Nell’ambito della straordinaria mostra Parthenope. La sirena e la città, (3 aprile- 5 luglio 2026) ospitata al MANN – Museo Archeologico Nazionale di Napoli – dedicata al rapporto tra la Sirena Parthenope e la città, su più di 250 opere, tra storia, miti, archeologia e antropologia culturale, dai greci fino alla street art – abbiamo incontrato l’artista Francisco Bosoletti (Armstrong – Argentina 1988) mentre ultimava in questo luogo prestigioso il suo contributo artistico.
Intelligenza artificiale generativa, data center, high performance computing, sono tutti strumenti sempre più diffusi nel mondo dell’arte e dell’educazione, per ogni fascia di età. Che ne è del creare manualmente e magari insieme agli altri?

Nel panorama dell’arte contemporanea, l’attività di Francisco Bosoletti si distingue per profondità e radicamento umano.
La sua ricerca non si esaurisce nell’oggetto artistico, ma si espande nella relazione, nella memoria condivisa e nella costruzione di comunità: l’arte trova il suo senso più autentico quando viene condivisa, quando attiva processi e diventa esperienza collettiva e trasformativa. Presente a Napoli da oltre dieci anni, l’artista ha portato avanti opere straordinarie di street-art intese come strumento di esplorazione, crescita e dialogo.
Costruttore di controspazi, di eterotopie che invadono la realtà, Francisco Bosoletti mostra difatti un discorso fluido, squisitamente aperto a contrade linguistiche polifoniche che si riappropriano del vissuto quotidiano per dar luogo ad ambienti ammorbiditi da una volontà indagatrice, sensibile a ogni impressione oftalmica.
La sua Sirena, disposta nell’alveo della mostra Parthenope. La sirena e la città, riecheggiando la figura mitologica fondatrice di Napoli narrata nell’Odissea, affronta temi complessi come l’autostima, il ruolo sociale, il desiderio, la resilienza. Ma non solo: volto a trasformare l’opera in strumento riflessivo, in territorio estetico attraverso il quale condividere con lo spettatore il processo di creazione, Bosoletti è riuscito ad attivare un prezioso valore aggiunto realizzando la sua icona partenopea in situ, alla presenza del pubblico.
Con un gruppo di studenti del mio corso all’Accademia di Belle Arti, qualche giorno prima dell’inaugurazione abbiamo infatti avuto il privilegio di assistere l’artista in azione. La suggestione è stata notevole.
Entrando nell’atrio centrale del Museo e procedendo verso l’impalcatura predisposta, l’affascinante silhouette di Parthenope, ritratta nell’atto di tuffarsi, man mano si definiva ai nostri sguardi con un disegno sinuoso, i cui contorni restituivano un’immagine lontana da nuclei drammaturgici ma piuttosto aperta a una dimensione di rinascita.
Non ancora conclusa, resa su lunghi veli bianchi sospesi su più fili da un alto all’altro del grande salone, pareva incarnare perfettamente la sua vivida e condivisa simbologia tutto oggi capace di mettere in relazione passato e contemporaneità, mito e tensione etica legata ai temi della memoria, della storia e dell’esperienza umana.
Con Francisco Bosoletti parliamo della tecnica usata per la realizzazione di ciò che si stava compiendo dinanzi a i nostri occhi (carboncino su tessuto leggerissimo); della sua lunga residenza napoletana (ama questa città in cui subito si è sentito accolto); del suo futuro a Napoli (vi abiterà stabilmente e già è in moto con un altro impegno); del suo gesto creativo (utile per attraversare un’esperienza trasformativa); del perché del disegno dell’opera in presenza (per consolidare le relazioni costruite e ampliare il lavoro verso una dimensione partecipata): tutto in un’atmosfera espressiva che recupera con disinvoltura i vari paesaggi dell’arte contemporanea, aprendo finestre fra sguardo e visione.
Alcuni studenti, Francesca, Sabrina, Sylvia, a esempio, assecondando i propri punti di vista copiano particolari della Sirena sui loro blocchi dai fogli giallini, fluttuante, leggera, misteriosa, provocante.

Altri scrivono brevi testi con le proprie impressioni; Yiliang e Linke, misurano proporzioni; Marco e Sofia riflettono sulle unità minime di senso, sull’articolarsi della forma nello spazio. Altri, dapprincipio ne colgono i dettagli, poi restituiscono sulla carta ciò che l’occhio ha conquistato; nessuno perde di vista l’artista mentre sfiora i veli, li risistema, li sovrappone; calibra il discorso sull’origine stessa della costruzione su una combinatoria programmata allo scopo di innescare nuovi climi estetici: per noi, un’interessante occasione di studio e ragionamento dell’esercizio tecnico e poetico in un rimando continuo tra linguaggi.
L’arte come strumento di riappropriazione del territorio. Come grande laboratorio di trasmissione orizzontale del sapere, spazio aperto, intergenerazionale, in cui tutti possono vivere la costruzione dell’esperienza artistica: condividere storie e immagini, reinterpretarle visivamente.
In un’epoca in cui il sistema artistico rischia talvolta di chiudersi in circuiti autoreferenziali, la pratica di Francisco Bosoletti offre un intervallo estetico necessario alla presente civiltà del rumore.
Fra le numerose opere napoletane dell’artista argentino Francisco Bosoletti, segnaliamo Iside sulla parete di un edificio ai Quartieri Spagnoli, ispirata alla Pudicizia del Corradini che si trova nella Cappella Sansevero; la Madonna dei Pellegrini ispirata all’omonimo quadro di Caravaggio, in una piccola e trascurata cappella votiva nei Quartieri; Le ombre di Napoli, la Donna nel giardino, che sono presso il Giardino Liberato di Materdei in via Salita San Raffaele; la oramai famosa Parthenope con il volto di una donna giovane, metà pesce e metà uccello alla Salita San Raffaele al n. 20; Resis-ti-amo, sulla facciata adiacente alla chiesa di S. Maria alla Sanità, primo murale in Italia fatto su una facciata di una chiesa e trae ispirazione dalle storie vere che Bosoletti ha ascoltato per le strade di Napoli; Speranza nascosta, alla Sanità, vicino al Centro La Tenda per i senzatetto, dipinto al negativo.
Nel 2019 l’artista Bosoletti ha anche esposto le sue opere a Napoli alla Galleria P.R.A.C. Piero Renna Arte Contemporanea e da Gallerie Riunite, nel 2025. Altre opere in Italia si trovano, presso Firenze, Lampedusa, Ragusa, Pistoia, Milano, Palermo, Pompei, solo per citarne alcune.
Storica e critica d’arte, curatrice, giornalista pubblicista, Loredana Troise è laureata con lode in Lettere Moderne, in Scienze dell’Educazione e in Conservazione dei Beni Culturali. Ha collaborato con Istituzioni quali la Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio di Napoli; l’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa e l’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli. A lei è riferito il Dipartimento Arti Visive e la sezione didattica della Fondazione Morra di Napoli (Museo Nitsch/Casa Morra/Associazione Shimamoto) della quale è membro del Consiglio direttivo. Docente di italiano e latino, conduce lab-workshop di scrittura creativa e digital storytelling; è docente di Linguaggi dell'Arte Contemporanea presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli e figura nel Dipartimento di Ricerca del Museo MADRE. È autrice di cataloghi e numerosi contributi pubblicati su riviste e libri per case editrici come Skira, Electa, Motta, Edizioni Morra, arte’m, Silvana ed.





















