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Nat’Arte. Natura, Archeologia e Arte Contemporanea al Parco Monumentale dei Campi Flegrei

di Loredana Troise

La vicenda di Nat’Arte merita d’essere indagata con sguardo largo e affascinato perché ci pone difronte a salienti questioni che riguardano il rapporto arte-natura come fattore di coinvolgente riflessione sociale e umana. Inaugurato il primo luglio scorso (visitabile fino a settembre) Nat’Arte. Natura, Archeologia e Arte Contemporanea, a cura di Franco Riccardo, è un progetto espositivo particolarmente meditato e concepito per il Parco Monumentale dei Campi Flegrei, uno straordinario lembo di 14 ettari a pochi chilometri da Napoli dove, dopo aver percorso gli stretti e ripidi sentieri di un cratere vulcanico, fra azzurri scorci d’incanto, si giunge come in paradiso, su una terrazza naturale incorniciata a 360 gradi da un panorama mozzafiato.

Qui, si è accolti dall’abbraccio di silenti e solenni reperti archeologici e dalla splendida macchia mediterranea che ci coccola assieme alla sinfonia dei profumi della terra vulcanica e dell’orto: fiori di zucca, timo, basilico, salvia, rosmarino…lavanda. Poi, più in là, discrete e intriganti, cominciano ad intravedersi le opere di Michele Ciardiello, Annalaura di Luggo, Lucia Gangheri,  Laura Niola, Carmine Rezzuti e Francesca Volpe: note di un pentagramma culturale cadenzato da sentimenti di identità, rispetto, coesione sociale, benessere.

Mi spiega il curatore, che da tempo studia la magia di questa area geografica, prediletta per i suoi meditati e coerenti eventi:

“Da più di un anno frequento il Parco Monumentale dei Campi Flegrei a stretto contatto con il Presidente Arch. Francesco Maisto e il Direttore Massimo D’Antonio. Vista la mission che è stata data al parco, ho subito incominciato a dialogare con molti artisti intorno a un possibile lavoro da svolgere, costruendo con loro una feconda relazione e  un vivace confronto da cui è nata l’idea di Nat’Arte.

La natura del luogo, importante area archeologica conosciuta attualmente con il nome di Residenza di Nerone, ha particolarmente impressionato e stimolato la creatività degli artisti, a quel punto visto l’entusiasmo da parte di tutti, non restava che trovare una linea di unione condivisa che tenesse insieme arte contemporanea, natura e archeologia”.

La dimensione dell’interattività uomo-natura appare a tutti come spazio operativo in grado di offrire spunti interpretativi e proficue connessioni terapeutiche distanti dal clamore del mondo contemporaneo; afferma infatti Francesca Volpe, che ha creato un delicato totem di satelliti:

“Il senso di creare un’opera in un posto simile, di una bellezza e di una storia senza paragoni –permette di insinuarsi con leggerezza e creare qualcosa di simbolico che possa silenziosamente unire, tramite un idea visiva, una metafora di unione fra cielo e terra. Sia dall’aspetto visivo, che punta verso l’alto, ma resta ancorato alle radici della terra bagnata dal mare, sia dal richiamo acustico dei gusci di conchiglie smosse dal vento”.

Un modo per allearsi all’energia primaria della natura è stato il riuso sapiente di materiali raccolti prevalentemente sul luogo. Come per i legnetti trovati da Carmine Rezzuti:

“Il mio intervento è una sorta di pronto intervento estetico: non potendo scoprire il loro percorso originario, gli dò una nuova vita, una nuova storia, creo per loro un nuovo itinerario di probabili eventi nel tempo; oppure come per le code di pesce spada di Laura Niola piantate in vasi da giardino nell’attesa che una nuova vita germini nella  terra: “Una morte è solo l’inizio di una nuova vita, ecco allora che i pesci per continuare a vivere si comportano come un vegatale tentando una fotosintesi clorofilliana  assumono l’aspetto di piante esotiche di terre lontane. Il mare alla terra e la terra al mare in un continuo divenire… quello della vita”.

Così per Lucia Gangheri che, scrutando la vegetazione del parco e tenendo d’occhio le relazioni tra ambiente e processi tecnologici (sua cifra artistica inconfondibile) ha  realizzato un Erbario Flegreo in forma di delicati acquerelli che ha cucito su una grande tela di juta fluttuante, ottenendo un effetto di suggestiva trasparenza:

“volevo che tra le trame della tela fosse percepibile il retrostante, ho poi collegato tutti i piccoli dipinti tra di loro tramite una fitta rete di microchip per un insieme derivante dalla loro reciprocità, interdipendenza e risonanza, là dove la Natura esprime la sua funzione generatrice di vita, mentre la sua lettura introspettiva non può prescindere anche dall’ apporto fornito dalla tecnologia, a sussidio di una più profonda conoscenza”.

 Consapevole che nel paesaggio vissuto nessuno è solo spettatore, ma è anche custode del passato oltre che del presente, l’opera di Michele Ciardiello è un metaforico grande ago di legno da rammendo,  piantato nel terreno a ricordo di un lavoro praticato da antiche donne di famiglia contadina che rimettevano a posto frammenti, rammen(t)(d)andone la storia:

“È il recupero come valore di vita, ogni cosa ha una sua qualità, non rimane un oggetto o semplice corpo di consumo ma corpo da trasformare, diventa una sorta di memoria che porta la sapienza di un percorso generazionale, come può essere il miglioramento di sementi o la realizzazione di strumenti utilizzando semplici legni.

Ricucire quei lembi di terra, come un chirurgo fa con una ferita, quei luoghi di splendore naturale dove tutti gli elementi coincidono rendendolo fragile, quale posto migliore come meta di poesia e di miti.

Un filo di cucito che lega tutte quelle fragili parti, trasformato da eventi naturali, immaginando di salvaguardare quel territorio, calpestato della storia da miti, contadini, poeti e imperatori”.

Dare vita a un’idea partecipata in cui il fruitore vive l’esperienza artistica come forma comunicativa dei propri vissuti, secondo parametri classici è, infine, il lavoro di Annalaura di Luggo, che nasce da una libera interpretazione del Prometeo Incatenato di Eschilo:

“Il luogo della mostra, intimamente legato alla storia ed alla natura, mi ha stimolato un confronto con la mitologia. È vero che Prometeo appartiene alla grecità ma è una figura giunta fino a noi secondo continue e svariate interpretazioni di carattere letterario, filosofico.

Nella mia opera identifico Prometeo con un grande occhio incatenato: è un trittico in cui il fuoco, che lui ruba per donarlo agli uomini, permette loro di progredire. In fondo è un portatore di luce che ci offre la possibilità di riconoscerci.

Per questo nell’ultimo blocco del trittico, insieme ai tanti occhi, ci sono degli specchi in cui l’osservatore ritrova se stesso. Il tema della luce e della vista, del resto, è un fil rouge della mia ricerca”.

Nat’Arte  non è un copione statico, ma mutevole di minuto in minuto, proprio come il variabile ritmo della natura su cui gli artisti hanno seminato le loro installazioni che, seguendone l’armonia, anch’esse palpitano, deviano verso il sole, si sporgono verso il mare, sfumano tra le mille tonalità della luce dall’alba al tramonto, rispecchiando l’esprit du lieu et du temp che ci pervade e inebria,  attraverso nuovi punti di vista, ulteriori ascolti, fertili narrazioni.

immagine per Loredana Troise
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Storica e critica d’arte, curatrice, giornalista pubblicista, Loredana Troise è laureata  con lode in Lettere Moderne, in Scienze dell’Educazione e in Conservazione dei Beni Culturali. Ha collaborato con Istituzioni quali la Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio di Napoli; l’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa e l’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli. A lei è riferito il Dipartimento Arti Visive e la sezione didattica della Fondazione Morra di Napoli (Museo Nitsch/Casa Morra/Associazione Shimamoto) della quale è membro del Consiglio direttivo. Docente di italiano e latino, conduce lab-workshop di scrittura creativa e digital storytelling; è docente di Linguaggi dell'Arte Contemporanea presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli e figura nel Dipartimento di Ricerca del Museo MADRE. È autrice di cataloghi e numerosi contributi pubblicati su riviste e libri per case editrici come Skira, Electa, Motta, Edizioni Morra, arte’m, Silvana ed.

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