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Independent Film Show. Al Museo Nitsch di Napoli tutta la potenza della 26esima edizione

di Loredana Troise

Giunto alla sua 26esima edizione, Independent Film Show (IFS), organizzato e curato da Raffaella Morra, E-M ARTS associazione culturale, in collaborazione con la Fondazione Morra a Napoli, non solo è conferma di un ormai consolidato rendez-vous tra i più significativi e attesi, ma anche base d’una riflessione sulle linee indispensabili della sinuṡìa, dello stare insieme, del superare attriti e confini e dunque dell’incoraggiare un dialogo creativo tra artisti e pubblico.

Quest’anno, sull’incantevole Belvedere del Museo Archivio Laboratorio per le Arti Contemporanee Hermann Nitsch, la kermesse si articola in due serate (26 e 27 giugno, dalle h.21:00) fra films, video, performance, expanded cinema; come scrive Raffaella Morra, si tratta di:

“un dispositivo artistico che può destabilizzare perché allontana la funzione standard di intrattenimento narrativo e sovverte le tradizionali espressioni delle immagini in movimento.

L’experimental film è underground perché inteso come un fenomeno controculturale in cui sperimentare e cercare nuove soluzioni di artisti che operano indipendenti dal mercato/sistema, indagando gli effetti delle visualizzazioni a livello fisico strutturale.

L’experimental film è forma d’arte perché è ricerca e indagine di energie impalpabili che innescano delle potenti esplorazioni percettive, costituendo una fondamentale motivazione per l’esistenza e la promozione delle opere filmiche”.

IFS 26esima edizione intercetta la genialità creativa di Ben Russell e di Esther Urlus.

Russel, artista, filmmaker, curatore che-sfida dall’interno le convenzioni della rappresentazione documentaristica per produrre delle esperienze intense, ipnotiche e, a volte, allucinanti, spiega:

“Ho sempre affrontato il film con uno sguardo rivolto all’invisibile e ho capito che è proprio nella rappresentazione del mondo immateriale che risiede il vero fascino delle forme in movimento.

Si tratta di un’idea condivisa sia dai surrealisti che dagli antropologi sensoriali, secondo cui l’atto di documentare un’allucinazione, uno stato di trance, un mondo onirico, una fantasticheria psichedelica, una vibrazione emotiva o un’utopia è secondo solo alla possibilità radicale di crearne uno […]

Il tempo è, in fondo, la materia del cinema, proprio come la pietra conserva il segno dello scolpire e il pigmento riproduce il gesto della pittura, come medium espressivo il tempo è l’elemento determinante. I

l cinema si trova in una posizione unica per rivelare quella forza invisibile che ci anima nella nostra quotidianità: il vero potere del film non risiede nel fornire un riflesso superficiale e impoverito della vita in due dimensioni, ma nel produrre un tempo che possiamo guardare e sentire, un tempo che possiamo abitare per sempre come nostro.

Quando permettiamo al cinema di entrare in noi, permettiamo a noi stessi di essere immersi nel tempo: veniamo reinventati, raddoppiati, triplicati, espansi”.

Urlus, fondatrice di WORM Filmwerkplaats a Rotterdam, artist-run film lab dedicato alla pellicola filmica come medium artistico espressivo, a tal proposito rivela:

”La pellicola ha sicuramente un futuro perché sta lentamente diventando un medium artistico, un mezzo espressivo riservato agli artisti, al di fuori dell’industria cinematografica mainstream. L’interesse per il materiale in sé non è scomparso.

Prevedo un passaggio dal 35mm al 16mm, ma questo perché il 16mm è la mia passione […] Credo che il futuro della pellicola risieda in edizioni speciali realizzate appositamente per l’archiviazione.

Se conservato nelle giuste condizioni un materiale su pellicola può durare un secolo, e quindi può essere copiato su un’altra pellicola e conservato per altrettanti anni.

Se si vuole che qualcosa venga conservato in buona qualità, bisogna trasferirlo su pellicola. In effetti Kodak ha recentemente prodotto una pellicola speciale per l’archiviazione, e gli appassionati del fai-da-te sono abbastanza flessibili da (ab)usarne per i propri scopi”.

Una fusione di culture interdisciplinari, invitano lo spettatore a entrare in un circuito immersivo fatto di segni trasognanti, inusuali, su pellicole S8, 16mm e video che, al di là di un messaggio meramente visivo/uditivo, assume la funzione di metalinguaggio autonomo.

Tali note di ricerca offrono, con sguardo analitico e affilato, complicità e communitas, creando contrappunti cromatici che toccano via via le categorie, continua Raffaella Morra:

 “in un coinvolgimento diretto, mirato a espandere ciò che si mostra sullo schermo, innescando sensazioni che fluiscono nella mente di chi lascia i limiti di un’osservazione meccanica ed auspica la libertà creativa di un guardare poetico, privilegiando l’ispirazione e l’inventiva”.

Giustapponendo il prima, il mentre, il dopo, L’Independent Film Show si chiede in che misura può trasformare sé da objet réel, in objet de connaissance. Le tracce sono molteplici, tra astrattezza delle forme e materialità dei contenuti, fra il temperato, dolce, calore della fantasia (strega metapsicologica, per dirla con Freud) e la volontà dell’intelletto.

E si domanda, ancora, in che modo il film può diventare un campo di lavoro dialettico che prova su di sé le contraddizioni del reale determinato, attraverso una prassi autonoma di conoscenza logica; e ancora, in che maniera una pratica concettuale perpetuamente sperimentale, fra latitudini infinite e sommerse, sia capace di analizzare il sapere rimosso, il campo sconfinato, il rovescio silenzioso del tempo e dello spazio; chiarisce Morra:

 “La manipolazione spazio temporale è la caratteristica della forma filmica che gli artisti alterano impiegando sia gli strumenti artigianali che le tecnologie digitali.

In pratica significa inventare e manipolare il supporto filmico trasparente e le emulsioni fotosensibili, cercare nuovi strumenti di modifica per alterare le immagini, manomettere la meccanica delle cineprese e dei proiettori, per il piacere di valutare il successo o il fallimento di un’azione diretta e con l’auspicio della trasmissione di emozioni, farsi catturare da ciò che si guarda e accettare di attivare i sensi scrollandosi di regole e abitudini impiegate durante le standardizzate proiezioni cinematografiche.

Gli artisti per innovare utilizzano i media analogico e digitale e come in precedenza accadeva nelle botteghe degli artigiani – oggi nei laboratori indipendenti degli artisti in un ambiente che non ha nulla dell’industria del cinema ci si appropria delle abilità manuali, si incrociano esperienze e capacità, si programmano e condividono i progressi ed i software audio e video”.

La s-figurazione, il Witz, il colore, la percezione, l’effimero, l’incerto, il frammento, l’instabile, il discontinuo, la catastrofe, l’indifferenza, la seduzione, tessono la trama di un discorso che evoca quei comportamenti plurivisionari altamente poetici e politici comuni ai filmaker e performer chiamati quest’anno all’Independent Film Show: appuntamento  imperdibile se si vuole avere una puntuale conoscenza e comprensione dei racconti incarnati nella filmografia indipendente a livello internazionale.

Una rassegna organizzata da Raffella Morra con estrema cura e competenza che tra esperienze diversificate e in movimento non ha mai smesso di entusiasmare il suo pubblico con interventi d’alta polifonica abilità artistica, il cui linguaggio fatto di impulsi chiede che lo spettatore viaggi, entrando fisicamente nell’area dell’opera e nell’articolazione interna del lucido congegno dei suoi elementi autonomi.

immagine per Independent Film Show (IFS). Belvedere del Museo Nitsch, ph. Libero De Cunzo
Independent Film Show (IFS). Belvedere del Museo Nitsch, ph. Libero De Cunzo

Queste, solo poche tracce per accedere all’Independent Film Show e rendersi conto della ramificazione progressiva del reticolo dei suoi significati, predisponendo la mente ad accogliere sperimentazione, poesia, letteratura e improvvisazione sonora.

  • Per maggiori informazioni
  • www.em-arts.org / info@arts.org
  • Museo Hermann Nitsch, vico Lungo Pontecorvo 29D – 80135 Napoli Tel.+39 081 5641655
immagine per Loredana Troise
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Storica e critica d’arte, curatrice, giornalista pubblicista, Loredana Troise è laureata  con lode in Lettere Moderne, in Scienze dell’Educazione e in Conservazione dei Beni Culturali. Ha collaborato con Istituzioni quali la Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio di Napoli; l’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa e l’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli. A lei è riferito il Dipartimento Arti Visive e la sezione didattica della Fondazione Morra di Napoli (Museo Nitsch/Casa Morra/Associazione Shimamoto) della quale è membro del Consiglio direttivo. Docente di italiano e latino, conduce lab-workshop di scrittura creativa e digital storytelling; è docente di Linguaggi dell'Arte Contemporanea presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli e figura nel Dipartimento di Ricerca del Museo MADRE. È autrice di cataloghi e numerosi contributi pubblicati su riviste e libri per case editrici come Skira, Electa, Motta, Edizioni Morra, arte’m, Silvana ed.

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