Maurizio Elettrico a Berlino. An ephemeral banquet for the visible guest. Waiting for the bio-aristocrat

L’effetto è quello di un sapiente intreccio di interpretazione storica e teoria politica, di mitografia e teologia, di filosofia e esoterico transumanesimo: An ephemeral banquet for the visible guest: waiting for the bio-aristocrat, è una mostra di Maurizio Elettrico inaugurata da poco alla Kunstverein am Rosa-Luxemburg Platz, di Berlino, e muove da un dato oggettivo, ovvero provare a non poggiare i piedi sul suolo. Questo incide sui nostri punti di vista, su impressioni, su giudizi, su categorie, finanche sul nostro modo di camminare e sul nostro aspetto esteriore.

Siamo divinità ctonie, e chiamiamo terra l’astro su cui viviamo. Questa constatazione conduce a domande radicali: ma l’esistenza umana e l’essere umano sono nella loro essenza, puramente terrestri? Hanno solo la terra come riferimento e i suoi relativi parametri? E gli  elementi altri sono soltanto fattori di second’ordine che a essa si aggiungono?

La risposta è nei numerosi e singolari testi scritti da Maurizio Elettrico in forma di racconto nei quali, attraverso il nesso tra land und kosmos, l’artista si inoltra in un affascinante territorio, dove la ricerca dell’elementare si spinge fino all’escatologia, con una vitalità neomitologica, in cui laicizzazione radicale del sacro e fantascienza si uniscono per dar vita a un cortocircuito dove senso e nonsenso abbreviano la loro distanza per manifestarsi nella loro natura teofanica.

Mi spiega Chiara Valci Mazzara, che con Susanne Prinz, (head curator dell’istituzione per l’arte Kunstverein am Rosa-Luxemburg Platz) ha curato magistralmente l’evento:

L’idea della mostra a Berlino nasce un anno fa; il Prof. Giuseppe Morra mi aveva invitato allo studio di Maurizio Elettrico a Napoli, con l’intento di promuovere il suo lavoro nella città di Berlino dove vivo e lavoro. Ho sviluppato un progetto espositivo, in collaborazione con la Fondazione Morra, che presentasse il suo lavoro al meglio nel panorama della scena artistica berlinese tramite un contatto costante con l’artista al fine di concepire una selezione di opere consone alla percezione della complessità del lavoro di Elettrico, con cui continuerò a lavorare quanto prima anche in Sud Korea, a Seoul, dove dirigo il programma internazionale per uno spazio dedicato all’arte.

Con An ephemeral banquet for the visible guest: waiting for the bio-aristocrat, Maurizio Elettrico ci pone ancora una volta dinanzi a un cruciale problema geografico-interpretativo, che è anche simbolo del nostro destino: evoca il dialogo dell’io con l’altrove ed è allegoria psicologica che, in sé, accoglie antitesi nette, superfici e profondità, il senza-confine dell’orizzonte e il senza-luce dell’abisso. Attraversarne i sentieri è la sua nuova sfida.

Ci riesce erigendo un ideale labirinto il cui accesso avviene seguendo le tracce di Lo Scoiattolo e il Graal, epopea in sette volumi composta dall’artista attorno alle vicende del protagonista Leo Bruno.

Nell’opera è descritto un intricato mondo del futuro governato da una nuova specie, in parte naturale in parte artificiale, che si è evoluta dalla élite finanziaria del pianeta attraverso una riprogrammazione genetica, la bioaristocrazia la cui compagine è mutata in artisti, in onnipotenti demiurghi, che manipolano materia e natura a proprio piacimento e per il solo piacere estetico; sintetizza Elettrico:

 L’arte, quella tradizionale come quella legata alla creazione di nuove specie viventi,  costituisce l’infinita ricchezza di questa bizzarra società. Gli umani  come noi esistono ancora in numero enormemente superiore a quello dei bioaristocratici ma sono in parte  schiavizzati, in parte ridotti a libertà apparenti. Esiste poi una terza specie,  più umanoide che umana, di esseri dall’intelligenza ridotta ma muniti di grande bellezza fisica e di  forza fisica, detti selvatici, che sono l’effetto di una terribile pandemia prodotta da un virus appositamente creato dalla temuta Sara Power. A Leo Bruno toccherà riunire i clan riottosi e  indomabili della bioaristocrazia ed annientare l’ultima resistenza della vecchia umanità….”.

Il recupero in mostra di atmosfere prelevate dalla sua περιήγησις, peregrinazione, apre a un mondo magico organizzato secondo un gusto alchemico misteriosamente ideologico, atto a produrre un pantheon visivo che si discioglie con intelligenza ed equilibrio tra creazione artistica e conoscenza tecnologica.

Disegni, collage, sculture, installazioni definiti con  carta, legno, bachelite, plexiglass, resina o pelli argentee, ogni sala è un metaforico paragrafo compiuto.

Fin dal foyer del prestigioso edificio, dove al muro è il primo paragrafo della saga scritta dall’artista e ad accoglierci è la scultura La nonna del mare, un carismatico fantamaggiordomo alieno, che riceve gli ospiti sospingendoli verso il fulcro del ricco percorso: una  tavola di otto metri in onore dell’ospite invisibile (Leo Bruno) arricchita da opere in materiale vario che riecheggiano in forme visionarie i preziosissimi trionfi da tavola di un convivio barocco, con pietanze raffinatissime e immangiabili; continua Elettrico: 

In un momento epocale in cui un cenone di  natale non può contare più di due persone, le grandi tavolate bioaristocratiche suonano un po’ come una beffa, con i loro cuccioli di dinosauro arrostiti, e i paté di cervello di scimmia”.

Maurizio Elettrico compila una serie di pagine di astratta memoria che lasciano trasparire segnali di una mitizzazione di eventi extraprobabili. An ephemeral banquet for the visible guest: waiting for the bio-aristocrat, è figura delle inquietudini che ci tormentano: del nostro bisogno di spingerci verso mete ignote, per sfiorare regioni inesplorate e costellazioni insondate.

Allude a dimensioni che ci feriscono, perché siamo incapaci di vivere senza senso dell’orientamento. A differenza dell’uomo che sta in un preciso territorio, attratto solo dal suo mondo, Elettrico ci insegna a risalire alle risonanze culturali e sociali sottese a una trama di segni da sperimentare.

In tal prospettiva l’arte funziona come un vero e proprio catalizzatore che attiva processi intellettuali, emozionali e psicologici, non offrendosi più come sola pura esperienza del fare, ma come avventura totale: non a caso l’immersione di tutti i cinque sensi in mostra è appagata anche da sensuali melodie in sottofondo tratte dal prologo di Grammeloth – singolare opera lirica progettata da Maurizio Elettrico e realizzata con l’aiuto di virtuosi musicisti del Conservatorio Cimarosa di Avellino che rapisce e inebria il pubblico; infatti, conclude Chiara Valci Mazzara:

I riferimenti barocchi, eruditi, le estetiche correlate ad una narrazione visiva e concettuale dell’artista, hanno lasciato un’ impronta profonda nei visitatori berlinesi, specialmente perché in contrasto con le estetiche moderniste e post -moderniste che costituiscono un lato fondamentale e caratterizzante del e nel panorama artistico berlinese.

Di prossima inaugurazione è l’atteso Metatron, un isolato e isolante spazio tufaceo di concezione neomitologica-taumastica sacralizzato ai mirabilia, meditato da tempo dall’ingegnoso e proteiforme artista assieme con la Fondazione Morra.

Una nuova wunderkammer a Napoli” (Raffaella Morra), “un po’ cripta per fantasmi senza dimora – chiarisce Elettrico – e un po’ alcova di un vampiro fantasioso; la casa-libro di un cosmo immaginario, dove il processo artistico svolge l’estremo sforzo di creare una dimensione a sé, che implicita le inquietudini della nostra stessa realtà”.

Maurizio Elettrico

Ha lavorato con alcuni dei maggiori curatori  di arte contemporanea del mondo come Jan Hoet ed Achille Bonito Oliva. Al 1994 risale la sua prima esperienza all’estero, quando è invitato dall’ organizzazione dell’Art New York International a presentare un’installazione di trenta metri quadri.

Con la cura Jan Hoet ha esposto nell’ambito di importanti collettive  al Museo di Arte Contemporanea di Gand, a Watou in Olanda e a Hann Munden in Sassonia. Nel 2004 partecipa a Le Opere e i Giorni presso la certosa di Padula e nel 2007 a Intramoenia Extra Art presso il castello di Acaya (Lecce).

Tra il 2005 e il 2011 partecipato alla XIV Quadriennale di Roma, è coinvolto in diverse biennali (Biennal Knokke; Biennale di Venezia, Eventi Collaterali. Al 2013 afferisce la mostra multimediale Biorema dislocata in più siti della città di Salerno, organizzata dalla Galleria Paola Verrengia con la partecipazione della Fondazione Morra, la fondazione Ghirelli e la fondazione Menna.

Nel 2015 Maurizio Elettrico presenta Cibumdeorum, un’imponente scultura ispirata all’albero della cuccagna e ai suoi arcaici riferimenti ai riti di fertilità, nell’ambito dell’evento espositivo L’Albero della cuccagna. Nutrimenti dell’Arte, a cura di Achille Bonito Oliva Nel 2016 si è tenuta al primo piano piano del museo Pan di Napoli una personale Supernaturalis Historia.

Alcune sue opere sono custodite presso collezioni pubbliche belghe della SMAK e della Flanders; nella collezione permanente della Certosa di Padula; al museo Madre di Napoli, nella collezione di arte contemporanea del Banco di Napoli e nei siti museali della Fondazione Morra. Dal 2009 lavora attorno a Lo Scoiattolo e il Graal (The Squirrel and the Grail) saga letteraria  sviluppata in sette volumi (l’opera è disponibile su Amazon)
maurizioelettrico.it

Info mostra

  • Maurizio Elettrico  – An ephemeral banquet for the invisible guest: waiting for the bio-aristocrat
  • Curata da Chiara Valci Mazzara e Susanne Prinz
  • Kunstverein am Rosa–Luxemburg–Platz, Berlino
  • in collaborazione con Fondazione Morra, Napoli
  • Assistante curator Hyein Park
  • 3 dicembre 2020 – 31 gennaio 2021
Loredana Troise

Loredana Troise

Storica e critica d’arte, curatrice, giornalista pubblicista, Loredana Troise è laureata  con lode in Lettere Moderne, in Scienze dell’Educazione e in Conservazione dei Beni Culturali. Ha collaborato con Istituzioni quali la Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio di Napoli; l’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa e l’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli. A lei è riferito il Dipartimento Arti Visive e la sezione didattica della Fondazione Morra di Napoli (Museo Nitsch/Casa Morra/Associazione Shimamoto) della quale è membro del Consiglio direttivo. Docente di italiano e latino, conduce lab-workshop di scrittura creativa e digital storytelling; é cultrice della materia (st. arte contemporanea) presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli  e figura nel Dipartimento di Ricerca del Museo MADRE. È autrice di cataloghi e numerosi contributi pubblicati su riviste e libri per case editrici come Skira, Electa, Motta, Edizioni Morra, arte’m, Silvana ed.

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