Un festival di musica ascoltata raramente: a Napoli torna La digestion

La Digestion – musica ascoltata raramente: festival dedicato alla musica di ricerca, a Napoli la 2a Edizione da Novembre 2017 a Giugno 2018.

Seguo con un certo interesse le iniziative che si svolgono nel campo della musica, quel sottoinsieme circoscritto delle arti la cui vocazione all’intrattenimento marca sensibilmente il rapporto con il pubblico.

Questa mia singolare esigenza ben si coniuga al vivere nella città di Napoli, da sempre sede di un brulichio difficilmente contrastabile in campo musicale – vuoi la tradizione accademica, vuoi la tradizione popolare la musica rappresenta infatti l’immateriale travestito di identità.

Dal 2015 un nuovo festival ha aperto i battenti in città: si chiama La digestion e ritma la sua stagione con incontri dedicati alla musica raramente ascoltata (questo il suo motto!).

 

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La Digestion – musica ascoltata raramente

In effetti, c’è da riconoscere che il lavoro dei ragazzi di Phonurgia (al secolo Bolognino, Napolitano, Nocera e Grieco) è davvero importante, fatto di un artigianato burocratico proprio dei nostri tempi che crea una frattura, almeno nella solita programmazione musicale, fatta di tanta riproduzione di un repertorio e poca attenzione ad una musica che si dà esclusivamente nell’effimero della sua performance.

Tra l’altro, godono della tutela della Fondazione Morra, da sempre attiva nelle fila del contemporaneo, in città. Insomma, ci sono tutti i presupposti perché questo festival si radichi sensibilmente nella vita culturale della città.

In effetti, dopo una prima stagione di rodaggio – che ha trovato nella performance di Valerio Tricoli il suo culmine – questa seconda stagione è partita proprio col botto.

L’opening act è stato infatti segnato dalla partecipazione di William Basinski, uno di quei nomi della scena elettronica che circola a più riprese nei circuiti culturali come interprete musicale da ascoltare nella sua stimolante ridondanza.

La cifra stilistica del suo lavoro sta infatti nella ripetizione a contatto con la variazione di una stessa cellula musicale; un orizzonte questo attivo anche nel video. Se proprio non vi è mai capitato di finire in un suo lavoro, iniziate da disintegretion loop: potrebbe catturarvi con il suo scorrere immersivo eppure mai ossessivo.

Fatto sta che il divo americano ha radunato non poche persone all’appuntamento e la chiesa era davvero gremita, in ogni ordine di posto.

Tutto, a dire il vero, si è tenuto nella freddezza: non c’è stato coinvolgimento, ma la distanza tra l’esecutore e il pubblico è stata realmente fondativa della performance. Il tutto è stato per giunta articolato nella dimensione del rito, per volontà dello stesso celebrante.

Ci spostiamo così dalla chiesa di San Potito (22 novembre), alla chiesa delle scalze  (24 novembre).

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La Digestion – musica ascoltata raramente

Mentre l’Orchestra Elettroacustica Officina Arti Soniche si preparava ad incontrare l’indomani Alvin Curran in un memorabile geografie del suono presso l’Asilo Filangieri, la fredda serata del venerdì 24 novembre ospitava dunque il primo vero appuntamento della seconda stagione della Digestion.

Come già avvenuto in occasione della prima assoluta – con Kevin Drumm a scaldare i diffusori sulla terrazza panoramica del museo Hermann Nitsch – una performance audio-video apre le danze.

La diffusione delle immagini avviene grazie a due proiettori che producono una simmetricità dei fotogrammi in grado di lavorare la profondità dello spazio nella sua altezza.

Kanaka Project (Andrea Maioli – video; Matteo Martignoni – sound design) si producono in una performance forse un po’ lunga: la relazione tra i due dispositivi emerge solo a poco riprese e il video domina l’ascolto, che si infrange nella struttura della fredda chiesa – sebbene riscaldata dai contemporanei funghi a gas.

Una scritta decisamente aforismatica posta sull’uscio della chiesa mi sembra una buona didascalia con cui accogliere il pubblico in uno dei nodi cruciali del nostro tempo: quel mare M/Nostrum che tante storie accoglie nel suo fondo.

L’intervallo viene impiegato dagli organizzatori per sparpagliare le sedie in maniera abbastanza disordinata: nell’intenzione del main performer della serata questa condizione sostiene la fruizione della diffusione quadrifonica di cui Francesco Meirino si fa interprete.

Scelgo di mettermelo di spalle cercando di occupare quell’ideale centro della circonferenza dove potrei raccogliere meglio il frutto della sua disposizione dei suoni.

Mi hanno detto di un suo modo di confrontarsi con la scena abbastanza spontaneo (molto diverso comunque dal musicista della performance precedente, che si sbatteva non poco in accordo ad una performatività che dovesse risultare evidente) e mi gioco il beneficio del dubbio su siffatta naturalezza.

Resta il gesto conclusivo che sincronizza il termine della performance con l’abbassamento dello schermo del laptop quale foriera di stand-by.

La composizione risulta decisamente densa e alcuni segmenti sono davvero, davvero potenti, soprattutto quando impone fasce sonore ad altissima frequenza che sfilano nello spazio ad una pressione sonora da emergenza dell’ascolto.

Il movimento tra i diffusori si ascolta raramente e degli inserti di voce manipolata tantissimo alle volte fanno breccia. In effetti, usa delle tecniche di composizione elettronica del suono abbastanza datate ma sa ben gestirle e la composizione si fa davvero importante sotto il profilo dell’integrazione dei fini nel mezzo a disposizione.

Non sembra una roba proprio del 2017, ma tanto meglio: non deve essere il carattere di novità a sostenere la produzione della musica contemporanea, oggi quanto il suo consapevole controllo. E Meirino mi sembra sappia il fatto suo.

Così, devo aspettare il farsi del 2018 per un nuovo appuntamento di questo festival (ndr: Elio Martusciello il prossimo 3 febbraio) ma senza dubbio consiglio di mettersi in ascolto di questa nuova realtà tutta partenopea al fine di entrare in contatto con le ultime tendenze della produzione musicale odierna per il suo doppio carattere speso tra la composizione e la fruizione.

La Digestion – musica ascoltata raramente è un festival dedicato alla musica di ricerca, (Edizione II da Novembre ’17 a Giugno ‘18) frutto della collaborazione fra l’associazione culturale Phonurgia (fondata da Giulio Nocera, Mimmo Napolitano e Renato Grieco, giovani musicisti napoletani), la E-M Arts, la Fondazione Morra e il Museo Hermann Nitsch

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Antonio Mastrogiacomo

Antonio Mastrogiacomo

Antonio Mastrogiacomo è uno studente di vario corso: laurea triennale in lettere classiche e magistrale in scienze filosofiche presso la Federico II, studia didattica dell'arte presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli. Dopo il diploma v.o. in sassofono presso il Conservatorio Nicola Sala di Benevento, si diploma al triennio di musica elettronica presso il San Pietro a Majella di Napoli. Perfezionatosi in teoria critica della società alla Bicocca di Milano, sviluppa la sua ricerca attraverso la pratica del montaggio.

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