ultimi articoli dell'autore

Domenico Mennillo, due personali a Napoli. L’intervista

di Loredana Troise

Nei mesi di maggio e giugno Domenico Mennillo ha inaugurato due differenti (ma connesse) personali a Napoli in due diverse importanti istituzioni cittadine, ideologicamente legate a statuti che intersecano alla sua instancabile cifra coinvolgente, multidisciplinare, in bilico fra teatro, video, fotografia, una formazione filosofica che inquadra vissuto, memoria, ars combinatoria, memore di una tradizione tutta occidentale (da Giordano Bruno a Leibniz a Warburg) che vede l’arte assieme all’intelletto in durevole creazione.

Il primo evento, A me non posso più ritornare (dall’11 maggio al 28 settembre 2024) organizzato in collaborazione con la Fondazione Morra e l’Associazione Culturale lunGrabbe, presso le sale del Museo Novecento a Castel Sant’Elmo, si concentra attorno ad un inventario tradotto attraverso due video-installazioni dedicate al “concetto moderno dell’artista giovane in Occidente” fra Napoli e Parigi: due film, proiettati in modalità loop, come un unico poema visivo suddiviso in due atti.

Il primo, intitolato, Ritratto dell’artista da giovane a Napoli, è un girato in pellicola, ma riversato in fase di montaggio in formato digitale. Realizzato con materiali found footage degli anni ‘70, racconta gli elementi che costituiscono la vita dell’artista giovane in una città occidentale come Napoli, in rapporto ad una delle metropoli dell’Europa moderna, Parigi, inquadrata a partire dalla stagione degli artisti maledetti e in particolare da alcune invettive sulla poesia di Charles Baudelaire.

Il secondo film invece, Mémoires faussement attribués à F. P. Buoninconti, girato a Parigi nel 2023 presso i suggestivi spazi de Le Coer de l’Industrie, parte da un manoscritto di memorie private, ritrovato a Napoli da Mennillo alcuni anni fa; il manoscritto riporta le confessioni intime di un giovane letterato della provincia napoletana, tale F. P. Buoninconti, trascritte ad inizio novecento su un piccolo quaderno e sul quale Mennillo ha precedentemente lavorato per una performance del 2020 commissionata dalla Fondazione Campania dei Festival.

Il secondo format espositivo, Biblioteca Perduta, inaugurato più di recente, il 18 giugno scorso, (visitabile fino al 31 luglio) presso i preziosi spazi di Casa Morra Archivi di Arte Contemporanea a Palazzo Cassano Ayerbo D’Aragona, è invece un’installazione ambientale a cura di Matteo Binci, dedicata a informazioni e materiali biografici dell’artista provenienti dal suo archivio di lavoro.

Organizzata dalla Fondazione Morra in collaborazione con le associazioni culturali E-M Arts e lunGrabbe, nell’ambito di Cultura Crea 2.0, sostenuto da MIC Ministero della Cultura/Invitalia, Biblioteca Perduta è il quinto e ultimo capitolo del progetto pluridecennale di Domenico Mennillo, Abrégé d’Histoire Figurative, fondato sulla ricerca di concetti-figure che sono anche oggetti legati alla cultura occidentale moderna ed analizza il concetto-figura di “biblioteca” legata concettualmente alla biblioteca di Aby Warburg e al poema Paradiso Perduto di John Milton;

immagine per Fotoritratto Domenico Mennillo
Fotoritratto Domenico Mennillo

Mi spiega l’artista:

“Biblioteca perduta è l’ultimo tassello o ‘pannello’, per dirla con Aby Warburg, di un progetto iniziato nel 2011.

Questo di Casa Morra, il quinto, è forse il più intimo perché si attinge dall’archivio di lavoro e privato personale, con lavori mai esposti prima d’ora, quasi autocensurati negli anni, ma che qui hanno trovato collocazione: sono  libri d’ artista e materiale nascosto, prelevato da agende di lavoro, da liste libri che prevedevo negli anni di dover acquistare ma poi mai comprato… non c’è nulla di  più intimo per un’artista e intellettuale che esibire la propria  biblioteca ma soprattutto quella che non si è mai costituita.

Questa mostra va a lavorare un po’ su  quello che nella vita di un intellettuale-artista si è perso per strada, su quei sentieri interrotti, mai percorsi, come direbbe Heidegger, è questo il fil-rouge dell’idea di Biblioteca Perduta, quella che poteva essere la stessa di Warburg – una biblioteca sulla quale abbiamo già lavorato immaginandone alcuni passaggi nel progetto espositivo-installativo Atlante della Fertilità, per le stanze di Palazzo Ruffo di Bagnara (Fondazione Morra) che tu hai curato assieme a  Raffaella Morra – ma in questo caso mentre Warburg allora riuscì a salvare la propria biblioteca dalle incursioni naziste, in questa mostra una parte è perduta, poteva esistere ma non esiste.

Questa esposizione evoca sentimenti fortemente occidentali, da un lato quello della perdita, su ciò che si poteva fare e non si e mai fatto, su quel che si è fatto ma non si è mai voluto mostrare, dall’altro decanta l’anelito poetico miltoniano del Paradiso perduto che rimanda ad un Eden sempre cercato e mai trovato.

In una delle ultime sale poi è allestito il Musée de la Bohème Napolitain che è una piccola ma intensa installazione dedicata a importanti maestri della neoavanguardia napoletana che a mio avviso, e come anche tu sai bene, meriterebbe più spazio anche a livello internazionale, cito Mario Persico, Mario Colucci, Stelio Martini, Luciano Caruso, Guido Biasi, Luigi Castellani.

Il percorso si chiude infine con una sezione dedicata ai miei ultimi lavori inediti sempre legati al focus di questa mostra”.

Riepilogando, l’evento si articola in 4 principali set installativi:

1) La Biblioteca Perduta, dedicata alle liste di volumi trascritte su agende di lavoro dall’artista, selezionate in 20 anni attraverso la lettura di quotidiani e periodici italiani assieme agli articoli e alle agende, che vanno a comporre un’irrecuperabile e ormai perduta biblioteca;

2) Sala di consultazione, scandita in 3 comparti: Libri inediti, dedicati a libri d’artista realizzati negli ultimi 25 anni; De l’Amour, de l’Amitié et sur Marcel Ducham, boîte en valise, di colore giallo realizzata da Mennillo dal 2011 ad oggi e dedicata ai suoi soggiorni nella città di Parigi; (L) oro delle Ville Vesuviane, serie di collage realizzati attraverso il recupero fortuito dell’artista di un archivio di uno studio d’architettura vesuviano, ibridato attraverso cataloghi d’antiquariato.

Seguono le ultime due sezioni:

3) Sala Perduta, che contiene i lavori realizzati dall’artista negli ultimi 20 anni e mai presentati in altri expo per una mostra che qui si vuole recuperare e

4) Biblioteca Nascosta, installazione dedicata al rinvenimento nel 2003 in Tibet, presso il Monastero buddista di Sakya, di una biblioteca con circa 84.000 manoscritti in rotoli nascosti per circa 100 anni dietro un muro lungo 60 metri e alto 10 metri.

Il progetto si attaglia perfettamente con gli spazi di Casa Morra che non solo è sede espositiva e di una interessante biblioteca che comprende preziosissimi libri e riviste ma anche centro di Archivi d’Arte Contemporanea, intesi come luogo dinamico in grado di stimolare la riflessione e la ricerca in relazione alla società e la sua evoluzione; compresenza dell’aspetto politico e di quello mnestico, giacché, come scrive Aleida Assmann:

“controllare gli archivi è controllare la memoria”.

Domenico Mennillo è un artista visivo italiano. Il suo lavoro è indirizzato alla realizzazione di pratiche artistiche legate alla storia della cultura occidentale. In particolare il suo lavoro è incentrato sulla creazione di installazioni site specific, per le quali realizza anche manufatti e oggetti.

Laureato in filosofia, si occupa anche di curatela scientifica di archivi di poesia visuale internazionale, performance e arte ambientale, per i quali cura mostre, workshop, seminari di studi e convegni.

Ha pubblicato oltre venti volumi fra monografie e saggi, dedicandosi inoltre alla realizzazione di libri d’artista non venali, in copia unica o in tiratura limitata.

Suoi lavori sono stati presentati presso Fondazione Morra, Museo Hermann Nitsch Napoli, Fondazione Donna Regina per le Arti Contemporanee, Museo Madre Napoli, Fondazione Campania dei Festival, Museo Macro Roma, Museo Villa Pignatelli Napoli, Museo della Certosa di San Lorenzo Padula, Künstlerverein Malkasten Düsseldorf, Biennale di Venezia, Mostra Internazionale di Architettura, Triennale Milano.

Info

immagine per Loredana Troise
+ ARTICOLI

Storica e critica d’arte, curatrice, giornalista pubblicista, Loredana Troise è laureata  con lode in Lettere Moderne, in Scienze dell’Educazione e in Conservazione dei Beni Culturali. Ha collaborato con Istituzioni quali la Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio di Napoli; l’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa e l’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli. A lei è riferito il Dipartimento Arti Visive e la sezione didattica della Fondazione Morra di Napoli (Museo Nitsch/Casa Morra/Associazione Shimamoto) della quale è membro del Consiglio direttivo. Docente di italiano e latino, conduce lab-workshop di scrittura creativa e digital storytelling; è docente di Linguaggi dell'Arte Contemporanea presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli e figura nel Dipartimento di Ricerca del Museo MADRE. È autrice di cataloghi e numerosi contributi pubblicati su riviste e libri per case editrici come Skira, Electa, Motta, Edizioni Morra, arte’m, Silvana ed.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *