Le possibilità di un volo. Valentina Colella in mostra alla Dafna Gallery di Napoli

Entrare in questa nuova esposizione di Valentina Colella (1984, Introdacqua, AQ) alla Dafna Gallery di Danilo Ambrosino e Anna Fresa a Napoli, è un po’ come perdersi in un ambiente freudianamente perturbante. Le possibilità di un volo è un viaggio al termine della notte. Imbocca sentieri che si rivelano come forme di confessioni in cui è lo spettatore, con i suoi filtri, a disinnescare le trame.

L’esposizione si impone per un impianto rigoroso, interrotto solo dall’affiorare di ascose ed intime teofanie: nelle sue opere la Colella tende a replicare quest’oscillazione. Da un lato, la pratica della ricognizione, dell’attenzione alle regole compositive. Dall’altro lato, la strategia testimoniale, dell’estrinsecazione ideale di  ritmi mnestici.

Le opere in mostra, dipinti, installazioni, libri d’artista,  somigliano a diari all’interno nei quali arte e vita convergono come in un flusso dentro cui tuffarsi. Per catturare un «mondo che scorre sulle rotaie rapide del tempo» (Boatto), l’artista intrattenendo un rapporto vis à vis con le situazioni, recupera la distanza fra sé e la vita agendo come un cineasta che, dapprima, filma scene di quotidianità e, poi, con sensibilità fotografica, le cristallizza, conducendole fuori dall’ordinario.

Dando voce ad atmosfere in bilico tra lirismo e smarrimento, l’esposizione è il riassunto della parte più ansiosa di una lunga ricerca, sintesi che attraverso intaglio e pittura confluisce fra le maglie di un fitto ordito narrativo, lambito da una malinconia ossessiva, ma quieta; mi spiega l’artista:

Questo progetto alla Dafna Gallery trova la sua radice nel 2013quando da uno screenshot comparso  all’improvviso su di una schermata del mio computer bloccato, mi apparve il volo di un uccello, un’immagine emblematica che ho interiorizzato per metabolizzare la scomparsa di una persona amata. Vi ho lavorato su intensamente, utilizzando l’intaglio per svuotare e appropriarmi della parte piena, per poi restituire al pubblico la parte mancante, dando comunque un’immagine che avesse uno sfondo e una parte tridimensionale. Così ho concepito il lavoro “La pace chi mi hai dato. La pace che mi hai tolto” (preludio di “Quello che resta”) composto da 15 tavole, ognuna di 60 carte fine art, in cui alla dannazione e alla mancanza,  appare la presa d’atto di un amore che non c’è più: quest’opera è il mio muro del pianto, è il tempo che svapora e svanisce, rappresentato sullo sfondo come un paesaggio su di una lapide di carta; ma è anche il ricordo che, invece, resta sempre”.

Le 54 teche che compongono la seconda grande installazione, Quello che resta (finalista al Premio Cairo), sono ancorate ad un unico pannello in plexiglass (2m x 2m) a ricomporre la totalità dell’immagine; contengono ciascuna 54 carte intagliate, finemente impaginate  con un incedere denso di rimandi autobiografici.

La narrazione comincia alla base dei riquadri, dove il crash dello screenshot del 2013, indica il continuum di un racconto in fieri, composto da mille pixel iridescenti e  disorientanti che via via si dilatano fino a confrontarsi con un il volo di una  poiana, rappresentata in scala 1:1, protesa verso l’alto, verso la luce “dove lo spazio di azione del vuoto viene sigillato ed amplificato per sempre”.  Ciò che si respira è una bolina provvisoria, una quiete impenetrabile, dove sembra che qualcosa stia lì lì per accadere.

Siamo come immersi in un’area algoritmica di passaggio, in cui l’icona del volo si fa percorso esperienziale, gioco di dilatazione e di restringimento.

In filigrana, la necessità di dare coerenza all’emotività del divenire. Si pensi anche alla tela Filling the sky, dove il meccanismo del progetto è nella trasvolata di mille piccole silhouette rosa che man mano, procedendo verso l’alto, sfumano  e si alleggeriscono poeticamente in un misurato effetto di colore rosa, stesso timbro cromatico applicato anche  sul retro delle installazioni, metafora di estroflessione, cultura, storia, legame con la vita e, come conclude l’artista “simbolo di resurrezione, nonché la parte ironica del mio lavoro”.

Valentina Colella scavalca la cornice, guarda oltre l’ostacolo e rilegge il mondo riuscendo a incrinare le aspettative del senso comune.

Valentina Colella sperimenta linguaggi diversi e utilizza materiali eterogenei, mettendo in scena un’intensa meditazione sulle relazioni tra il mondo virtuale e la realtà fisica, l’idea di tempo come passaggio a stadi differenti in rapporto agli eventi casuali, alla storia del luogo e alle vicende autobiografiche. 2014 – Bienal al fin del mundo, Mar Del Plata, Argentina. 2015 – Gestures, Kaohsiung Museum of Fine Arts, Taiwan. 2016 … e poi accadde il bianco! Istituto Italiano di Cultura Colonia, Germania. 2017 – vincitrice ARP – Art Residency Project, Città del Capo, Sudafrica. 2018 More than real, Kunsthalle West, Lana BZ. 2018 – finalista 19° Premio Cairo, Palazzo Reale, Milano. 2019 – Dove dormono le stelle, Chiesa di sant’Agostino, Napoli. 2020 – Le possibilità di un volo, Galleria DAFNA.

Info mostra

  • Valentina Colella Le possibilità di un volo
  • 24 ottobre 2020- 24 gennaio 2021 – attenzione:  le visite alla mostra sono soggette alle nuove regole dell’ultimo DPCM diramato. 
  • Dafna Gallery info@dafna.it
  •  Via Santa Teresa degli Scalzi, 76, Napoli
  • www.valentinacolella.com
Loredana Troise

Loredana Troise

Storica e critica d’arte, curatrice, giornalista pubblicista, Loredana Troise è laureata  con lode in Lettere Moderne, in Scienze dell’Educazione e in Conservazione dei Beni Culturali. Ha collaborato con Istituzioni quali la Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio di Napoli; l’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa e l’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli. A lei è riferito il Dipartimento Arti Visive e la sezione didattica della Fondazione Morra di Napoli (Museo Nitsch/Casa Morra/Associazione Shimamoto) della quale è membro del Consiglio direttivo. Docente di italiano e latino, conduce lab-workshop di scrittura creativa e digital storytelling; é cultrice della materia (st. arte contemporanea) presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli  e figura nel Dipartimento di Ricerca del Museo MADRE. È autrice di cataloghi e numerosi contributi pubblicati su riviste e libri per case editrici come Skira, Electa, Motta, Edizioni Morra, arte’m, Silvana ed.

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