Hermann Nitsch Accademico d’Onore all’Albertina di Torino

Per essere sempre stato artista controcorrente e di fama internazionale, che ha saputo rinnovare le categorie dellarte performativa e pittorica con azioni spesso sanguinose e estreme ma che hanno aperto nuovi orizzonti nella percezione della nostra realtà visiva, indagando  i misteri delle origini della vita e della morte”.

Con questa esaudiente motivazione, celebrata dalla professoressa Laura Valle, e accompagnata da una laudatio del Prof. Gabriele Romeo, l’Accademia Albertina di Torino ha conferito (domenica 24 gennaio scorso) il titolo di Accademico d’Onore all’artista Hermann Nitsch (Vienna 1938), uno dei maggiori protagonisti dell’arte internazionale, dalla seconda metà del novecento protagonista del Wiener Aktionismus, il movimento che intorno agli anni sessanta rappresenta (con Günter Brus, Otto Mühl e Rudolf Schwarzkogler) la massima tensione espressiva della Body Art europea.

Ha spiegato la professoressa Valle:

“«La mia pittura dazione è la grammatica visiva del mio teatro dazione sulla superficie di un dipinto» è la definizione migliore della pittura di Hermann Nitsch data da lui stesso, a sottolineare lo stretto legame con lazione performativa e che nello stesso tempo ne sancisce la grandezza: una pittura che esce da se stessa per entrare organicamente in una visione di arte totale come poche ne esistono oggi nella contemporaneità.

E infatti, pur provenendo dal tachisme, la poured painting di Nitsch va ben al di là dellinformale: è ricerca della sensazione profonda, primordiale, in cui lessere umano deve immergersi, è ricerca del colore direi animale, ben al di là della percezione visiva, il colore palpitante e vivo della materia di cui sono fatti gli organi interni, nascosto nello stesso modo in cui sono nascosti i colori dei pesci degli abissi, come lui stesso ricorda in una sua splendida Teoria dei colori”.

I vari momenti dell’elegante cerimonia, nella magnifica cornice dell’Accademia e dell’annessa Pinacoteca, sono stati condotti da interessanti interventi che hanno puntualmente e dettagliatamente scandito l’itinere.

Si pensi, a esempio, alle introduzioni ai premiati del Direttore prof. Edoardo Di Mauro; o alla relazione della Presidente dell’Accademia, dott.ssa Paola Gribaudo, la quale ha anche presentato la recente pubblicazione I Cartoni Rinascimentali dell’Accademia – facenti parte della collezione dell’istituzione – in una prestigiosa pubblicazione edita, recentemente, da Skira in collaborazione con cura Albertina Press; o all’esaustiva e precisa introduzione all’artista viennese proclamata dal prof. Romeo, che ha sempre apprezzato il lavoro e il pensiero di Nitsch, sin da quando iniziò ad approfondirlo analizzando i testi critici di Renato Barilli e incontrandolo poi, nel 2019, alla mostra Harald Szeemann: Museum of Obsession, al Castello di Rivoli, che percorse con i suoi studenti del corso di Fenomenologia dell’Arte contemporanea.

Mi confida proprio Gabriele Romeo:

Lo stesso anno dell’evento a Rivoli nacque poi il concept dell’esposizione Passione-Bipolare, realizzata a Venezia, presso la Fondazione Bevilacqua La Masa, a Palazzetto Tito, partendo proprio dall’idea di investigare il concetto della passione alla quale aderirono tantissimi dei nostri più validi studenti e docenti e con Hermann Nitsch testimonial dell’iniziativa.

Questo è uno dei tanti modi, io credo, di instaurare un contatto empatico con l’ideale espressivo dell’arte, dal quale si concretizzano le pagine della storia dell’arte esposte nei manuali didattici insieme alle tante opere che tracciano i sentieri che conducono ai Musei.

La fruizione dei libri e dei musei, e il loro rispetto da parte della collettività, infatti, contraddistinguono la strada dei luoghi dediti alla cultura per la crescita di una coscienza collettiva, consapevole, quest’ultima di configurare nuovi valori simbolici ed educativi al nostro presente.”

In collegamento da Napoli, Giuseppe Morra – direttore del Museo Nitsch – assieme allo lo staff della Fondazione Morra, ha seguito la premiazione con particolare attenzione e compartecipazione emotiva.

Lo stesso Giuseppe Morra ha affermato:

Sono molto contento ed emozionato per questa onorificenza che l’Accademia Albertina ha voluto conferire a Hermann Nitsch” .

Morra ha una stretta amicizia con il maestro viennese che ha sempre stimolato in modo determinante la propria inclinazione verso l’arte e la conoscenza, sin in da quando, nel 1974, lo invitò presso il suo studio a via Calabritto a realizzare un’indimenticabile azione totale, suggestionata dai cinque sensi, dalla musica, dal teatro, dalla poesia, dalla letteratura e filosofia, come qualcosa di profondamente significativo; infatti, continua il direttore Morra:

Il mio rapporto con Nitsch condivide l’esperienza Greco-Romana e tutto il teatro classico: ecco perché proprio Napoli era un luogo perfetto per dedicargli un Museo-Archivio-Laboratorio per la formazione e l’aggiornamento”.

Si tratta infatti di uno straordinario spazio flessibile che  oltre ad ospitare la collezione storica dell’opera dell’artista – ogni biennio rinnovata – sperimenta le molteplici forme dell’arte attraverso l’organizzazione di nuclei strutturati e coordinati:

Nitsch, grande maestro, è un compagno di viaggio che mi accompagna attraverso la bellezza della vita e dell’arte. Ancora oggi, il suo lavoro è ricco di nuove possibilità espressive e inesplorate dimensioni; penso a tal proposito  all’ultima performance Sinfonia Napoli 2020, presentata al Museo il 25 settembre scorso con l’omonima composizione musicale eseguita dalla Nuova Orchestra Scarlatti, diretta da Andrea Cusumano, nel segno della forza creativa dell’arte e della continuità di un progetto che è culminato nei festeggiamenti per i dodici anni del Museo napoletano”.

Studiare l’opera di Nitsch significa comprendere la vitalità del suo logos, l’armonia del suo linguaggio. E’ sintesi conoscitiva, meditazione legata alla trascendenza e alla ritualità.

 

Nella sua totalità creativa, nell’irripetibilità dell’istante – base liturgica strutturale dell’O.M.Theatre – i gesti e le azioni sono strumenti espressivi in grado di risolvere una poetica fatta di impeti entusiastici ed estatici. L’opera si espande, accoglie tutto in sé e si evolve in direzione del suo compito più intimo: cercare l’essere nella sublime bellezza della natura e del cosmo.

Ci auguriamo che questa importante onorificenza conferita dall’Accademia Albertina sia funzionale soprattutto per gli studenti, perché, come ha osservato Raffaella Morra:

Attraverso il pensiero e l’opera di Nitsch, da lui stesso concepiti come scuola di vita di percezioni ed emozioni, i ragazzi possano approfondire la loro visione d’arte che, come dice il maestro, deve andare oltre l’opera e il dipinto”.

La lodevole la regia dell’evento, realizzato in diretta streaming, nonostante la complessità della logistica con i vari collegamenti dall’Austria a Torino, da Venezia a Roma e in Sicilia, è stata sapientemente diretta dal Prof. Salvo Bitonti ed orchestrata dal Prof. Fabio Amerio con la collaborazione dott. Enrico Librando.

La tradizione del titolo di Accademico d’Onore esisteva presso l’Accademia Albertina dalla metà dell’Ottocento, ma fu riportata in auge per iniziativa dell’ex Direttore Salvo Bitonti a partire dal 2014.

Tra i numerosi premiati di questi anni, nei più vari campi culturali, si ricordano Carla Fracci, Piera Degli Esposti, il maestro Ezio Gribaudo, la Ministra della cultura del Regno del Bahrein, Sheika Mai; il principe Amyn Aga Khan, dell’Aga Khan Foundation, Giampiero Leo il Cardinale Ravasi, Fernando Botero, Gillo Dorfles, Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, Giuliano Gori, il presidente Pietro Grasso; personaggi legati alla storia dell’Accademia come Carlo Giuliano e Paola De Cavero e inoltre  riconoscimenti illustri come i Diplomi Honoris Causa ad Achille Bonito Oliva e a  Luca Guadagnino.

Durante la cerimonia del 24 gennaio scorso, assieme ad  Hermann Nitsch sono stati premiati anche Paolo Giansiracusa (storico dell’arte) e Sebastiano Lo Monaco (attore).

Il video della cerimonia

 

Loredana Troise

Loredana Troise

Storica e critica d’arte, curatrice, giornalista pubblicista, Loredana Troise è laureata  con lode in Lettere Moderne, in Scienze dell’Educazione e in Conservazione dei Beni Culturali. Ha collaborato con Istituzioni quali la Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio di Napoli; l’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa e l’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli. A lei è riferito il Dipartimento Arti Visive e la sezione didattica della Fondazione Morra di Napoli (Museo Nitsch/Casa Morra/Associazione Shimamoto) della quale è membro del Consiglio direttivo. Docente di italiano e latino, conduce lab-workshop di scrittura creativa e digital storytelling; é cultrice della materia (st. arte contemporanea) presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli  e figura nel Dipartimento di Ricerca del Museo MADRE. È autrice di cataloghi e numerosi contributi pubblicati su riviste e libri per case editrici come Skira, Electa, Motta, Edizioni Morra, arte’m, Silvana ed.

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