Prodotto da lunGrabbe e organizzato da Indigo Industries, Pastoralia è un happening di Domenico Mennillo svolto il 28 Giugno scorso, lungo le strade e i vicoli del Centro Storico del Comune di Pietraoja, in provincia di Benevento nel cuore del Parco del Matese.
In asse con certe configurazioni demologiche-antropologiche già praticate dell’artista, Pastoralia trattiene in sé il contingente, quella metà dell’arte cioè – per dirla con Baudelaire – di cui l’altra metà è l’eterno, l’immutabile.
C’è tutta l’allegria del dì di festa in questo nuovo, interessantissimo programma. La nostalgia di un abbraccio, la condivisione del pensiero, la preghiera della sera, la stanchezza del contadino che torna dai campi, il ritmo della danza nostalgica, il canto.

Le feste per il ritorno dei pastori dalla transumanza dai pascoli del foggiano nella stagione primaverile che fino alla prima metà del secolo scorso appassionava in maniera importante e partecipata non solo Pietraroja, ma tutti i paesi vicini come Cusano Mutri, Cerreto Sannita, San Lorenzello e Faicchio.
“Questo happening – mi spiega Mennillo – è la conclusione di un lavoro biennale, realizzato all’interno degli eventi del progetto “Ri_Genera Pietraroja. Topografia delle pecore e dei pesci”, che ha visto l’anno scorso la produzione di due miei lavori: un film in pellicola Super 8 “Martin Heidegger. Lezioni di nuoto”, girato nelle caselle in pietra calcarea sui monti del Matese, nel territorio del Comune di Pietraroja, fino a metà del secolo scorso abitazioni dei pastori locali, e un’installazione video “Voci delle rovine”, una diretta streaming, realizzata proprio da una di queste caselle, con 4 telecamere che trasmettevano in diretta 4 visuali diverse da questo spazio, collocato in un posto panoramico dei monti del Matese”.
L’evento, disteso fra le stradine e le piazze del paese ha coinvolto gli abitanti e i turisti tra musica, architettura e performance sotto il segno della pastorizia che fino alla metà del secolo scorso interessava in maniera massiccia Pietraroja e di tutto il territorio limitrofo:
“Le abitazioni dei pastori, con tutto il territorio circostante, assumono oggi ai nostri occhi la valenza di un enorme parco archeologico en plein air sulla vita di una comunità che di fatto non esiste più. Camminare su quei luoghi è come camminare su una Pompei del secolo scorso con tracce e frammenti di una civiltà che non esiste più”.
Stati d’animo, segnali onirici, reminiscenze di una grammatica che Mennillo da indagato scavando nella memoria collettiva e nella permanenza, collegano luoghi, artisti e idee, sempre a cavallo tra storia e contemporaneità, tra tradizione e novità attraverso una inedita mappatura interpretativa che ha intersecato con puntuale armonia.
Assieme ai musicisti della Compagnia Suoni Lu.Di.Ci. di Buonabitacolo, legati alla tradizione popolare della Valle del Diano, del Cilento e della Lucania, ovvero, Gianfranco Setaro (zampogna e voce), Nicola Donza (ciaramella e voce), Marco Luisi (zampogna), Francesco Barba (ciaramella e controvoce), Michele Comuniello (zampogna e ciaramella), Antonio Campiglia (controvoce e cocchia), assieme a Nicolas Proroga (zampogna).
Sul versante elettronico Mennillo ha invitato due compositori della nuova scena elettronica napoletana, ovvero SEC_(registratore a bobina, elettronica) e Compsa (organo e tape loops) che hanno presentato in un solo set la loro rielaborazione delle feste del ritorno dalla transumanza, tenendo presente soprattutto i suoni della zampogna, delle campane delle Chiese in festa, ma anche dei campanacci legati agli animali che attraversavano le strade dei paesi in festa per il loro ritorno.
“L’idea dell’happening sonoro “Pastoralia” – conclude Domenico Mennillo – è stata quella di riscrivere un classico della danza sperimentale americana, ovvero “Roof Piece” della celeberrima coreografa Trisha Brown, realizzata nel 1973 dai tetti di Manhattan a New York. La coreografa più di 50 anni fa immagina per la sua piece di coinvolgere un solo senso degli spettatori, ovvero la vista, piazzando i suoi danzatori (tutti vestiti di arancione per potersi riconoscere fra loro e farsi riconoscere dal pubblico) sui tetti di Manhattan, dal 420 di West Broadway fino a una zona appena sopra Wall Street.
Nell’happening Pastoralia invece, punto a coinvolgere un altro senso, l’udito; difatti gli spettatori, che partiranno dalle 17 da piazza Vittoria a Pietraroja, inizieranno la loro passeggiata-flânerie nel borgo facendosi indirizzare soltanto dai suoni che proverranno dai vicoli e dalle stradine, provando a intercettare 9 musicisti nel borgo che suoneranno contemporaneamente in diversi spazi del centro storico, che diventerà un solo “corpo architettonico sonoro” e che suonerà in maniera diversa per ogni spostamento effettuato dagli spettatori.
Un esperimento artistico che prova a dare vita ad un’idea altra e innovativa di questi piccoli e preziosi centri dell’entroterra campano, lontano dai rumori indistinti e caotici del turismo di massa delle grandi città”.
A contatto stretto con il paesaggio, con le persone del luogo, con la quotidianità rurale, Mennillo ha generato un intrigante processo di scambio culturale attraverso l’edificazione di una costellazione fatta da giovani generazioni di musicisti campani assieme a sonorità affidate a zampogne, ciaramelle, cocchie, per una vision da considerare come atto d’amore e d’amicizia intergenerazionale, stratificazione visuale di varia estrazione e natura; come sperimentazione performativa nei labirinti del linguaggio, alla ricerca d’un sillabario sempre più vivace, complesso, esclusivo che spazza via l’indifferenza, che allontana dal chiasso mediatico e porta a guardare il peso dell’umanità.
Pastoralia è da ascrivere nell’ambito del progetto “Ri_Genera Pietraroja. Topografia delle pecore e dei pesci”, organizzato da Ru.De.Ri. per conto del Comune di Pietraroja e finanziato dall’Unione Europea – Next GenerationEU attraverso il MIC Ministero della Cultura.
Domenico Mennillo (1974) è un artista visivo italiano. Il suo lavoro è indirizzato alla realizzazione di pratiche artistiche legate alla storia della cultura occidentale. In particolare il suo lavoro è incentrato sulla creazione di installazioni site specific, per le quali realizza anche manufatti e oggetti.
Laureato in filosofia, si occupa anche di curatela scientifica di archivi di poesia visuale internazionale, performance e arte ambientale, per i quali cura mostre, work shop, seminari di studi e convegni. Ha pubblicato oltre venti volumi fra monografie e saggi, dedicandosi inoltre alla realizzazione di libri d’artista non venali, in copia unica o in tiratura limitata.
Suoi lavori sono stati presentati anche presso Fondazione Morra; Museo Hermann Nitsch Napoli; Fondazione Donna Regina per le Arti Contemporanee; Museo Madre Napoli; Fondazione Campania dei Festival; Museo Macro, Roma; Museo Villa Pignatelli, Napoli; Museo della Certosa di San Lorenzo, Padula; Castel Sant’Elmo, Napoli; Künstlerverein Malkasten, Düsseldorf; Biennale di Venezia. 10. e 18; Mostra Internazionale di Architettura, Triennale Milano.
Storica e critica d’arte, curatrice, giornalista pubblicista, Loredana Troise è laureata con lode in Lettere Moderne, in Scienze dell’Educazione e in Conservazione dei Beni Culturali. Ha collaborato con Istituzioni quali la Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio di Napoli; l’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa e l’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli. A lei è riferito il Dipartimento Arti Visive e la sezione didattica della Fondazione Morra di Napoli (Museo Nitsch/Casa Morra/Associazione Shimamoto) della quale è membro del Consiglio direttivo. Docente di italiano e latino, conduce lab-workshop di scrittura creativa e digital storytelling; è docente di Linguaggi dell'Arte Contemporanea presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli e figura nel Dipartimento di Ricerca del Museo MADRE. È autrice di cataloghi e numerosi contributi pubblicati su riviste e libri per case editrici come Skira, Electa, Motta, Edizioni Morra, arte’m, Silvana ed.
- Loredana Troise
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