Come i poeti Friedrich Achleitner, Konrad Bayer, Gerhard Rühm e Oswald Wiener, del Wiener Gruppe (1952 – ‘64), anche per il Wiener Aktionismus – Azionismo Viennese (1960 – ‘70), Günter Brus, Otto Mühl, Hermann Nitsch, Rudolf Schwarzkogler sono liberi da manifesti stilistici e connessi da un confronto di concetti e ricerche sul senso dell’Arte che si intersecano con testi e dichiarazioni espresse nelle azioni individuali e collettive e con le pitture, i disegni, le foto e i film, reagendo in modo diretto all’accademismo, all’arretratezza e chiusura mentale della cultura ufficiale in Austria – e non solo – ancora oltre il momento storico.

Ha spiegato Julia Moebus-Puckla, direttrice del WAM e ospite a Casa Morra a Napoli:
“Scavando nell’intimità della materia, proprio come uno psicanalista freudiano fa con la mente – gli Azionisti sono passati dalla materia pittorica ad un’indagine del corpo e della realtà circostante: l’atteggiamento dissacrante e talvolta autolesionista delle loro performance ha un valore catartico, tenta di liberare l’arte dai gioghi accademici e, successivamente, mediante l’utilizzo puntuale della fotografia, di liberare il medium dalla sua univoca azione documentatrice, creando dei veri e propri tableaux photography”.
Di tutto ciò si riflette a Casa Morra Archivi d’Arte Contemporanea (Napoli) che – nell’ambito del noto progetto Il Gioco dell’Oca – Cent’Anni di Mostre – ha inaugurato Azionismo Viennese, un evento filtrato attraverso gli occhi di Brus, Cibulka, Mühl, Nitsch, Schwarzkogler, per un percorso straordinario che diventa un’isola di meditazione che si rapporta con il luogo e lo trasforma in un’opera d’arte integrale, sollecitando il pubblico a pensare, a meditare, a costruire idee forti per il prossimo futuro.

Brus, Cibulka, Mühl, Nitsch, Schwarzkogler, esponenti fra i più rappresentativi dell’Azionismo Viennese, hanno tutti ricevuto un’educazione artistica formale a Vienna.
Hermann Nitsch (Vienna 1938 – Mistelbach 2022) e Rudolf Schwarzkogler (Vienna 1940 – 1969) fanno amicizia tramite Heinz Cibulka (Vienna 1943) nel 1960 mentre frequentano il Graphische Lehr- und Versuchsanstalt (Istituto Sperimentale di Grafica.
Günter Brus (Ardning 1938 – Graz 2024) abbandona gli studi di grafica alla Akademie fur Angewandte Kunst (Accademia delle Arti Applicate), Otto Mühl, (Grodnau 1925 – Moncarapacho 2013) si forma alla Akademie der bildenden Künste (Accademia di Belle Arti).
Tutti, secondo i propri percorsi autonomi, applicano una terminologia psicoanalitica all’arte: i termini selezionati sono abolizione, purificazione, igiene psichica, abreazione e catarsi; l’autolesionismo e l’umiliazione corporale sono un modo per superare le ossessioni, le nevrosi e i traumi, e per liberarsi dalla supremazia del potere e delle strutture gerarchiche.
Le loro vite si incrociano fra il 1960 e il 1963: nel 1961, alla Galerie Ernst Fuchs.
Nitsch espone Vier Kreuzwegstationen und theoretische Manifestation. Die Kunst als religionsgleiche und mystische Auseinandersetzung mit der Existenz (Quattro stazioni della Croce e manifestazione teorica: L’arte come confronto religioso e mistico con l’esistenza): qui conosce Mühl, e solo un anno dopo nello studio in Augartenstrasse Nitsch realizza la 1.aktion il 19 dicembre 1962, è crocifisso alla parete e gli viene versato del sangue sul camice bianco, dimostrando già i temi basilari del Orgien Mysterien Theater.
A dicembre 1960 Mühl incontra Brus mentre è intento a criticare i dipinti in stile cubista esposti nella mostra collettiva del periodo natalizio alla Secession, a cui partecipano anche lo stesso Mühl e Adolf Frohner.
Incuriosito dai suoi comportamenti; Mühl va a vedere il lavoro di Brus nel piccolo studio-casa restando impressionato dalla brutale gestualità della pittura e dallo stile di vita dell’artista.
Nell’aprile 1961 Brus incontra l’opera di Nitsch durante l’esibizione collettiva Geist und Form (Spirit and Form) dove espongono entrambi e pur non conoscendo il OMT mostra un interesse per il suo approccio pittorico.
Nell’autunno 1963 frequentando il Café Hawelka Nitsch presenta Rudolf Schwarzkogler a Otto Mühl e poi a Günter Brus. Nel ‘64 Mühl invita Schwarzkogler alla Material Aktion Lufballonkonzert (Azione Materiale Concerto di Palloncini).
Nel 1965, su segnalazione del poeta Ernst Jandi, Nitsch, Brus e Mühl con il filmmaker Kurt Kren e l’artista Peter Weibel (Schwarzkogler rifiuta l’invito ad agire con un’azione in presenza di pubblico) sono invitati al DIAS Destruction in Art Symposium a Londra, organizzato da Gustav Metzger che ha chiamato a partecipare i protagonisti di Happening e Fluxus diffondendo attenzione internazionale sugli Azionisti.
Nitsch sin dal 1957 sceglie la forma del teatro per il suo ambizioso progetto e tra il 1957-’62 compone delle sperimentazioni drammatiche accompagnate dal linguaggio parlato dei protagonisti.

Da un’idea iniziale di un dramma per rappresentare l’intera storia dell’umanità, unendo miti e archetipi culturali, ci restano alcuni frammenti ossia la prima parte ein brunstspiel (il dramma della foia), composta parzialmente, insieme alle ordensregeln (regole dell’ordine) che fissano i caratteri fondamentali del Orgien Mysterien Theater.
Prinzendorf che frequenta dall’infanzia per delle visite alla famiglia materna è il luogo del progetto.
Nitsch condensa nell’esperienza artistica l’abreazione, la catarsi e la profonda conoscenza psichica dell’io, dando spazio alle reazioni psicologiche rappresentate nell’eccitazione, nella disinibizione, nella disgregazione dei tabù repressi nell’inconscio.
Conosce le teorie della psicoanalisi di Freud e di Jung ed ha approfondito la poesia di Stefan George e di Georg Trakl, la musica di Wagner, Mahler, Schoenberg, ama le opere del Primo Espressionismo di Klimt, Schiele, Kokoschka e Gerstl, dell’Astrattismo di Franz Kline e De Kooning, e pratica una pittura connessa al Tachisme, utilizzato tra gli altri da Georges Mathieu, da Markus Prachensky, e da Arnulf Rainer, dove la macchia tache in francese si trasforma in opera ed il processo di realizzazione è praticato come liturgia, azione, rituale.
Per Brus fin dall’inizio il suo corpo è il centro dell’azione, impiegato nei processi di pittura non più destinati a produrre quadri con un pannello ma incorporando direttamente il corpo in un dipinto nello spazio.

Per la sua prima azione intitolata Ana (la versione croata del nome di sua moglie) imbianca le pareti, i pochi mobili ed avvolto in un panno bianco entra nell’ambiente pittorico rotolando per la stanza come in uno stato catatonico fino a raggiungere il muro, dove si libera della copertura.
Dal 1965, attore per le azioni di Schwarzkogler e quelle di Nitsch, Cibulka raffigura l’uomo nelle proporzioni del dolente Cristo gotico flagellato trasformato nel San Sebastiano rinascimentale, affermando il valore positivo dell’esistenza.
Cibulka compone dal 1972 dei cicli fotografici di poesie di-immagini, oltre a testi poetici, partiture di eventi, immagini.

Mühl utilizza la materia pittorica abbracciando tutto lo spettro dei sensi ed includendo l’esperienza della fisicità subita ed agita; il proprio corpo è la partenza di analisi dei processi basati sul potere della distruzione necessaria e creativa.
Il suo primo passo verso un allontanamento fondamentale dal fare arte tradizionale è l’evento chiamato Die Blutorgel che Mühl esegue nel 1962 insieme a Hermann Nitsch e Adolf Frohner nell’atelier a Perinetgasse in Vienna.
Nel giugno 1963 Nitsch e Mühl progettano un controprogramma al Festival di Vienna che chiamano Fest des Psycho-physischen Naturalismus e prevede l’esecuzione di azioni individuali e la pubblicazione di un foglio programmatico progettato con Brus, che però non vuol eseguire una performance in pubblico.
Solo Nitsch riesce a svolgere la 3.aktion perché la polizia ferma l’evento impedendo lo svolgimento dell’azione di Mühl in pubblico.
I due artisti sono condannati a quattordici giorni di reclusione per disturbo della quiete pubblica (la condanna è scontata nel marzo 1965).
Rudolf Schwarzkogler, mosso dal desiderio di vivere delle esperienze di massima purezza e misticismo, realizza delle azioni statiche piuttosto che drammatiche, mettendo in relazione parti di realtà selezionate secondo la forma più sensibile ed eterea.
Schwarzkogler dice spesso di voler trasformare in modo creativo la natura e tingere di blu la vegetazione, soprattutto gli alberi e le foreste; per lui il blu incarna la raffinatezza e la trasformazione dell’istinto nel modo di vivere apollineo.
Egli mostra una propensione all’ordine geometrico e al neutrale ed inizialmente crea dei disegni, degli acquerelli ed anche alcune pitture gestuali con l’applicazione di oggetti sulle superfici, avvalendosi in prevalenza del blu e bianco.
Molte opere le ha distrutte e di questa sezione le più conosciute restano le fotografie delle sei azioni, di cui solo “Hochzeit” (Nozze) con Anna Brus ricoperta di pittura blu è eseguita in presenza dei suoi amici.

Le loro opere, scelte da Giuseppe Morra dalla propria collezione, testimoniano la storia di un pensiero senza schemi preorganizzati, che interpreta l’arte con una funzione rivoluzionaria della vita – psiche e inconscio, mente e corpo – ed un rinnovato interesse per il primitivo che ha l’abilità di sentire l’umano come frammento temporale di un continuum con la comunità, con l’ambiente naturale e l’universo tutto, impiegando rituali e offerte devozionali, iniziazioni, scarnificazioni, tatuaggi, utilizzando il corpo come veicolo per connettersi con l’esistenza.
Dal Dadaismo, dal Futurismo, dal Surrealismo, da Duchamp, da Cage, da Klein, da Pollock, da Shimamoto, da Kaprow a Beuys, … l’Arte è mutata ed il corpo è diventato elemento sostanziale del processo artistico in cui ogni situazione ordinaria può generare un avvenimento creativo.
La bidimensionalità tradizionale della tela come supporto del medium pittorico è superata a favore della fisicità dell’artista che dipinge attraverso un’azione; le esperienze della realtà sensoriale si estendono ed aspirano ad oltrepassare l’astrazione attraverso le possibilità di un corpo attivo.
Info Azionismo Viennese
- Casa Morra Archivi d’Arte Contemporanea – Salita San Raffaele 20/c – 80136 Napoli
- (+39) 081 564 0077 – casamorra@fondazionemorra.org
Storica e critica d’arte, curatrice, giornalista pubblicista, Loredana Troise è laureata con lode in Lettere Moderne, in Scienze dell’Educazione e in Conservazione dei Beni Culturali. Ha collaborato con Istituzioni quali la Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio di Napoli; l’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa e l’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli. A lei è riferito il Dipartimento Arti Visive e la sezione didattica della Fondazione Morra di Napoli (Museo Nitsch/Casa Morra/Associazione Shimamoto) della quale è membro del Consiglio direttivo. Docente di italiano e latino, conduce lab-workshop di scrittura creativa e digital storytelling; è docente di Linguaggi dell'Arte Contemporanea presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli e figura nel Dipartimento di Ricerca del Museo MADRE. È autrice di cataloghi e numerosi contributi pubblicati su riviste e libri per case editrici come Skira, Electa, Motta, Edizioni Morra, arte’m, Silvana ed.










