Abbonàti al Teatro San Carlo di Napoli

Siamo a luglio inoltrato e il teatro non va proprio in vacanza, soprattutto il San Carlo di napoli: da quando si fa visitare la sua giornata scorre lungo il filo dell’orario continuato, con le fila dei turisti in infradito a calcare marmi e palchetti.

immagine per Teatro San Carlo di Napoli
Teatro San Carlo di Napoli

Se l’operazione di ripresa strutturale ripristina la facciata del massimo partenopeo, l’interno è stato decisamente rivisto nel tempo (a partire dalle poltrone, totalmente sostituite) e altre piccole cose che l’occasionale può rilevare meglio dell’habitué: tutto evidenzia come al Teatro San Carlo la stagione del work in progress sembri non poter guadagnare sosta alcuna.

A testimonianza di ciò, continuano intermittenti le comunicazioni dell’ufficio stampa del teatro, che ricorda gli appuntamenti sul calendario impreziosito dal qualificativo d’ordinanza. Un po’ di frenesia comunicativa si è accalcata nella casella di posta elettronica di molti in virtù del clamore venutosi a creare tra fondazione e professionisti della carta un tempo stampata: un caso rientrato prima di potersi innescare, relativo al bando per la selezione comparativa di un addetto stampa pubblicato lo scorso 24 maggio dal teatro; una quarantina di giorni dopo questo stesso bando sarebbe divenuto oggetto di interesse pubblico in virtù di un “esenti da difetti e imperfezioni” che avrebbe portato ad una proroga (un mese) dei termini del bando, aperto chiaramente anche ai giornalisti professionisti. Sebbene qualche malumore traspaia da questa vicenda, in questi casi è ancora una volta il caso limite a fare notizia, a richiamare l’attenzione sulla gestione della vita del teatro. Napoli, la solita musica?

Dal 6 giugno anche il teatro San Carlo si è preparato alla Stagione 2019/2020 con la campagna abbonamenti.

Se le scuole hanno chiuso per la didattica e attualmente, e per un po’, funziona solo la segreteria, così i teatri accolgono gli spettatori che poi… saranno… seduti.

Sono stato informato di questa campagna abbonamenti proprio in biglietteria: era giugno, acquistavo due ingressi in platea per una porzione di maratona Beethoven (lo scorso 22 giugno il direttore Juraj Valcuha si è fatto apprezzare per l’esecuzione integrale delle Nove Sinfonie in occasione delle Universiadi 2019.

Singola sinfonia: 10 euro. Tutte: 50 euro); così, allora un impiegato di CoopCulture, alla biglietteria del teatro, lasciò scivolare in una busta da lettera, insieme ai due biglietti, una minuta fisarmonica informativa sulla stagione 2019/2020.

Vedete bene: le stagioni culturali sono come dei campionati da cui uscire tutti vincitori.

Da sempre solidali all’infrasettimanale, quelle musicali si caratterizzano per una pulsazione più o meno intensa. Il San Carlo inaugura l’11 dicembre, con La dama di picche di Čajkovskij e il cartellone si allunga copioso fino al 18 novembre, per tutto il 2020.

Veniamo dunque alle novità: nell’opera, dopo Puccini e Bellini tocca a Ludovico Einaudi il 10 e l’11 marzo in prima assoluta a Napoli, poi le solite ricorrenze sul calendario operistico; la Russia nella danza unitamente a qualche distensione europea; il riferimento a Ligeti in sede di presentazione di Lontano per grande orchestra (1967) che passa inevitabilmente per il cinema di Kubrick, qualcosa di diverso succede il 22 febbraio con Neue Vokalsolisten Stuttgart, poi tante cose di pregevole fattura (con la presenza di Juraj Valcuha al timone dell’orchestra) fino all’omaggio a Saverio Mercadante: una stagione concertistica fedele alla consueta proposta del teatro San Carlo.

Più che al presente o al passato prossimo l’attenzione della fondazione è attratta dall’underground musicale della Napoli della tradizione ricordata sempre e onorata meno, dei nomi illustri dei Piccinni e dei Jommelli: questo limita la proposta musicale in virtù delle ricorrenze sul calendario e dei revival a misura di memorie operistiche.

Mi chiedo spesso se il teatro San Carlo si preoccupi di educare un pubblico, di permettere un percorso o sia più preoccupato di dargli quel tutto dell’esperienza che non significa altro che se stessa.

In altre parole, l’unica contemporaneità veramente permessa sta nella resa del passato, affidato all’esperti cure della regia di un Ozpeteck qualunque tanto quanto alle scenografie di un Giulio Paolini impareggiabile: la rilevanza dell’interprete disciplina l’autorità del compositore, che viene rubricato secondo parametri d’agenda di lavoro.

Insomma, i numeri dei biglietti sparafleshati dalla maschera in odore di vigilanza o delle campagne abbonamenti a gonfie vele non fanno altro che rilevare l’atrofia della condizione di ascolto: dietro i numeri si nascondono infatti parametri che restano altamente immisurabili come l’attenzione del pubblico.

Antonio Mastrogiacomo

Antonio Mastrogiacomo

Antonio Mastrogiacomo ha studiato in Accademia di Belle Arti (didattica dell'arte), Conservatorio (sassofono e musica elettronica) e Università (lettere classiche e scienze filosofiche) perfezionandosi in teoria critica della società. Nel minimo comune multiplo della tecnologia piegata a spazio di gioco, sviluppo una discutibile ricerca attraverso pratica di montaggio - come nel disco 'Suonerie' (2017) e nel lungomontaggio 'Glicine' (2018) presenti nel catalogo Setola di Maiale. Si è esibito in musei e spazi pubblici; collabora con diversi magazine e scrive saggi e contributi critici su diverse riviste; dal 2017 è il curatore di d.a.t. [divulgazioneaudiotestuale]. Tiene i corsi di didattica della multimedialità presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli e di storia della musica applicata alle immagini presso il conservatorio Nicola Sala di Benevento.

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