Ciò che sottintende l’Independent Film Show al Museo Hermann Nitsch-Napoli. Conversazione con Raffaella Morra

Giunta alla 20esima edizione, Independent Film Show è una raffinata rassegna internazionale dedicata al experimental cinema indipendente, al Museo Archivio Laboratorio per le Arti contemporanee Hermann Nitsch a Napoli, organizzata dalla E-M ARTS, associazione culturale no profit, diretta da Raffaella Morra.

Sua caratteristica peculiare è una ricerca minuziosa all’interno di una sezione specifica di cinema che indaga, piuttosto che la passiva ricezione, le potenzialità a livello psichico di un fantastico dispositivo. E’ un viatico – per dirla con Jedlowski – che rimanda da un lato alla possibilità di percepire una realtà in prima persona e quasi daccapo (“fare esperienza”), dall’altro all’acquisizione di una conoscenza e una competenza per affrontare la realtà e darle senso (“avere esperienza”):  l’avventura Independent Film Show (IFS) richiama sia a un confronto diretto con la pellicola filmica da cui trarre impressioni immediate, sia a una rielaborazione personale, che, come spiega Raffaella Morra:

 rifiuta lo statuto narrativo-rappresentativo, la forma perfetta del cinema industriale e le attrazioni della spettacolarità,  realizzando nuovi meccanismi di stimolo e di coinvolgimento dello spettatore, sollecitando una fruizione in cui il flusso delle sensazioni/emozioni e il piacere delle immagini si mescolano ai giochi infiniti della ricezione intellettiva e della dislocazione dei significati”.

Sullo schermo dell’IFS qualcosa ci sorprende sempre, per la sua particolare intensità e  problematicità, che ci costringe a staccare il pilota automatico e ad uscire dal dato-per-scontato; che si misura con la forza delle immagini e dei suoni, attivando i sensi in una dialettica sinestetica attraverso il doppio binario del saper-vedere e il saper-di-vedere. Lo studio e la riflessione sul percorso storico del cinema indipendente si interfaccia con un’intensa e ininterrotta ricerca di tutti i linguaggi dell’arte contemporanea, aggiornati attraverso un continuo e rinnovato dialogo fra la curatrice e gli artisti, i distributori, i tecnici e gli addetti ai lavori:

Gli artisti coinvolti nei programmi dell’IFS sono abili comunicatori delle emozioni, delle affezioni sensuali e delle psicologie percettive, ed attraverso l’ideazione di complesse strategie audio-visive, escogitano esercizi mentali e attitudini investigative, intersecano memorie, sensazioni, sincronizzazioni e sinestesie, guidano la nostra comprensione alla scoperta di inusuali meccanismi cognitivi. Essi traggono dalle proprie introspezioni, capacità mentali e frammenti di vita; chiedono ai fruitori di riflettere in modo divergente, di interpretare queste emozioni come delle interferenze non comuni, fuori da schemi abituali”.

Le immagini minuziosamente selezionate, non frequentano il consuetudinario o l’automazione:

dalla prima edizione di Independent Film Show nel 2001 abbiamo appreso come attivare queste connessioni inusuali, senza dover seguire l’intransigenza delle categorie, la linearità delle narrazioni, la rigidità delle funzioni prestabilite. L’idea di fondo è che le pellicole S8 e 16mm e i video proposti, al di là di un messaggio meramente visivo/uditivo, assumono la funzione di metalinguaggio autonomo, capace di oltrepassare la relazione di interpretazione della comunicazione audio-visuale. Questi film e video, valendosi del proprio carattere dinamico, si pongono come percorsi critici, che pervengono all’organizzazione e alla lettura stilistica delle immagini-suoni, dispiegano un atto a sua volta recepito e compreso soltanto dipanandone i collegamenti.

Nel processo di appropriazione ed interiorizzazione del materiale audio-visivo, cruciale è la qualità intrinseca dei film/video le cui trame sono la luce, il  tempo, gli intervalli espressivi-significativi, l’aniconico che gioca un ruolo fondamentale; prosegue:

l’interpretazione di queste opere comporta necessariamente un distacco dalla mimesi e dalla verosimiglianza. Per processare queste sperimentazioni filmiche i fruitori sono coinvolti in avventure multisensoriali profonde, in stati mentali oltre i confini razionalistici, in aggregati di fenomeni indissolubilmente associati al nostro personale modo di vedere, come uno start o avviamento che distilla dalle essenze della nostra vita interiore. Una loro caratteristica è utilizzare una realtà pressoché inafferrabile e una fuggevolezza che si rende decifrabile solo attraverso una compatta sintonia. Del resto, la fascinazione è proprio per queste congetture, assieme agli imprevisti, come l’incepparsi della pellicola nel proiettore. Qui si può vedere profondamente. Si opera con uno sguardo personale, legato ad un intimo punto di vista, su un’espressione acuta, che si serve delle macchine per incrementare le proprie funzioni, su un atteggiamento immersivo, attraverso il quale si può scoprire il mondo e le sue corrispondenze psicofisiche.

Dal 2003 l’IFS ha aggiunto al suo palinsesto un segmento dedicati alle performances di expanded cinema che mostra dal vivo le emozioni della sperimentazione di film e di video attraverso varie tecniche, dalla manipolazione dell’immagine e dalla modifica del fuoco, all’alterazione della velocità di scorrimento della pellicola attraverso i proiettori S8 e 16mm, e all’elaborazione digitale di immagini-suoni registrati e/o desunti dall’attimo reale; chiarisce ancora la Morra:

si tratta di interventi millimetriciche suggeriscono quanto l’opera sia precisa come quella di un musicista che sa quale nota suonare in un particolare momento, qui è quell’immagine di un istante illuminata per una frazione di secondo, per effetto di una partitura visiva sperimentata o soggetta alla casualità del momento”.

Assistere ai programmi nei tre giorni della seguitissima rassegna napoletana significa sentire lo scorrere dei fotogrammi, la granulosità della pellicola filmica, la vividezza dei colori, le possibilità infinite dei media utilizzati; come l’analisi strutturale dei fotogrammi (insostituibile approccio ad esempio di Peter Kubelka), oppure la ricerca del found footage (Joseph Cornell), ed ancora la trasmissione di frammenti di vita (come per diary film di Jonas Mekas), o l’intromissione del digitale che scompone la tridimensionalità per esplorare altre prospettive:

L’experimental film ha la capacità di stupire non attraverso gli effetti spettacolari Hollywoodiani ma modificando le percezioni spazio-temporali, investigando nuove direzioni attraverso sostanze e strumenti inesplorati, oltrepassando i limiti delle tecniche conosciute. Alcuni film e video provocano profondi shock emozionali, in particolare negli spettatori la cui definizione di Cinema è principalmente un prodotto commerciale di intrattenimento, apprezzabile come forma di distrazione e leggerezza: i frequentatori dell’Independent Film Show sono abituati ad attivare un coinvolgimento profondo, che si dirama nella mente come le geometrie interconnesse di Escher, a comprendere/interpretare sensualmente, ad entrare in sintonia”.

Infaticabile ed appassionata, mentre è intenta ad organizzare questa rassegna che avrà luogo dal 2 al 4 luglio sullo straordinario Belvedere del Museo Nitsch di Napoli, Raffaella Morra trova il tempo per rispondere alle mie ultime domande che trascrivo mentre continuo a inseguirla saltellando fra intrecci di mille fili, mixer, consolle digitali, pellicole, proiettori, ponteggi per  il maxischermo.

Quando le chiedo di descriverci la sua emozione dinanzi al traguardo dei raggiunti 20 anni di Independent mi risponde che più che un traguardo, ha metaforicamente giocato e vinto una partita a scacchi, abilmente, con estrema dedizione, competenza e un pizzico di fortuna. Per l’evento di questo anno particolare  ha dovuto ri-organizzare i programmi fino ai primi di giugno, rinunciando alla partecipazione di alcuni film-makers a causa di questa emergenza Covid19, “che ha congelato la nostra routine e annullato diversi eventi in Italia/nel mondo, procurando un diffuso malessere che ora va risolto”.

La invito, infine, a svelarci qualche anticipazione di questa edizione 2020:

Curo personalmente due programmi, Exposure to chance e Welcome Happy Coincidences, un incitamento a superare le avversità per non soccombere, per cogliere il lato positivo nella casualità della vita, che indagano la fisicità delle materie organiche come la pietra e sabbia lavica (Apokatastasi di Matteo Fraterno), i fenomeni naturali come il vento (Non si può nulla contro il vento dei Flatform, quest’anno invitati al Festival di Cannes) e le nuvole (Transformation di Telemach Wiesinger) e, ancora, condividendo frammenti di vita e comportamenti umani (Got Til It’s Gone di Kengné Téguia), memorie multi-etniche di territori alieni (Itzcóatl del Colectivo Los Ingrávidos), per giungere agli haiku visivi-sonori (PTKHO di Mahine Rouhi), e a memorie storiche e personali  (14 Juillet di Olivier Fouchard). Nel programma Light Cone, una collezione viva di Emmanuel Lefrant, ad esempio, c’è il 16mm Tönendes Abc (Abc In Sound) di Laszlo Moholy-Nagy del 1933, scomparso per oltre 80 anni, ritrovato dai curatori del BFI, incorporato in una bobina filmica che conteneva anche i film di Oskar Fischinger”.

Per quanto riguarda le due performances live di expanded cinema, saranno animate dal film-maker napoletano Andrea Saggiomo  (Ancora no!, 2018, una pellicola Super8mm su cui ha stampato manualmente con la tecnica del rayogram insetti e foglie insieme a ritagli di altri film), e dai Botborg che agiranno col  proprio meta-strumento noto come Fotosonicneurokineasthograph.

Ora ci sediamo un po’.

Il panorama dal Belvedere ora si tinge di un incantevole rosa-arancio, ed è talmente bello che impone silenzio…

 

Info

  • Independent Film Show
  •  2,3,4 luglio 2020, h.21,00
  • Belvedere del Museo Hermann Nitsch
  • Vico Lungo Pontecorvo 29/d 80135 Napoli
  • Per prenotazioni: tel. +39 081 5641655
  • info@museonitsch.org
  • (Le schede in dettaglio dei films, video e performance saranno presto disponibili sul website www.em-arts.org)

 

Loredana Troise

Loredana Troise

Storica e critica d’arte, curatrice, giornalista pubblicista, Loredana Troise è laureata  con lode in Lettere Moderne, in Scienze dell’Educazione e in Conservazione dei Beni Culturali. Ha collaborato con Istituzioni quali la Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio di Napoli; l’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa e l’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli. A lei è riferito il Dipartimento Arti Visive e la sezione didattica della Fondazione Morra di Napoli (Museo Nitsch/Casa Morra/Associazione Shimamoto) della quale è membro del Consiglio direttivo. Docente di italiano e latino, conduce lab-workshop di scrittura creativa e digital storytelling; é cultrice della materia (st. arte contemporanea) presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli  e figura nel Dipartimento di Ricerca del Museo MADRE. È autrice di cataloghi e numerosi contributi pubblicati su riviste e libri per case editrici come Skira, Electa, Motta, Edizioni Morra, arte’m, Silvana ed.

24 commenti

clicca qui per inviare un commento