100 anni di Scarlatti. Napoli

immagine per Associazione ScarlattiMusica e divulgazione culturale stanno all’Associazione Scarlatti come la vite al suo tutore. L’associazione si porta in terza cifra, festeggia 100 anni di attività: tra i fondatori della Scarlatti non furono soltanto musicisti come Emilia Gubitosi, più tardi affiancata da Franco Michele Napolitano o come Giovanni Tebaldini, ma anche scrittori come Salvatore Di Giacomo e persone di cultura come Maria De Sanna.

Una lunga storia d’amore nata da un sogno autunnale: era il 20 ottobre 1918, a villa Maria Emilia Gubitosi e Maria De Sanna principiano l’iniziativa che, su indicazione dello stesso Di Giacomo, sarà dedicata alla memoria del musicista e del didatta Alessandro Scarlatti.

La stagione del centenario segna la volontà di andare avanti, di andare oltre. Sebbene circoscritta ad una dimensione infrasettimanale e nonostante l’assenza di una vera e propria sede concertistica, il pubblico cresce grazie al lavoro di tutta la famiglia della Scarlatti -se le proiezioni verranno confermate, si tratta di un incremento di oltre il 25 % anche grazie alla complicità della programmazione al teatro Sannazzaro (presso l’auditorium di Castel Sant’Elmo non sono mai stati eseguiti i lavori di adeguamento così come per il teatrino di corte di Palazzo reale).

L’associazione Scarlatti nasce in prima battuta per il recupero della musica antica italiana e la presenza di due appuntamenti dedicati alla Napoli del 1725 con Enrico Baiano –  il 13 dicembre – al clavicembalo e con la cappella neapolitana di Antonio Florio – il 31 di gennaio – segnalano questa attenzione per il patrimonio musicale napoletano: da un lato l’omaggio a Domenico e Alessandro Scarlatti da parte di Baiano, dall’altra l’esecuzione del Marc’antonio e Cleopatra, una serenata a due voci in due parti del compositore Johann Adolf Hasse su libretto di Francesco Ricciardi che vide l’esordio sui palcoscenici napoletani del grande castrato Farinelli nonché l’esordio di questo sassone trasferitosi a Napoli proprio per studiare con Alessandro Scarlatti – questa serenato fu eseguita proprio nell’anno della morte di Scarlatti.

L’inaugurazione – il 18 ottobre – è dedicata alla musica antica, stavolta non italiana: si tratta di un grande capolavoro della musica di tutti i tempi, cioè l’ouverture per orchestra di Johan Sebastian Bach affidata all’Europa Galante di Fabio Biondi che torna dopo tanti anni a Napoli in un appuntamento di grandissimo rilievo per la città considerato il calibro di una delle formazioni più importanti della scena barocca a livello internazionale.

Altro motivo di fondo delle stagioni della Scarlatti sta nell’attenzione dedicata alla musica da camera: si è voluto dare uno spazio particolare alla musica per quartetto.

Se nella scorsa stagione solo due erano gli appuntamenti dedicati al quartetto, in questa stagione ci sono ben cinque concerti che vedono impegnati formazioni di grandissimo interesse: il ritorno di due gruppi importantissimi quali il quartetto Belcea e il quartetto Artemis, una prima volta napoletana per il Carducci string quartet, il quartetto italo-svizzero Terpsychordes e poi una seconda puntata con il napoletano Quartetto Savinio con Calogero Palermo al clarinetto che si dedicherà a grandi classici della musica austro-tedesca. In cartellone anche solisti di grandissima rilevanza come Shlomo Mintz, Suyoen Kim e Sol Gabetta – per la prima volta alla Scarlatti; il ritorno di Manuel Barrueco – più volte ospite tanti anni fa – insieme all’orchestra dei solisti aquilani.

La chitarra ha avuto uno spazio in questi anni e Aniello Desiderio fa da pendant con un concerto insieme all’orchestra da camera di Perugia. Al pianoforte viene dedicato uno spazio con la presenza di Mitsuko Uchida, una giovane e straordinaria solista come Mariam Batsashvili da poco insignita del premio della BBC della new generation artist, Paul Gulda e Davide Cabassi, pianista milanese di grande importanza nel panorama italiano per le scelte originali dei suoi programmi – si vedano i quadri di una esposizione con la musica di Niccolò Castiglioni.

Ancora la presenza di una grande violinista come Hae-Sun Kang con un programma denso sul novecento storico assieme a Ciro Longobardi, protagonista due anni fa di un emozionante concerto con i preludi di Debussy al teatrino di corte. C’è spazio anche per la canzone napoletana per ricordare Salvatore Di Giacomo con un omaggio specifico da parte di Marco Beasley – tenore protagonista della musica antica che in questo periodo della sua vita nutre un particolare interesse nei confronti della canzone classica napoletana – e Antonello Paliotti in duo.

Sul fronte delle novità – quali musiche meno ascoltate o repertori un po’ sperimentali – c’è il progetto di Marco Cappelli in trio e la voce recitante di Maurizio De Giovanni che ci racconteranno le storie del giallista Jo Nesbö – un De Giovanni che guarda dunque il suo collega giallista con gli occhi dell’attore recitandone alcuni passaggi che poi ispirano la musica di Cappelli.

Ci sarà anche Roscoe Mitchell, fondatore dell’Art Ensemble of Chicago, personalità straordinaria nel campo del jazz e dell’improvvisazione protagonista del secondo concerto della stagione insieme al falutista Gianni Trovalusci e Michele Rabbia alle percussioni ed elettronica.

E ancora il concerto del 20 dicembre, presso la basilica di San Giovanni Maggiore con l’Ensemble Vocale di Napoli diretto dal maestro Antonio Spagnolo, un concerto che si presenta come un omaggio a Emilia Gubitosi: la Gubitosi è la fondatrice del coro dell’associazione Alessandro Scarlatti, un ensemble che ha operato fino alla fine degli anni sessanta, e quindi la sua figura è legata in modo fortissimo alla cultura del coro; è stata la ideatrice se non la prima persona a Napoli nel corso del XX secolo che ha sviluppato un discorso serio e professionale sul coro, sulla musica corale come strumento non solo di espressione artistica – la musica corale è legata infatti a indiscutibili capolavori della storia della musica – ma per la Gubitosi l’idea del coro era l’idea della educazione musicale, che attraverso la musica corale si potesse creare un modello di società mentre i suoi perplessi ascoltatori le presentavano la difficoltà di un discorso di musica d’insieme in una città fortemente individualista in campo artistico come Napoli.

La scommessa vinta della Gubitosi aveva tra i suoi pezzi più importanti proprio la Messa di Santa Cecilia che verrà eseguita il 20 dicembre dall’ensemble vocale insieme a un gruppo strumentale, anticipati da due prime esecuzioni affidate ai compositori Gaetano Panariello e Patrizio Marrone che comporranno due brani in prima esecuzione assoluta dedicati proprio a Emilia Gubitosi.

Un concerto che ricorda dunque la fondatrice della Scarlatti, prima di una iniziativa dedicata completamente alle musiche della Gubitosi ad aprile. Manca solo il concerto del sestetto stradivari e la stagione tutta è servita.

La presenza di musicisti napoletani e stranieri resta una delle caratteristiche di questa stagione, un modo per assolvere al compito istituzionale della Scarlatti: essere vicini alla città essendone inoltre veicolo culturale.

Non a caso, la sezione dedicata alla musica contemporanea – Scarlatti Contemporanea, giunta al suo secondo anno – è dedicata a compositori napoletani, Francesco d’Avalos e Roberto De Simone e si tiene presso il conservatorio di San Pietro a Majella; si aggiunge solo la sonorizzazione della pellicola vedi napoli e poi mori ad opera dei virtuosi di San Martino presso il teatro Heart.

De Simone stesso ha regalato un concerto per il centenario dell’associazione, occasione ben meditata di rievocazione di spunti e stimoli nel tema duplice da un lato del ’68, dall’altro il riferimento alla poesia di Ferlinghetti a cura del Sonora Chamber Ensemble diretto dal M° Eugenio Ottieri.

Continuano poi gli appuntamenti con le scuole e i licei musicali della città, che rientrano nello spirito di una associazione che vuole divulgare il pensiero e la cultura musicale a più persone possibili secondo l’intuizione della Gubitosi.

Da quest’anno i programmi di sala saranno affidati anche a esponenti della cosiddetta società civile, appassionati che vogliono firmare il proprio contributo, secondo un nuovo modo di concepire la produzione dell’evento musicale. E anche Scarlatti presenta presso il multistore Feltrinelli di piazza dei martiri con incontri dedicati alla presentazione di testi e produzioni bibliografiche.

Coi social si prova a coinvolgere il pubblico più giovane – si veda il referendum avanzato a mezzo social sul logo per questa stagione col sapore della terza cifra – affiancato da un certosino lavoro di audience development.

Anche dal punto di vista dei costi le cifre restano abbordabili e immutate, con l’offerta per gli under 30 a 50 euro per l’intera stagione mentre fa capolino una nuova iniziativa dedicata a 30-40 anni dal titolo quintetto, che comprende un concerto più quattro concerti a scelta, sempre a 50 euro. Dal mese di novembre anche una vendita on-line dei biglietti, a favorire un pubblico non più soltanto napoletano.

Insomma, la Scarlatti festeggerà pure 100 anni ma più il tempo passa più resta giovane.

Antonio Mastrogiacomo

Antonio Mastrogiacomo

Antonio Mastrogiacomo ha studiato in Accademia di Belle Arti (didattica dell'arte), Conservatorio (sassofono e musica elettronica) e Università (lettere classiche e scienze filosofiche) perfezionandosi in teoria critica della società. Nel minimo comune multiplo della tecnologia piegata a spazio di gioco, sviluppo una discutibile ricerca attraverso pratica di montaggio - come nel disco 'Suonerie' (2017) e nel lungomontaggio 'Glicine' (2018) presenti nel catalogo Setola di Maiale. Si è esibito in musei e spazi pubblici; collabora con diversi magazine e scrive saggi e contributi critici su diverse riviste; dal 2017 è il curatore di d.a.t. [divulgazioneaudiotestuale]. Tiene i corsi di didattica della multimedialità presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli e di storia della musica applicata alle immagini presso il conservatorio Nicola Sala di Benevento.

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