copertina del libro In Groenlandia. La terra del nulla e del tutto: un diario d’amore, di Daniela Tommasini - edito da Ponte alle Grazie nel 2026
In Groenlandia. La terra del nulla e del tutto: un diario d’amore, di Daniela Tommasini – edito da Ponte alle Grazie nel 2026

Daniela Tommasini è laureata in scienze politiche all’università di Trieste, poi dottoranda in geografia alpina all’università di Grenoble. Ha fatto parte di diversi gruppi di ricerca e si occupa di sviluppo locale soprattutto nelle comunità isolate, di rapporti tra uomo e ambiente, di società e cultura. Questo è il suo primo libro.

Nella prefazione racconta di essere stata per la prima volta in Groenlandia nel 1994 ignara di cosa la aspettasse e di essere rimasta stregata soprattutto dalla luce ma anche da tutto il resto.

Da quel momento ci è sempre tornata, a volte per periodi molto brevi ma intensi, durante i quali ha avuto sempre cura di rincontrare le persone che aveva conosciuto le volte precedenti.

La prima volta si è recata lì per un convegno che aveva lo scopo di conoscere ed ascoltare le aspettative della gente del luogo rispetto al turismo crescente. Le condizioni climatiche difficili e la scarsità delle risorse rendono la gestione dell’isola piuttosto complessa: “Gli ostacoli sono tanti, soprattutto nei piccoli insediamenti, dove, non essendoci strade, non ci sono neppure i camion: le case non possono che essere molto semplici”.

Quando vengono costruite bisogna tenere conto del terreno spesso ghiacciato e frapporre una intercapedine alle fondamenta. D’estate si approfitta per svolgere tutte le attività all’esterno, d’inverno si lavora soprattutto all’interno.

Durante ognuno dei suoi viaggi Daniela Tommasini approfondisce la conoscenza dell’isola. Lo fa soprattutto attraverso le conversazioni con le persone che incontra, interessandosi alle loro idee, al loro stile di vita, rubando notizie, racconti, e di conseguenza stringendo legami destinati a diventare amicizie durature.

Pur non essendo una di loro, entra nelle loro abitudini, nella loro vita familiare, impara a mangiare e a trattare la carne di foca, partecipa a cerimonie e feste. Lo fa con la massima discrezione, in punta di piedi, sempre incuriosita e partecipe, mai altezzosa e giudicante.

L’etichetta di questa terra così isolata e lontana da tutto osserva delle regole molto diverse dalle nostre società rumorose e “sfacciate” dove tutto è urlato e ostentato. Non è “educato” incrociare gli occhi di un interlocutore con il quale non si ha ancora una confidenza, non ci si fissa durante un dialogo. Si chiede il permesso per fotografare e non si devono fare troppe domande.

Chi non osserva queste regole non dette, viene in senso un po’ dispregiativo definito “qallunaq”, cioè danese, o comunque “non Inuit”
Il titolo definisce la Groenlandia “terra del nulla e del tutto”.

Può sembrare una contraddizione: la Groenlandia è un paese poco conosciuto, poco abitato, dove le cose sono difficili da reperire e quindi tutto è essenziale. Al tempo stesso, forse proprio per questa scarsità di risorse e merci di consumo, è una terra dove c’è tutto, dove le relazioni sono rare, preziose, da curare: “Non ci si possono permettere inimicizie, si può sempre avere bisogno dell’altro. Il rispetto per l’altro è radicato nella loro mentalità”.

La vita è difficile e precaria, le condizioni metereologiche sono dure e cambiano repentinamente. Soprattutto gli spostamenti sono molto condizionati da questo; ritardi, soste non programmate, bruschi cambiamenti di programma. La popolazione Inuit è abituata a questo: osservano in silenzio, aspettano.

Il libro alterna descrizioni degli ambienti naturali e dell’interno delle case. L’autrice attraverso la voce degli abitanti ci racconta la storia dei luoghi e delle piccole comunità, ci racconta come vivono. Ci sono descrizioni sul funzionamento della scuola, del sistema giudiziario, su come organizzano il loro tempo libero. Sicuramente gli eventi esterni alla propria casa, quelli interni, e ancora di più quelli dentro se stessi sono più coincidenti tra loro e meno “scollati” dei nostri.

“Quanti modi per dire che l’inverno è finito: torna la luce, che avanza sempre di più ogni giorno, il ghiaccio se ne va e il fiordo torna navigabile, spuntano nuovi fiori, la neve si scioglie e c’è immondizia dappertutto, e allora via alle operazioni di pulizia e poi, con la prima nave, arrivano alimenti freschi, non solo frutta e yogurt, ma anche tutto quello che è stato ordinato, pezzi di ricambio o nuovi articoli”.

Con l’arrivo della bella stagione però, i suicidi paradossalmente aumentano. Come spesso accade, le difficoltà coalizzano le difese, le reazioni, che si allentano bruscamente quando la tensione si allenta.

Per arginare questo problema funzionano gruppi di ascolto che cercano di non lasciare le persone da sole. L’abuso di alcol è un grosso problema, spesso responsabile di abusi e violenze domestiche. Le bevande fermentate sono state introdotte dai balenieri e dai colonizzatori nel sedicesimo secolo e vengono consumate soprattutto nel fine settimana e nei giorni di paga.

L’abuso di alcol ha delle conseguenze drammatiche anche sui cani da slitta; capita che vengano dimenticati dal padrone ubriaco e che muoiano di fame e di sete.

L’alcol, che ora è molto difficile acquistare, viene preparato in casa con zucchero, lievito e uvetta, col risultato di frequenti intossicazioni. Anche per lei è difficile parlare di queste cose, ci sono ancora delle resistenze forti.

Nel 2001 il soggiorno della Tommasini è concentrato nella parte meridionale della Groenlandia, dove l’organizzazione è diversa. Ci sono attività agricole e di allevamento, impossibili a nord. Il capo dell’ufficio consulenza degli agricoltori le spiega la storia dei cambiamenti della gestione di queste terre. Le fonti di maggiore guadagno sono la produzione di carne, soprattutto di foca, la lavorazione del pescato, la conceria.

Le aziende producono uova, latte e ortaggi, anche se la maggior parte è adibita al consumo familiare. Una notevole ricchezza del territorio è costituita da una miniera di criolite, un minerale raro che fuso è una componente dell’alluminio. Durante la seconda guerra mondiale fu determinante per l’industria aeronautica.

L’autrice incontra, parla, ma soprattutto ascolta. Si sposta di fattoria in fattoria, di villaggio in villaggio ed ognuno le racconta storie sulla terra, sulle scarse risorse, sui minerali, ma anche sul degrado e il disagio sociale. Spesso viaggia sulle orme di chi l’ha preceduta, studiosi o semplicemente altri viaggiatori.

Una base militare americana è a 1500 chilometri dal polo nord. È stata costruita sui terreni di caccia degli Inughuit che non sono stati nemmeno consultati. Edificata in segreto, venne casualmente scoperta da un antropologo francese di ritorno da una missione scientifica nel “Polo Nord Magnetico”.

Questo comportò nel 1953 la rapida rilocalizzazione di diverse famiglie che non sono mai state ricompensate dalle autorità danesi.

Nel 1959 questa base divenne in realtà la sede del progetto Icewoem, segreto anche per la Danimarca. Era una postazione pronta a lanciare missili nucleari contro l’Unione Sovietica, poi abbandonato nel 1966 per l’instabilità del terreno ghiacciato. Durante la guerra fredda, nel 1968, un’esplosione disseminò scorie nucleari, e sia americani che danesi parteciparono ad un’operazione di ricerca e pulizia.

Nel 1995 la Danimarca si è trovata al centro di uno scandalo quando si scoprì che, nonostante si fosse dichiarata nazione denuclearizzata, aveva tacitamente acconsentito ad ospitare bombe nucleari nella base di Thule.

Tutti questi fatti poco trasparenti, hanno segnato una svolta nelle relazioni tra la Groenlandia e la Danimarca, con il desiderio sempre crescente dei Groenlandesi di ottenere una loro autonomia.

Nei suoi ultimi viaggi, tra il 2023 e il 2025, l’autrice registra attraverso le voci degli abitanti, il cambiamento iniziato negli anni 90 e tuttora in atto. L’accorpamento dei comuni secondo il modello danese ha causato fortissime spese.

I cani ora vengono usati soprattutto per turismo e per le gare sportive. Le battute di caccia sono a misura di turista e foche e orsi vengono presi di mira come fossero lepri. Ci sono stati piani di sviluppo messi in atto dal G60 iniziati negli anni 70, che hanno voluto classi separate per i bambini danesi e quelli groenlandesi. I migliori venivano mandati a studiare in Danimarca presso famiglie danesi e quando tornavano erano totalmente sradicati e avevano dimenticato la lingua.

Oggi i giovani delle città sono più attenti ed attivi; hanno viaggiato, conoscono bene l’inglese. Ma nei centri minori la realtà è ancora profondamente diversa. Nel 2025 alle elezioni la partecipazione è stata molto alta. Hanno vinto due partiti populisti che vogliono ottenere prima di tutto l’indipendenza dalla Danimarca.

Tutti vogliono l’indipendenza, e i proclami di Trump hanno dato un’accelerazione a formare un governo multipartito. Poco abituati ad essere al centro dell’attenzione globale, i groenlandesi hanno vissuto con sgomento la possibilità di un’annessione agli Usa. Prima con stupore, poi con sgomento, ora pensano che nulla accadrà.

La tanto desiderata autonomia dalla Danimarca in questo frangente gli è stata utile, anche se la considerano ancora possibile. “Qui da noi la vita assomiglia al meteo, il tempo cambia rapidamente e passiamo in un attimo dal sole alla bufera, con neve, vento e pioggia, e poi di nuovo sole. Così le nostre vite, chissà”.

Allego il link di una bella intervista fatta all’autrice l’8/02/2026 alla trasmissione “Kilimangiaro” relativa all’uscita del libro.

immagine per Rita Baghino
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Non sono una giornalista né, tanto meno, una scrittrice. Sono una fisioterapista in pensione con la grande passione della lettura che mi guida da quando ero bambina.
L’idea di questa rubrica nasce dal mio desiderio di condividere. Se un libro mi piace o mi colpisce particolarmente, cerco di raccontarlo affinché anche gli altri possano provare le mie stesse emozioni. Non amo, invece, parlare dei libri che non mi sono piaciuti. Preferisco pensare che non sono nelle mie corde, o che li ho letti nel momento sbagliato.

2 risposte

  1. Ho appena finito questo libro, di cui avevo letto la recensione poco tempo fa. E’ un libro bellissimo “struggente”, difficile da definire, ma certamente ben identificabile nei sottotitoli “la terra del nulla e del tutto” e “un diario d’amore”. La scrittura sobria della Tommasini è molto efficace per trattare i tanti temi che tocca: le usanze, la caccia, l’alcoolismo, i suicidi, i problemi sociali, politici ed economici in micro-società, agglomerati lontanissimi tra loro di poche decine o centinaia di persone. Oggi questi temi appaiono dominati dalla minaccia dei cambiamenti climatici, di Trump e degli interessi economici e militari. Questo nuovo sfondo al diario della Tommasini mostra una società minacciata di estinzione. E’ difficile da spiegare, man mano che si va avanti nella lettura, le vicende ed i rapporti dei tanti personaggi si fanno sempre più intime e coinvolgenti, la partecipazione diventa più profonda e commovente.

  2. Sono pienamente d’accordo con le tue impressioni. Credo che quello dell’autrice sia il modo più rispettoso e delicato di entrare in qualcosa che non si conosce ma affascina, senza giudizi e senza presunzione, ma semplicemente osservando, dialogando e cercando di capire. Grazie.

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