Passeggiare tra centri commerciali intra moenia

Tra le trasformazioni più cogenti dell’ultimo quarto di secolo, non siamo affatto rimasti immuni dallo straordinario impatto che i nuovi tempi dei trasporti hanno avuto sulle nostre vite. Dopo una ascesa trionfante che ha coperto tutta la seconda metà del Novecento, le autovetture conoscono infatti una battuta di arresto per gli spostamenti lungo lo stivale quando l’alternativa dell’alta velocità, soprattutto se a un prezzo sostenibile, diventa pratica. Ad esempio, abbattere i costi dell’autostrada e del carburante, soprattutto se si viaggia da soli, è diventato la mission di iniziative di sharing-economy quali blablacar. E di certo possiamo considerare l’alta velocità il traino di iniziative di trasporto interregionale su gomma riconoscendo a Flixbus il primato quale iniziativa dal sapore marcatamente europeo.

Quella dei trasporti vale in quanto premessa: la ritrovata mobilità ha permesso, tra le altre cose, un turismo da gita fuori porta incoraggiato anche da proposte quali l’A/R in giornata a prezzo ridotto che, in breve, di questo tipo di iniziative rappresenta l’acme. E così, gli italiani hanno ripreso a viaggiare in Italia. Addirittura un progetto editoriale, Ritrovare l’Italia, firmato dalla casa editrice bolognese il Mulino, sembra possa essere riletta alla luce delle recenti trasformazioni che hanno investito la nostra nazione, non ultima, la crescente turisticizzazione delle cittadine, che hanno saputo riscrivere la propria storia adattandola ad un turismo un tempo insperato. Proprio questo incremento di flussi economici nel terziario rivolto ai servizi turistici ha fatto breccia nel cuore di certe amministrazioni comunali che fanno di questa possibilità la leva di un rilancio del territorio in grado di distribuire i frutti di benessere alla popolazione tutta, almeno a parole.

Misurare il cambiamento occorso ai centri cittadini nel passaggio da semplici città a smart cities è di certo un lavoro di lunga durata, che può essere sviluppato comunque a partire da una semplice considerazione: si assomigliano sempre di più, almeno nella passeggiata commerciale. Camminare a Pescara come a Bari, a Palermo come a Bergamo permette infatti di notare come tale passeggiata si svolga all’interno di un passage a cielo aperto che, sebbene privo copertura in vetro e acciaio, risulta dominato dagli esercizi commerciali che hanno dovuto integrarsi perfettamente nel contesto architettonico urbanistico. In pratica, le grandi catene dell’abbigliamento, della casa, della ristorazione, della bellezza – in una sola parola, della moda – controllano la vita economica dei centri cittadini, lasciando spazio all’iniziativa locale come in un menù i pochi piatti tipici rimasti; non è una scoperta, infatti, che se vogliamo mangiare piatti del posto, dobbiamo allontanarci dal Centro.

Non è un cambiamento così neutrale, nei ritmi e nelle abitudini dei residenti quanto dei cittadini in trasferta temporanea. Eppure, ha il merito di farci sentire subito a casa, come se il nostro paesaggio, almeno economico, non sia cambiato tanto dal momento che lo standard si mette  a nostra disposizione quale possibilità di orientamento. Provate a camminare in un piccolo borgo, lontano dalle mode del commercio cittadine e scoprireste quanto lo spaesamento segnerà la vostra condizione. Pensate inoltre che questo tipo di offerta commerciale lentamente ha la forza di rilevare le attività presenti sul territorio, facendo leva su guadagni che non si limitano alla sola area dell’esercizio. Ed in pratica, il futuribile sembra essere un modello comunicazionale adattivo in grado di accorciare le distanze tra le differenze, mentre la salvaguardia degli esercizi storici sarà segnalata mediante apposita targhetta celebrativa. Solo la catena dell’intrattenimento e del divertimentificio resta fuori da questo novero, vivendo di una iniziativa privata che non può ancora essere globale – in effetti, ancora deve nascere un brand in tal senso.

Questi cambiamenti sono uno specchio delle rinnovate condizioni di vita con cui ci confrontiamo quotidianamente ed il cui intervento si pone così neutralmente da poter essere accettato nella completa distrazione. La costante gentrificazione dei centro città risulta infatti una misura abbastanza in linea con le politiche economico-culturali che vengono proposte quali panacea dei mali sociali dalle amministazioni cittadine al soldo della riqualificazione urbanistica. In effetti, risultano quale sedimentazione di un paradigma socio-economico ben lontano dal non avere conseguenze, modificando in un sol colpo il potere d’acquisito dei cittadini e il bacino merceologico a disposizione degli stessi.

Antonio Mastrogiacomo

Antonio Mastrogiacomo

Antonio Mastrogiacomo ha studiato in Accademia di Belle Arti (didattica dell'arte), Conservatorio (sassofono e musica elettronica) e Università (lettere classiche e scienze filosofiche) perfezionandosi in teoria critica della società. Nel minimo comune multiplo della tecnologia piegata a spazio di gioco, sviluppo una discutibile ricerca attraverso pratica di montaggio - come nel disco 'Suonerie' (2017) e nel lungomontaggio 'Glicine' (2018) presenti nel catalogo Setola di Maiale. Si è esibito in musei e spazi pubblici; collabora con diversi magazine e scrive saggi e contributi critici su diverse riviste; dal 2017 è il curatore di d.a.t. [divulgazioneaudiotestuale]. Tiene i corsi di didattica della multimedialità presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli e di storia della musica applicata alle immagini presso il conservatorio Nicola Sala di Benevento.

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