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Alla Other Size Gallery di Milano opere dalla collezione di Ernesto Esposito.

di Loredana Troise

Metti una raffinata curatrice, Maria Savarese, da sempre attenta alle contrapposizioni e alle confluenze dei linguaggi e dei modi dell’arte presente e metti uno straordinario collezionista, Ernesto Esposito che ha fatto dell’amore per l’arte, la moda e il design, la sua principale fonte d’ispirazione: un’ideale complicità che gioca sullo scarto di comuni pratiche discorsive grammaticamente estroflesse.
Nasce così il progetto espositivo Some People, ospitato a Milano alla Other Size Gallery e visitabile fino al 10 giugno.

Un percorso che si porta al di là delle semplici scansioni cronologiche per adottare un andamento che procede per snodi tematici, per figure, per problemi, rivelando sintonie e dissonanze.

Al centro della mostra è un caleidoscopico narrare di 20 opere eccezionali – 18 fotografie e 2 serigrafie di artisti quali Mattew Barney, Robert Mapplethorpe, Helmut Newton, Ugo Rondinone, Cindy Sherman e Andy Warhol, solo per citarne qualcuno. Lo scenario è costituito da climi che ancora comunicano, parlano, evocano. Che si incontrano con lo scopo di affrontare i brani impervi della natura delle cose, della ruvidità della storia, o meglio, delle storie, attraverso uno spartito visivo che tocca via via le categorie del riconoscimento, dello spiazzamento.

Ad accomunare le creazioni in mostra è il bisogno di frantumare ogni omogeneità rappresentativa: si disarticola il mosaico del visibile, si violano i punti di vista unici, si incrinano le prospettive uniche.

A colpo d’occhio la mostra è perfetta, accuratamente impaginata, legata a un’idea di racconto che si muove in direzioni diverse e che sembra quasi tessere intrecci i tra le opere dell’uno e dell’altro artista per affermare nuove definizioni privilegiate che non creano soggezione ma, al contrario, avvicinano, suggeriscono una condivisione.

Some People è un’imperdibile evento che colpisce al cuore, che apre varchi altri sull’arte, oltre quelli già consolidati e che diventa un’interessante occasione per riflettere sul valore del guardare, del guardarsi guardare, del raccontare, del vedere come consapevolezza della percezione ciò che ci circonda.

Così la curatrice mi rivela alcune coordinate dell’evento:

“A gennaio ho iniziato questa nuova collaborazione curatoriale con la Other Size Gallery di Milano, lo spazio culturale dedicato all’arte contemporanea nella molteplicità dei suoi linguaggi, all’interno del Workness Club.

Conosco Ernesto da molto tempo e ho anche lavorato in passato con lui e suo fratello Claudio in diversi progetti espositivi. Occupandomi, poi, da diversi anni prevalentemente di fotografia ed avendo visto e studiato le straordinarie opere fotografiche della sua immensa raccolta, mi è sembrata questa l’occasione giusta di presentarne alcune per tanti motivi, primo fra tutti quello di esporre per la prima volta a Milano una selezione della collezione di Ernesto Esposito.

Mi chiedi con quale criterio ho selezionato le opere. Sono stati scelti 18 lavori fotografici, dalla fine degli anni Settanta al 2014, di David Bailey, Matthew Barney, Larry Clark, Luis Gispert, Robert Mapplethorpe, Helmut Newton, Jack Pierson, Richard Prince, Herb Ritts, Ugo Rondinone, Sterling Ruby, Francesco Scavullo, Cindy Sherman, Hank Willis Thomas, Qingsong Wang, Bruce Weber, Joel Peter Witkin, insieme a 2 storiche serigrafie di Andy Warhol, con cui abbiamo raccontato ed analizzato l’arte dei giorni nostri, da un punto preciso di rottura degli schemi sociali, sessuali e di identità di genere.

Quale storia narra la mostra Some People? Le opere scelte documentano l’intero sviluppo della ricerca d’avanguardia attraverso quegli autori che hanno maggiormente contribuito a definire l’ambito specifico della fotografia nell’arte contemporanea, ponendola da mera forma documentaria a medium artistico autonomo, parallelo alla pittura, alla scultura, al disegno.

Allestite all’interno dello spazio come in un’antica quadreria, i lavori raccontano, attraverso i personaggi ritratti, le contraddizioni e le inquietudini del nostro tempo, permettendo di individuare una serie di tematiche aggreganti, come la quotidianità e la sua parodia, l’erotismo e il sesso, l’identità e la non identificazione di genere, l’alienazione sociale, i miti immortalati in eterno, mediante un vocabolario di parrucche, cosmetici, tinture per capelli, chirurgie plastiche, piercing, tatuaggi, corpi scolpiti e manipolati”.

immagine per David Bailey, Ernesto Esposito, 2007
David Bailey, Ernesto Esposito, 2007

Ernesto Esposito

Celebre designer di calzature di alta moda ha collaborato con le aziende più famose del mondo, da Marc Jacobs a Karl Lagerfeld e Chloé a Louis Vuitton. La sua passione per l’arte è iniziata nel 1970 dopo aver visitato una mostra di Andy Warhol al Musée d’Art Moderne de la Ville di Parigi.

Dopo questo spettacolo straordinario, ha acquisito la sua prima opera d’arte: la “Sedia elettrica, 1964″di Andy Warhol grazie al gallerista napoletano Lucio Amelio. La passione di Ernesto per i viaggi lo ha anche aiutato a stabilire una vera amicizia con artisti di tutto il mondo; all’età di vent’anni conosce Cy Twombly, Robert Rauschenberg, Gerhard Richter, Jannis Kounellis e Gilbert & George.

Oggi, la collezione Ernesto Esposito conta più di 900 opere del XX e XXI secolo come Andy Warhol, Joseph Beuys, Alex Katz, Ed Ruscha, Ilya Kabakov, Jannis Kounellis, Richard Prince e comprende dipinti, fotografie, video, sculture e installazioni.

Non segue criteri o movimenti artistici specifici: “Quando compro arte, mi sento libero e non ho alcuna restrizione. Estetica, bellezza e proporzione sono i tre elementi che uniti al mio istinto, mi hanno sempre aiutato a selezionare i lavori che più si addicono alla mia collezione”.

Info mostra Some People. Opere dalla collezione di Ernesto Esposito

  • A cura di Maria Savarese
  • Other Size Gallery – Via Andrea Maffei, 1 – Milano
  • Fino al 10 giugno 2024
immagine per Loredana Troise
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Storica e critica d’arte, curatrice, giornalista pubblicista, Loredana Troise è laureata  con lode in Lettere Moderne, in Scienze dell’Educazione e in Conservazione dei Beni Culturali. Ha collaborato con Istituzioni quali la Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio di Napoli; l’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa e l’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli. A lei è riferito il Dipartimento Arti Visive e la sezione didattica della Fondazione Morra di Napoli (Museo Nitsch/Casa Morra/Associazione Shimamoto) della quale è membro del Consiglio direttivo. Docente di italiano e latino, conduce lab-workshop di scrittura creativa e digital storytelling; è docente di Linguaggi dell'Arte Contemporanea presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli e figura nel Dipartimento di Ricerca del Museo MADRE. È autrice di cataloghi e numerosi contributi pubblicati su riviste e libri per case editrici come Skira, Electa, Motta, Edizioni Morra, arte’m, Silvana ed.

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