Udine – Girando e Vedendo

Udine: la mia unica certezza sulla città, quella dello stadio Friuli era stata scalfita dalla nuova dicitura, ora Dacia Stadium, in accordo alle nuove logiche economiche sustanziano non solo le squadre ma anche le strutture.

Per molti amatori la storia dell’Udinese rappresenta l’incontro tra la provincia e la tradizione, una geografia del calcio lontana dai grandi capitali per portare ogni settimana migliaia di tifosi a celebrare uno spirito prima della competizione.

Avrei messo piede in città per la prima volta nella mia vita al calare del 2018, in occasione del XXII colloquio di informatica musicale tenutosi presso il piccolo e accogliente conservatorio Jacopo Tomadini, in piazza I maggio.

Partiamo dai trasporti. Raggiungere Udine da Napoli offre due diverse soluzioni, qualora non si voglia far leva sull’indipendenza automobilistica: in treno fino a Venezia, poi regionale che attraversa Veneto e Friuli e ti porta a Udine, aereo da Trieste. Ecco, queste le condizioni di viaggio scelte per raggiungere questa città, unica come la sua vocale iniziale nell’alveo delle province italiane.

Dopo l’impegno accademico (fatto di concerti astorici e vagamente imperdibili da un lato, presentazioni duramente risentite dall’altro) una sola giornata ci restava a disposizione e abbiamo così deciso di metterci in cammino per la città, trovandola decisamente accogliente e soprattutto adeguata a respirare un clima pre festivo.

Situata proprio al centro del Friuli, è opportunamente collegata con territori austro-jugoslavi. Senza fare una inopportuna lezione di geografia politica, rivelo qualche aspetto culturale della città che mi è capitato di toccare a partire dal Museo di arte moderna e contemporanea, a mio giudizio uno dei più belli e meglio tenuti musei che abbia mai visitato in Italia.

Ospitato all’interno della casa Cavazzini, un edificio cinquecentesco nel vero centro cittadino posto a restauro dall’intervento di Gae Aulenti, il museo comprende una esposizione su due piani mentre il terzo è completamente dedicato alla didattica dell’arte. Troviamo sia una collezione permanente, al primo piano, che l’allestimento di temporanee al piano di ingresso.

Cuore della casa è proprio la collezione di Maria Luisa e Sante Ansaldi, accolta negli spazi della citata Casa per lascito testamentario dal 1983, in grado di mettere insieme una storia dell’arte italiana per tappe, dagli anni 20 agli anni 60 mettendo in esposizione opere di Casorati, De Chirico, de Pisis, Guttuso, Sironi fino a comprendere alcune riproduzioni d’arte di opere di Chagall e Picasso.

Davvero decisiva resta la collezione FRIAM, 113 opere donate da 110 artisti americani in occasione del sisma del 1976: un modo altro per documentare quella stagione artistica statunitensi tra gli anni 60 e gli anni 70 che continua quell’arco temporale proposto dalla collezione Ansaldi. Oltre a queste opere arrivate, il museo ospita poi lavori dei fratelli Basaldella Dino e Mirko.

Quello che era un negozio di telerie e tessuti prima che residenza privata del proprietario Cavazzini, sarebbe diventato per volere della vedova Aminta Flebus un complesso museale dall’incredibile fascino, decisamente divulgativo quanto a traiettorie dell’arte contemporanea.

Proprio dietro la loggia di San Giovanni con la torre dell’Orologio è situato invece un altro museo, il Civico museo con le gallerie di storia e di arte, di proprietà del comune di Udine.

Al di là dei pezzi da museo presenti in esposizione (da segnalare lavori magnifici del Tiepolo e del Caravaggio) è importante sottolineare come questo museo conservi la portata di ricostruzione storica come già nelle intenzioni iniziali di chi ne volle fortemente la realizzazione, in adeguata sincronia con la nascita del regno d’Italia, nel 1866.

Ad oggi conserva questa idea di fondo, innaffiata da una ottima disposizione alla didattica dell’arte 2.0 a mezzo di narrazioni audiovisive in diverse lingue opportunamente inserite nel percorso museale. Questi civici musei compartano il Museo archeologico, la Galleria d’arte antica che ospita la Pinacoteca divisa per 14 sale e le collezioni rinascimentali.

Ma anche una bella passeggiata per le vie della città non guasta, anzi: è davvero piacevole camminare per il centro così ben conservato, tra i palazzi in pietra e gli infissi in legno.

Architetture così vicine al post da interrogarci sulla recente standardizzazione delle nostre abitazioni, tutte uguali dappertutto. E poi…, piazza Libertà è davvero, davvero bella.

Un tuffo nel passato della città che costituisce anche il suo presente. Senza dimenticare la possibilità di mangiare e bere cose del territorio, laddove un bicchiere di vino è un accessorio quasi immancabile per una popolazione che si ritrova a bere per parlare, chiacchierare e non per fotografarsi soltanto. Quanto ai dolci, mi riservo di esprimermi ancora sulla gubana.

In definitiva, questa scorazzata udinese mi ha fatto davvero bene perché mi ha permesso di ricordarmi come la provincia sia il luogo di innervazione culturale, di tradizioni conservate e di valori in disuso in quelle città che a costo di essere di tutti restano di nessuno.

Antonio Mastrogiacomo

Antonio Mastrogiacomo

Antonio Mastrogiacomo ha studiato in Accademia di Belle Arti (didattica dell'arte), Conservatorio (sassofono e musica elettronica) e Università (lettere classiche e scienze filosofiche) perfezionandosi in teoria critica della società. Nel minimo comune multiplo della tecnologia piegata a spazio di gioco, sviluppo una discutibile ricerca attraverso pratica di montaggio - come nel disco 'Suonerie' (2017) e nel lungomontaggio 'Glicine' (2018) presenti nel catalogo Setola di Maiale. Si è esibito in musei e spazi pubblici; collabora con diversi magazine e scrive saggi e contributi critici su diverse riviste; dal 2017 è il curatore di d.a.t. [divulgazioneaudiotestuale]. Tiene i corsi di didattica della multimedialità presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli e di storia della musica applicata alle immagini presso il conservatorio Nicola Sala di Benevento.

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