A casa di Gianni Pisani e Marianna Troise. Sulla soglia dell’emozione

Con un sentire accomunato dal desiderio di sperimentare il duttile dispositivo dell’arte, i protagonisti di questa storia sono personalità fra loro diverse, mosse da realtà culturali differenti. Tuttavia, la loro sincronia “a due”, al di là delle scansioni cronologiche,  ha rivelato, col tempo, quelle magiche sintonie riconoscibili solo fra coppie legate da un lungo rapporto empatico: Gianni Pisani e Marianna Troise, napoletani doc, concepiscono l’arte come un esercizio lento, costruito con sapienza manuale, impegno ed entusiasmo.

immagine per gianni pisani e marianna troise

Il loro mestiere è come una combinazione tra artigianato, controllo tecnico, abilità, audacia, saldamente ancorata sulla riflessione. Mi piace frequentare il loro splendido appartamento al Corso Vittorio Emanuele dove, questa volta,  mi hanno accolta entrambi all’ingresso: il maestro Pisani, in mocassini cremisi e camicia di lino indaco – del suo lessico ho sempre amato gli slittamenti fra analiticità e coinvolgimento, l’autonomia specifica della sua personalissima impronta e l’eteronomia di una poetica che non rinuncia ad afferrare le cose -. Marianna, invece, è in shirt bianca, capelli biondi raccolti con charme, e il suo sorriso ancora seducente.

Ciò che mi ha sempre affascinato di lei è la convivenza del pensiero apocalittico, che sceglie di mettersi di traverso rispetto all’ attualità, senza assumere mai  posizioni conservatrici, e quello integrato, che segue tendenze e intercetta novità. Insieme, al di là delle loro singole inclinazioni, risiedono l’espansione e la disseminazione artistica proprie delle strutture comunicative autosufficienti. La loro casa è un prodigio.

Una luce morbida e quasi metafisica invita a lasciarsi andare in un’atmosfera sovratemporale, dove appaiono le prime sequenze di opere del maestro in cui è immediatamente percepibile la sua inconfondibile cifra. Fedele ad un pensiero plurale, aperto alla polifonia di un fare che si nutre di fabule, di presenze e assenze, di racconti e sogni, la galassia estetica di Pisani non ha mai smesso di meravigliare e avvincere il suo pubblico, e di smarrirsi nella presenza del simbolo, chiave di lettura emblematica, contestualizzata in alcune opere e celebrata nell’ensemble.

Poi, attiguo all’ampia e ariosa zona d’entrata, si apre lo studio di Marianna Troise: perimetro alchemico contrassegnato dall’andamento retorico dell’ekphrasis, e dallo spazio marcato da tracce disposte in un ordine lirico, libri, opere, installazioni e le fotografie siglate Cesare Accetta, Mimmo Iodice, Fabio Donato, Luciano Romano, Marialba Russo, che ripercorrono le stazioni della sua poliedrica carriera.

La metafora dell’arte con tutti i suoi entusiasmi, melanconie e smarrimenti, è  la vertigine che tocca con mano il mistero del tempo: “la liricità del tempo – mi confida infatti Marianna – si affaccia sul baratro del mio essere, dialoga liberamente con i miei processi mentali, con un procedimento polirematico, spiazzante che spinge nei luoghi della riflessione. scandendo la propria invariabile presenza”.

Sul suo tavolo, noto subito alcune carte acquerellate, da varcare con l’immaginazione e l’impressione del sublime. Sono  numerate e timbrate a secco: appartengono a “Cose di cielo, serie inutile infinita”, un delicato progetto su cui lavora da anni, e che sto vedendo crescere: “per me importante e prioritario è il lavoro manuale, costante, spirituale – mi spiega – bello sì, ma solo per caso, potrebbe anche non esserlo, non è questo ciò che mi interessa”. Contesti fortemente diversi quelli dei due artisti, certo, ma medesima è la dedizione, la passione e la poetica avvolta in sfumature romanticamente opache, che comunicano, parlano, evocano.

A casa di Gianni Pisani e Marianna Troise, si respira un coinvolgente lirismo intellettuale che trasforma il tempo in materia pittorica, determinando un intrigante spostamento di prospettive che, pur moltiplicando i punti di vista, ricompone  l’ordine di un discorso sensibile all’ irruzione del vissuto.

Gianni Pisani vive e lavora a Napoli. Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Napoli. A una prima produzione pittorica attraversata da suggestioni legate alla pittura di Klee e Chagall, segue un fare più vicino alle tendenze informali molto vicine a radici partenopee, ma la sua produzione è subito caratterizzata da un’esigenza narrativa che attinge all’esperienza personale. Dal  1968 affianca Dina Carola e Anna Caputi nella direzione della Galleria Il Centro; in seguito partecipa all’istituzione della Galleria Inesistente; inaugura esperimenti di arte pubblica; partecipa all’Operazione Vesuvio.

Fra i numerosissimi eventi Pisani espone nella galleria di Lucio Amelio e dà avvio, con Gillo Dorfles, agli Incontri internazionali d’arte di Anacapri. I dipinti degli anni ottanta sono caratterizzati dall’introduzione di titoli, dalla presenza di elementi simbolici e da un ritorno di ricordi d’infanzia. Numerose opere di questo periodo sono dedicate alla compagna Marianna Troise. Nel 1984, assume la direzione dell’Accademia di Belle Arti di Napoli che manterrà fino al 1998; organizza la Biennale del Sud in collaborazione con Lucio Amelio.

Nel corso degli anni novanta e duemila numerose sono le mostre e i riconoscimenti attribuiti al maestro, fra cui un’esposizione alla Biennale di Venezia. Nel 2000 nello spazio di Giuseppe Morra dipinge le stazioni del Venerdì santo, espone a Castel dell’Ovo, e presso la sede della Regione Campania a New York. Nel 2016 il PAN inaugura Uomo che cammina; nel 2017 partecipa alla collettiva La Rosa dei Venti, al Museo Nitsch di Napoli.

Suoi lavori sono nelle più importanti collezioni pubbliche della citta: il Museo di Capodimonte, il Museo del Novecento a Castel Sant’Elmo, il museo Madre. Il suo mosaico Il treno che parte dall’isola (2001) è installato all’esterno della stazione di Salvator Rosa della Metropolitana di Napoli.

Marianna Troise si diploma in scultura all’Accademia di Belle Arti di Napoli, città dove vive e lavora. Fin dagli esordi, segnati dall’esperienza con l’austriaca Greta Bittner, il suo lavoro di danzatrice e di coreografa è orientato verso le arti figurative.

Fondatrice negli anni ’80 di Caiv Danza e Compagnia Ottantasei, è protagonista di eventi-spettacoli, performances, rassegne, stages didattici e interventi interdisciplinari. Tra le prime performance, Io non sono americana, dedicata al pittore Gianni Pisani (che diventerà suo marito), Soliloquio della sposa nera, premiato a Parigi nell’86, En forme de poire.

Invitata da Achille Bonito Oliva, ha realizzato La danza in corpo per Viaggiatori senza bagaglio, Museo di Pietrarsa, 1999, Pollock-Samadhi, intervento-installazione nell’ambito de I Labirinti dell’immaginario per gli Annali delle Arti, Le tessitrici del tempo in più, per la II edizione de Le Opere e i giorni, Certosa di Padula, e nel 2006 rappresenta l’Italia, per la creatività legata alla danza, nell’ambito di Italy made in Art Now, Shanghai, Museum of Contemporary Art. Dello stesso anno è Baci. Serie inutile infinita nella Cappella di Villa Rufolo a Ravello.

Partecipa alla mostra Shake up in Accademia. 1980-1990 e documentazione fotografica del suo lavoro è presenta anche in On stage. Scenografi e costumisti a Napoli 1980-1990. Fra gli ultimi impegni, la partecipazione a Un Eco per tutti, al Museo Archeologico di Napoli, transitata in Florida e tutt’oggi itinerante; Imago Mundi – Luciano Benetton Collection, La Rosa dei Venti, Museo Nitsch di Napoli, e la personale Il Tempo che ritorna, a Castel Sant’Elmo, dove è già in collezione la sua opera Pollock, presso il Museo Novecento.

Loredana Troise

Loredana Troise

Storica e critica d’arte, curatrice, giornalista pubblicista, Loredana Troise è laureata  con lode in Lettere Moderne, in Scienze dell’Educazione e in Conservazione dei Beni Culturali. Ha collaborato con Istituzioni quali la Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio di Napoli; l’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa e l’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli. A lei è riferito il Dipartimento Arti Visive e la sezione didattica della Fondazione Morra di Napoli (Museo Nitsch/Casa Morra/Associazione Shimamoto) della quale è membro del Consiglio direttivo. Docente di italiano e latino, conduce lab-workshop di scrittura creativa e digital storytelling; é cultrice della materia (st. arte contemporanea) presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli  e figura nel Dipartimento di Ricerca del Museo MADRE. È autrice di cataloghi e numerosi contributi pubblicati su riviste e libri per case editrici come Skira, Electa, Motta, Edizioni Morra, arte’m, Silvana ed.

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